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In termini spiccioli, dimmi cosa è la filosofia! Ovvero, “la capra sopra la panca campa e sotto la panca la capra crepa”.

(1)   Sopra la panca la capra campa,

(2)   sotto la panca la capra crepa.

Una delle domande più gettonate dalla folla silenziosa ma mai troppo addormentata per non essere curiosa, è: dimmi un po’, tu che ne sai, ma cosa è la filosofia? Essendo una materia difficile, la cui asperità nasce da un tecnicismo talvolta ingiustificato e dalle strane domande, lascia disorientati tutti coloro che non penetrano la disciplina in fondo. Inoltre, non si è mai chiarito a cosa la filosofia debba servire: in poche parole, quale è il suo fine. L’obbiettivo finale chiarisce immediatamente, più o meno, i passi necessari per raggiungerlo e, per questo, si giustifica ogni fatica.

Dunque, abbiamo selezionato almeno tre problemi: (1) l’oggetto di studio, (2) il metodo, (3) il fine ultimo dell’indagine (che non necessariamente coincide con il vero e proprio oggetto di studio).

Chiariti i termini problematici, chiediamo al lettore di risolvere l’antico dilemma: “Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa”.

Cosa c’è da risolvere? Eh, eh! Come cosa c’è da risolvere? Ecco un primo problema: non si vede il problema! Non c’è problema. Tutto lineare: sopra la panca la capra campa, ok, sotto la panca la capra crepa, ok. Tutto ok. Come tutto ok?

Noi abbiamo diviso le due frasi, nella nostra iniziale presentazione del problema: (1) Sopra la panca la capra campa. Questa frase è vera o falsa? Mah, sarà vera se c’è una panca, una e una sola capra e se proprio quella capra che sta sopra la panca è viva. A dire tutta la verità, non ho mai visto una capra sopra una panca ma non vedo il motivo per cui la capra dovrebbe morire, se non soffre di cuore o cose del genere.

Il problema nasce dalla seconda proposizione: (2) sotto la panca la capra crepa. Essa è una frase che dice molto chiaramente che sotto la panca la capra muore. La frase dice una sola cosa: una e una sola capra, quella in questione, muore se sta sotto quella determinata panca. Infatti, “la capra” è un termine che è simile a “Mario”, “Luigi”, “Corrado” etc., cioè sta per uno e un solo oggetto e non per un insieme di cose. Dunque c’è solo una capra e quella capra muore sotto la panca. La relazione “sotto la panca” è abbastanza chiara.

Fin qua abbiamo solo chiarito in termini un po’ meno ambigui cosa voleva dire la frase. Abbiamo escluso che si parli di più capre o che si parli di una frase che vale per tutte le capre e così via. Cazzo! Abbiamo una sola capra con una sola panca e due modi diversi di vedere la capra. Bene. Andiamo avanti!

Una domanda che a nessuno di mia conoscenza è baluginata nel mainframe mentale è: perché mai quella determinata capra dovrebbe morire sotto la panca? Non sono un filosofo tanto fine da domandarmi il motivo della prima frase: perché sopra la panca il quadrupede montanaro dovrebbe campare… E, mi rendo conto, non è nemmeno così ovvia come questione, però lasciamola andare, mica si può star qui l’intero anno, accidenti!

Questa domanda sembra una scemenza, ma lo è molto poco se si pensa che essa è di importanza primaria per capire il nostro problema! Se non si dà una buona risposta a questo quesito, si ammette di non poter rispondere in modo adeguato al problema. Ho interrogato diverse persone e tutte hanno dato risposte quanto mai fantasiose.

Wolfgang F. Pili (mio fratello): la capra, posizionata a lungo sotto la panca, diventa gobba e, incapace di spostarsi, muore di fame.

Anna Damele (mia nonna): la capra, non sopportando l’eccesso di solitudine, muore.

Luisa Pili (mia zia): la capra è sotto una panca senza sterpi ed, essendo incastrata, muore di fame.

Mario Aste (mio zio): la capra, non potendo spostarsi, vede i suoi parenti andar via e, essendo incastrata, non può salutarli e muore dal dolore.

Piercarlo Aste (mio cugino): nella panca si siedono i muratori che, con la puzza delle loro scarpe, ottundono i delicati sensi della capra fino a farla morire.

Eloria C. Martino: la panca è stata usata come oggetto contundente per uccidere la capra.

Giovanni Paoletti: la panca è di quelle all’antica, con un legno robusto, che se cade in testa alla capra, questa muore.

E’ molto interessante che nessuno degli intervistati (e potete provare anche voi) abbia risposto al problema in modo diverso, del tutto diverso! Semplicemente dicendo che la frase (2) è falsa! Non è vero che la capra muore se sta sotto la panca! Ma per suffragare questa seconda ipotesi, bisogna eliminare tutte le altre.

La posizione di mio fratello ha l’inconveniente che ci vuole un tempo molto lungo prima che la capra s’ingobbisca.

La seconda, quella di mia nonna, ha il problema che non solo bisogna supporre che la capra sia un animale capace di muoversi, ma pure in grado di sentire sentimenti tanto intensi da provare un dolore per la solitudine tanto intenso da morire. Da osservare che questa posizione non è impossibile, solo che normalmente saremmo poco inclini ad una visione così antropomorfa degli animali: ma anche questo sarebbe da discutere!

La terza posizione ha l’inconveniente di dover postulare che la capra sia totalmente immobilizzata (al che ci si può chiedere come, allora, ci sia infilata sotto la panca!).

La quarta posizione è difficile da sostenere per via del fatto che non ho mai conosciuto nessuno che sia morto per l’eccesso di puzza, nonostante tutte le pubblicità dei profumi, l’umanità prima degli ultimi effeminati in senso pudicamente negativo, e molto, cinquanta anni non si è mai posta troppi problemi per i cattivi odori.

L’idea che una capra possa morire per via dei parenti scorrazzati lontano ha le stesse difficoltà della seconda posizione e, per di più, ha anche il problema di dover giustificare che la capra abbia una conoscenza dei propri parenti molto simile alla nostra e che sappia distinguere i propri cugini e i propri nonni. Cosa discutibile per via del fatto che la legge delle capre non sanziona l’incesto, fatto comune a tutti i gruppi che sono a conoscenza del concetto.

In fine, l’ultima posizione è molto interessante, ma pone un’ulteriore condizione: la capra muore solo se le cade in testa la panca! Allora il problema slitta all’indietro: cosa può fare sì che la panca si rompa proprio in modo tale che cada nel modo giusto per uccidere la capra? E comunque, rimane il fatto che la frase, così com’è posta, non sarebbe esatta.

Suvvia, che cazzate, “sopra la campa la capra campa, sotto la panca la capra crepa”, uno scioglilingua non deve avere un senso! Chi se ne frega se non significa nulla. Questo leit motiv mi ricorda molto quell’altro: “L’essere è, il non-essere non è e non può essere che sia. Che cazzo vuol dire? Ma soprattutto, chi se ne frega!” Bene. Ma nel caso del nostro problema non ci troviamo di fronte ad una cosa del genere, ammessa non concessa l’insensatezza: “sopra la panca…” non è vero che è un non-senso perché sebbene bizzarra è una frase che ha un significato chiaro ed è o vera o falsa. Questo è il punto!

Il problema della filosofia non è tanto che sia inutile, che abbia significato o no. Il punto è che richiede un po’ di pazienza, un bel po’, perché pone delle domande molto brevi alle quali si può dare risposta solo dopo lunghe analisi attente e dettagliate che possono andare avanti per secoli. Per poter rispondere ad alcune questioni, occorrono una quantità di conoscenze notevoli e per mostrarlo facciamo proprio riferimento al nostro problema.

Prima di tutto ci dobbiamo porre il problema del significato dei termini. Come il linguaggio arriva a parlare delle cose reali? Quando diciamo che “sotto la panca la capra crepa” intendiamo qualcosa che esiste nel mondo ma lo esprimiamo a parole. Lo facciamo, ma facciamo bene? Esiste realmente qualcosa che chiamiamo “panca”, “capra”. Ma, soprattutto, cosa significa la congiunzione “e”: “Sopra la panca la capra campa e sotto la panca la capra crepa”. Se qualcuno vuole sottovalutare questo problema, deve fare i conti col fatto che i nostri computer sono macchine che computano su espressioni come “Λ”, “V” “<…→…>”, cioè operatori logici che stanno per “e”, “o”, “se… allora…” etc. Chiarire questo fu il compito dei logici della metà dell’ottocento e i primi del novecento i quali posero le basi per la computabilità effettiva. Inciso, erano filosofi, tutti e senza eccezione.

In secondo luogo, se diciamo che la frase “sopra la panca la capra campa e sotto la panca la capra crepa” è vera (o falsa) dobbiamo intendere cosa sia “vero” e “falso”. Il primo che si occupò della questione fu un filosofo, Aristotele, sebbene già Platone si fosse interrogato su problemi molto vicini.

In terzo luogo, prendiamo il caso che vogliamo dire “sotto la panca la capra crepa perché…”. Quel “perché” introduce una causale: cioè esprime nel linguaggio la relazione che sussiste tra due eventi tali che siano collegati in modo tale che il primo causi il secondo. La capra muore solo se le cade in testa la panca o perché c’è troppa puzza. Il problema, allora, si sposta: non è più stabilire se la frase sia vera o falsa, ma giustificare il fatto che crediamo o sappiamo che la capra muore sotto la panca. Conoscere cause: che è la conoscenza, che è la causa?

Eh, eh eh… se non si sa rispondere o, anche peggio, si fa finta che la cosa non conti, si deve accettare che non si sa cosa si stia dicendo quando si parla! Ecco il punto: chi faccia lo scettico in queste cose deve ammettere che parli a vanvera, quando parla.

Si possono porre problemi di natura fisica o di natura metafisica ma ci fermiamo qui perché abbiamo raggiunto il nostro scopo.

Probabilmente nessuno vi aveva mai chiesto perché “la capra sopra la panca campa e sotto la panca la capra crepa” e voi, che molto probabilmente sapevate lo scioglilingua, non velo siete mai posto come rovello. Con cosa così si è arrivati lontano, però. Un po’ come Newton che si chiese perché i corpi sono stabilmente attirati a terra o come Cartesio che si domandò in cosa la mente fosse diversa dal corpo. Pensateci un attimo: cosa c’è di più ovvio del fatto che i corpi stanno incollati a terra o del fatto che la mente non è divisibile per due? Ed è questo uno dei tratti caratteristici della filosofia: indaga questioni apparentemente ovvie che nessuno solleva non perché sappia rispondere ma perché, piuttosto, non ha risposte né si sente capace di trovarle. Infatti, se si avessero tali risposte nessuno si disturberebbe quando glie le si chiede.

La filosofia si spinge oltre l’ovvio per trovare ragioni per una determinata strada piuttosto che per un’altra. Abbiamo visto che non c’è solo una risposta per il problema ma non tutte sono buone. Trovare un sistema per escludere le strade sbagliate è ancora un compito filosofico e, diremmo, anche molto concreto! Infatti, badate che anche non c’è bisogno di prendere una capra e schiaffarla sotto una panca per discutere di quale alternativa sia da escludere a priori, per così dire…

Chiarire i termini del discorso, porre un problema apparentemente ovvio e cercare di risolverlo, bene. Ma perché tanta complicazione? Questo problema ci ricorda molto quello delle frasi autoreferenziali, costruite su frasi inizialmente non ripiegate su se stesse: le prime sono sempre più lunghe delle seconde. Ora, fateci caso, ogni risposta alla domanda: “Perché sotto la panca la capra crepa” è sempre più lunga della formulazione stessa del quesito. 7 parole per la domanda e rispettivamente 17, 8, 14, 21, 23, 12, 19 parole per le risposte e, osservare, la media è di 16,28…, vale a dire più del doppio. Queste sono le risposte immediate di non filosofi al più sciocco dei problemi e abbiamo visto quanto si possa celare dietro di esso: ma avreste mai sospettato che ci vogliono mediamente sedici parole per rispondere ad una domanda di sette? E questo è un problema, per così dire, semplice. Provate voi stessi a fornire una teoria della verità e se riuscite ad enunciarla in meno di un volume di trecento pagine, scrivetemi così che cerchiamo di pubblicare il vostro geniale lavoro!

Perché studiare filosofia? Be’, perché gli esseri umani normalmente non sanno come ragionare: per elaborare il concetto dello 0 c’è voluto un po’, come per trovare risposte a domande “banali” come “perché Achille non raggiungerà mai la tartaruga?” (perché non lo sapesse, tale problema ha avuto una soluzione “accettabile” solo dopo che Leibniz, un filosofo, e Newton hanno elaborato il calcolo infinitesimale nel lontano 1700, cioè circa 2000 anni dopo Zenone, Achille e la Tartaruga). E il primo a porre il problema di “vediamoci chiaro, diamo una definizione precisa alle cose” fu Socrate.

Perché studiare filosofia? Perché chi crede che i pregiudizi disturbino la propria vita sente di dover rimediare a questo problema.

Perché studiare filosofia? Perché c’è chi non riesce ad accettare di vivere senza sapere come funziona il mondo e l’uomo e perché.

Perché studiare filosofia? Perché c’è chi riconosce che non sa come comportarsi e si domanda quale sia il criterio migliore per agire.

Perché studiare filosofia? Perché chi non si diverte a domandarsi cose come “la capra sotto la panca crepa”? Non sono forse geniali le cose che ne sono saltate fuori?

Cacchio, ma non vi sono bastati ancora gli ottimi argomenti? Va bene, ve ne mostrerò uno invincibile! Perché, dunque, studiare filosofia… Mah, tutti gli uomini si masturbano, uomini e donne. Se non lo fanno, ci pensa la natura con sogni erotici, guardate nei sederucci, fantasmi e immaginazione sulle tette della compagna di classe o sui muscoli del torace del ragazzo di fronte e via dicendo. Non ditemi che non lo fate perché da che mondo e mondo gli scrittori, scarsi e abili, televisioni, telenovele, cinema, fotoromanzi, fumetti ci fondano tutto su questa cosa. Ci masturbiamo, it is so. Così, anche nel pensiero! E non è meglio masturbarsi su buoni materiali piuttosto che farlo su oggetti di dubbio gusto?

Se avete nuove soluzioni per il problema, scriveteci e le pubblicheremo volentieri!

Altre soluzioni.

Alvaro:

(a)    Sopra la panca c’è un filosofo al quale scappa una scorreggetta e la capra muore di puzza.

(b)   Sotto la panca si nasconde un ragno velenoso che uccide la capra.

(c)    Le capre quando sentono di dover morire si dirigono spontaneamente sotto le panche.

 


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

3 Comments

  1. luca luca 26 Novembre, 2012

    nel tenere una capra in casa ho notato e che mi ha fatto pensare a questo scioglilingua . è che quando sta bene ti sale ovunque, sul tavolo, sulle sedie fino ad arrivare sopra ad armadi e mensole. quando sta male si rifugia sotto o dietro qualcosa, come il divano o il tavolo.

  2. rita dei cas rita dei cas 27 Settembre, 2014

    mi chiamavano capra …da piccola …perche’ ho il viso lungo…ne ho anche sofferto poi…crescendo…ho conosciuto virginia woolf….e tante altre capre…evviva….sono molto meglio di sgarbi e di tanti altri…ora sono felicemente capra e vivo su 2 panche….

    • Giangiuseppe Pili Giangiuseppe Pili 27 Settembre, 2014

      A prescindere da ogni considerazione, la verità è che siamo tutti delle capre sospese tra il sopra e il sotto di una panca! 😉 Un ringraziamento speciale per questo simpatico commento!

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