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Tag: Francia

La “Madre Terra” rimbomba al tamburo d’uno stendibiancheria per i petroglifi

A Venezia, per la Biennale 2026, presso la sezione dell’Arsenale si possono vedere gli allestimenti in tessuto di Tabita Rezaire, nata a Parigi anche se residente nella Guyana francese. Quasi pare che il tradizionale culto per la Madre Terra rimbombi al tamburo d’uno “stendibiancheria” per i petroglifi. Si tratta di far resuscitare addirittura le rocce, cosicché i fossili si concentreranno sulla plasticità delle ossa, per inseguire l’orizzonte emergente. A Venezia gli allestimenti sono stati accompagnati da una didascalia, a cura di Alexis Pauline Gumbs.

Tabita Rezaire opta per un tessuto tinto di indaco. La sera lucida il cielo sereno tramite il fragore ammortizzato delle stelle. Spiritualmente, l’ascensione fossilizza il terremoto (in cui si perde la stabilità). La Guyana francese in passato fu sfruttata pure per la colonia penale. Nei pannelli per l’installazione che si chiama Omo Elu, appare il disegno per la dea Yemoja. Lei nella mitologia del popolo Yoruba governa l’acqua. L’indaco, ricavabile da piante che crescono nella Guyana francese, si percepiva “abissale” nello sfruttamento voluto dai colonialisti d’oltreoceano. Un secondo allestimento, dal titolo Mother Trinity, schiaccerebbe il tamburo attraverso il disco. Ad un antropologo interessa il “manifesto” d’una cultura, all’interno delle diverse epoche; così la teca sigillata dell’archeologo sarà dibattuta sul “panno” della ritualità. L’allestimento dal titolo Mother Trinity non si limita a citare il tondo rinascimentale. C’è da preservare l’archetipo del tronco, dove gli anelli si sbattono per ipnotizzare. Il rituale si tramanda pedagogicamente, in una cultura. La Guyana francese ha una grande densità di foresta tropicale, dove è perfino straordinaria la biodiversità. Esiste il “tamburo” per la stagione delle piogge. L’antichissimo Massiccio della Guyana ha lo “stendibiancheria” del tepui, dove la forma del tavolo dà l’ascensione a quella della grotta coi petroglifi.

Leggere i Nobel alla letteratura – L’inizio di tutto con Patrick Modiano

Nel 2013, il puledro scalciante della narrazione che era in me, divelse il recinto della prematurità, nel quale a lungo lo aveva costretto il giogo del mio essere, per far fumare il proprio fiato all’aria esterna che, finalmente, iniziava ad avvolgerlo. Trovava così vita una raccolta auto-pubblicata di trentatré poesie racchiuse sotto il titolo di Corrispondenze.

Tuttavia, pure all’aria aperta, il puledro continuò a scalciare, a causa del carattere riottoso che gli aveva dato il recinto in oltre tre decenni di limitazioni. Allora più che mai, l’animale-narrazione cercava di capire come muoversi e dove correre, scrollando la testa in ogni direzione cardinale. Il lungo e tortuoso percorso fatto per prendersi la tanto agognata libertà aveva poi stabilito nella ragione un’irremovibile certezza: non si sarebbe più tollerata alcuna limitazione.

La grande storia della prima guerra mondiale – Martin Gilbert

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La grande storia della prima guerra mondiale (The firs world war) tratta degli avvenimenti iniziati nel 1914 con l’occupazione della Serbia da parte dell’impero Asburgico a seguito dell’assassinio dell’erede al trono degli Asburgo, per mano dell’anarchico Gavrilo Princip “nel giorno del’anniversario della sconfitta che i turchi avevano inflitto ai servi nel 1349 nella battaglia del Kosovo”[1]. Dalla spedizione punitiva dell’impero segue, per reazione a catena, l’entrata in guerra delle principali potenze europee, Germania, Russia, Impero Britannico e Francia, tutte animate e convinte dalla necessità di una guerra che sarebbe stata rapida e vantaggiosa. La narrazione si conclude alla fine delle trattative di pace che, come viene sottolineato, saranno la base dell’insoddisfazione della Germania e dei popoli sconfitti; la causa dei rivolgimenti politici che approderanno alla seconda e più terribile guerra.