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Tag: Francesco Crispi

Storia della Sardegna contemporanea: cronologia dall’unità d’Italia fino al 1922

La storia della Sardegna contemporanea è caratterizzata da particolari ed importanti avvenimenti. La bibliografia e la documentaristica che possiamo trovare su questi centocinquanta anni “sardi” è tuttavia frammentaria e soprattutto disorganica e male organizzata: con quest’articolo, noi di scuolafilosofica, pur senza la pretesa di definitività, cercheremo di scrivere una cronologia che possa toccare il più possibile le tematiche fondamentali della Sardegna contemporanea, dall’annessione del Regno Sardo-Piemontese all’Italia fino alla ricezione dello Statuto speciale di autonomia, parlando del fascismo e anche dei primi scioperi minerari. Senza dimenticare gli ultimi decenni, passati all’insegna di amministrazioni spesso non troppo incisive, come fu per esempio quella di Renato Soru, sebbene riformiste con proposte importanti come la legge “salva coste”, un unicum, come vedremo, nella storia italiana e nella storia della salvaguardia dei beni culturali (l’ambiente è uno di questi).

La politica italiana fra la fine dell’Ottocento e il primo ventennio del novecento: Giolitti e la guerra in Libia

Alla fine del diciannovesimo secolo ci fu una crisi che segnò profondamente la politica e l’economia italiana. L’obiettivo era l’evoluzione del sistema liberale, che da lì fino all’avvento del fascismo avrebbe dato vita ad ampi dibattiti politici nella penisola italiana. La fine di questo secolo è segnata senz’altro dagli sforzi economici e bellici portati avanti da una infruttuosa campagna militare coloniale decisa da Crispi, finanziata fra gli altri, dalla compagnia Rubattino.

Fu proprio questo insuccesso coloniale a determinare la caduta dello stesso Francesco Crispi nel 1896. Tuttavia la crisi politica non fu scongiurata dal solo cambiamento ai vertici e il governo successivo presieduto da Antonio di Rudinì dovette affrontare gravi crisi e tensioni: egli propose una politica conservatrice, il cui obiettivo consisteva nel reprimere con la forza tutte le proteste popolari, senza riconoscerne la legittimità e discriminava ogni forma di protesta sociale, anche perché l’ascesa del socialismo e del comunismo marxista aveva determinato una preoccupazione crescente nella destra storica.