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Il paradosso meretricio

Problema: in una strada x ci sono n prostitute. Nella strada z perpendicolare a x, ci sono n – 1/2 prostitute. Nella strada y, dove y è parallela a x ci sono 0 prostitute. Perché le prostitute tendono a concentrarsi tutte in una o due strade al massimo pur lasciando tutte le altre immediatamente vicine vuote?

Pr.png1Il problema del paradosso meretricio nasce da una constatazione di fatto. Ho abitato in tre città diverse e ho avuto modo di vederne molte di più. Ma il risultato è sempre lo stesso. Che si passi in macchina o si passeggi a piedi, quando si conoscono ormai da un po’ le strade di una città, si scopre facilmente che le prostitute sono concentrate in una strada e poi si diradino al massimo in una o due ma non si spandano a macchia d’olio (come per certi versi sarebbe intuitivo aspettarsi). Tra l’altro si tratta di una constatazione comune.

Ho forti dubbi che ci sia una sorta di superorganizzazione del traffico, una sorta di rettiliana affiliazione internazionale generale delle signore (o signori), perciò la soluzione va cercata in altro. E sia detto per inciso che la stessa regola di massima concentrazione varrebbe anche nel caso delle case chiuse, in cui le lavoratrici si concentrano direttamente negli stabili e che le lascia libere dalle infinite malattie, tirannie e violenze del mondo della strada, la cui ingiustizia è almeno pari alla tristezza della loro condizione lavorativa. Perché nessun uomo di fede o laico può realmente pensare che sia accettabile avere delle giovani donne abbandonate al ciglio della strada piuttosto che con un tetto sulla testa. Perché se è vero che siamo tutti esseri umani e abbiamo tutti una dignità, allora ciò vale anche per chi è costretto ad usare il proprio corpo per guadagnare, quel corpo che altri usano quando e come vogliono e magari per provare ad essere felici… detto questo non mi sento in dovere di replicare a inutili commenti sull’argomento, nel caso strano in cui ce ne fossero. Chiedo ai lettori di portare pazienza, ma temo che non sia la sede giusta per inutili quanto sterili polemiche.

Tornando al tema dominante, il problema non interessa, evidentemente, gli utenti. Anzi, vedremo come gli utenti siano beneficiati da questa spontanea disposizione di ordine, la mano invisibile delle lavoratrici. La questione è più semplice. Il problema è stabilire come mai le prostitute tendano a concentrarsi solo in alcuni punti e non in altri e perché anche nelle immediate prossimità non ci sia la medesima concentrazione.

La mia soluzione richiede alcune assunzioni preliminari. La prima è che ci possono ovviamente essere variazioni sul tema che facciano variare leggermente la disposizione delle lavoratrici per cui la distribuzione può essere leggermente meno casuale. La seconda è che non c’è bisogno di invocare né organizzazioni né intenzioni per spiegare la disposizione spaziale delle signore (o signori). La presenza di una pianificazione generale è più complessa perché richiede l’assunzione che vengano effettuati studi da parte di organizzazioni adibite, cosa che non è realmente necessaria. Inoltre tali studi, che potrebbero anche essere supposti, potrebbero andare bene se ci fosse soltanto una organizzazione. Il problema si ripresenterebbe intatto sotto la supposizione che ci siano più mafie concorrenti nella tratta (cosa invero assai plausibile). Il sottoscritto non è un esperto dell’argomento sia nello specifico sia in generale, ma credo che il mio argomento sia indipendente.

Supponiamo di essere in una città senza prostituzione e senza case chiuse. Una città di frontiera, messa su da poco. Arriva la prima lavoratrice e si piazza in una strada. La scelta può essere più o meno arbitraria ma anch’essa è guidata da alcune necessità: (a) la strada non deve essere troppo vicina al centro di polizia locale perché è un rischio o un investimento economico (se il poliziotto è intransigente chiederà subito la smobilitazione, se il poliziotto è corruttibile egli chiederà subito un compenso); (b) la strada deve essere sufficientemente trafficata e facile da raggiungere e se è trafficata è anche facile da raggiungere. Infatti l’utente deve poter credere di potersela sbrigare alla svelta, pena rischi simili a quelli di sopra nonché a problemi circa la propria reputazione etc.. Per le ragioni in (b) la strada è in genere di periferia, ampia e trafficata. E’ anche possibile che in alcune zone le lavoratrici, sprovviste di sede, si dislochino automaticamente vicino a degli alberghi su cui appoggiarsi (questa alleanza commerciale è comune e simile ad altre forme di attività commerciali). Ma questa condizione non è indispensabile. In una città le strade che rispettino sia le condizioni (a) che (b) non sono poi così tante. E in una città piccola sono pochissime. Quindi si inizia da una selezione casuale ma non del tutto. Casuale perché tra tre strade a pari condizione la scelta è arbitraria. Ma non è del tutto casuale perché le strade devono essere di un certo tipo piuttosto che di un altro.

Ora abbiamo che la prima lavoratrice, A*, abbia trovato la sua strada. Supponiamo che nella città arrivi una seconda signora, B*. La B* ha due scelte. Può stare nella stessa strada di A*, oppure sceglierne un’altra dove non c’è ancora nessuna, purché rispetti le solite condizioni. In realtà B* preferibilmente andrà dove c’è A*. Supponiamo, infatti, che B* vada da un’altra parte. E’ presumibile che all’inizio gli utenti continuino ad andare dove c’è A*. A* ormai si sarà fatta una sua reputazione e si tende sempre a fidelizzare il cliente. Inoltre gli utenti sanno che per il momento è A* l’unica signora della città, quindi B* dovrà prima di tutto farsi conoscere. Per tale ragione, se B* si mette vicino ad A* tutti gli interessati la vedranno. E c’è un altro fattore. Se due utenti vanno simultaneamente da A*, uno dovrà aspettare (in linea di massima). Ci sono utenti molto caparbi, abitudinari, che non cambierebbero il proprio barbiere con altri. Figurarsi in questo caso. Ma non tutti sono così. Per tale ragione la probabilità che un utente di A* scivoli tra le braccia di B* è tanto più alta rispetto a che B* si scelga la sua strada personale.

Adesso A* e B* si contendono la scena. Ma sulla piazza arriva anche C*. Anche C* ha la scelta di B*, ma ciò che vale per B* vale anche per C*: C* deve farsi conoscere (prima di tutto) e deve necessariamente sfruttare la clientela interessata ai preziosi servigi elargiti finora da A* e B*. Supponiamo adesso che arrivi anche D*. E D* ha una particolarità: offre molte meno attrattive di A*, B* e C*. D* non ha nessuna scelta. Deve necessariamente aggregarsi alle altre perché da sola non sarebbe in grado di attirare nessun utente. Ma se si unisce alle altre diventa “l’ultima scelta”, cioè… rientra nella scelta! Non ho alcuna esperienza diretta esplicita di tale fenomeno, ma se io fossi nel mestiere e sono cosciente di avere ben poco da offrire, per avere qualche speranza devo per forza “fare vagone” (per dirla con un mio coinquilino). Infatti, supponendo che C* sia molto attrattiva, e A* e B* normali, D* ha speranze di sbarcare la giornata solo se le altre sono piene a tal punto che molti utenti siano fermi ad aspettare (un servigio che si vorrebbe unico, io credo!, anche se non so cosa ne pensino i clienti abituali). Sicché uno ogni tanto, preso dal bisogno e dallo sconforto, può decidere di andare con D*, appunto perché non ha tempo o voglia da perdere.

Ovviamente la D* si dovrà mettere ai margini, relativamente lontana dalle altre perché se troppo vicina, la concorrenza sarebbe disastrosa per lei. Quindi il risultato è che ci sarà un punto della strada dove ci sono le tre e poi un po’ più distante D*. Se adesso arrivano le altre, si piazzeranno tutte con la stessa logica, fino a quando la strada avrà saturato il suo spazio. Dove andare a questo punto? Non potendo stare nella strada “dominante” andranno in una in cui gli utenti dovranno comunque passare, magari incrociando per entrare nell’altra. La parallela non andrebbe bene allo stesso modo perché, appunto, non sarebbe necessario passare in essa e, inoltre, sarebbe troppo distante dalle altre signore. Quindi la prima strada di espansione è una che incrocia la “dominante”. Sicché sarà facile constatare che le signore, in casi normali, si distribuiscono a “Cardo e Decumano” massimi.Diapositiva21Diapositiva22Diapositiva23Diapositiva24

Si osservi come tutto questo agevoli gli utenti. Essi, infatti, sanno di andare in un posto in cui (I) hanno la quasi sicurezza di trovare quel che cercano, (II) hanno scelta e (III) hanno spazio – cioè possono gestire la transazione in un luogo “adibito” e sicuro. Quindi la logica è duplice: essa favorisce le lavoratrici (o lavoratori) a entrare nel giro e allo stesso tempo rafforzala clientela rendendola meno interessata alla persona singola ma più alla zona, cioè al gruppo. Il risultato è che la domanda e l’offerta riescono così a convergere in modo ottimale anche senza che ci sia un individuo adibito a smistare domanda e offerta. E’ una logica efficiente ben più rodata ed affidabile, a suo modo, di ogni tipo di sistema virtuale dell’ultim’ora.

Quando termina il fenomeno? Il fenomeno termina quando la concorrenza diventa talmente alta da giustificare l’apertura di una nuova zona. Ad esempio arriva E*, che sa di essere talmente attrattiva che dopo un periodo iniziale, si stabilisce da un’altra parte, avviando un nuovo ciclo. Questo arriva, in genere, quando si è raggiunta una certa massa critica oltre la quale gli utenti presenti nella città sono sufficienti da consentire l’esistenza di più zone.

Concludo facendo tre osservazioni. La prima osservazione è che questo fenomeno di “distribuzione automatica e semi-casuale dell’offerta” non è proprio solo delle prostitute. Anzi, vale per tutte le attività commerciali in cui l’offerta si fonda sull’elargizione di servizi simili ad un numero piuttosto elevato di utenti. Ad esempio è facile trovare zone di ristoranti, alberghi, centri benessere etc.. La logica è la stessa. La seconda osservazione è che ci sono anche altre variabili che possono entrare in gioco, per esempio il fatto di avere le lavoratrici vicine ai protettori, che quindi stanno in determinati quartieri piuttosto che in altri. E’ più facile controllare le vicinane del proprio territorio che quello di altri o pagare un “affitto” a terzi. In fine, il Paradosso meretricio è in realtà un titolo fuorviante perché, come tutti sanno, le prostitute sono coloro che lavorano a pagamento, mentre le meretrici sono coloro che agiscono in virtù… di una passione personale. Ma qui ci siamo occupati solo delle prostitute.

Va da sé che il lettore deve leggere questo lavoro cum granu salis e non richiedere troppi dettagli. Molte cose possono variare. Ma si noti che la nostra spiegazione riesce a tener conto di un fenomeno unico pur variando nei luoghi, nei tempi e negli individui. Non si è fatto appello a nessun contesto specifico, ma ad una semplice serie di assunzioni di base invero molto banali e di pubblico dominio. Primo che la disposizione iniziale sia semi-casuale. La seconda è che l’individuo sceglie la posizione in base ad una convenienza personale (tutte scelgono la posizione per massimizzare il guadagno e minimizzare il rischio di perdita). La terza è che l’ordine non sia dovuto ad una intenzione o ad una premeditazione che sorpassi semplicemente il singolo. La logica non cambia se si considerano gruppi di lavoratrici: il primo gruppo segna il punto di inizio per l’inserimento del secondo e poi del terzo fino a saturazione. La quarta assunzione è stata che il ciclo termina quando si arriva ad una massa critica da consentire o richiedere l’apertura di una nuova zona.

Non si tratta, dunque, di un vero paradosso logico o semantico, ma di un problema pratico simile a quello dei calzini spaiati. Non abbiamo tratteggiato alcuna posizione politica o morale, dal quale mi sento libero in questa sede, visto che qua si tratta di descrivere e spiegare un fenomeno, non di giudicarne il valore. Il mio obiettivo era, però, dare una spiegazione generale a un problema generale. E credo di esserci più o meno riuscito.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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