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Dizionario Cartesiano.

 Pili G., www.scuolafilosofica.com

Arbitrarietà Forma della libertà, propriamente è detta “arbitraria” la libertà come indifferenza. L’arbitrarietà è la proprietà della volontà di poter scegliere tra diverse alternative prive di una ragione tale da poter propendere verso una di queste in particolare. In questo senso, l’arbitrarietà è il grado più basso, secondo Cartesio, della libertà, in quanto non produce un’affermazione della nostra natura.

In quanto questo genere di libertà è quella implicata nell’errore, essa è da associare alla libertà di affermare o negare qualcosa che venga dai sensi.

Aristotelismo L’aristotelismo, e la scolastica, è l’impostazione empirista di riferimento della conoscenza dominante all’epoca di Cartesio. I dubbi insinuati nella prima meditazione sono tutti suscitati ai danni della concezione aristotelica che è incapace di risolverli.
Assenza di costrizione Forma della libertà, si predica di atti intellettuali che sono liberi in quanto non sono costretti da altro. L’assenza di costrizione, da unire con la spontaneità, è il grado più elevato della libertà, in quanto essa procede ad affermare ciò che è nella natura stessa dell’intelletto. Infatti noi non possiamo rifiutare l’assenso alla verità, ma in quanto la verità è in noi, quando affermiamo la verità stiamo anche affermando noi stessi.
Causa eminente Il principio di causa interpretato da Cartesio prevede due eventi, detti causa ed effetto, nel quale, posto il primo, si determina necessariamente anche il secondo. Così la relazione è di una doppia implicazione: l’effetto se e solo se la causa.

La causa eminente è quella relazione di causa effetto dove la natura della causa è pienamente conservata dalla natura dell’effetto.

Causa formale ( Vedi anche Causa eminente ) La causa formale è quella relazione di causa-effetto dove la natura della causa eccede rispetto a quella dell’effetto.
Causalità di sé La causalità di sé è la capacità dell’essenza di causare l’esistenza. Tale forma di causalità di sé è predicabile solo di Dio in quanto solo di lui si può dire che sia causa adeguata di se stesso.
Chiarezza La qualità dell’idea vera, non definita mai da Cartesio, ma che potrebbe indicare la semplicità e l’evidenza proprie della verità. In effetti, Cartesio usa spesso la parola “evidenza” come sinonimo di “chiarezza”.
Colore Qualità secondaria degli oggetti ( vedi qualità secondaria ). Per Cartesio tale qualità è attribuita erroneamente dal soggetto all’oggetto ed essa è semplicemente un’esperienza soggettiva.
Confusione Qualità della sensazione o dell’immagine che denuncia il fatto che noi non siamo pienamente consapevoli dell’idea dell’immaginazione.
Criteri di falsità I criteri di falsità sono quei criteri che servono a riconoscere ciò che è certamente falso. Per un certo tratto delle meditazioni, il dubbio svolge pienamente questo ruolo. In generale, il principio di non contraddizione è un criterio di falsità.
Criteri di verità I criteri di verità sono quell’insieme semplice di regole che ci consentono di sapere se un’idea è vera o falsa, o, più correttamente se un giudizio è vero o falso. I criteri di verità utilizzati da Cartesio sono prima di tutto al negativo: ciò che è fuori di dubbio è vero. Il secondo è positivo: l’idea vera è chiara e distinta, dunque se un’idea è chiara e distinta è vera. La verità poi verrà anche caratterizzata come “intersoggettiva” e al di là della soggettività, ovvero ciò che è vero è vero sia nella mente che nella realtà dei fatti.
Dimostrazioni esistenza di Dio Cartesio da tre dimostrazioni dell’esistenza di Dio. La prima dimostrazione è a posteriori, in quanto parte dagli effetti per dimostrare la causa.

Prima dimostrazione: io penso, io esisto; io ho l’idea di Dio che ha molta più realtà oggettiva di me, dunque Dio è la causa di tale idea che io ho di lui,

Seconda prova: io penso, io esisto; io ho l’idea di Dio che ha molta più realtà oggettiva di me, tutto ciò che esiste ha una causa e nulla è generato dal nulla, l’idea che ho di Dio prevede l’infinità, io non sono che un ente finito, io non posso formarmi l’idea dell’infinito, dunque Dio è causa formale della mia idea di lui in quanto egli mi sovrasta come causa e io conservo solo parzialmente la mia natura.

La terza prova è a priori, ovvero a prescindere dagli effetti, e parte dalla definizione stessa di Dio: Dio è l’essere di cui si predica ogni perfezione, l’esistere è una perfezione, dunque Dio esiste. Se nego l’esistenza di Dio, allora nego la sua definizione, il che è contraddittorio, dunque devo dedurre che Dio esiste.

Dio ingannatore Ipotesi di Cartesio per mettere in dubbio la possibilità che la matematica, costruita sull’astrazione, sia vera. Un Dio ingannatore è colui che può avermi fatto in modo tale che mi inganni ogni qual volta io compia delle operazioni matematiche, anche molto elementari. Che Dio sia non ingannatore è fondamentale per tutta la metafisica cartesiana e, in ultima analisi, il suo spettro segue per tutte le meditazioni, sin dal principio.
Dio non ingannatore Dio verace cartesiano che, per essere dimostrato, necessiterà di tre meditazioni. Solo nella quarta meditazione si arriverà a esplicitare chiaramente il concetto di Dio non ingannatore come il Dio che non mi ha fatto in modo tale che mi inganni ogni qual volta utilizzi l’intelletto.
Distinzione Proprietà dell’idea vera. La distinzione è la qualità che indica la mia possibilità di distinguere con chiarezza un’idea vera da un’altra vera o da una qualsiasi altra.
Distinzione reale Distinzione che caratterizza due sostanza. Due sostanze sono realmente diverse quando la definizione della prima non è prevista dalla seconda e viceversa. In questo senso, le due sostanze sono tra loro indipendenti.

Mente e corpo, pensiero ed estensione, sono sostanze realmente diverse.

Dolore Sensazione provocata da un danno del corpo e comunicata alla mente. Essa è una sensazione molto utile perché avvisa la mente di un danno subito dal suo stesso corpo.
Dubbio Criterio di falsità: consiste nell’affermare una possibilità negativa in contrasto ad una positiva, ritenuta vera. Se una cosa rimane vera al di fuori di dubbio significa che è vera a prescindere dal fatto che possa essere negata, dunque, che sia negata o no è vera. L’io penso è una verità indubitabile.

Il dubbio si elimina semplicemente togliendo o la negazione posta da dubbio o sostituendo la vecchia verità. Per eliminare i dubbi, Cartesio va alla ricerca di una verità indubitabile, poi procede lentamente verso un’estensione di questa verità di base; in un secondo momento, cerca la garanzia che i ragionamenti, in generale, possano essere veri e poi procede a tutte le dimostrazioni successive. Ciò per dire che tal volta per avere una conoscenza adeguata delle cose occorre molta strada intermedia.

Epistemologia cartesiana Il modo con cui si arriva ad una conoscenza chiara e distinta. Si può giungere o utilizzando il “metodo” o utilizzando il dubbio iperbolico. Cartesio tuttavia teneva a specificare che, in fin dei conti, non bisognava passare troppo tempo a discutere di questioni di metafisica e procedere piuttosto nella conoscenza della fisica. Ciò era anche suffragato dal fatto che si può fare benissimo un ragionamento vero anche senza conoscere adeguatamente la natura di Dio.
Errore L’errore si predica solo del giudizio. Il giudizio è una asserzione linguistica vera se si fonda su un’idea chiara e distinta, mentre potrebbe risultare falso se a partire dalla conoscenza sensibile.

L’errore può essere di privazione o di negazione, qualora riguardi la natura delle entità, di giudizio se riguarda i giudizi.

Estensione La qualità di ogni corpo esteso.
Falsità Ciò che non si può dire che sia. E’ falso tutto ciò che non può essere fuori di dubbio o contraddittorio.
Figura Proprietà degli oggetti, si può dire che sia una qualità propria degli oggetti se conosciuta a partire dall’intelletto, falsa se conosciuta attraverso la sensibilità.
Genio maligno Personaggio che compare nella prima meditazione che potrebbe ingannarci ogni qual volta noi abbiamo una percezione generale di figure e colori.
Giudizio Asserzione linguistica in torno alle cose. Solo del giudizio si può predicare propriamente verità o falsità, non delle idee.
Idee avventizie Contenuto mentale proveniente dall’esterno della mente.
Idee fattizie Contenuto mentale posto dalla somma di più idee avventizie.
Idee innate Contenuto mentale posto dalla mia stessa natura di cosa pensante. Le idee innate sono le idee della matematica e della geometria ed esse sono vere e poste in e da Dio.
Il metodo Metodo per giungere alla definizione di un’idea chiara e distinta.
Immaginazione Facoltà attraverso la quale io sommo più idee fattizie.
Imperfezione Qualità negativa di una cosa che afferma ciò che una cosa non ha.
Infinito Ciò che non ha limiti. In Cartesio è da intendersi in senso positivo e affermativo, dal quale noi traiamo l’idea di finito.
Intelletto Facoltà conoscitiva dalla quale noi traiamo ogni verità. Se stiamo al solo intelletto siamo del tutto incapaci di sbagliare.
Io esisto, io sono. Verità prima, definita chiaramente nella seconda Meditazione e sempre ritorna come punto fondazionale di tutta la metafisica cartesiana.
L’idea Genericamente, qualsiasi contenuto mentale.
Libera creazione delle verità eterne Teoria cartesiana secondo la quale Dio avrebbe potuto crearci diversi da quel che siamo e, quindi, anche male. Quest’ultima possibilità sarà ben analizzata dalle meditazioni.
Naturalità Per naturalità si intende “in relazione alla natura”, “ciò che è conforme alla natura”. A seconda di come si interpreta la natura, si dà anche un diverso significato alla parola “naturalità”. Cartesio distingue tre possibili significati della parola.

a ) La naturalità come conformità alle leggi di natura. In questo senso, non esiste nulla che non sia propriamente naturale, dal momento che tutto è nella natura e tutto segue le regole prestabilite dal mondo.

b) La naturalità come azione conforme alla propria essenza. E’ naturale che l’uomo parli e cammini su due piedi in quanto ciò segue dalla sua stessa definizione.

c) La naturalità come azione “normale”. L’idea di normalità la formiamo a partire dalla nostra abitudine, dalla ripetizione di certe idee sensibili che poi noi astraiamo dal loro contesto e le prendiamo per regola. Così mi stupisco quando un aereo vola perché, abitualmente, non sono abituato a concepire un oggetto così pesante come capace di volare. In questo senso, se fossi uno che crede che volare sia solo competenza degli uccelli, sarei portato a dire che il volo dell’aereo è contro natura perché non è conforme al modello che io mi sono fatto della natura di quell’oggetto ( se poi diamo realtà a tali modelli prefabbricati dalla nostra mente e gli attribuiamo un valore divino, ecco come molte cose diventeranno contro natura a tal punto da essere rigettati nonostante siano verità indiscutibili ).

Negazione Qualità dell’errore. La negazione è la qualità predicata all’errore che si riferisce alla definizione dell’oggetto. Se un oggetto è imperfetto nella definizione, ovvero già dalla sua essenza è esclusa una perfezione, si parla di errore di negazione. “Negazione” in quanto è “negata” una certa qualità.

Tuttavia in questo caso non siamo di fronte ad un vero e proprio errore in quanto io posso concepirmi come limitato e imperfetto, ma se guardo alla mia sola definizione, mi rendo conto che io sono perfetto, compiuto e dotato di qualità positive. Così, l’errore di negazione non è un vero e proprio errore, qualora mi guardi con gli occhi di Dio.

Odore Una delle qualità secondarie da non attribuire, secondo Cartesio, all’oggetto.
Onnipotenza Uno degli attributi di Dio. E’ proprio di Dio poter-fare tutto ( onni-potenza ).
Parzialità Qualità predicata dell’idea confusa, propria della sensibilità. Essa è parziale non perché non abbia una qualche informazione che, presa per sé, è affermativa, ma perché è una informazione secondaria e inessenziale al fine della definizione dell’oggetto. Così essa non è un mero nulla, ma è un che del tutto insufficiente ai fini della conoscenza dell’oggetto in questione.
Perfezione Uno degli attributi senz’altro di Dio, preso in senso generale, una possibile qualità delle cose.

La perfezione è, se considerata con gli occhi delle cose, una semplice qualità inerente alla definizione di una cosa. Per esempio, prese in sé, una pietra o una gamba sono perfette, se confrontate con qualcosa di più perfette allora esse divengono “im-perfette”.

La perfezione, in questo senso, è predicabile di tutto, in quanto è “predicazione di essere”, tutto è e nulla non è, dunque di tutto, limitatamente alla definizione, si può dire che è, in una certa misura, perfetto.

Piacere Caratterizzazione positiva della sensazione. La sensazione di piacere è inutile ai fini della conoscenza, secondo Cartesio, ma è utilissima a fini pratici in quanto ci insegna cosa favorisce il benessere del corpo.
Platonismo Concezione della conoscenza che vuole la vera conoscenza nell’idea fuori di noi e del mondo della molteplicità. L’idea è conoscibile solo attraverso la ragione ( dialettica in Platone ) e mai attraverso i sensi.

Cartesio riprende in gran parte questa impostazione operando alcune importanti modificazioni: prima di tutto le idee sono tutte nella mente, tanto sensibili quanto di ragione; in secondo luogo non esiste alcun mondo al di là della mente e dell’estensione ( materiale-corporea ). Ma poi Cartesio si discosta molto in relazione alla questione dell’anima-mente: egli ritiene, a differenza di Platone, che sia fondamentalmente unita al corpo dal quale riceve le sensazioni. In questo senso, per quanto, in un certo modo, è vera la teoria della conoscenza come reminiscenza, certo non si può sottoscrivere la stessa “antropologia fisica” di Platone che voleva il corpo come la nave per il timoniere.

Privazione Qualificazione dell’errore. Essa non si riferisce alla definizione ( vedi anche “negazione” ), ma si riferisce a ciò che un oggetto è privo pur essendo quello compreso nella sua natura. Per esempio, se mi mancasse una mano, se fossi zoppo dalla nascita, allora potrei dire che la mia natura è stata “privata” di alcune proprietà che, stando alla mia definizione, mi dovrebbero competere. Questi sarebbero dei veri e propri errori, in quanto, sia per me, sia per Dio, sono delle mancanze reali.

Cartesio risolverà questo problema dicendo che nel progetto universale divino, ciò che a noi può sembrare imperfetto, in realtà è stato tutto previsto ai fini di una maggiore perfezione ( spiegazione per teodicea ).

Qualità primarie Qualità che sono essenziali per una definizione corretta di un oggetto. Se tolgo le qualità primarie allora tolgo anche l’oggetto definito.

A differenza delle qualità secondarie, le qualità primarie ( mutuando questo gergo dalla terminologia lockeana ) sono delle qualità generali degli oggetti tali che sono indispensabili per la loro comprensione. In Cartesio, le qualità primarie sono conosciute solo dall’intelletto, mentre le qualità secondarie solo dalla sensibilità, o, al limite, dall’immaginazione.

Qualità secondarie Qualità che non sono essenziali per una definizione corretta di un oggetto. Cartesio intende il colore, suono, odore ecc., tutte qualità assolutamente inutili ai fini della conoscenza. Tutte le sensazioni sono attribuzioni del soggetto ad un oggetto e in ciò c’è una delle cause dei nostri errori, ovvero la tendenza ad attribuire sensazioni che sono solo nella nostra mente, anche al di fuori di noi.
Realtà formale La realtà formale è qualità di un’idea in comune con l’oggetto che designa. Un’idea ha sia realtà formale che realtà oggettiva ( vedi sotto ) a meno che non sia un’idea della sensibilità.
Realtà oggettiva Contenuto mentale dell’idea ( vedi anche realtà formale ) cosicché tutte le idee hanno una realtà oggettiva ma non tutte hanno una realtà formale. Nel caso di Dio, si può risalire dalla realtà oggettiva dell’idea a quella formale.
Sensibilità Capacità della mente di sentire sensazioni che indicano o suggeriscono la presenza dei corpi esterni. La mente, relazionata al corpo, sente l’esistenza dei corpi esterni e questo suo “sentire” è la sua stessa “sensibilità”.
Sostanza Una sostanza è, in Cartesio, ciò che esiste in sé e non abbisogna d’altro per esistere. In questo senso, due sostanze sono realmente distinte quando l’una non necessita dell’altra per permanere. Esempi di sostanza sono la mente e il corpo, Dio…

La sostanza ha poi dei modi che la qualificano: l’estensione corporea è l’insieme dei corpi che determinano una modalità della materia, i singoli pensieri sono modi della sostanza pensante. La sostanza è il sostrato reale dei suoi singoli modi d’essere.

Spontaneità Ciò che io faccio a partire dalla mia sola natura: in quanto uomo, agisco spontaneamente quando penso. E quando affermo ciò che penso con l’intelletto, mi viene spontaneo e, in ciò sono libero, perché non costretto da altro che dalla mia stessa natura ( causalità a partire dalla sola definizione ).
Verità In Cartesio si qualifica in vari modi:

I. E’ vero ciò che è indubitabile, dunque che non può esser oggetto di contraddizione, se negato.

II. E’ vero ciò che è chiaro e distinto.

III. E’ vero ciò che è inteso da tutti i soggetti ( qualità intersoggettiva della verità ).

IV. E’ vero propriamente solo il giudizio ( di cui è anche predicabile falsità ), ma il giudizio è determinato dall’idea. Così un’idea è vera se è chiara e distinta e la stessa idea è ciò che determina poi il giudizio.

V. E’ vero ciò che è inteso dall’intelletto, ovvero ciò che è a me precedente, non formato da me e dipendente solo da Dio.

Di ciò che è vero si può predicare tutte le quattro modalità di verità.

Volontà Facoltà decisionale della mente. In Cartesio essa è sempre libera, tanto quando è determinata dall’intelletto quanto quando è determinata dalla sensibilità, ovvero solo da sé ( vedi anche la concezione della libertà, l’arbitrio ecc.. ).


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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