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William James – Il praticalismo

Di seguito si propone un sunto, ragionato ma fedele, del discorso Concetti filosofici e risultati pratici, tenuto da James nel 1898 all’Unione Filosofica dell’Università di California. Il testo del discorso, pubblicato nel 1904 con il titolo The Pragmatic Method, secondo una visione diffusa «sancisce ufficialmente la nascita del pragmatismo» (Vimercati, 2000).[1]

In via introduttiva è utile chiarire quale sia la posizione di James nei confronti del pragmatismo di Peirce. Posto che, come afferma Peirce, il significato di una concezione (metafisica, ad esempio) è chiaribile solo attraverso la comprensione della condotta (o dell’abito) che essa ispira o comunque che da essa discende, per James è naturale allora prendere in esame, nella considerazione e di fronte ai dilemmi metafisici o più in generale filosofici, la condotta pratica, ovvero propriamente la vita, piuttosto che la logica. In sostanza, James si propone di ampliare il messaggio e il metodo di Peirce; dove Peirce intende il pragmatismo come un metodo sperimentale non tanto volto a stabilire verità, quanto piuttosto a chiarire concetti e dissolvere problemi, mostrandone l’inconsistenza, James opera uno spostamento di obbiettivo: il praticalismo o pragmatismo, o meglio, la massima pragmatica di Peirce, servirebbe a chiarire e distinguere il vero dal falso. Di fronte al dilemma, il filosofo deve stabilire quali siano le condotte che discendono da entrambi i corni, e stabilirne le differenze, per poi operare una scelta in favore della concezione che implica per noi la condotta più conveniente e a noi più consona: e questo corno del dilemma sarà quello vero, dal momento che la nozione di verità è chiarita nei termini delle conseguenze pratiche sensibilmente apprezzabili prodotte dalla teoria. Ma vediamo con maggior chiarezza come si delinea, nello scritto, questa visione ed evoluzione del pensiero di Peirce.[2] Continue reading

Goldman. La teoria affidabilista della conoscenza.

A cura di Pili Giangiuseppe             www.scuolafilosofica.com

Schema.

  1. Parte 1.
  2. Enunciazione dello scopo dell’articolo: fornire una teoria esplicativa della giustificazione.
  3. Il termine giustificazione rimanda ad una sfera valutativa, cioè ad una categoria normativa di parole.
  4. Riformulazione del fine.
  5. Elenco di termini epistemici.
  6. La questione aperta sull’accessibilità delle giustificazioni.
  7. La risorsa fondante della giustificazione.
  8. Le tre condizioni della teoria della giustificazione di Goldman.
  9. In cosa consiste una teoria della credenza giustificata e presentazione di altri approcci di altri filosofi.
  10. La condizione di indubitabilità e la sua critica.
  11. La condizione di autoevidenza e la sua critica.
  12. Le proposizioni self-presenting e la loro critica.
  13. Le proposizioni self-intimating e la loro critica.
  14. Le proposizioni incorreggibili e la loro critica.
  15. Distinzione tra interpretazione nomologica e interpretazione logica.
  16. Le proposizioni logico-matematiche incorreggibili nelle due diverse interpretazioni.
  17. Le proposizioni contingenti incorreggibili nelle due diverse interpretazioni.
  18. Parte 2.
  19. Goldman sostiene il punto nodale della sua posizione: il problema è la relazione causale che intercorre tra un fatto e una credenza vera.
  20. Quali generi di processi causali determinano giustificazione?
  21. Esempi di ragionamenti intuitivamente corretti.
  22. La giustificazione è una proprietà di una scala graduata di elementi.
  23. Esempi di processi che producono giustificazioni più o meno stringenti.
  24. Come un processo affidabile può conferire giustificazione.
  25. I problemi dell’interpretazione della parola “affidabilità”.
  26. Definizione del processo funzionale.
  27. Come considerare i processi funzionali.
  28. I problemi della posizione di Goldman.
  29. La prima proposta per la quarta clausola della definizione di conoscenza.
  30. Affidabilità condizionale.
  31. Credenza-dipendente e credenza-indipendente: una nuova formulazione della quarta clausola.
  32. Teoria genetica/teoria storica della giustificazione.
  33. Il problema dell’accessibilità della giustificazione da parte di un soggetto cognitivo.
  34. Due obiezioni alla teoria di Goldman e le sue risposte.
  35. Alcune credenze (proposizioni della logica) non derivano la loro giustificazione dalla “storia delle cause” e, allo stesso modo, le proposizioni “introspettive” sembrano violare il principio di causalità come giustificazione.
  36. Ogni processo affidabile è tale in ogni mondo possibile?
  37. Parte 3.
  38. Il problema della garanzia della giustificazione e di ciò che è accessibile al soggetto.
  39. Una prima proposta come ciò che garantisce la giustificazione e riformulazioni della clausola.
  40. Riformulazione della garanzia della giustificazione.
  41. Ancora il problema dell’accessibilità della giustificazione.
  42. La giustificazione Ex-post e la giustificazione Ex-ante.

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Contraddizione tra “credere” e “sapere”. Analisi dei due concetti.

Di Pili G., www.scuolafilosofica.com

Credere è un fatto soggettivo e le espressioni di credenza sono tutte espressionedi un singolo. La conoscenza si esprime attraverso proposizioni elementari o complesse, cioè frasi che esprimono fatti. La credenza non è falsificabile mentre la conoscenza dei fatti lo è. I discorsi di “credenza” e di “conoscenza” sono irriducibili giacché nel primo v’è la condizione soggettiva, del tutto estranea alla seconda.

Vediamo le condizioni di verità per i due generi di proposizione. La credenza è vera se e solo se (1) il soggetto che esprime la frase ha davvero lo stato mentale corrispondente entro di sé;  (2) se la proposizione esprime una possibilità reale; (3) se la proposizione è espressa con forza assertiva; ( in parole povere, la proposizione di credenza è vera se colui che la esprime vi crede ).

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