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Tag: Fortuna di Giovenale

Persio e Giovenale: la satira nel periodo del principato


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Sebbene Persio e Giovenale abbiano vissuto in due momenti del principato diversi l’uno dall’altro, (infatti il primo scrisse sotto Nerone, il secondo sotto Nerva e Adriano), essi hanno in comune diverse caratteristiche. Prima di tutto entrambi si ricollegano stilisticamente e spiritualmente, anche per quelli che erano i valori, alla poetica di Lucilio e soprattutto di Orazio. Ma aldilà di queste somiglianze e richiami coi due letterati a loro antecedenti, essi hanno il merito di rivoluzionare un genere letterario molto in voga nella Roma del principato. Una volta confrontate le due poetiche satiriche le innovazioni sono vistose sia nella forma che nel tipo di discorso che Persio e Giovenale utilizzano.

Prima di tutto cambia l’oggetto di riferimento a cui si indirizzavano i due satiri: se Orazio e Lucilio indirizzavano le loro opere a una ristretta cerchia di amici letterati, non era così per la nuova avanguardia satirica. Ora si scrivevano satire dirette a un pubblico generico di lettori-ascoltatori, di fronte ai quali il poeta si comporta come risolutore di vizi e virtù. Il poeta è assolve la funzione di moralizzatore al quale l’ascoltatore si affida. La satira oraziana, seppur prevedendo la critica dei cattivi costumi, era di indulgente comprensione verso le debolezze dell’essere umano e vedeva tutto con un sorriso autoironico. Ciò a differenza della satira di cui stiamo trattando perché risulta caratterizzata da un rigido sistema valoriale stoico contro i vitia.

Dal punto di vista linguistico, entrambi le satire utilizzavano il sermocotidianus, nel periodo del principato, adornato sempre più dai grecismi: d’altronde, la lingua latina conoscerà diverse fasi del suo sviluppo, passando da quella arcaica a quella classica, da quella post-classica (che comincia a far la sua comparsa in questo secolo, I sec. d.C.) a quella volgare. Analizziamo ora singolarmente le figure letterarie di Persio e Giovenale.