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Tag: Demiurgo

L’illuminazione che si rende addensante in un cuore del multiverso

Per la Biennale di Venezia 2026, fino al 22 Novembre sono visitabili al Palazzo Mora le installazioni e le sculture di Carrie Able, durante la mostra in collettiva Personal Structures. Bisogna ricordare che lei fa anche la musicista. Esteticamente c’entra l’intersezione fra la tradizione delle belle arti e le tecnologie immersive dalla realtà estesa. Ma quanto dialetticamente ogni illuminazione si renderà addensante? E’ la fenomenologia già di Platone per il ricettacolo d’una materia appena informe, che il Demiurgo divinamente rimodellerà per un nuovo mondo. Al di là del surrealismo dentro la mitologia, l’astrazione al simbolismo della luce per Carrie Able non solo svelerà, ma anche genererà. Data la trasmissione del tempo, forse varrà la corrispondenza fra il limite iniziale del Big Bang ed il limite terminale d’un multiverso. La sonorità diventa importante, poiché essa è percepibile direttamente dall’udito (senza un “filtro regolante”, come per gli altri sensi). Carrie Able apprezza la sinestesia. Col multiverso, si vagheggia un’interazione fra persone in una realtà virtuale.

Il Demiurgo di Platone ha l’Idea di Artisticità sui numeri idealmente contratti

Per Platone, accade che le cose sensibili partecipano delle loro idee. Il nostro mondo è comunque finito, per cui potrà soltanto tendere ad universalizzarsi. Nell’esperienza quotidiana, una forma si percepisce alla “compartecipazione” dei propri limiti. Ma sarà un’idealità relativa allo spazio ed al tempo, mentre si dovrà presupporre l’idealità… per l’idealità relativa allo spazio ed al tempo. Allora Platone ricorre alla matematica. In quella, per esempio le relazioni d’uguaglianza ci appaiono sul serio perfette. E’ una compartecipazione, fra i “limiti” dei numeri, che immediatamente si svincola dallo spazio e dal tempo[1]. Dunque la forma dell’uguale sembra la più “consigliabile” per aiutarci a percepire l’universalizzazione, che in se stessa dialetticamente non può darsi senza postulare pure la particolarizzazione. Se le idee sono la causa delle cose sensibili, le seconde ovviamente derivano dalle prime. Allora Platone immagina di togliere lo spazio ed il tempo. Nell’eternità, le singole idee saranno sempre uguali a se stesse. Qualcosa da percepire comunque in via di derivazione, ma solo per la necessità dialettica che un universale postuli un particolare. Le idee platoniche non sarebbero completamente staccate dal mondo materiale. Prima, bisognerà che percepiamo l’eternità del loro divenire[2].