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Perché negare il valore della filosofia?

Taken by Giangiuseppe Pili

Portare la lotta dalla parte giusta del campo di battaglia

Introduzione – La strategia fallimentare di Russell per la difesa del valore della filosofia

Nel primo e nell’ultimo post che sono riuscito a scrivere quest’anno, ho riportato l’argomento a difesa della filosofia di Bertrand Russell. Implicitamente, ho cercato di mostrare quanto fosse infondata la sua argomentazione. In breve, la sua strategia principale è stata quella di mostrare come la filosofia sia il regno dell’incertezza, dove tutte le risposte sono importanti proprio perché non possono avere una risposta chiara e definitiva. Questo argomento aveva lo scopo di affrontare lo scetticismo dell'”uomo comune” verso la filosofia.

Tuttavia, ho sostenuto che la strategia di Russell sia fallimentare (e paradossale). Come ho cercato di dimostrare, ciò che l’uomo comune vorrebbe davvero sapere è come la filosofia possa essere utile dal punto di vista finanziario: quanto ti può pagare (o addizionare al portfolio dell’home banking). Questo è tutto ciò che sta chiedendo. Prevenuto verso lo scetticismo mosso dalla fisica contro la filosofia (la fisica, la scienza del giorno, in grado di arricchire in parte chi la studiava), Russell non si rese conto che la sua argomentazione fosse fuori dal mondo, al di fuori dei confini di ciò che stava seriamente cercando di risolvere: il perdurante ed instabile nichilismo della persona comune (che è compatibile con qualsiasi concezione di genere, immagino – anzi, qualunque sia il sesso, l’argomento si applica perfettamente a chiunque). Quando Nietzsche proferì la sua infausta frase usata a sproposito ogni volta possibile, “Dio è morto” si riferiva proprio a questo fenomeno, come se quel Dio di cui parlava fosse mai esistito davvero nell’era pre-contemporanea. Dato quanto la Chiesa di allora teneva a lasciare all’oscuro i suoi amati fedeli del diretto accesso alle sacre scritture in una lingua comprensibile al “volgo” (appunto, così inteso), sembra perlomeno dubbio.

Il mio approccio in questo breve pezzo è completamente diverso. Voglio ribaltare il problema, portare la lotta dal lato destro del campo di battaglia: la concezione del mondo da parte della persona comune. Così come l’attacco alla filosofia non entra nei dettagli di quale filosofia o di cosa la filosofia sia, non mi sento di dover cercare di identificare i tratti generali di questa categoria di individui, e assumo che il lettore troverà nella sua memoria e immaginazione tutti gli esempi di cui ha bisogno.

La scelta di questa strategia si comprende in modo molto elegante una volta che ci si renda conto che declassare le cose di valore non è nell’interesse della filosofia. Non è interesse della filosofia avviare la discussione da una posizione difensiva perché lo scetticismo nei suoi confronti si gioca su un terreno molto generale, il “a che pro“. E anche questo, essendo molto generale, la sua risposta deve essere altrettanto generale, pena cambiare la natura del problema di partenza. Inoltre, andare oltre un certo grado di dettaglio sarebbe inutile. Quindi, vediamo se lo scetticismo verso la filosofia non deve essere usato contro gli scettici stessi. 

Mitologia degli specialisti – Ovvero perché tutti dovremmo studiare quello che studiano loro

Due individui generali si interrogano sul valore della filosofia, se gli vien posto il problema. Le persone comuni e ricercatori in altre discipline. La difficoltà accomuna il primo e il secondo nell’apprezzare la filosofia come qualcosa che vale il tempo delle sue indagini.

I ricercatori in altri campi di solito sollevano la questione del valore della filosofia semplicemente perché pensano sia ben meglio dedicare più tempo a ciò che studiano. Quindi, per esempio, perché studiare filosofia invece dell’informatica? Tuttavia, questo argomento può essere rimodulato per essere universale: perché studiare filosofia invece di x? Ma come limitare universalmente la x? Come può x essere così speciale da essere indubbiamente meglio dalla filosofia? Quale sarebbe il ragionevole limite del dubbio in questo campo?

Chiunque può apprezzare la libertà di indagare un problema da tutte le angolature possibili. Infatti, come è noto da tutti gli studi sulle vere modalità di sperimentazione nella scienza dall’età moderna in avanti, per trovare la risposta giusta bisogna spesso andar per tentativi, essere flessibili e lasciarsi molte porte aperte. Nessuna disciplina è tanto aperta alle soluzioni quanto la filosofia per ragioni di principio e strutturali! La filosofia ha alcuni vantaggi nella ricerca della conoscenza. Per lo meno, essa è illimitata ed aperta a qualsiasi campo e disciplina, a condizione che siano soggetti a un controllo razionale (fatto non scontato). Tutte le altre discipline sono di solito molto più concrete, e sono quasi completamente tagliate fuori da qualsiasi altro pezzo di realtà, inclusa la fisica, poiché non può nemmeno inquadrare come e dove dovrebbe essere “un pensiero” (possiamo dividere in due il mio dolore con un raggio laser?). Nemmeno uno! La filosofia non ha particolari restrizioni su cosa includere nelle sue indagini. Non ha restrizioni nemmeno sui suoi metodi, a patto che abbiano un senso. Se la filosofia, per sua natura libera e aperta ad ogni soluzione razionale, può risolvere problemi, perché mai dovrei preferire qualcosa di diverso? Qualcosa che sia più restrittivo, meno correlato a tutto il resto e, alla fine, più cieco a tutte le altre porzioni della vita? Forse l’informatica può essere migliore per produrre artefatti tecnologici,[1] ma cos’altro? La medicina può curare le malattie. Aiuta a capire se il nostro universo è infinito? Naturalmente c’è del valore in entrambe queste cose, ma questo non è evidenza probatoria contraria al valore della filosofia, che è quanto stiamo valutando. Ed inoltre questo mostra anche in contro luce le sue salutari e positive qualità.

In definitiva, la risposta dello specialista può essere formulata in termini quasi tautologici: “Preferisco x alla filosofia; quindi x è migliore della filosofia”. C’è chiaramente un senso in cui questa pseudo-argomentazione sia vera. “Preferisco la pizza al porridge; quindi la pizza è meglio del porridge” è chiaramente vero per me. In effetti dovrebbe valere come una sorta di tautologia psicologica in quanto afferma che qualcosa di valore per me è di valore, appunto, almeno per me (tagliando quest’ultima parte dell’argomento cercando di generalizzare dalla parte al tutto – ops, un errore logico). Per quanto infondato possa essere, questo è l’argomento principale contro la filosofia dal punto di vista dello “specialista” quando non è del tutto ridotto all’argomento della persona comune, che ora scopriremo.

La mitologia delle persone comuni – O perché dovremmo preoccuparci solo di accoppiarci, mangiare (magari bere ed evacuare – dipende) e del denaro, soprattutto del denaro ma certamente non del valore della filosofia

Di solito, quando parlo seriamente, cerco di sorridere qualunque cosa dica. Questa tendenza si riflette nelle mie affermazioni ironiche, che di solito sono ambivalenti. Quando ho affermato che, in definitiva, lo scetticismo della persona comune nei confronti della filosofia è la sua incapacità di finanziare una vita media, non stavo affatto scherzando. Questo è tutto ciò che la persona comune comprende di valore: soldi. Primo, è vero? In secondo luogo, è una preoccupazione legittima? Vediamo.

Per capire se non si tratta solo di soldi, devo sforzare la mia immaginazione. Cos’altro può sconfiggere lo scetticismo della persona comune? Potrebbe essere qualcosa che lui/lei apprezza come lo specialista apprezza la sua nicchia ecologica, qualunque cosa possa essere. Giusto, ma di cosa si tratta di solito? Dovrebbe essere qualcosa che dia una certa soddisfazione alla persona comune, che sia incline ai suoi gusti. Ma non può essere una soddisfazione intellettuale di alcun tipo, poiché introdurre tale perigliosa possibilità può condurre inevitabilmente ad estendere ed espandere la categoria delle cause dei piaceri fin ad arrivare a componenti astratti del pensiero (e quindi il passo verso la filosofia è breve). Paradossalmente, il piacere può essere troppo facilmente relativizzato e generalizzato per raggiungere il punto di disagio per l’intelligenza media, solitamente di mentalità ristretta, che mette in discussione la filosofia come fonte di valore.

Poi, questo valore deve essere molto concreto. Direi fisico, perché la persona comune di solito introduce il piacere fisico nelle proprie spiegazioni delle proprie ispirazioni di comportamento. Primo, non negherei la possibilità che la filosofia provochi piacere fisico. Perché dovremmo? In effetti, provo gioia quando penso razionalmente e rifletto su questioni filosofiche per me rilevanti. E questo è alquanto reale per la mia modesta immaginazione. Come posso escludere la possibilità che quel piacere non sia di natura fisica? Sicuramente, il mio corpo ne è coinvolto, poiché non smetto di esistere in questo mondo come corpo solo perché il mio focus è sul mio pensiero. A meno non si voglia prendere una scelta di campo radicale e disgiungere ogni piacere dal corpo (ma qui stiamo complicando le cose al nostro amico, l’uomo ordinario).

Tutto ottimo, ma la persona comune risponderebbe timidamente o aggressivamente che, in realtà, non è quello che intendeva con “piacere fisico”, che può essere esemplificato da due attività: mangiare o accoppiarsi (e non, curiosamente, mangiare e contemporaneamente accoppiarsi – almeno stando alla persona comune-molto-ordinaria. Deve essere molto complicato mangiare un buon pasto e fare sesso allo stesso tempo senza alcune grandi disfunzioni in entrambe le attività). Ma anche questi sono esempi molto deboli che non inficiano la filosofia in alcun modo. Primo, non è detto che mangiare o accoppiarsi diano piacere fisico. Includiamo il bere (e defecare, in fondo, perché no?) Questi eventi provocano o trasmettono piacere ad alcune condizioni (la persona comune le concederebbe, anche se mi troverebbe molto pedante). Se questo è tutto ciò che conta, beh, la vita della persona comune ha poco valore ai suoi stessi termini, a rigor di logica (di cui la persona ordinaria non è, tendenzialmente, un vero e proprio campione).

Infatti, in media, l’accoppiamento dura 20 minuti. E mi permetto anche di dire che qualcuno potrebbe insinuare che più di tot ginnastica sessuale inizia a essere persino controproducente per il piacere, poiché non è congeniale ai nostri genitali lavorare così tanto per così tanto tempo pretendendo di darci piacere contemporaneamente. Di solito impiego 15 minuti per consumare la cena (un numero confermato più e più volte, e mangio solo un pasto al giorno). Per carità, mi godo tutti i 900 secondi. Ora, per quanto riguarda la mia immaginazione, non riesco a visualizzare una persona normale mangiare per molto più di tre volte al giorno per oltre 60 minuti, a voler essere generosi. Ma anche volendo spingere l’immaginazione oltre le soglie del sensato, arrivando a due ore intere al giorno di consumazione dei pasti, esse rimangono comunque 2 su 24: 1 minuto di piacere ogni 12! Non ci sono limiti allo studio della filosofia, e lo si può fare ovunque e in qualsiasi momento, qualunque sia la dieta e il livello di glucosio (a meno che non sia molto basso, diciamo). I piaceri fisici sono paradossalmente troppo suscettibili al relativismo e alla soggettività per essere un avversario interessante. Inoltre, durano troppo poco e, anche nel migliore dei casi, la vita dura molto di più. Di fatto, mangiare e accoppiarsi sono ben poco da un punto statistico-quantitativo.

Anche se non rientra nel circolo ristretto dei piaceri fisici, si può dire che la persona comune, solitamente molto gregaria ed incline ad abbracciare la folla, cerca la compagnia come causa di piacere. Vale a dire, la sua solitudine è ridotta dalla presenza di altre persone e a questa riduzione di solitudine si associa una peculiare soddisfazione. Ma anche questo non c’entra il bersaglio; non può essere un’accusa alla filosofia né un suo rigetto, a meno di osservare che la filosofia produce incurabili e incurabilmente degli umani asociali (per definizione assai innocui, nel caso, essendo appunto che si isolano dal mondo rendendo così la comunità “sociale” prematuramente libera dalla loro eventuale incombenza). Ma le cose stanno diversamente. Dai dialoghi platonici, sappiamo perfettamente che i filosofi amano chiacchierare anche troppo e tendono a raggrupparsi invece di vivere da soli. Questo era vero in Grecia; era vero a Roma; è vero oggi. Inoltre, nessuno tranne i più grandi filosofi ha difeso la nozione di amicizia come fonte stessa della felicità dello spirito umano! Non credo che la persona comune possa arrivare al punto di discutere e discettare sulla natura dell’amicizia. Le sarà già più che abbastanza avere alcuni esempi concreti del rapporto generale etichettato dal linguaggio naturale come “amicizia”.

Quindi direi di escludere: i piaceri normalmente associati alle persone ordinarie e la compagnia come possibili controargomentazioni contro il valore della filosofia in quanto tale. Ma questo è tutto rumore di fondo, esattamente perché tutto così arbitrario. Dopotutto, la persona comune ora ammetterebbe infastidita, “se ti piace la filosofia come a me piace bere Coca-cola (zero) e accoppiarmi con ciò su cui posso mettere le mani quando posso, beh, ti lascio fare la tua filosofia qualunque cosa sia: a me non importa”. Eppure, anche questo non sarebbe abbastanza! Questo vuol dire portare l’argomento dalla giusta parte della barricata: così si può puntare alla vittoria totale. Perché c’è una sola moneta universale nella mente della persona comune in termini di valore: l’ho detto, e dicevo sul serio, la moneta.

Se lo studio della filosofia facesse accedere a lavori molto ben pagati, il suo valore sarebbe direttamente qualcosa di chiaro e indiscutibile. Che cos’è l’apprezzamento della conoscenza o l’elaborazione di un argomento razionale o di una vita spesa nel nome della ragione rispetto, diciamo, a 500 talleri d’oro (per usare un numero e una moneta amati da noi filosofi)? Niente, ovviamente. Niente, ovviamente, se l’argomento viene spostato da un punto di vista generale e universale alla quantificazione pecuniaria. Ora, non voglio nemmeno approfondire il fatto che questo non sia un punto di partenza, come già brillantemente dimostrato da Aristotele nella sua Etica Nicomachea. Fondamentalmente, il denaro è prezioso perché può essere tradotto in qualcosa di valore attuale. Pertanto, il denaro ha un valore condizionale, esso esiste a condizione che sia possa consumare in altro modo. Quindi, ecco perché il denaro è un cattivo valore generale. Ma voglio provare a giocare nella direzione della persona comune, voglio andargli incontro fino in fondo.

Bisogna riconoscere che la filosofia di solito non paga molto bene. È vero, anche se non ho dati scientifici a disposizione (e quindi solo aneddotici). Tuttavia, suppongo che il professore ordinario di filosofia all’Università di Oxford apprezzi davvero ogni singolo centesimo della sua posizione (svariate migliaia di sterline al mese). La filosofia può anche essere buona, ma il denaro a quelle proporzioni non è poi così male neanche per un incallito filosofo oxoniense. Allora, non è necessario che la filosofia non paghi. Non solo esiste almeno un mondo possibile in cui ciò accade, ma accade addirittura in questo. E si relativizzi allora l’affermazione: a me la filosofia non paga (quindi possiamo ancorare l’argomento a qualcosa di fuori dubbio). Ma la domanda ora è cambiata ed è molto diversa: la filosofia può pagare anche le piccole soddisfazioni finanziarie degli uomini ordinari. Ma non così spesso.

Ma è la filosofia che non paga o l’attuale mercato del lavoro? Il problema della mancanza di lavoro è attribuito interamente alla filosofia in quanto tale o a qualcosa di esterno ad essa? Quindi, è a causa della filosofia che pochi ne sono pagati, o per altri fattori esterni che non hanno nulla a che vedere con la filosofia strictu sensu? Possiamo trovare un parallelo in altre discipline. Ad esempio, l’ingegneria civile ha così tante persone vogliose di ingegnerire che non sono così ben pagate o impiegate in posti evoluti come in Italia. Allora è l’ingegneria che non paga? Riassumendo, accusare la filosofia di qualsiasi problema legato all’impiego lascia la filosofia intatta e, con essa, il suo valore. Anzi, si può dire che la filosofia resiste ad ogni mercato del lavoro proprio perché totalmente disgiunta da esso.

Ma per tornare al nostro amico ordinario, che riduce tutto alla capacità di impiego: sostenere che x ha valore in funzione del lavoro che ne conseguirebbe è controproducente ai suoi scopi. Equivarrebbe a dire che il sesso non ha valore perché non conduce ad un buon impiego. Sì, ci sono lavori nel mercato del sesso, ma quelli, suppongo, non sono quelli perseguiti dalle persone comuni (così mi vien da pensare dalle scelte delle facoltà universitarie in cui tale insegnamento mi pare assente, oltre al fatto che in molti Paesi si preferisce tenere la prostituzione illegale nelle strade piuttosto che consentire una sua regolare contrattualizzazione con le relative tutele al lavoro che da ciò ne consegue).

Dopo tutto, quali sono le aspettative della persona comune media riguardo al lavoro? Ma abbiamo superato la soglia d’interesse: giunti a questo punto, abbiamo capito che tutto considerato la persona comune (o quello che è) ha perso il nostro interesse. I suoi argomenti sono vecchi e obsoleti, come le pleriplanete, che nonostante tutto continuano a sopravvivere nella crosta terracquea pur essendo gli animali più semplici ed inutili della storia evolutiva. Essi sopravvivono proprio perché così facili a formularsi da non richiedere nemmeno cinque minuti di tempo per essere pensati. E come tutte le cose che richiedono cinque minuti, non si può dire che abbiano un gran valore.

Conclusioni – Sul Valore della filosofia?

Non ho alcun motivo per nutrire aspettative razionali su chiunque apprezzi l’incoerenza nel pensiero e l’incostanza nell’azione come stile di vita. Pertanto, d’ora in poi, mi sento tranquillo di credere di non dover dare ulteriori spiegazioni a nessuno. In realtà, comincerei a chiedere ragioni contrarie. Perché non studi filosofia? Perché sei così incostante e incoerente con te stesso e con ciò che può condurti ad essere soddisfatto? Ma me ne guarderò bene perché quello che ho voluto fare è ciò che si fa troppo raramente: invece di difendere la filosofia dalle sterili obiezioni, portiamo noi le obiezioni alle condizioni di quelle sterili obiezioni. Chi ha sollevato la questione del perché la filosofia, del perché pensare e perché razionalmente, perché cercare di vivere una vita dignitosa, morale e razionale, è chi ha messo me e tutti coloro che credono diversamente nella posizione di doversi difendere. Ora son concettualmente soddisfatto di aver chiarito le idee a me stesso, ma certo non ho speranza di aver fatto di più.

Non c’è niente di cui aver paura, nel nuovo medioevo in cui tutto è ridotto ad una sterile religiosità di principio e in cui la libertà di parola è quella di attaccare ciò che si ritiene infedele, non possiamo stupirci di nulla. Ma la stupidità media applicata a un caso specifico è sempre una buona palestra della mente per svelare errori che non la riguardano. E così, ho dimostrato perché Russell si sbagliava: (1) non doveva iniziare la discussione entrando nel campo di battaglia già sconfitto, e (2) perché dare così tanto credito a qualcuno che non si sente obbligato nemmeno a riconoscere che c’è qualcosa di buono nella vita razionale?


[1] Come avrebbe detto Darth Vader della Morte Nera, anche lui avrebbe apprezzato il valore della filosofia.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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