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Tag: Gastone Breccia

L’arte della guerriglia – Gastone Breccia

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L’arte della guerriglia è un saggio di Gastone Breccia, storico e bizantinista. Il volume è diviso in quattro parti: I. Il fenomeno; II. Il pensiero; III. L’azione; IV. Il presente. In più, al principio è collocata un’introduzione e alla fine un’appendice. L’arte della guerriglia, sebbene sia un libro di storia più che un libro equiparabile ad un saggio analogo ai vari trattati dell’arte della guerra, considera il fenomeno della guerriglia nella sua evoluzione e totalità. Infatti, sebbene Breccia, correttamente, sottolinei il fatto che la guerriglia sia un fenomeno più antico della guerra convenzionale, rimane il fatto che comporre una storia della guerriglia sarebbe stata un’operazione implausibile, sebbene non del tutto impossibile.

La guerriglia è una forma di guerra asimmetrica, una locuzione oggi assai di moda ma anche poco pregnante: da un lato è ovvia, da un altro lato non illumina. La guerriglia nasce in tutti quei contesti in cui un avversario preponderante non può essere combattuto in modo convenzionale. Un’immagine ormai classica, riportata anche da un recente volume di Lawrence Freedman, Strategy A History, è quella di Davide e Golia. Breccia ricostruisce l’immagine biblica concependo Davide come un guerrigliero che deve sconfiggere il fante armato pesantemente, un eventuale oplita. In tutte le circostanze in cui si dia un Davide e un Golia, la logica del conflitto segue assai spesso la forma della guerriglia. Correttamente, Breccia rileva che sin dalla trattatistica antica, come in Sun Tzu, si consideri il fenomeno anche qualora fosse soltanto in linea trasversale. Inoltre, la stessa storia classica, greca e romana, sia dell’impero romano sia dell’impero bizantino, previde in modo massivo la presenza di forme di guerra irregolare.

Guerra all’ISIS: Diario dal fronte curdo – Gastone Breccia

Erbil, Kurdistan Iracheno, circa 70 km ad est di Mosul. Ha inizio qui il viaggio dell’autore che lo porterà ad essere testimone delle modalità con le quali i curdi portano avanti il conflitto che li vede opporsi all’avanzata del Da’ish, meglio 6917974_1424797conosciuto in Occidente come Isis o Stato Islamico. Nel corso dei 20 giorni di permanenza tra il nord dell’Iraq e il nord della Siria, l’autore visita città chiave per lo scacchiere mesopotamico, entra in contatto con un gran numero di individui appartenenti alle più svariate organizzazioni curde, clandestine e non, e ci offre un interessante reportage della sua storia.

Gastone Breccia è uno storico e insegna Storia Bizantina all’Università di Pavia. Non è dunque un giornalista, come ci si aspetterebbe da chi si assume il compito di vedere con i propri occhi la guerra per poi poterla raccontare. “No press card, I’m sorry. University professor, no journalist” sarà costretto a ripetere ai check-point, alle frontiere, a chiunque volesse sapere cosa lo avesse portato così lontano da casa, in luoghi tanto pericolosi. Questo ci racconta nelle prime righe dell’introduzione al libro, per poi proseguire giustificando la propria scelta. Ci spiega che, sebbene sia opinione comune che il compito dello storico sia “studiare fenomeni già sedimentati nella coscienza collettiva, sui quali si sia accumulata una quantità sufficiente di informazioni(…)che permetta di analizzarli scientificamente”, non è poi così inutile per lo stesso “immischiarsi nella storia mentre accade”. D’altronde, come ancora spiega Breccia, gli storici antichi, e dopo di loro quelli bizantini, ritenevano il vedere con i propri occhi necessario e “si scusavano con i lettori perché(…)non potevano fornire una testimonianza diretta sulla maggior parte dei fatti narrati nelle loro opere”.

Inoltre l’autore lavora da diverso tempo sul tema della guerriglia. Perciò lo studio dei curdi, popolo che storicamente ha combattuto le proprie battaglie facendo ampio ricorso alla guerriglia stessa, può riservare dell’ottimo materiale per i suoi studi. Perché, dunque, non avere risposte alle proprie domande direttamente da loro? Tutto ciò ha spinto l’autore ad intraprendere questo viaggio non privo di pericoli.