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Filosofia del/nel tango

Premessa

In questo scritto verrà fatta una analisi di alcuni elementi del tango (inteso come pratica di ballo di coppia) che ritengo interessanti dal punto di vista culturale.
L’idea di questo scritto mi è stata suggerita dallo scetticismo provocatorio di un mio amico filosofo nei confronti dell’idea che la pratica del tango possa considerarsi significativa sotto un profilo intellettuale e culturale. Ovviamente non sono di questo avviso, e la stesura di questo scritto mi ha dato l’opportunità di esaminare il tango da un punto di vista – per così dire – filosofico.
In sostanza in questo articolo verranno analizzati alcuni aspetti, le possibili interpretazioni sul “senso” e sulle finalità della pratica e dei suoi movimenti, e del contesto socio-culturale in cui la pratica del tango si inserisce. Tale analisi non ha alcuna pretesa di esaustività né di scientificità, data la natura estremamente soggettiva dell’argomento (interpretazione di un fenomeno culturale complesso), né ha alcuna pretesa di autorità (ho solo una modesta esperienza nella pratica del tango). In altre parole la mia analisi sarà impostata come soggettiva, e in quanto tale volta a mostrare aspetti della mia personalità così come della mia pratica, e in quanto opera soggettiva sarà soggetta a tutte le libertà e i vincoli del caso.
La prima domanda (banale) che possiamo farci è se la pratica del tango possa essere considerata a tutti gli effetti come un fenomeno di tipo culturale. Come per tutte le attività complesse dell’uomo, dotate di una storia più o meno lunga e di una tradizione nella pratica, possiamo senz’altro affermare che la pratica del tango è un fenomeno di tipo culturale, più di quanto possa essere considerato uno sport. Questa conclusione è avallata dalla decisione presa dall’UNESCO nel 2009 di dichiarare il tango un “bene culturale immateriale” dell’umanità, e da preservare in quanto tale.
Una breve analisi terminologica si rende a questo punto necessaria, in particolare sui termini “cultura” e “sport”. Il termine “cultura” è solitamente associato ad un’attività di tipo intellettuale o artistica, espressa tramite il linguaggio verbale (o la sua estensione costituita dal linguaggio scientifico), oppure tramite attività riconosciute tradizionalmente come tali (la pittura, la musica, il balletto classico). Mentre è possibile imbastire un discorso analitico di tipo puramente intellettuale sulla pratica del tango, e considerare tale sottoprodotto (analisi del tango) come un prodotto culturale, noi siamo invece interessati all’attività della pratica in sè piuttosto che alla sua analisi, e a questa noi applichiamo il termine “cultura”, sebbene spogliato delle sue connotazioni puramente intellettualistiche. Intendiamo come fenomeno culturale un fenomeno che impegna anche altri tipi di linguaggi oltre quello verbale, nel caso specifico i movimenti del corpo e i “codici” di interazione tra danzatori e musica.
Per quanto riguarda il termine “sport”, la sua etimologia deriva dal termine “intrattanimento, svago”, ed è semanticamente vicino al significato del termine latino “otium” (ozio) ma privato delle connotazioni negativa associate a tale termine successivamente (dove l’enfasi è posta sulla negatività dell'”improduttività” materiale associata ad essa, sottoprodotto della rivoluzione industriale e della mitizzazione socialista dell’idea di “lavoro”).
Nel significato etimologico originale, possiamo ben associare l’attività del tango a una forma di “intrattenimento” e di “svago”. D’altro canto al termine “sport” sono solitamente associati anche altre sfumature, ad esempio la presenza di attività fisica “motoria” (che è sicuramente un aspetto essenziale nella pratica del tango), e/o la presenza di agonismo (ad esempio il gioco degli scacchi è considerato uno sport in quanto prevede l’agonismo, per quanto sicuramente non prevede un’attività motoria significativa) che può essere più o meno presente nel tango. Nel tango infatti esistono gare competizioni agonistiche, ma l’agonismo non è certo un’elemento essenziale nella pratica del tango, e anzi può essere percepito addirittura come elemento estraneo.
Infine il termine “sport” è associato a una pratica in qualche modo superficiale (come emerge dalla espressioni “lo faccio solo per sport”) che coinvolga solo la sfera motoria senza coinvolgere la sfera intellettuale/emotiva o in generale il complesso problema della ricerca di significato e/o di valore che associamo ad altri tipi di pratiche culturali di genere “alto”. In questo senso lo sport viene inteso come attività non fine a sè stessa ma come attività tesa al raggiungimento di obiettivi esterni alla pratica in sè (ad esempio il raggiungimento di una forma di benessere psico-fisico, una migliore coordinazione motoria, una migliore condizione estetica e di conseguenza una migliore percezione del sè, maggiore rilassatezza oppure una vita sociale più ricca e attiva come conseguenza della frequenza del luogo di pratica, etc. etc.). La pratica del tango può essere sicuramente associata a molte delle finalità elencate precedentemente, resta da vedere se la pratica viene fatta unicamente per perseguire tali obiettivi, oppure se viene in un certo senso perseguita per sè stessa per il senso intrinseco immanente alla sua realizzazione, a prescindere dai vantaggi collaterali (o dagli svantaggi) che essa comporta. In generale non è quasi mai possibile separare i motivi per cui si sceglie di praticare una certa disciplina senza considerare gli obiettivi estrinseci alla pratica, ma ha senso chiedersi se la disciplina viene praticata almeno in parte per il significato intrinseco della sua pratica. Senza approfondire ulteriormente quest’ultimo aspetto, io affermo che il tango rientra nella categoria di pratiche che vengono conseguite in un certo senso “per sè stesse” a cui possiamo associare gran parte delle attività di tipo artistico. A mio avviso è riduttivo pertanto applicare la definizione di sport alla pratica del tango vista come una mera forma di “intrattenimento”.
In conclusione possiamo riassumere affermando che la pratica del tango possa essere caratterizzata come un’attività culturale in senso ampio, espressa in gran parte come attività motoria coordinata con i movimenti di un compagno di danza e/o con la musica, che può essere considerata come uno sport qualora non si assuma una definizione restrittiva di “sport”, e nella misura in cui può essere praticato per sè stesso senza finalità agonistiche è da considerarsi una forma di espressione artistica.
Infine va notato che molte delle considerazioni di cui sopra possono essere facilmente generalizzate a molte altre discipline di ballo/danza, sebbene caratterizzate da diversi schemi musicali/ritmici/motori. Non sono minimamente interessato a dimostrare o postulare la presunta “superiorità” del tango rispetto ad altri tipi di ballo con caratteristiche simili, soprattutto vista la necessaria arbitrarietà della nozione di superiorità. Tali discussioni sulla presunta “superiorità”, lasciano solitamente il tempo che trovano, e sono in genere mal poste in quanto dovrebbero invece essere impostate su un piano soggettivo o personale. Se si riduce il problema della “superiorità” a quello dell’efficacia si sposta solo il problema su un aspetto apparentemente più oggettivo, ma la cui esatta valutazione è sempre irta di difficoltà, infatti l’efficacia è sempre e solo in relazione ad un problema molto specifico che non può essere astrattamente generalizzato, tanto che nel caso del ballo non abbiamo neanche un problema pratico da risolvere con efficacia che possa essere utilizzato come test.
Nel seguito tratterò alcuni temi che ritengo di particolare rilevanza culturale e filosofica.

 

Elementi tecnici fondamentali del tango

In questa sezione vengono analizzati alcuni elementi tecnici del tango vista come pratica “corporea”. Non proverò in alcun modo a dare una spiegazione tecnica, fisiologica o cinetica di tali elementi.
Il primo elemento tecnico da considerare è l’abbraccio. Questo non è un elemento ovviamento unico del tango, è presente in pressoché tutti i balli di coppia o di gruppo, dove il contatto non sempre è esplicito (può essere ad esempio di tipo visuale o auditivo, implicando comunque una coordinazione motoria con il compagno/i compagni di danza).
Diversi stili di tango adottano diversi tipi di abbraccio (più o meno stretto), con il braccio “aperto” più o meno alzato, e l’esecuzione della tecnica di abbraccio dipende da tutte le variabili fisiche e psicologiche nell’interazione tra le persone. Il contatto nel tango è di tipo non solo visivo ma “concretamente” fisico (“tango” in latino significa appunto “io tocco”). La sfera psichica/psicologica entra in relazione con l’abbraccio in tutte le declinazioni di significato associate a tale gesto.
Mentre l’abbraccio corrisponde all’aspetto statico della pratica (in quanto elemento di legame e di sostegno reciproco), l’elemento dinamico è rappresentato dal gesto del passo, ovvero dall’incedere in modo coordinato nel tempo (scandito dalla musica) e nello spazio con il compagno di ballo.
Entrambi gli elementi verranno approfonditi nella loro specificità nelle sezioni successive.

 

Tango come forma di comunicazione

La comunicazione avviene in modo (preminentemente) non verbale, ed è mediata dagli stimoli di tipo visivo e tattile. Naturalmente è possibile usare il linguaggio verbale, ma nella logica del tango questo non dovrebbe essere mai usato nel contesto del “ballo libero” (non finalizzato allo studio) ed è solitamente deprecato (e di fatto non è facilmente praticabile in contesti rumorosi, come appunto quello della sala da ballo).
Non è immediatamente chiaro quello che si vuole comunicare e quale è la finalità della comunicazione. In generale un atto di comunicazione è finalizzato alla trasmissione di informazioni specifiche. Nel caso del tango l’informazione è creata durante la pratica, e l’attività di scambio procede come una forma di dialogo. Il contenuto dell’informazione corrisponde all’intenzione di movimento e alla sua interpretazione.
Un cenno sulla nozione di “ruolo” nel ballo del tango. Due ruoli ben distinti sono presenti, da un parte il ruolo di chi porta (“portatore”, “leader” o “marcador”), solitamente associato all’uomo, e il ruolo di chi “segue” (“seguitore”, “follower” o “seguidor”), solitamente associato alla donna. Da notare che i ruoli nel tango “classico” sono ben rigidi, in altre parole durante il singolo ballo i ruoli non cambiano, e in molte scuole gli “uomini” non eseguono mai il ruolo di “donna” e viceversa.
Nel seguito adotterò preferenzialmente i termini italiani “portatore” e “seguitore” per definire i ruoli, anche se non ho evidenza che tali termini siano adottati diffusamente nella pratica, in cui si adottano principalmente i termini “uomo” e “donna”.
In un’accezione più vasta del ballo tuttavia lo scambio di ruolo (dove il cambio avviene tra un pezzo e l’altro oppure addirittura all’interno dell’interpretazione del singolo pezzo musicale) è assolutamente accettabile, e in generale possiamo parlare di due ruoli che sono in qualche modo interscambiabili.
Dal punto di vista prettamente materiale le principali differenze tra i due ruoli sono nelle calzature. Il “seguitore” – ovvero la “donna” – veste scarpe con tacchi che comportano differenze a livello di portamento (il peso viene scaricato sulle punte, il baricentro è sollevato e portato in avanti rispetto a una postura “naturale”), e la superficie di contatto della scarpa è minore il che implica una maggiore facilità di rotazione. Il “portatore” veste scarpe basse. Nel tango le suole delle scarpe sono in genere rivestite di un materiale speciale per facilitarne lo scorrimento sul terreno (in pratica diminuendo l’attrito con il suolo). In entrambi i casi le scarpe sono fatte in un materiale flessibile per facilitare la mobilità del piede e la sensibilità al contatto. Detto ciò gli elementi materiali non sono particolarmente rilevanti nell’ambito di questo discorso, infatti è possibile ballare anche a piedi scalzi o con attrezzatura non pensata per il tango, purché esistano le condizioni adatte per eseguire i movimenti del tango.
Dal punto di vista tecnico e psicologico i due ruoli sono caratterizzati da una connotazione psicologica complementare. Il portatore “marca” il movimento, ovvero deve essere in grado di comunicare l’intenzione del movimento da eseguire, tramite movimenti del corpo e il contatto fisico e visuale con il corpo del compagno, e adattarsi in modo dinamico alle sue condizioni psico-fisiche.
Il “seguitore” deve essere in grado di “intuire” il movimento marcato dal compagno, e adattarsi di conseguenza. Il ruolo del seguitore non è passivo, ma l’efficacia del ballo, o se vogliamo della comunicazione, nasce dal mutuo e dinamico interscambio tra intenzione comunicata e la sua intuizione. Il tango, dunque, come scambio comunicativo si fonda sulla cooperazione. In generale possiamo assumere che l’iniziativa parta dal “portatore”, e lo stesso dicasi per l'”interpretazione” ritmica ed espressiva del brano musicale. In pratica, il seguitore ha larga autonomia nel reagire ai movimenti “suggeriti” dal portatore, e pertanto influisce in modo essenziale nel risultato finale dell’atto del ballo.
Come è facile intuire, i due ruoli – tradizionalmente associati ai due sessi, l’uomo è il portatore e la donna il seguitore, riflettono in qualche modo le diverse connotazioni culturali attribuite ai due sessi.

Tango come forma di espressione

In questo paragrafo parlo di tango come forma di espressione. In primo luogo è necessario chiarire cosa viene espresso e da chi viene espresso il messaggio.
Per quanto riguarda il chi, ha senso parlare di espressione “emergente” non tanto come espressione di un singolo soggetto, nello specifico il “portatore” del ballo, ma dall’interazione della coppia, o in modo ancora più generale dal contesto di musica, situazione, e ambiente. Tutti gli elementi presenti nell’ambiente del ballo, partendo dalla musica, agli altri danzatori presenti, e all’ambiente fisico, concorrono alla creazione dell’espressione del movimento del ballo. In termini mistici, possiamo affermare che il movimento del ballo sia una manifestazione universale delle leggi della natura in un particolare intervallo spazio-temporale, e come tale assoluta e necessaria (assumendo un’impostazione deterministica), ma tale affermazione sarebbe troppo vaga e trascurerebbe gli elementi della nostra soggettività umana per cui attribuiamo un significato alle cose. L’enfasi è in questo caso posta sul fatto che, come in tutte le manifestazione artistiche, non nasce dal nulla o dal genio di un singolo o di un insieme ristretto di persone, ma è il risultato di un processo di evoluzione dove tutti gli eventi passati e presenti rilevanti per il singolo danzatore hanno un influenza.
Il corpo stesso dei danzatori e la loro coordinazione psico-motoria riflette il loro percorso di formazione come persone e come danzatori, e l’interazioni con l’ambiente (caratteristiche fisiche dell’ambiente di ballo, presenza di altre persone in movimento nello stesso ambiente) aggiunge elementi – a volte percepiti come un disturbo – ma in effetti concorre alla creazione dell’atto unico e irripetibile della danza.
Parlando di cosa viene espresso, questo ha ancora una volta un valore soggettivo, e la parola chiave per la sua interpretazione è il filtro che percepisce (e realizza) il fenomeno, ovvero il soggetto umano. In pratica è molto difficile rispondere alla semplice domanda su cosa esprime un ballo, e qual è il suo significato, e molte persone hanno in effetti molte difficoltà ad attribuire un significato e apprezzare le varie forme di danza. Partiamo dal presupposto che in generale non sia possibile attribuire una forma di narrazione in senso classico ad un atto di ballo, ovvero in generale non è possibile associare ad esempio una storia, dotata di senso compiuto ad un atto di ballo. È possibile senz’altro immaginare una coreografia che racconti esplicitamente una storia (con i suoi elementi classici di situazione iniziale, difficoltà, risoluzione del problema e conclusione), ma in generale una coreografia o un’improvvisazione non hanno una finalità narrativa.
È possibile tuttavia associare delle sensazioni, delle atmosfere, e delle emozioni correlate al movimento dei danzatori e alla loro interazione, in sintonia (o addirittura in contraddizione) con quelle percepite e trasmesse dalla musica. Diamo per scontato come il corpo umano e il suo movimento dinamico nei suoi vari aspetti (motorio, gestuale, mimico) sia in grado di esprimere e di trasferire tali significati, sebbene la traduzione di questi in termini verbali non sempre sia facile oppure nemmeno possibile. Esistono vari livelli di interpretazione dell’espressione di un ballo. Proverò ad elencarne alcuni, senza pretesa di esaustività.
Ad un livello base possiamo considerare l’interpretazione della musica, e il riflesso dei suoi valori tramite i movimenti codificati del tango. A questo livello i danzatori forniscono un’interpretazione della musica, fornendone in qualche modo una “traduzione” in un linguaggio diverso. In altre parole, a questo livello ciò che viene espresso è una traduzione personale, ovvero soggettiva, della musica.
Ad un altro livello si pone l’espressione corporea. L’atto del ballo esprime la capacità di movimento, o meglio dell’interazione tra i danzatori. In questo senso il codice fornito dal tango è estremamente ricco e fornisce una grande mole di elementi che possono essere combinati in modo diverso con forme e varianti inesauribili.
Ad un altro livello il tango esprime gli aspetti culturali associati alla sua pratica. Infatti, affinché si possa parlare di un’espressione del tango, bisogna assumere che esista un codice che sia identificabile con il tango. Il fatto che i gesti espressi nel ballo siano quelli e non altri è dato solo dal rispetto di un complesso di regole che stabiliscono cosa rientra nel ballo e cosa no. Ogni singolo gesto, ogni movimento ed interazione esprime una relazione con la sua tradizione. È possibile riconoscere i movimenti del tango in quanto questi sono stati assimilati dai danzatori, e su questa base esprimono un’aderenza, oppure una contrapposizione, rispetto a quella base. In questo senso il tango diventa autoreferenziale, perché esprime sè stesso tramite il confronto con la sua tradizione (e in questo processo evolve verso forme nuove).
Finalmente possiamo considerare il livello puramente intellettuale, una coreografia o un’improvvisazione può essere considerata come l’espressione più o meno volontaria di idee tramite il principio della creazione di analogie. Una coreografia o una improvvisazione può essere interpretata come parodia, oppure può esprimere elementi strutturali, oppure creare contraddizioni o convergenze con la musica, oppure provare a raccontare una storia, oppure rappresentare una particolare dinamica di emozioni tra i due danzatori. Il significato trasferito dai due danzatori può essere più o meno esplicito o voluto, e l’interpretazione della forma espressiva avviene a livello dell’osservatore, filtrato dalla sua sensibilità e dalla sua capacità di elaborare l’atto della danza.
Senza addentrarmi ulteriormente nella discussione dell’espressività del tango, in conclusione affermo che il tango fornisce un linguaggio specifico di espressione. Alcuni di questi elementi sono universali (il movimento del corpo, la mimica, la gestualità), altri richiedono la conoscenza del codice di movimento specifico del tango per essere riconosciuti e compresi.

 

L’elemento estetico NEL TANGO e il suo giudizio

Il giudizio estetico, ovvero il grado di soddisfazione dato dal fruitore dell’atto del ballo, ma anche dai danzatori stessi, è quasi superfluo dirlo, è un fenomeno in larga parte soggettivo, ma possiamo individuare dei parametri che determinano tale giudizio e che siano in qualche modo oggettivi.
In primo luogo diamo per assodato il fatto che l’attività motoria, sia dal punto di vista di chi la esegue ma, cosa che interessa in questa sezione, dal punto di vista di chi la osserva, possa indurre un giudizio di apprezzamento estetico e in modo più o meno diretto possa generare piacere dalla sua osservazione. Ora preciso che non siamo interessati ad altri livelli di apprezzamento (ad esempio il senso di soddisfazione provato da un insegnante nel vedere migliorata la tecnica dei propri allievi, o quello di una persona che gioisce al fatto di vedere degli amici divertirsi assieme), ma sono esclusivamente interessato alla valutazione estetica per così dire “oggettiva”, ovvero non basata sulla relazione che esiste con i danzatori o con il contesto ma dall’atto del ballo in sè. Nella pratica non è quasi mai possibile districare tale valutazione affettiva dalla valutazione estetica in sè, e dalle conseguenze sociali e personali della esplicitazione del fenomeno estetico osservato, ma assumo che questo sia possibile in linea di principio.
Inoltre parto dal principio che dalla mia concezione del ballo, l’eccellenza estetica non sia il solo, né il principale, motivo per la pratica del tango (vedi oltre per una discussione sulle finalità del tango).
Detto ciò il giudizio estetico o anche solo tecnico sul ballo è un elemento importante, perché in tale gioco di esecuzione e giudizio si basa una componente importante dell’elemento sociale del tango. Meccanismi di selezione sono indotti in modo da “premiare” ballerini più dotati dal punto di vista tecnico, o in grado di creare un’espressione approvata da spettatori o da quell’elite di giudicatori che possono influire sulla comunità in modo determinante.
Il giudizio estetico è spesso associato alla capacità espressiva prodotta dai danzatori nella loro interpretazione.
Solitamente viene giudicata come positiva la concordanza tra il significato espresso dai danzatori e quello della musica. In altre parole se il messaggio musicale e la sua interpretazione vengono percepiti come consistenti il giudizio estetico tenderà ad essere positivo.
Un altro elemento di giudizio è legato al valore tecnico percepito nei due danzatori, ovvero alla capacità osservata di produrre dei movimenti fluidi, o particolarmente aggraziati, o denotanti una qualità superiore rispetto alla media in termini di pregevolezza tecnica, fisica, acrobatica, e in termini di ricchezza, originalità e varietà nei movimenti.
Un altro elemento del giudizio è la corrispondenza percepita tra un dato modello tecnico dei movimenti del tango e quello che viene osservato. La corrispondenza tra il proprio modello referenziale e quello mostrato è un elemento che determina il giudizio estetico. Difatti la percezione di tale corrispondenza permette anche di delimitare ciò che viene riconosciuto come espressione propria del tango, piuttosto che di un qualsiasi altro tipo di ballo o di espressione corporea. Nell’ambito di una valutazione estetica di un atto di ballo nel contesto del tango, il fatto che tale atto venga riconosciuto come conforme al codice dei suoi movimenti, o di un particolare stile, è un prerequisito fondamentale perché la sua valutazione possa essere positiva, a prescindere dal valore estetico assoluto che esso esprime. Questo mostra anche come il giudizio estetico sia in larga parte determinato dal contesto di giudizio, nonché dalla conoscenza pregressa, ovvero con un’accezione in qualche modo negativa, dai pregiudizi acquisiti.
Un altro elemento di valutazione è dato dalla corrispondenza tra i movimenti dei danzatori. Tale corrispondenza è in qualche modo legata alla perizia tecnica dei danzatori, e quindi può essere assorbita dalle considerazioni portate avanti precedentemente, ma in un qualche modo rispecchia anche dei modelli relazionali e comportamentali che non necessariamente hanno delle basi tecniche. Infatti la capacità di effettuare tale sintesi dipende anche in gran parte dalla capacità di legame, o complicità, o “feeling” esistente tra i due ballerini, che coinvolge l’universo delle loro relazioni, all’interno e al di fuori del contesto di ballo, ed è estremamente variabile da una coppia all’altra. Ad esempio si può considerare il caso di ballerini estremanente dotati dal punto di vista tecnico, ma incapaci di creare una sintesi armonica tra i propri movimenti. Viceversa tale capacità può essere riscontrata nel caso di danzatori il cui livello tecnico assoluto è relativamente basso. È in qualche modo controversa la tesi per cui la capacità di creare un insieme armonico e una comunicazione efficace nel contesto del ballo sia strettamente tecnica, o richieda piuttosto una affinità ed una coerenza di visione, di sensibilità e di intesa tra i due danzatori, non necessariamente perfettibile tramite un allenamento esclusivamente tecnico. Certo è che tale capacità di sintesi è un elemento fondamentale del tango (e del ballo di coppia in generale) quindi la sua valutazione anche da un punto di vista prettamente estetico avrà un valore notevole.
Un elemento più sottile di giudizio estetico coinvolge in modo esteso la cultura del giudicante, nel momento in cui il giudizio coinvolge anche elementi non referenziali associati al tango stesso, ma anche alla propria cultura e sensibilità in generale. In questo elemento di valutazione intervengono fattori non necessariamente di natura estetica ma anche di natura etica. Ad esempio la qualità e le implicazioni nella relazione e nell’interazione osservate e/o percepite tra i due danzatori possono incidere sulla valutazione estetica. Se l’atto della danza è improntato a una forma di reciproco rispetto, oppure di capacità di adattamento al modo di ballare del compagno, a prescindere dal valore tecnico mostrato o addirittura dal livello di complicità tra i due danzatori, la valutazione estetica potrebbe esserne influenzata in modo positivo.
Finalmente rifacendosi alle considerazioni sul significato espresso dall’atto del ballo, a prescindere da tutti gli altri fattori, esso può essere vettore di un’idea volontariamente o involontariamente esplicata, e il giudizio estetico globale sarà influenzato dall’approvazione di tale idea o dalla efficacia percepita nel trasferire tale idea. Ad esempio una coreografia potrebbe essere studiata in modo da dare una rappresentazione del tema dell'”incomunicazione”, introducendo nel ballo delle figure che vogliono rappresentare tale argomento. Allora il giudizio estetico sarà anche associato alla capacità dei ballerini di rappresentare l’argomento (sia nella sua concezione che nella sua realizzazione pratica nel ballo), oppure se ne potrebbe dare un giudizio sulla base della loro “volontà di parlare di un tema difficile” (ma questo è già in parte un giudizio morale). Oppure l’atto del ballo potrebbe rappresentare una parodia del modo in cui ballano dei principianti e il giudizio estetico potrebbe essere determinato dalla loro abilità a mimare dei movimenti che non sono tecnicamente pregevoli in sè, ovvero che non hanno un valore estetico in sè stessi. Riassumendo questo elemento di giudizio dipende sia dal giudizio estetico sull’idea oggetto della comunicazione, sia dall’efficacia espressiva con cui questa idea viene comunicata.
Infine, senza alcuna pretesa di esaustività anche su questo ampio e complesso argomento, concludo osservando che il giudizio estetico generato dipende dalla percezione di tutti gli elementi considerati nel loro insieme e possibilmente da altri sfuggiti a questa analisi, che tali elementi sono finemente interconnessi, e che il giudizio emergente in forma esplicita è spesso il frutto di delicati e sofisticati processi mentali che è probabilmente impossibile analizzare in modo accurato o approfondito. In altre parole è assai difficile se non impossibile ricondurre la valutazione estetica ad un’analisi prettamente razionale, difatti l’analisi viene solitamente condotta successivamente alla creazione di una prima forma intuitiva di giudizio in modo da cercare di esplicitarne le motivazioni, ma al tempo stesso può concorrere in questa fase a formare il giudizio finale.

 

Divertimento, soddisfazione e piacere, ovvero il significato del tango

Qual è la finalità dell’atto del tango? Ovvero in altre parole, perché la gente trova interesse o passione dal perseguimento di tale attività? La domanda ha senso perché infatti alcune persone potrebbero non nutrire alcun interesse nei confronti di tale atto, né capire perché altri individui vi trovino interesse.
Come al solito cercherò di dare alcune risposte, senza la presunzione di dare risultati universali o completi.
Inizio considerando una finalità sociale e associativa. Un individuo è interessato a praticare il tango per la possibilità di stabilire relazioni umane (di amicizia, di amore, di interesse), sia in termini di quantità che di qualità. Il tango si presta particolarmente a questo fine, sia perché richiede l’interazione con altri individui a livello intimo e informale (l’atto del ballo è un gesto intimo) sia perché prevede e fornisce il pretesto per l’associazione in contesti informali e amichevoli. Ci si riunisce per seguire le lezioni, ma anche per andare a delle milonghe (degli eventi di ballo), oppure per assistere a eventi collaterali conviviali.
Parte integrante della vita della comunità del tango sono le milonge, eventi dedicati al ballo del tango, ma anche pretesto di riunione e associazione, aperti non necessariamente ai soli praticanti ma spesso anche a persone esterne. Specie quando questi avvengono in spazi pubblici svolgono il ruolo di riappropriazione (più o meno legale) di tale spazio per finalità ricreative, e favoriscono l’attività di incontro fisico e personale, in opposizione a certe tendenze di virtualizzazione della vita interpersonale sempre più diffuse nella nostra società. In questo senso il tango svolge una funzione sociale, in quanto contribuisce alla creazione di un tessuto connettivo tra gli individui, spesso a prescindere da distinzioni di genere, di età e di estrazione sociale.
Strettamente legato all’aspetto sociale vi è quello relazionale. Essendo il tango un ballo di coppia, ed essendo spesso inserito in un vivace ambiente sociale, il tango sviluppa ed esercita le capacità interrelazionali tra le persone.
Nello specifico, vista la sessualità associata ai due ruoli, le relazione tra sessi opposti sono in qualche misura facilitate. Questo è da annoverare tra le specificità del tango o in generale del ballo di coppia, visto che in altri contesti è in generale più difficile trovare interessi che generino lo stesso interesse uniforme tra i due sessi (ad esempio nello sport o nelle arti marziali si registra in genere una prevalenza numerica sostanziale nei rappresentati di un certo sesso). Va notato tuttavia che la rigidità nei ruoli e l’associazione del sesso con il ruolo non è un elemento intrinseco al tango. Più avanti in questo articolo parlerò in modo più approfondito sulle relazioni tuttora controverse tra sessualità e tango.
Un’altra forte connotazione del tango è legata all’uso del corpo. Lo stile di vita moderno spesso sacrifica un’uso significativo del corpo nell’ambito della professione e in generale, a partire da una delle sue funzioni basilari, la locomozione. Il tango richiede e prevede un’uso intenso e creativo del proprio corpo, dando sfogo all’esigenza fisiologica e psicologica del suo uso. L’uso del corpo permette di ottenere un benessere fisiologico e psicologico temporaneo e di lunga durata, e da questo punto di vista il tango può essere confrontato con discipline sportive fisiche. L’uso del corpo nel tango non comporta necessariamente degli sforzi eccessivi e la sua pratica può essere perseguita fino a tarda età senza serie difficoltà dal punto di vista fisico, e aiuta a mantenere e a preservare uno stato di sanità psico-fisica.
L’abbraccio è una componente fondamentale nel tango, e stabilisce un legame di tipo fisico ed emozionale tra i due praticanti (non necessariamente di sesso opposto). Il piacere che si può provare dall’abbraccio può essere variabile a seconda dell’individuo, e banalmente a seconda delle circostanze e della persona abbracciata.
Il contatto fisico con altre persone, senze precisi vincoli di parentela o di amicizia, è un tabù in molte culture e visto come problematico in molte altre. In molte società, il gesto dell’abbraccio corrisponde spesso al massimo grado di intimità fisica tra due persone socialmente accettabile concesso al di là di legami sessuali riconosciuti. Essendo tale gesto situato in un “territorio di confine” al limite dell’accettabilità, è prevedibile che tale elemento possa essere vissuto in modo più o meno gradevole. Difatti la creazione di un legame di tipo fisico implica spesso l’esistenza pregressa di un legame di tipo affettivo, e l’abbraccio senza tale legame (ad esempio verso una persona estranea con cui si è in procinto di ballare) può essere motivo di disagio o finanche di repulsione. Va osservato peraltro che esistono diversi tipi di abbracci: l’abbraccio stretto, che prevede il contatto a livello del torso dei due danzatori, e può comportare il maggior livello di disagio – o di piacere, può essere evitato a seconda dello stile di ballo o dell’intimità tra i due danzatori.
Al tempo stesso però la creazione di tale gesto fisico permette di creare un legame di affetto e di empatia con la persona abbracciata, fondamentale ai fini dell’atto del ballo. Possiamo supporre che l’abbraccio, nei casi in cui sia possibile stabilire un rapporto empatico, rafforzi l’unione tra i due danzatori e ne favorisca l’intimità o la complicita che peraltro è richiesta dalla struttura del ballo, e dia un senso di benessere. Possiamo supporre che il grado di benessere generale che si ottiene dalla pratica del tango possa anche derivare dall’enfasi che tale pratica dà a questo gesto.
Un’altro dei motivi che concorre a determinare il piacere nella pratica del tango è il fatto di dare la possibilità di esprimere e comunicare a e con l’altra persona, tramite il gesto del ballo. L’atto del ballo è un gesto creativo (a dopo la discussione sui vari ruoli) e permette di creare un’unione fisica, emozionale ed intellettuale con il proprio compagno di ballo. Essendo il ballo un atto sociale, esso permette di comunicare anche agli altri osservatori.
Al di là del valore espressivo o di comunicazione, il tango comporta anche un lavoro di ricerca e studio, che può vertere sui vari elementi di tecnica dei meccanismi del ballo, sulla dinamica espressiva o sugli aspetti comunicativi (per non parlare degli aspetti più propriamente coreografici che sono più terreno del professionista più che del semplice appassionato). È parte della natura umana la curiosità verso un gesto di espressione, e la volontà di esplorare e perfezionare il gesto e la comprensione del suo significato, a cui si abbandona con passione e dedizione. Data l’enorme ricchezza tecnica, espressiva e culturale del tango inteso come ballo, della sua musica, e dei suoi aspetti relazionali e sociali, esso è particolarmente adatto a suscitare tale tipo di interesse.

 

L’elemento educativo, pedagogico, e terapeutico nel tango

Si può pensare al tango come ad una pratica educativa e terapeutica in vari modi. Gli elementi caratterstici del tango sono imperniati sulla sua fisicità e sull’elemento di contatto e relazionale/comunicativo con l’altra persona. Questi sono anche degli elementi che sono spesso penalizzati nella nostra società, e il tango può essere pensato come a un potente strumento per educare o recuperare tali elementi in tutta la loro ricchezza di significato.
L’aspetto associato alla corporeità si compone di diversi aspetti, dalla coscienza corporea, alla flessibilità articolare, alla coordinazione psico-motoria e a tutti gli aspetti cognitivi associati alle sequenze di ballo, alla loro legatura e alla loro composizione nell’ambito del tessuto musicale. La pratica del tango comporta l’esecuzione di raffinate strutture coreografiche che possono comportare una sfida notevole sia dal punto di vista mnemonico che della coordinazione psico-motoria.
L’aspetto associato alla relazione comporta il superamento di tutti i condizionamenti e i disagi legati al contatto fisico e lo sviluppo della sensibilità necessaria a coordinare il proprio movimento con quello del partner.
Il ruolo dell’insegnante nel tango è pertanto non solo quello di tecnico o istruttore, ma anche di educatore o terapeuta a seconda delle circostanze. Partiamo dal presupposto che in qualche misura ogni singolo praticante è sia insegnante che discente, in quanto con la sua pratica, ma anche con la sua attitudine, la sua corporeità e il suo carattere, insegna e apprende dagli altri praticanti. Questo è implicato dalla natura relazionale del tango.
L’insegnamento non può in generale prescindere dagli aspetti etici, e presuppone anche delle scelte a livello etico, più o meno esplicite o consapevoli, che si riflettono nella pratica pedagogica o nella sua enunciazione teorica. La tecnica e il processo dell’insegnamento che informa la lezione o la pratica non può prescindere da questi aspetti.
In particolare nell’insegnamento si deve affrontare la contraddizione tra l’enfasi sullo sviluppo dell’arte, focalizzato sulla selezione e lo sviluppo dei praticanti più dotati, e l’enfasi sullo sviluppo dell’individuo, a prescindere dal suo livello e dalla sua potenzialità tecnica/artistica.
Qualora il tango sia visto più come un’attività di intrattenimento o di educazione piuttosto che un’attività artistica o competitiva, l’enfasi in genere sarà posta sul benessere del singolo, o dell’intera comunità nel suo complesso. D’altronde le modalità didattiche di apprendimento possono essere studiate in modo da contemplare entrambi gli aspetti, ad esempio comportando lezioni di vario livello o separando i gruppi di pratica a seconda del livello raggiunto.
Conciliare le esigenze di praticanti di diverso livello all’interno dello stesso contesto di pratica può essere in generale molto difficile. Se il principiante può giovare dalla pratica con un praticante più esperto, qualora questi non diventi pedante od oltremodo coercitivo nel suo ruolo di insegnante, alla lunga questo può risultare frustrante per l’esperto, perché si troverà limitato espressivamente e non si sentirà in condizioni di poter progredire da un punto di vista tecnico (che costituisce come abbiamo visto una delle naturali motivazioni alla pratica). D’altronde dal punto di vista pedagogico oggi si tende a porre l’enfasi su processi di auto-apprendimento, dove l’insegnamento non è strutturato in modo verticistico ma risulta “distribuito”, e si è generalmente concordi nell’affermare che l’insegnamento è anche uno strumento di apprendimento. La differenza di livello tecnico può essere pertanto opportunamente sfruttata in modo da innescare processi virtuosi di insegnamento all’interno dei gruppi di praticanti, a patto che ci siano le condizioni adeguate.

 

Etica e codice etico nel tango

Il tango è immerso nella società, come tale è soggetto ai codici di condotta della società, ma al tempo stesso costituisce anche una micro-società con leggi sue peculiari, che possono essere più o meno in contrapposizione con quelle della società in generale. Come in tutte le comunità, quella del tango è guidata da specifiche leggi di condotta, esplicite o implicite, o da comportamenti che possono essere considerati più o meno accettabili secondo un codice etico autoreferenziale o mutuato dalla società e riadattato nel suo contesto specifico.
Il codice etico, ancora una volta più o meno esplicito e consapevole, si manifesta soprattutto nelle interazioni con i compagni, nel contesto della pratica o della milonga. Nello specifico, si possono identificare due situazioni contestuali in cui si applicano delle norme e delle condotte ad-hoc. Il primo è quello del ballo, il secondo è quello dell’invito.
Nella pratica la distinzione dei ruoli fa si che si applichino responsabilità e funzioni diverse a seconda del ruolo. L’uomo (o più generalmente, il portatore), è in gran parte responsabile del benessere della donna (il seguitore) nella danza, e come tale ha anche la responsabilità di condurre in modo da poter essere seguito, adeguandosi alla capacità tecnica e di recezione del seguitore. In particolare la conduzione implica anche la manipolazione del corpo del seguitore, che deve essere fatta in modo non violento, ma al tempo stesso deve essere sufficientemente energica in modo da trasmettere l’intenzione del movimento in modo chiaro, in modo da facilitare l’interpretazione. Il seguitore ha il ruolo di adattarsi alla conduzione del portatore, e in un certo senso ha un ruolo (anche dal punto di vista etico) più passivo, ma al tempo stesso anche più vulnerabile, il che crea in qualche modo una asimmetria anche sul piano etico. La sua attenzione deve essere rivolta alla capacità di recepire il movimento e adeguarsi ad esso, possibilmente senza opporre resistenze e facilitando il ruolo del portatore a seconda del suo livello di pratica.
In molte scuole viene enfatizzata l’importanza dell’attitudine verso una pratica improntata a un senso di accettazione piuttosto che di coercizione. Ovvero si richiede che entrambi i danzatori debbano accettare i movimenti o le reazioni del compagno cercando di adattarsi ad essi in modo fluido e dinamico, senza rancore, piuttosto che cercare di forzare o correggere i movimenti.
La pratica della selezione del compagno, nel contesto della milonga, avviene formalmente tramite la pratica rituale del cosiddetto “cabeceo”, e solitamente meno formalmente all’interno della lezione. Il cabeceo consiste nella realizzazione di un contatto visivo con la persona con cui si vuole ballare e di un invito effettuato con una leggera inclinazione del capo, accompagnato eventualmente da un invito con la mano. Meno formalmente può consistere in un invito verbale. L’invitato ha la piena autonomia di accettare o rifiutare l’invito, adducendovi varie ragioni, e questo deve essere accettato gentilmente da chi ha proposto l’invito. L’invito viene effettuato tradizionalmente dal portatore nei confronti del seguitore (ovvero dall’uomo nei confronti della donna).
In generale la scelta del compagno di ballo è legata alla scelta individuale dei singoli praticanti nella loro piena libertà, ed è possibile ad esempio scegliere di ballare sempre con lo stesso compagno (anche se si riconosce il valore pedagogico e sociale di praticare con diversi compagni). Idealmente il principio informatore alla scelta del compagno è la mutualità, entrambi i danzatori dovrebbero essere animati da una sincera volontà di ballare insieme. Nei fatti chi viene invitato potrebbe avere difficoltà a rifiutare per una questione di pressione sociale, o per non urtare la sensibilità di chi propone l’invito; viceversa chi propone potrebbe essere inibito dalla possibilità di vedere rifiutato il proprio invito o – peggio – dall’eventualità che chi accetta il ballo lo faccia solo per una questione di cortesia piuttosto che di sincero piacere, violando così il principio di mutualità.
Tale rischio è presente soprattutto nel caso di inviti da parte di praticanti non esperti, visto che gran parte della responsabilità sul ballo dipende dal portatore. La struttura del ballo, e nello specifico la convenzione dell’invito con il suo elemento asimmetrico, gioca pertanto a sfavore del principiante, ma anche a sfavore del praticante irrispettoso, poco abile, o scarsamente capace di stabilire legami empatici. Notiamo inoltre che un’etica basata sulla violazione del principio di mutualità risulta in questo contesto non sostenibile, perché porta all’emarginazione dell’individuo (a cui non verranno fatte o accettate proposte di ballo).
Noto infine che molti degli elementi di asimmetria qui presentati possono essere evitati ridefinendo il rito dell’invito, non presupponendo che questo dipenda dal ruolo (come già avviene nei fatti a seconda del livello di formalità) oppure nel caso in cui il ruolo sia intercambiabile.

 

Sessualità nel tango – alcune considerazioni

Ho voluto dedicare una sezione specifica al tema della sessualità nel tango perché nella mia esperienza e nelle discussioni con altre persone viene spesso frainteso. Spesso si sostiene che la ricerca di un approccio a finalità sessuale sia spesso l’aspetto principale o dominante nella pratica del tango, che quindi sia subordinata come secondo fine al perseguimento di tale obiettivo.
In pratica non è da sottovalutare tale aspetto nella manifestazione socio-culturale associata al ballo (e del tango nello specifico) data la struttura sessuale nella sua concezione classica (ovvero in cui i due danzatori sono di sesso opposto), ed è facile riscontrare come in effetti il fenomeno sociale associato alla pratica del tango sia un facilitare nella ricerca di compagni sessuali. Quando di per sè non vedo niente di male in questo, nell’ambito di una concezione globale del fenomeno tango trovo limitante che questa debba essere percepito necessariamente come la principale finalità.
Che il ballo sia caratterizzato dall’aspetto sessuale è innegabile anche dal punto di vista storico. Molte forme di ballo, specie di coppia, nascono come sofisticati rituali di corteggiamento e di selezione di un compagno sessuale. Infatti la forma di contatto e di interazione alla base del ballo ben si presta a creare una relazione di intimità e di complicità tra i due danzatori, e fornisce elementi di valutazione e di “selezione” del compagno dal punto di vista della compatibilità sessuale, anche nel caso in cui questa finalità non venga perseguita consapevolmente o volontariamente, vista l’enorme importanza che la sessualità possiede nella struttura mentale umana. Un’analisi più approfondita sulle relazioni tra ballo, seduzione ed erotismo potrebbe essere interessante, ma esula dai limiti e dalle finalità di questo articolo.
D’altronde in questo articolo ho cercato di mostrare come le modalità di unione e di interazione nel tango, trovano infinite altre declinazioni che non si esauriscono nella ricerca di un legame sessuale. L’unione, l’abbraccio, la comunicazione fisica trova infinite altre manifestazioni nel tango, travalica il livello puramente sessuale e abbraccia altri tipi di interazione umana non meno significativi, il senso di accettazione, di amicizia, di simpatia, di protezione, di compassione, di condivisione, che non sono esauriti nel sentimento di amore sessuale.
Sempre sul tema della sessualità la discussione sulla rigidità dei ruoli riveste particolare importanza: viene spesso sostenuto che l’associazione rigida tra sesso maschile e ruolo di portatore, sesso femminile e ruolo di seguitore, nonché l’assunzione che nella milonga deve essere sempre l’uomo a invitare la donna, riflette una visione maschilista e sessista, e abbiamo visto come introduca delle asimmetrie a livello etico tra i due ruoli. Questa rigida associazione tra ruolo e sesso viene contestata almeno a due livelli: sia dalle persone che non si identificano con il modello eteronormativo (ad esempio perché omosessuali), sia dalle persone che non accettano la rigida distinzione dei ruoli. L’abolizione della rigida associazione tra ruoli e sesso può comportare sia il ballo tra individui dello stesso sesso, sia il ballo tra individui di sesso opposto ma con ruolo intercambiabile.
La rigida distinzione dei ruoli può essere rinnegata a vari livelli. Su una base sessualmente egualitaria, il fatto di essere in grado di invertire i ruoli permette alla donna di assumere il ruolo tradizionalmente considerato dominante, quello del portatore, liberandosi da una connotazione percepita negativamente come esclusivamente passiva (anche se abbiamo visto come il ruolo del seguitore non debba e non possa essere considerato in alcun modo come un ruolo puramente passivo), e ristabilisca una simmetria all’interno dei rapporti tra i due sessi. Su una base prettamente tecnica ed espressiva, con l’argomentazione che la possibilità di invertire il ruolo permette di studiare e comprendere appieno le dinamiche di entrambi i ruoli, e migliorare così la loro reciproca interazione, e aggiunge dimensione all’atto espressivo e creativo del ballo.

Conclusione

In questo articolo ho provato ad isolare ed analizzare alcuni aspetti del tango, considerandolo nella sua complessità di elementi che coinvolgono aspetti sociali, culturali e relazionali. La ricchezza della pratica del ballo del tango emerge sia dagli aspetti intrinseci alla sua struttura, sia dalla ricchezza dell’interazione con la comunità che lo esprime. L’analisi del tango non si esaurisce in termini auto-referenziali, ma investe delle tematiche cruciali del nostro tempo, quali ad esempio il ruolo dell’educazione, la valutazione e rivalutazione dell’aspetto corporeo e della dimensione concreta della socialità, lo sviluppo di relazioni intersessuali e personali in senso lato. Nella mia opinione, lo studio e la pratica del tango possono offrire nuove prospettive, spunti e casi di studio per l’analisi di molte problematiche attuali in campo filosofico. Viceversa un’analisi razionale può essere adottata in modo da approfondire il significato del tango e aumentare la consapevolezza su particolari suoi aspetti e sue contraddizioni.


Ringraziamenti

Vorrei ringraziare Giangiuseppe Pili per l’impulso che ha dato alla scrittura di questo articolo e per la sua lucida e acuta revisione, i miei maestri di tango Piergavino Meridda e Mariana Montes, e tutti i compagni di tango e amici con cui mi sono confrontato su questi temi. La visione sul tango espressa in questo scritto è personale e di essa assumo la completa responsabilità, e mi scuso per inevitabili imprecisioni e fraintendimenti.


Stefano Sabatini

Stefano Sabatini vive e (si) consuma a Cagliari, professionalmente si occupa di informatica e di programmazione. Egli è laureato in informatica e ha partecipato a numerose iniziative sull’open source e sviluppo di programmi di conversione di formati video. Nutre particolare interesse verso i temi dell’intelligenza (umana e non) e sulle questioni legate alle complicate relazione tra linguaggio, pensiero, corpo, e cultura. Tra le molte attività non redditizie che persegue, figurano la pratica dell’Aikido e di recente del Tango argentino. Quando non è in milonga talvolta può essere trovato in giro a giocare a go, di cui è uno scarsissimo giocatore.

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