Press "Enter" to skip to content

Perché non ero su facebook

I. Ass.Assumo che la vita privata di un individuo attiene solo all’individuo.
II. Def.: Vita privata: tutto ciò che riguarda le condizioni interiori di un individuo, dalle opinioni ai sentimenti. Tutto ciò che riguarda le condizioni interiori di un individuo riguarda ciò che egli è in quanto essere umano, e non come persona.
II.I. Def. Persona: entità definita in base a un ruolo sociale, passibile di diritti e doveri di natura sociale e legale.
II.II. Ass. Dignità individuale: ogni essere umano gode della dignità di esistere e la dignità prescrive dei doveri etici.
II.III. Ass. Violazione della dignità: posto (II.II) nessun essere umano può privare o limitare la dignità dell’altro senza privare o limitare la propria.
NOTA: Sicché tutti coloro i quali violano la mia dignità sono passibili di ritorsione e sono eticamente condannabili.
III. Da (II e II.I) una persona è un individuo, ma non necessariamente viceversa.
IV. L’individuo umano è definito da delle proprietà che esulano tanto la società quanto la legalità a cui è inscritto.
NOTA: Un individuo può essere moralmente buono e socialmente vizioso. Ad esempio, in una società di cannibali, un uomo socialmente virtuoso è colui che accetta i riti presenti nella sua società, e viene apprezzato per questo. Costui si assume per definizione che non sia buono, giacché è disposto a uccidere e mangiare altri esseri umani. Sicché costui è sia socialmente virtuoso che moralmente vizioso. Dunque, le due proprietà (sociale e morale) sono disgiunte.
V. Ass. La vita privata di un individuo deve essere accessibile solo alle condizioni che sono stabilite dall’individuo e tali condizioni non possono violare né la propria dignità né quella altrui.
NOTA: Ogni violazione dell’Ass.V comporta la negazione della sua dignità (Ass. dignità).
VI. Posto che facebook rende accessibili informazioni di natura personale e individuale, posto che tali informazioni sono accessibili anche a coloro i quali io non vorrei che fosse accessibile, posto che tale accessibilità viola la mia dignità, facebook pone condizioni che limitano o mi privano della mia dignità.
NOTA: Il fatto che io possa essere consenziente nell’uso dei dati personali che io rilascio in facebook non nega la condizione della privazione di dignità, perché nessuno ha il diritto di torturarmi, anche se lo autorizzo io. Inoltre, la comunicazione di sentimenti e altri pensieri di natura privata ha un carattere tale da non essere riducibile ad uno scambio informativo simile a quello che sussiste su facebook. Inoltre, tali contenuti di natura privata sono comprensibili solo a condizione che ci si conosca personalmente, cioè tramite un rapporto diretto, senza intermediazione con alcuna forma di comunicazione che non attenga alla completa presenza fisica non intermediata da alcun canale comunicativo. Il mezzo-facebook crea solo una forma di apparenza di rapporto, laddove si crede per lo più insensatamente di pervenire a conoscere qualcuno per mezzo di esso. Sicché esso non solo comporta dei rischi di violazione della dignità, ma pure consente la formazione di credenze inaffidabili sugli altri, con la conseguenza di rendere pregiudizievole il rapporto.
NOTA II: Non solo. Ma il rischio di intrusioni da parte di aziende e organi sociali di giudizio sociale sono tali che non mi rendono disposto ad essere messo di fronte al pubblico, laddove io penso che alcune cose debbano rimanere limitate all’ambito privato. Per una trattazione non di dettaglio ma incisiva si veda l’articolo uscito per la redazione della rivista Brainfactor Attenti a facebook. Qualcuno può spiarci. [Quando è sono stati scritti questi articoli, il nostro e quello per Brainfactor, non era ancora emerso lo scandalo negli Stati Uniti e nell’UE nel quale si è venuto a sapere che i servizi di informazione di organizzazioni governative statunitensi “spiavano” il profilo di utenti europei. Ed il fatto che si sia messo a tacere tutto con molta rapidità testimonia la validità delle nostre argomentazioni e di quanto alle persone non interessa la loro privacy, più di quanto gli interessa essere manipolati e giudicati proprio perché il meccanismo accettato nell’iscrizione di facebook implica tale atteggiamento nei confronti della propria riservatezza dei dati personali. A quanto pare, il mondo di facebook e dei suoi utenti è in continuo fermento. Rimandiamo ad un articolo presentato sul corriere.it, per una nuova inquietante funzione proposta e promossa dal social: qui].

Altre ragioni. Le altre ragioni si fondano sul riconoscimento che facebook rappresenta una “continua tentazione”, cioè una perpetua fonte di distrazione. Non solo. C’è sempre il pericoloso rischio insito in quel mezzo, di ficcarsi a capofitto nel pruriginoso e nel pettegolezzo. So di persone che dopo anni di dipendenza, hanno chiuso il contatto per non rivedere quello del proprio ex. Il fatto non è che il mezzo sia di per sé malvagio o negativo, (anche se si può discutere a lungo su questo), ad ogni modo, supponendo che non lo sia, rimane il fatto evidente che rischia di trascinare la propria attenzione nei momenti di rilassamento in direzioni pericolose o, più precisamente, pericolanti (latentemente pericolose, ma che da cui si può cadere… ed è un rischio che va tenuto ben presente). Infatti, sono convinto che facebook sfrutta in modo perfetto le nostre capacità cognitive e, soprattutto, le latenti spinte cognitive: necessità di compagnia, necessità di informazioni nuove e continue, novità sul conto degli altri. Ma questa straordinario amalgama di qualità ha anche il rovescio della medaglia. Spesso ti inganna di vedere amici dove non ci sono che click, spesso ti lega a continuare a sostare sulla piattaforma anche quando sarebbe meglio che spendere il tempo in altro modo. Di conseguenza, a me non va di essere esposto alla curiosità altrui in questo modo, per lo meno, anche perché ci si illude di “mantenere nascosto” il profilo, ma già averne accettato le condizioni significa che tale difesa della privacy è, appunto, molto più formale che di sostanza: hai già immesso nella rete del materiale personale. E neanche questo a me piace. D’altra parte, tutto quello che si può fare in facebook si può benissimo fare anche fuori di esso. Il che dimostra che esso non è un mezzo né necessario né sufficiente per la realizzazione dei propri scopi sociali e socializzanti, ma ammette diversi rischi e qualità che ritengo indesiderabili.


Questo articolo, apparso nel 2013, si intitolava “Perché non sono su Facebook”. Oggi, si intitola “Perché non ero su Facebook” per motivi chiari. Il lettore è invitato a chiedersi a quali condizioni si può continuare a credere in ciò che si è scritto in questo articolo pur essendo oggi su Facebook! Good Luck!


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione.

Be First to Comment

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *