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Tag: Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

In uno stato non chiaramente identificato, in una grande città senza nome, Montag svolge il suo lavoro come ogni giorno. Con il suo elmetto numerato “451” porta in giro il fuoco distruttore della cultura. La società senza nome si regge sul fatto che i suoi cittadini non possano leggere libri. Tutta la cultura è cultura di massa, il cui unico scopo è creare una costante rete di anestetici intellettuali, qualsiasi cosa purché “la massa” sia sempre indistinta e incapace di pensare. Completamente prona al destino massificante e massificatore è la moglie di Montag, Mildred. Mildred non solo mastica pillole come se fossero cioccolatini, ma sostanzialmente vive conversando con la sua televisione, diventata perfettamente interattiva e quasi quadrimensionale.

Montag è descritto in modo nitido nella prima pagina come uno “stolido” e poi come una sorta di fanatico dell’ordine costituito. Ma assai presto egli si trasforma prima in critico passivo e poi attivo. Ma in realtà questa “fase critica” del pensiero di Montag doveva avere le radici in un qualche passato perché effettivamente si scopre più avanti che egli ruba almeno alcuni libri che doveva bruciare. E non solo ne ruba diversi, ma pure li nasconde. Ma da principio, il narratore lascia intendere che la rivoluzione interiore di questo sedicente uomo della massa nasce dal contatto ripetuto con una ragazzina “stramba”, Clarisse McClellan, che naturalmente fa una brutta fine, morendo ufficialmente in un modo così poco convincente che uno scaltrito Montag, pur essendoci stato prima descritto come stolido, rimane dubbioso. Ad ogni modo, Clarisse parla a Montag della rugiada e della bellezza di “farsi accarezzare la lingua dalla pioggia”. Quante esperienze ci sono nel mondo capaci di alterare la narrativa dell’unica società senza nome… I fili d’erba nei prati e le mani che toccano cose… Tutto un rischio di rivoluzione politica passa dalle aiuole, a tal punto che viene da chiedersi come mai questo “mostro sociale” non abbia cementificato tutto il possibile, che poi non è causa neppure né di difficile né di molto lavoro.