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Tag: Etica naturalistica

Realismo naturalista in etica

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(1)   Esistono proprietà morali

  1. Le proprietà morali sono emergenti rispetto a quelle naturali
  2. Le proprietà morali sono somme complesse di proprietà naturali

(2)   La conoscenza morale è espressa da giudizi sintetici a posteriori

(3)   La conoscenza morale offre giustificazioni e motivi per l’azione

  1. Le motivazioni morali per l’azione funzionano solo nella dimensione contingente
  2. La moralità è capace di motivare gli agenti solo se ci sono determinate predisposizioni psicologiche

(4)   La morale è prescrittiva e su questa base si possono operare previsioni di comportamento degli individui


Il realismo naturalista in etica riprende alcuni temi del naturalismo in generale: l’idea è quella di sforzarsi di concepire una morale che non abbia termini non riducibili ad altri incorporati nelle teorie scientifiche. Il naturalismo è una posizione che riduce ogni discorso a quello scientifico, assumendo questo come spiegazione unitaria del mondo.

L’etica naturalistica di John Stuart Mill

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  1. Tutte le proprietà morali sono proprietà naturali
  2. Tutte le proprietà morali sono ricondotte agli stati psichici di piacere e dolore
  3. Piacere e dolore sono dei termini morali naturali dunque, sono passibili di calcolo
  4. Le proposizioni in cui compaiono i termini di “piacere” e “dolore” hanno valore prescrittivo
  5. Esistono differenze nei piaceri
  6. Per discernere i vari tipi di piacere si può ipotizzare la presenza di giudici imparziali che emettano sentenze imparziali sui vari piaceri
  7. Quantità di uguali di piacere sono desiderabili per persone diverse

Se tutte le proprietà morali sono proprietà naturali e tutte le proprietà morali sono ricondotte agli stati psichici di piacere e dolore allora tutti i moventi per ciascuna azione nascerà o dalla massimizzazione del piacere o dalla minimizzazione del dolore. Mill accetta pienamente l’idea utilitaristica, ben radicata nella cultura empiristica inglese, secondo cui il bene consiste esclusivamente nel piacere. Che ciò sia vero è dato dal fatto che gli uomini agiscano in base a quel presunto assunto, sempre o per lo più. Di conseguenza, tale principio è assunto sia come movente reale delle azioni sia come movente universale: ogni massima pratica equivale ad un imperativo categorico, nel suo genere.