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Il paradosso dell’ultima spiaggia, ovvero dell’argomento ultimo

Molto spesso capita di ritrovarsi in disaccordo con il proprio partner. Di fronte all’analisi, uno dei due può capitolare con un ultimo straordinario argomento: “hai ragione, ma sono fatto così”. Di fronte a questo controargomento molto spesso ci si sente con le spalle al muro ed è, in vero, l’ultima spiaggia per chi lo pronuncia. Abbiamo detto che si tratta di un “controargomento” perché, in realtà, è una formulazione di una posizione che nega la possibilità di una discussione ulteriore per due ragioni (a) riconosce le ragioni dell’altro rispetto alle proprie (dunque, non c’è più bisogno di continuare a discutere) e (b) ciò nonostante afferma che tali ragioni non sostituiranno la propria precedente convinzione. L’argomento nasconde, naturalmente, una sfida implicita: se mi vuoi, devi prendermi così come sono, anche quando non ho ragione, so di non averla e non farò nulla per modificare il mio comportamento. Chi proferisce una frase del genere è all’ultima spiaggia perché formula un argomento che nega qualunque altra possibilità di replica perché sostiene la validità della posizione dell’avversario e, tuttavia, non la riconosce sufficiente per cambiare idea o atteggiamento. Da un punto di vista più rigoroso, si potrebbe tradurre la frase come segue: io possiedo una credenza a tale che essa ha un certo peso all’interno delle credenze che reputo importanti; la tua credenza non a risulta vera o valida e squalifica la mia precedente credenza a; ciò non di meno, la forza della credenza a è tale per cui la manterrò come se fosse vera o valida, così che il mio comportamento, per quanto irragionevole o sbagliato, sarà reiterato sulla base della non cancellazione della credenza a.

Di fronte a questo argomento, il sottoscritto è risultato più volte sottoscacco per via del fatto che l’atteggiamento di una persona di fronte ad esso può risultare duplice ed opposta: rompere il contatto con la persona in questione, squalificandola sulla base di quelle sue convinzioni riconosciute irragionevoli o sbagliate, mantenute nonostante tutto; mantenere la relazione. Nel secondo caso, la posizione di chi difende quest’argomento si rafforza perché capisce di avere avuto la meglio, se non su un piano razionale, almeno su uno irrazionale, ché era l’obbiettivo, giacché chi usa un controargomento simile sta rinunciando al dialogo. Molto spesso ho sentito di non avere un’obiezione contro questo atteggiamento assurdo ma efficace. Adesso ne proporrò uno.

Formuliamo la posizione del controargomento come segue:

(a) Hai ragione a sostenere che p, ma sono fatto così.

Con l’implicazione:

(a) Hai ragione a sostenere che p sulla base di Q e mi è impossibile accettare che p sulla base di N.

Dove p è una proposizione qualunque, Q è una ragione qualunque e N è una ragione di tipo psicologico. Una posizione forte contro questo controargomento può essere formulato come segue. Innanzi tutto, scindiamo l’argomento nelle due frasi semplici congiunte:

(1) Hai ragione a sostenere che p sulla base di Q.

e

(2) Mi è impossibile accettare che p sulla base di N.

A questo punto, si può proporre la seguente implicazione:

Se (1) è vera, allora la persona che ha pronunciato la frase gode della proprietà “essere intelligente”. Con “intelligente” si intenda la capacità di riconoscere la validità degli argomenti altrui, il che implica la conoscenza dei termini semantici e dei valori di verità degli asserti (si può dire di sapere che p, solo se p è vera, S crede che p e S ha delle ragioni per credere che p). Così chi ha pronunciato il controargomento deve essere considerato intelligente: se (1) è vera non è solo riconosciuta come vera per ragioni semantiche (attribuzione del valore di verità implicito nella formulazione di (1)) ma anche per ragioni epistemiche (valutazione di Q per sostenere che p). Per tanto, la persona che ha usato il controargomento è abbastanza intelligente per aver capito la frase e i suoi termini, averne dato un valore di verità e aver capito la validità epistemica delle ragioni per sostenere che p.

Se (2) è vera, allora la persona che ha pronunciato la frase gode della proprietà “essere idiota”, intendendo la proprietà di “essere idiota” come l’essere contrario all’intelligenza, proprietà precedentemente definita. Infatti, la (2) afferma che è impossibile per la persona accettare che p sulla base di un motivo psicologico N: tale motivo implica l’idiozia giacché implica il rifiuto delle ragioni per accettare che p. Per tanto vale l’implicazione: se un uomo gode della proprietà N allora non è intelligente.

A questo punto si può dire che se è vera (1) allora la persona sta sostenendo di essere intelligente. Se la (2)  è vera allora la persona sta sostenendo di essere idiota. La persona in questione sta sostenendo sia (1) che (2) giacché ha congiunto le due frasi con una congiunzione (il connettivo logico e). Così si ha che la (1) implica la negazione della (2) e, per tanto, la frase complessa “(1) e (2)” risulta falsa o assurda. In altre parole, il controargomento può essere ripensato come se fosse così: “Io sono intelligente e sono idiota”. In questo modo, anche una persona che utilizzi il controargomento è messo nuovamente con le spalle al muro perché emerge pienamente una contraddizione che, anche per sé, è inaccettabile. Così si potrebbe presentare un possibile dialogo:

A: “So che hai ragione, ma sono fatto così”

B: “Se dici che ho ragione, allora sei intelligente. Perché riconosci che la mia posizione è corretta. Ma se dici che sei fatto così da non assumere la validità del mio argomento, stai dicendo di essere idiota. Ma non puoi dire di essere intelligente e idiota, per tanto, hai detto una totale assurdità!”

E così abbiamo sventato il controargomento!


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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