Press "Enter" to skip to content

Tag: oblò

VENERE IN CORNICE – Il glamour del carrello monospalla / The glamour of an one shoulder cart

Cormac McCarthy ci descrive la distopia d’una società apocalittica in cui si rimane in possesso unicamente d’un carrello della spesa, e per strada. Il consumismo non ci abitua mai al peggio, ossia all’inedia. Né da quello dovrebbe ricominciare la civiltà, forse. Anastasia ha posato per una fotografia unicamente al bianconero. Lei è stata inquadrata sulla sedia, dal modello classicamente spartano. Nello sguardo, noi tendiamo a percepire una fierezza mista alla malinconia. C’è l’abbandono delle mani, col contraltare della cintura dove gli oblò potrebbero ondeggiare verso una riva lontana. Noi immaginiamo una configurazione a “carrello della spesa” per il top monospalla. Anastasia cavalca la sedia in modo innaturale, quasi “consumandola”. Esteticamente, la fotografia si percepisce all’esistenzialismo del bohemien. Le gambe sarebbero state tagliate lasciando un lembo di pelle come rotella, per un carrello rispetto alla sedia.

Cormac McCarthy describes for us the dystopia of an apocalyptic society where we remain in possession only of a shopping cart, and on the road. The consumerism never gets us used for the worst, namely to the starvation. Neither from that a civilization should restart, maybe. Anastasia posed for a photography only in black and white. She was framed in the chair, with a model classically spartan. In the gaze, we tend to perceive a pride mixed with a melancholy. There is the abandonment of the hands, with the counterbalance of a belt where the portholes could ripple into a distant shore. We imagine a configuration as “shopping cart” for the one shoulder top. Anastasia rides the chair in unnatural way, almost “consuming” it. Aesthetically, the photography is perceived at the existentialism of the Bohemian. The legs would have been cut leaving a flap of skin as small wheel, for a cart compared to a chair.

Il surrealismo d’una battaglia navale per l’oblò dell’occhio

Durante la Biennale di Venezia 2024, si può visitare alla sezione dell’Arsenale il suggestivo Padiglione Nazionale di Malta, con le installazioni dell’artista Matthew Attard. In particolare, la sua mostra s’intitola I will follow the ship, sotto la curatela di Elyse Tonna e Sara Dolfi Agostini. Esteticamente, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale si conferisce una rotta all’occhio umano. Fenomenologicamente, l’impressione è fluttuante. Questa inizia a stabilizzarsi tramite la memoria da esplorare. Il bulbo oculare non è retrattile nel volto, ma si scuoterebbe come un timone passando dall’attrazione al desiderio, in chiave psicanalitica. La navigazione avviene in seguito, quando addirittura si trasforma l’appagamento, sul realismo. Il desiderio è razionalizzato dall’utilità. Matthew Attard ricorre alla tecnologia digitalizzata dell’eye-tracker per consentire ai graffiti navali di salpare, virtualmente. Il desiderio dell’archeologo è risvegliato dalla contestualizzazione storica. Tramite questa, si poteva accettare la dura vita del pescatore, per esempio. Il graffito navale in chiesa fungeva quasi da amuleto, materializzando un occhio come specchio dell’anima con l’impressionismo della fede. Si scongiuravano le brutte tempeste! Specialmente, all’artista interessa la “rotta” dell’ex voto (col ricordo funzionale ad una stabilizzazione). La moderna meteorologia ha migliorato l’affidabilità delle proprie previsioni. Ma resta emozionante immaginare che la lente del vecchio cannocchiale (senza il radar digitalizzato) perda improvvisamente l’orientamento della costa. Un uomo in mare va sempre salvato. In genere, s’ammette che la nave goda dell’immunità politica, perdendo il proprio Stato fra le acque internazionali. Al massimo, quella sarà seguita dalla capitaneria di porto. Per il futuro, il cambiamento climatico comporta l’innalzamento delle acque. La lungimiranza della politica richiederebbe che s’esplorassero nuovi posizionamenti: ad esempio tramite le isole artificiali. Molte di queste sono tracciate riproducendo figure comuni (astratte o viventi), quantunque cedendo al marketing. Nella contemporaneità la digitalizzazione lancia continuamente il suo “amo” in un “oceano” dell’informazione. Pure ispirandosi a questo, l’artista ha scelto di disegnare attraverso un tracciamento oculare.