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Chiarimenti sul liberalismo – Parte 2

Per capire meglio la natura del pensiero liberale a seguito dei due articoli sull’efficienza morale e sulla valutazione morale delle istituzioni pubbliche


Queste note sono nate da una bella conversazione con un nostro interessato lettore, che ha posto molte obiezioni pertinenti e classiche al pensiero liberale. Vivendo in un periodo che dice di essere liberale ma invece è illiberale alla radice, tali obiezioni sono interessanti per qualunque lettore di SF. Riporto solo le mie risposte.

Liberalismo, causalità e determinismo – Una difesa
Tre osservazioni. (a) Il liberalismo è compatibile con il determinismo forte – come lei suggerisce. Per il liberale ciò che conta è la possibilità d’azione in conformità con l’elaborazione dei valori a seconda di quanto uno crede o pensa. Questo l’ho esposto con molta chiarezza essendo io stesso un causalista (cioè ritiene che il libero arbitrio è un’idea filosofica errata). Questo è stato esplicitamente scritto dall’articolo “Efficienza come precondizione e valore morale“. Lì la posizione va proprio in linea con quelle evidenze empiriche che sembrano mostrare che il libero arbitrio non è in linea con le ultime ricerche scientifiche. (b) Le evidenze empiriche non eliminano la validità di alternative in questo senso. Primo, il libero arbitrio – come sosteneva Kant che era in parte causalista anche lui – è una condizione a priori e quindi non validabile empiricamente tanto è che Kant stesso lo pone come principio morale ma come indimostrabile – né sconfiggibile (come antinomia della ragione). Secondo, le evidenze scientifiche non dimostrano niente perché non sono appunto relative alle scienze dimostrative ma empiriche e, in quanto tali, suscettibili di revisione empirica. Ma in ogni caso, una tesi metafisica come il libero arbitrio rimane valida (difendibile) anche in presenza di limiti. Inoltre, il fatto solo di dire che siamo animali sociali – e quindi limitati nell’azione da elementi esterni – non significa niente se non che esistono limiti esterni. Nessun liberale direbbe il contrario. (c) Siamo passati da una analisi del liberalismo ad una analisi della libertà. Tornando al liberalismo, di nuovo, non c’è scritto da nessuna parte che il soggetto razionale è un solipsista morale. Inoltre, ma una visione alternativa in cui tutti è riposto nei fattori esterni non aiuta neppure le visioni contrarie. Sostenendo quanto sostiene, semplicemente qualsiasi visione politica diventa priva di responsabilità individuale che ricade nel paradosso che allora davvero nulla dipendendo dall’individuo tutto dipende da un non conclamato gruppo. In poche parole, una persona non risponde a me come libero cittadino razionale. Costui non esiste. Costui è un’istanza di un gruppo che si “materializza” (vallo a capire in che modo) e che mi scrive senza alcuna razionalità personale per mezzo di restrizioni naturali e sociali. Come dovrei prendere un’entità siffatta? Dal mio punto di vista, dovrei dire che non piacendo rispondere ad una macchina preimpostata non dovrei neanche rispondere. Invece, io credo che costui ha un suo punto di vista, che probabilmente non condivido ma che ha tutta la libertà e liceità di affermarlo e io ho la scelta di replicare o no. Siccome credo nel libero mercato delle idee e nel fatto che bisogna discutere per migliorare io e il lettore, rispondo supponendo che chi mi scrive sia un individuo le cui azioni sono sue in senso nitido – causalista o non causalista – e che costui è responsabile di esse. La sua storia personale, la sua appartenenza sociale (le varie, dalla famiglia, al rione alla città etc.) non mi interessano perché esse non eliminano la sua individualità e il fatto che costui è libero di causare il mondo in tal modo che io devo leggere e scrivere per dire il mio punto di vista.

L’imprenditore nel mercato non ha come unico valore il profitto
La libertà ha limiti per tutti. Il liberale non potrebbe essere più d’accordo e infatti egli ritiene che la discussione razionale sia fondamentale per il mutuo riconoscimento di valore. E di nuovo, il liberale ritiene che esistano infatti infiniti valori ma la precondizione comune di essi è la libertà stessa di poterli esprimere. Infine, se invece esiste un censore a priori la libertà è rimossa dall’individuo. E allora il censore stesso – saggio o no – sta semplicemente rimuovendo la responsabilità stessa dall’individuo, annullandone davvero ogni radice di valore indipendente. Il risultato, mi pare, l’ho già illustrato.
Beh, allora credo che siamo arrivati ad un punto di convergenza quasi generale. Solo alcune precisazioni. Circa la questione censoria, essa è solo limitabile al vincolo individuale delle norme comuni. Il punto è che tali “norme comuni” sono da vincolarsi alle libertà e alla libertà individuale. Esse quindi non possono prescrivere che l’individuo sia eliminato o de-responsabilizzato. Circa la questione materiale posta da situazioni irriguardose – ad esempio -. per l’ambiente… due osservazioni. Primo, il liberale non dice che l’imprenditore/agente economico ha come unico interesse la massimizzazione del profitto. Questo dipende da lui. Ad esempio, secondo il liberale, un liberale può sposare infatti la causa dell’ecologia e boicottare l’azienda, manifestare contro di essa etc.. Quello che non può fare è forzare tale azienda a chiudere unilateralmente. Ma se nessuno compra da quell’azienda, quell’azienda chiude. Secondo:
“Quale morale adottare perché lei dice che ogni morale è sempre arbitraria individualmente parlando”
Questo non è preciso. Il liberale non direbbe mai questo. Infatti, il liberale si assume la responsabilità del proprio credo consentendone la sistematica critica. Non solo! Egli sostiene – di nuovo – che la libertà è il valore comune di minimo. Quindi egli crede fermamente che la libertà deve essere solo il principio e non la fine dell’azione politico-morale. Inoltre il liberale non crede che esista un unico punto di vista unilaterale, ma che la “verità” sia una negoziazione tra le parti nel libero mercato delle idee. Quindi, discutere ed argomentare sono le armi per il progresso sociale ed economico. Mi pare difficile, specie in confronto con alternative illiberali, sostenere che esista una alternativa meno sanguinosa che la discussione. E anche solo guardando le alternative, mi paiono tutte peggiori. Il liberale non crede che il mondo sia perfetto né che la società liberale sia il paradiso in terra. Egli crede solamente che questo è il sistema che consente il progresso sociale e morale ed economico – che mi pare fondamentale – meglio di tutti gli altri. Non è vero che il profitto è l’unica variabile. Certamente è una delle molte variabili, una anche importante ma può essere ribilanciata in molti modi.

Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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