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Chiarimenti sul liberalismo – Parte 1

Per capire meglio la natura del pensiero liberale a seguito dei due articoli sull’efficienza morale e sulla valutazione morale delle istituzioni pubbliche


Queste note sono nate da una bella conversazione con un nostro interessato lettore, che ha posto molte obiezioni pertinenti e classiche al pensiero liberale. Vivendo in un periodo che dice di essere liberale ma invece è illiberale alla radice, tali obiezioni sono interessanti per qualunque lettore di SF. Riporto solo le mie risposte.


1.1 Il valore della libertà come minimo comune denominatore del valore di ogni morale formulabile

Rispondo volentieri invece alla questione del liberalismo qui e non replico sui specifici punti per la semplice ragione che nascono tutti – credo – da un fraintendimento di fondo. Il liberalismo assume una morale di minimo che è fondata sul riconoscimento della libertà individuale come ultima risorsa morale. Non c’è altro, se non delle logiche conseguenze. Il pensiero liberale afferma che se un cittadino non è libero, non è neanche responsabile moralmente. Quindi, la libertà è il minimo valore possibile. Libero significa qui che se lei ha voglia di scrivermi, può farlo senza la paura di essere punito. Libero significa che se lei ha voglia di mangiare un gelato, non deve chiedere il permesso che al gelataio. Libero significa che se vuole fare una passeggiata, può andare senza paura di essere picchiato o portato in prigione. Non ho mai capito io, invece, cosa significherebbero altre forme di libertà. Ma probabilmente è dovuto ai miei modesti mezzi cognitivi.


1.2 Considerazioni sul modello economico fondato sull’unità del pluralismo morale basato sulla libertà

L’economia è il posto in cui i cittadini – e gli esseri umani – creano e scambiano beni. Questo è vero in qualsiasi modello economico. Il modello liberale afferma che il modello economico deve rispettare infatti il principio morale di fondo che è il minimo possibile. Non il massimo. I liberali classici, ad esempio, sosterrebbero che è nell’interesse del cittadino razionale promuovere i valori in cui egli crede grazie alla sua libertà. L’aiuto reciproco, il riconoscimento del pari valore dell’individuo razionale, il sostegno individuale sono esempi. Nessun liberale direbbe piuttosto che è lecito limitare la propria libertà all’uso onanistico di essa – ad esempio dicendo che se Pippo vuole ammazzare Luigi, allora Pippo è libero di farlo. Questo perché Pippo sta eliminando ipso facto la libertà di Luigi, il che è negare il principio di libertà di minimo stesso. Più in generale, circa diventare dei libertini – ad esempio – direbbe che è lecito, ma anche che è un perfetto modo di buttare la propria vita, come uomo e come cittadino.


1.3 Ulteriori considerazioni sulla libertà, sullo stato e sull’anarchia

La libertà intesa come capacità positiva di azione dell’individuo in società dove essa (a) non è illimitata, (b) non dipende da terzi ma (c) tiene presente i terzi. Nessuna concezione del liberalismo, ad esempio, sostiene la liceità della coercizione di un individuo su un altro individuo. Quindi, non è vero che il liberalismo diventa un far West. Semplicemente, non è vero. Secondo, il liberalismo classico non nega l’importanza dello stato come garante delle regole comuni. Quello che nega è che lo stato sia un arbitro morale. D’altra parte, lo stato è costituito da individui che anch’essi perseguono i loro obiettivi come tutti gli altri e solo assumendo che loro sappiano meglio degli altri cosa è meglio per gli altri si darebbe il caso di una imposizione unilaterale. Ma lo stato infatti deve coartare non persuadere e questa è un’asimmetria netta tra individuo e stato (qualsiasi cosa poi questo significhi). Sospetto sempre di chi dice che sa meglio di me cosa voglio, per la banale ragione che solo io so cosa voglio – se c’è qualcuno che lo sa. Può cercare di persuadermi, può cercare di spiegare. Ma lo stato coerce laddove il cittadino può argomentare. Questo è un punto sostanziale.


1.4 Egoismo, libertà e coercizione

Quindi, (a) la libertà del liberalismo è molto chiara, non è vuota e non permette coercizione – come legittima modalità di ottenere quel che si vuole. (b) Non è vero che il liberale è interessato al proprio egoismo. Questo è impreciso praticamente e teoricamente. Non può, in quanto liberale, dire che l’egoismo in sé è un male. Esso è solo una precondizione di una possibile azione. (c) Non è vero che il liberalismo conduce al far West. (d) Assumendo che lo stato sappia meglio di lei cosa è meglio per lei, allora sarebbe legittimato a forzarla a fare ciò che non vuole? E quanto questo diritto unilaterale sarebbe legittimo? E chi stabilisce quale è la morale giusta per quale stato? Se lei si ritrovasse da solo contro uno stato che stabilisce l’esatto opposto di quello che lei crede giusto, sarebbe questo stato legittimato ad arrestarla? Ma quale argomento potrebbe portare per dire che tale stato morale sta adottando la morale sbagliata? Il liberale dice semplicemente che l’unica precondizione per ogni forma di morale è l’unica cosa che non deve venir meno. Venendo meno quella, viene meno l’individuo che diventa, per ciò stesso, una sorta di schiavo.

Le molte critiche al pensiero liberale non nascono tanto dal modello del liberalismo né economico né politico. Nascono da un bias dello status quo: si vive diversamente da quello che si crede e ci hanno insegnato perché non siamo già più da diverso tempo in un tessuto politico-economico invocabile come liberale seguendo il pensiero liberale classico (ma, I would argue, anche post-classico). Sono invece delle molte storture imposte ad un sistema che “chiamiamo” libero quando invece non lo è. Non c’è alcun liberale nel senso di John Stuart Mill ad esempio o Bertrand Russell (su per giù), che direbbe che quanto spesso si critica e descrive è infatti proprio del sistema liberale. Essi direbbero, piuttosto, che quello che si descrive è infatti un sistema illiberale e converrebbero in diverse osservazioni critiche su di esso.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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