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Il volto radioso dell’ipocrisia Quattro concetti nietzschiani

Abstract: La scrittura filosofica di Nietzsche affascina e incanta con virtuosismi e abilità retoriche rocambolesche, colpi di scena e immagini grandiose. Il lettore viene immerso nell’aurea tragica e perentoria di una dialettica negatrice che fa trasalire per la sua persuasività nella critica di tutti i valori fondamentali della civiltà occidentale. Ma cosa ci vuole dire veramente? Contro cosa si scaglia il filosofo con tanta irruenza?

La filosofia sfugge, si presenta come una vetrina di opinioni differenti o addirittura contrarie, ma è concreta. L’insieme ipotetico di tutti gli enunciati veri è il presupposto che fa da sfondo ad ogni affermazione particolare. Nessun confronto è escluso dal gioco. Fare filosofia è prendere sul serio tutto ciò che viene dichiarato.

Ma allora scendiamo dall’iperuranio e andiamo alla concretezza di cui si diceva. Quanti volti sorridenti incontriamo nella vita, quanti stanno esprimendo qualcosa di vero e quanti no?
Tutto ciò che viene agito può essere descritto con una frase, un argomento, un linguaggio e tutto ciò che viene detto è linguaggio. Ma quanti di questi enunciati entreranno a far parte di quel mondo al di là dal cielo che è la Pianura della verità?

Insomma, cosa è autentico? Su questa linea possiamo iniziare a parlare di Nietzsche perchè, come sempre accade nella vetrina dei filosofi, il filosofo si cela dietro ad astrazioni che non lasciano immediatamente trasparire il senso effettivo delle esperienze di vita da cui si dipartono le sue teorie. Ma Nietzsche alla vita si riferisce e ne parleremo.

Il primo concetto è questo: dietro ad ogni teoria c’è solo l’uomo! E quest’uomo può avvalersi della teoria con grande vantaggio personale.

Quanto piace usare la teoria di Nietzsche per potersi autoaffermare, per poter vivere quella libertà intellettuale che ci pone al di là della verità e al di là dal bene e dal male?
Tra i passanti che guardano la vetrina della filosofia, chi è l’uomo che si avvale della superficie della teoria del filosofo di Rocken? La superficie attrae i passanti e li spinge ad entrare nel grande magazzino della storia del pensiero, e la superficie è la contraddizione, la polemica e mica una contraddizione qualsiasi, no! Quale voluttà poter negare Socrate, essere così potenti da negare la logica! Quanto costa questo prodotto? Qualcuno potrà anche permettersi di affossare il cristianesimo, la cultura, la storia, la scienza. Il filosofo tedesco ci regala veramente questo brivido? Questa vertigine?
Ogni verità, ogni morale, ogni virtù e ogni vizio, sono affermazioni di un uomo, opinioni, espressioni della volontà di potenza e della volontà di dominio degli uomini.

Quindi chi si avvantaggia da una tale teoria?

Non facciamoci confondere dal cicaleggio della chiacchiera disordinata. Secondo Nietzsche nella storia dell’occidente è avvenuta“[…] – la rivolta degli schiavi nella morale -: rivolta che ha dietro di sé duemila anni di storia e che oggi abbiamo perso di vista solo perché essa – ha vinto… “

E’ chiaro che, se ha vinto la “morale degli schiavi”, la massima soddisfazione può ottenerla chi ritiene di essere nobile e autentico ma vive nel risentimento di non essere riconosciuto, chi cerca un riscatto improbabile, chi cerca da sempre di farsi notare e chi necessita di un rifugio sicuro nella certezza che gli uomini temono la vita e si attestano sulla mediocrità, pretendendo che tutti coloro che per qualche motivo dovessero risultare migliori, lo siano inautenticamente.

Anche la teoria di Nietzsche quindi è un riscatto dei mediocri?
E’ questo il senso?

“[…] Hanno osato ribaltare e mantenere, stringendo i denti dell’odio più abissale (l’odio della
impotenza), l’equazione aristocratica di valore (buono = aristocratico= potente = bello = felice = caro agli dèi), cioè «i miserabili solo sono i buoni, i poveri, gli impotenti, gli umili solo sono i buoni, i sofferenti, gli indigenti, i malati, i brutti sono anche gli unici a essere pii, beati in dio, solo a loro è concessa la beatitudine voi nobili e potenti, voi sarete per l’eternità i malvagi, i crudeli, i corrotti, gli insaziabili [ecc.]”

Il secondo concetto: non esiste una verità.

Il mondo è volontà di potenza, e la volontà di potenza è “volontà che vuole se stessa”, l’autoaffermarsi di tutte le cose senza legge alcuna, dice il filosofo, perchè nessuno comanda, e nessuno obbedisce, c’è solo necessità. Con ciò ci mette in guardia dal pensare che scoprendo leggi scientifiche si possa parlare di un mondo ordinato, razionale. La scienza e la logica, la stessa idea di cosmo, cioè di un ordine universale, sono considerate nella Gaia Scienza “ombre di Dio”. Quel Dio che è morto in quanto rappresentativo di ogni ordine e di ogni struttura ontologica a cui il divenire del mondo debba assoggettarsi.
Non c’è quindi una struttura ontologica del mondo ed è perciò che la verità stessa viene a mancare.

Con questo le stesse affermazioni di Nietzsche sarebbero affermazioni false e qui il filosofo sembra mostrare una certa debolezza teoretica. Se non esiste una verità allora è vero che esiste una verità, quindi esiste una verità, avrebbe detto S. Agostino applicando il teorema della Consequentia mirabilis.

Tuttavia, la teoria di Nietzsche non è vera, è l’espressione psichica della volontà di autoaffermarsi dell’autore.

Ma se non intende dire la verità come dobbiamo considerare le sue parole?

Certo, Nietzsche parla di “contraddire”, con ciò si direbbe che vuole dimostrare qualcosa contro una tesi, la tesi che esistono strutture fondamentali a cui poter fare riferimento, la tesi che da questa considerazione possano derivare indirizzi per il comportamento morale e politico dell’uomo, la tesi generale che esistano leggi e che siano conoscibili.

Ma, terzo concetto: Dio è morto! Questo l’annuncio di Zarathustra nella sua folle profezia in cui il popolo stesso degli uomini viene accusato di deicidio. L’abbiamo ucciso noi!

Contro un ateismo inconsapevole e banale tuttavia il filosofo preannuncia catastrofi immani e guerre in Europa quali non si erano mai viste, una predizione purtroppo veritiera, anche se a predire il male non si sbaglia mai, specie senza limiti temporali. Certo è che dopo la morte di Dio, tutte le determinazioni ideali che sorreggono la vita e che ne delimitano i confini, decadono lasciando spazio al nichilismo, allo smarrimento e alla perdita di indirizzi.

Complice Hume e la sua critica dell’astrazione che porta a considerare i concetti generali come una somma di dati sensibili, mere associazioni che derivano da impressioni e in combutta con Marx che approfitta della situazione per intendere come ideologia, sovrastruttura, la conoscenza astratta, spirituale. Complice la ricerca febbrile moderna e contemporanea di un fondamento materiale per tutte le idee. Ogni affermazione generale altro non è se non un derivato terrestre o una mistificazione di un rifiuto nei confronti della terra, la consolazione dal terrore del divenire e dalla solitudine dell’essere gettati in un universo di masse senza forma e senza scopo, oppure un desiderio di prevaricazione. Complici insomma tutti i filosofi moderni e contemporanei colpevoli di soggettivismo e materialismo, la tragedia si è consumata. O c’è l’uomo o c’è Dio. Quest’ultimo va quindi ucciso e con lui tutte le consolazioni universali, scienza e storia comprese, conseguenze della cura socratica contro l’imprevedibilità del divenire, cura che si è rivelata essere peggiore del male.
La tesi quindi che non esiste una struttura fondamentale non è vera ma non è nemmeno falsa, è voluta, voluta dall’uomo. Nietzsche non contraddice alcunchè, rifiuta di essere assoggettato ad una volontà come la sua, una volontà umana… troppo umana! E ad essa volontà oppone un’altra volontà, quella che afferma la vita, la necessità, la tragedia. Ha ragione? Certamente no! Vuole!

Quarto concetto: il passato è un ritorno.

Ma quanto vuole Nietzsche? La sua euforica teoria si regge sul rischio e su passaggi aleatori, l’equilibrio precario di una danza sul filo della tragedia sempre imminente. Una filosofia che è “aria sottile”, l’aria della cima che svetta tra le rocce ghiacciate dove l’uomo, scaraventato nel caotico ammassarsi della montagna, rischia di perdere se stesso, la propria individualità, la libertà che lo contraddistingue singolarmente.
Il passato è l’esperienza, la storia che si accumula alle spalle di ognuno, un tutto concluso e definito, tuttavia morto. Una struttura determinata in grado di condizionare la vita con la sua conclusività, un assoluto che si alimenta e incombe minacciando la libera volontà che solo nel caos può essere libera veramente.
Ma il filosofo vuole… infinitamente, vuole che l’attimo, ogni attimo, sia eterno, anche il più assurdo, tragico, pauroso, disperato. Nell’esserci solo l’uomo e nell’essere l’uomo solo, esiste quindi soltanto volontà che vuole se stessa eternamente, cessa di esistere la morta temporalità. La vita completamente libera ed individuale è se stessa nel suo solo volere, consapevole di essere il solo ed unico punto di riferimento. In tale consapevolezza vive allora l’Ultrauomo.

Quindi è vera questa teoria? Chi si avvantaggia da essa? Chi è autentico? Se fosse vera sarebbe un riferimento assoluto e perciò una giustificazione dei deboli. Ricavarne vantaggio strumentalizzandola, occulterebbe soltanto l’espressione di un risentimento latente. Ogni uso della teoria sarebbe ipocrisia, un abuso. Ed è appunto all’iporisia che fa riferimento Nietzsche, all’uso della morale come consolazione e prevaricazione, della religione come strumento di controllo sugli uomini, della scienza, della storia e della filosofia per inventare retromondi occulti dietro ai quali celare il risentimento verso chi è migliore. In questo gioco evanescente dell’anima gli ipocriti occultano l’aggressività e l’impotenza che negano essere la loro, per sabotare chi amando la vita, accettando il rischio nella consapevolezza della tragedia, ha ripugnanza per la mediocrità in ogni sua forma.

La teoria di Nietzsche tuttavia è l’espressione creativa e vitale di un artista, una stella danzante tratta dal caos, arte, filosofia, vita… una creazione in mezzo alla storia dell’occidente che esige un confronto autentico. Non esiste la verità, ma esiste il risentimento del gregge?


Bibliografia

Friedrich Wilhelm Nietzsche Genealogia della morale, Uno scritto polemico,
https://archive.org/details/genealogia_202010/mode/2up

Friedrich Wilhelm Nietzsche, La Gaia Scienza,
https://archive.org/details/nietzsche-la-gaia-scienza-cippico/mode/2up

Friedrich Wilhelm Nietzsche, Così Parlò Zarathustra, https://archive.org/details/imgPAIV80miscellaneaopal/mode/2up

Friedrich Wilhelm Nietzsche Al di la dal bene e dal male
https://archive.org/details/nietzsche-aldila-del-bene-del-male

Friedrich Wilhelm Nietzsche, La volontà di potenza, Bompiani, 2001.

Immagine tratta da: https://puntomarinero.com/who-is-a-hypocrite-meaning/


Massimo Fabi

Nato a Trieste nel 1968, mi sono laureato nel 1999 presso l'Università degli Studi di Trieste in Scienze dell'Educazione seguendo l'indirizzo per Esperti nei Processi Formativi. Ho scritto una tesi in Storia della Filosofia dal titolo Bontadini e il Dialogo con L'Idealismo incentrata sugli studi bontadiniani del gnoseologismo moderno e sull'intenzionalità del pensiero. Negli anni successivi, dopo aver seguito un master in Formazione dei Formatori e un corso di perfezionamento in Terapia della Famiglia, mi sono iscritto all'albo dell'Associazione Nazionale dei Pedagogisti (ANPE). Tuttavia, gli interessi per la logica e la filosofia della scienza, sviluppati all'università durante un tirocinio del prof. Alessandro Cortese, allievo di Bontadini, in Scrittura Filosofica, mi hanno seguito portandomi tutt'oggi a concentrarmi sulle problematiche relative all'analisi del linguaggio, alla coscienza critica, all'epistemologia, alla metafisica e agli aspetti fondazionali e metodologici delle scienze umane. Ho collaborato inoltre come Mentor dell'Università di Duke per il corso Think Again: Inductive Reasoning della piattaforma on line Coursera dell'Università di Stanford.

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