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Tag: Sistema carcerario

Siamo tutti una stessa gente. Scacchi e carcere.

Di Pili G.             www.scuolafilosofica.com

Il dodici dicembre di quest’anno era una domenica qualunque. A Milano faceva un freddo pungente, sebbene senza i picchi dei momenti peggiori. Eppure per nove scacchisti non fu una giornata come tutte le altre: stavano per andare in carcere, a Bollate. Si trattava di andare a sfidare alcuni ragazzi che avevano seguito un corso grazie agli istruttori dell’Accademia di Scacchi di Milano: Elia Mariano, Andrea Bracci e Francesco Gervasio.

Questa non era una manifestazione estemporanea e non era neppure un’iniziativa rapsodica, sebbene pur sempre importante. L’Accademia, infatti, ha stretto una collaborazione con l’organizzazione carceraria fin dal 2008 e si va consolidando nel tempo. Tutto iniziò da una richiesta di un giudice in pensione, Franco Cecconi, ex socio dell’Accademia. Egli faceva volontariato nel carcere tenendo lo sportello giuridico. Egli lavorava proprio nelle carceri e aveva sostenuto, non senza qualche fondamento, che se per mestiere aveva fatto di tutto per tenere i delinquenti al fresco, aveva, adesso, l’esigenza di fare qualcosa di buono per loro e, magari, di tirarli fuori.

L’ignoranza non paga per sempre – Un’analisi critica della situazione carceraria in Italia.

Non molto tempo fa, due fatti piuttosto inquietanti: la morte di un giovane in prigione in circostanze oscure, Ciro Ruffo; il suicidio di un’ex brigatista, Diana Blefari. L’indignazione pubblica è sorta e tramontata, seguita a ruota dai mass media e dal ministro della Giustizia, costretto a scomode inchieste.

Aspettando i risultati, diamo uno sguardo a dati concreti. Secondo un articolo del “Corriere della Sera”, i suicidi in carcere nel solo 2009 sono stati in totale 67, [1] le morti 169. In un altro articolo, alcuni politici sostengono che la qualità di vita nelle prigioni spinga a gesti estremi, fino al suicidio. [2] In Italia, dal 1990 al 2000 c’è stato un aumento di 20.000 detenuti, cioè si è passati da 32.000 detenuti a 53.000.[3] Sempre per la stessa decade di riferimento, per ogni anno c’è stata una media di due milioni di delitti denunciati, cioè, se la popolazione italiana è di sessanta milioni, c’è una denuncia ogni trenta persone. Ma il dato più significativo viene da un’altra serie di dati: 55.624 detenuti nel 2001, quasi uno ogni mille abitanti, per 43.507 posti letto disponibili. La densità carceraria era la seconda d’Europa, inferiore solo a quella greca. In due parole: le carceri sono sovraffollate, la qualità della vita non può che essere conseguente.