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ScuolaFilosofica (SF)

è un progetto che ha come Ideali:

  • Diffondere la Cultura e la Ragione in ogni forma.
  • Dare spazio a tutti coloro che hanno voglia e facoltà.
  • Fornire risposte per ogni segnalazione ricevuta.
  • Creare un buon portale di filosofia analitica.

Il Nostro ideale è quello di proporre una libera diffusione di materiali scelti e di fornire un punto di contatto tra persone interessate alla discussione delle proprie idee e opinioni, in piena libertà e in linea con la responsabilità che ogni intervento richiede. Il nostro Ideale impone tale responsabilità, ed è sostenuta nella convinzione che Conoscenza e Democrazia debbano passare anche attraverso portali liberi da Istituzioni e da qualunque barriera che non favorisca il libero accesso ai contenuti della Ragione.

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Popper e la crescita della conoscenza

[Originariamente pubblicato in data 18 novembre 2011]

DorianKBandy, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

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Consigliamo Filosofia della mente e l’intervista al professor Silvano Tagliagambe


Una lettura, critica negli intenti, ma purtroppo ancora frammentaria, del contributo che la razionalità critica ha dato e continua a dare ad una epistemologia della “crescita della conoscenza”

Introduzione

Uno dei punti, a dire il vero rarissimi, che sembrano accordare una buona parte degli epistemologi cimentatisi nell’arduo compito di valutare criticamente il pensiero popperiano, o almeno quei pochi che io ho avuto l’occasione di conoscere, può essere a mio avviso facilmente riconosciuto nel piglio con cui il filosofo viennese viene da questi affrontato. Proprio in questo caso uno strumento eccezionalmente accessibile e semplice, come l’indice, che già  può concederci ,se ben valutato, un ottimo colpo d’occhio sull’indirizzo generale di qualsiasi testo, risulta esserci particolarmente d’aiuto per individuare sin da subito i punti cardine della critica filosofica. Una delle più complete antologie redatte su questo autore[1] inaugura una serie di articoli, rivolti a Sir Karl da una serie scelta di critici, con un saggio dal titolo: “Popper and the Vienna Circle” redatto da Viktor Kraft[2]. È singolare notare che sin da subito si inaugura quello che poi sarà un leitmotiv di molti altri approcci al medesimo problema, i rapporti fra Popper ed il Circolo di Vienna vengono confermati e smentiti al contempo proprio nelle prime righe del saggio:

Mysterium Iniquitatis. Il mistero del male

Anonimo, Minotauro nel labirinto, mosaico romano, Conìmbriga, Portogallo. Creative Commons License
  1. Il mistero del male e la logica

Il mysterium iniquitatis, il mistero del male, locuzione coniata da San Paolo nella Seconda lettera ai Tessalonicesi (2,7), è forse quello che più atterrisce e affascina gli esseri umani. Esso è stato affrontato dalla filosofia da diverse prospettive. Chi o che cosa è il male? Quali sono la sua origine e la sua natura? Come sconfiggerlo? Sono queste le domande con cui gli esseri umani più si sono tormentati.

Ma per quanto possa apparire insolito, il problema del male si può incontrare anche sul cammino della logica classica, da Aristotele a Gottlob Frege, benché di rado si sia tentato di affrontarlo da questa direzione. In particolare, non lo si è mai affrontato partendo dal meccanismo profondo che aziona il ragionamento. Il mondo interiore, della mente, sembra corrispondere a quello esterno, della natura e dell’universo. Entrambi sembrano rispondere a regole di funzionamento sorprendentemente simili, incardinate sull’opposizione binaria.

Già Platone, nel Sofista, aveva intuito che il pensiero procede per divisioni (“diairesis”), separando e distinguendo (218d-221c e 253d-e); e nel Parmenide aveva mostrato come l’Uno e i Molti, l’essere e il non-essere, non possano essere pensati separatamente (137c-155e e 160b-166c). Tale corrispondenza tra la mente e la realtà, come vedremo, può consentire di definire il male, di capirne le cause, di presumerne gli effetti sulla vita degli esseri viventi, e di valutare se esista un modo per combatterlo.

L’illuminazione che si rende addensante in un cuore del multiverso

Per la Biennale di Venezia 2026, fino al 22 Novembre sono visitabili al Palazzo Mora le installazioni e le sculture di Carrie Able, durante la mostra in collettiva Personal Structures. Bisogna ricordare che lei fa anche la musicista. Esteticamente c’entra l’intersezione fra la tradizione delle belle arti e le tecnologie immersive dalla realtà estesa. Ma quanto dialetticamente ogni illuminazione si renderà addensante? E’ la fenomenologia già di Platone per il ricettacolo d’una materia appena informe, che il Demiurgo divinamente rimodellerà per un nuovo mondo. Al di là del surrealismo dentro la mitologia, l’astrazione al simbolismo della luce per Carrie Able non solo svelerà, ma anche genererà. Data la trasmissione del tempo, forse varrà la corrispondenza fra il limite iniziale del Big Bang ed il limite terminale d’un multiverso. La sonorità diventa importante, poiché essa è percepibile direttamente dall’udito (senza un “filtro regolante”, come per gli altri sensi). Carrie Able apprezza la sinestesia. Col multiverso, si vagheggia un’interazione fra persone in una realtà virtuale.

Origini della letteratura latina: il teatro romano arcaico e la figura di Livio Andronico

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Consigliamo Percorso di letteratura latina e Sallustio

 

[Originariamente pubblicato in data 17 gennaio 2013]


Il momento della nascita “ufficiale” della letteratura latina è stato un elemento molto discusso dagli studiosi del campo che però arrivarono a una conclusione: convenzionalmente è stata fissata nelll’anno 240 a.C. quando Livio Andronico mandò in scena una tragedia sua originale. La storia della letteratura latina ha una storia ben diversa da quella greca: i greci giovarono della figura di Omero, precursore e maestro nel medesimo tempo.

Le primissime forme di scrittura, sono precedenti al 240 a.C. e sono rintracciabili negli inviti a bere ritrovate come iscrizioni in olle e tazze di vino, oppure firme di artigiani nei loro manufatti o ancora proibizioni religiose. A partire dalla Roma medio repubblicana il quadro dell’alfabetizzazione si presenta assai ampio e articolato.

Diagrams’ Ontology and Epistemological Commitments

An Unexpected Journey into Everyday Thinking

Prologue – From Where All This Started

I recently read Philosophy of Physics – Space and Time written by the philosopher Tim Maudlin.[1] It is a short, dense book intended to be readable by everyone, but, as usual with these types of works, it requires very careful attention from the readers and effort to be unpacked, as we would wish from an excellent philosophical essay. Despite its shortness, Philosophy of Physics has been one of the most interesting readings on philosophy of science I have had in quite some time, not only because it had been a long time since I read a book or research paper in this philosophical area.[2] There are remarkable considerations in Maudlin’s work that would be worth an essay on their own, but here I am mentioning this reading because it has been the philosophical starting point for this essay, because it clearly posed specific ontological and epistemological questions when analyzing diagrams, mind maps and sketches.

LA VISIONE PLATONICA DELLA MUSICA

Copyright: Pixabay, libera da royalties.

Per secoli l’impianto filosofico di Platone ha informato di sé anche una visione dell’arte (non soltanto del mondo) basata su principi logici e razionali a cui è rimasta saldamente ancorata la civiltà occidentale per lunghissimo tempo. Nella concezione del filosofo, la musica, come l’arte in generale, deve seguire dei principi che la normano e che la rendono “razionale” e “utile” alla polis.[1] Anche la musica, infatti, per Platone deve essere “ordinata” “… sola in grado di illuminare [le cose] nella loro verità”[2] e, quindi, di renderle pure, restituendole a quell’essenza incorporea e incorruttibile che appartiene alle idee.

Niente ambiguità, nessuna dissonanza, ma neppure alcuna ricchezza ritmica o armonica può trovare collocazione in una concezione del mondo che rifiuta le contraddizioni, la simultaneità, la compresenza degli opposti. Per tale motivo, Platone elegge a strumenti musicali utili alla città e ai cittadini soltanto la lira e la cetra, sacre ad Apollo, dio del sole, in contrapposizione a strumenti più ricchi di potenzialità ritmiche e armoniche, associati, invece, a Dioniso, dio poliedrico ed eccessivo per eccellenza.

Una pallacanestro dal basso con la carena e dall’alto col matroneo

Alla Biennale di Venezia 2026, sarà visitabile fino al 22 Novembre il Padiglione Nazionale dell’Estonia. Presso un’ex-chiesa, dove oggi funziona un centro sociale dei salesiani, Merike Estna ha installato i propri dipinti. La mostra, curata da Maria Arusoo, s’intitola The house of leaking sky. La sede è parecchio insolita, perché al soffitto affrescato nel Novecento corrisponde il pavimento piastrellato, in cui servono le linee per i due tabelloni della… pallacanestro! Merike Estna ha progettato di rimanere a Venezia per tutta la durata della Biennale, rivisitando le proprie pitture. Addirittura lei ad Agosto coinvolse gli studenti d’un master in arte contemporanea, dall’Estonia. Sull’ex-chiesa del padiglione non bazzicano mai i turisti. Anzi si conferma il tema estetico del pittore senza opera, se quest’ultima deve continuamente aggiornarsi in laboratorio, poiché è scarsamente noto il nome di chi lasciò l’affresco sul soffitto… Esteticamente, a Merike Estna interessa sintonizzarsi con la dimora. D’altronde sulla tela bianca i pigmenti si filtrano perché affiori una figura. Noi potremo immaginare, sintetizzando i due ambiti, che il quadro si svilupperà arieggiando sull’installazione. Con la dimora, bisogna familiarizzare. E’ l’unico ambiente in cui di notte non temiamo di perderci, in assenza d’una luce. Simmetricamente, la colorazione “prende fiducia” in uno svelamento per un eccessivo candore, dalla tela.

VENERE IN CORNICE – Un corno s’intrufola nell’anello del film / A horn sneaks through a ring of the film

Per Verlaine, esteticamente la sfumatura sa accoppiare il sogno… col sogno (quando la realtà si dà solo alla dialettica con la virtualità), oppure il flauto al corno (prescindendo dalle scale di tonalità). Chiara è inquadrata al primo piano. Il volto pende leggermente, come se cercasse se non di sistemarsi almeno “d’intrufolarsi”: così ci si abitua al torpore. C’è un “corno” di capelli, che avrà una “scala” mediante più anelli sugli orecchini. Ma quanto le bretelle si faranno suonare, come un flauto, dai propri tasti? Ricordiamo che Chiara lavora nel cinema, fra i “binari” delle pellicole.

According to Verlaine, aesthetically the nuance is able to pair the dream… with the dream (when the reality happens only at the dialectics with the virtuality), or the flute with the horn (aside from the scales of tonality). Chiara was framed in the foreground. The face is slightly sloping, as if it looked for maybe not its arrangement but at least its “infiltration”: that’s the way to become accustomed to a torpor. There is a “horn” of hair, which will have a “scale” through many rings on the earrings. But how much will the straps allow their sound, like a flute, from the own keys? We remember that Chiara works in the cinema, between the “rails” of the celluloids.

Stratificazioni del senso – Cenni sui fondamenti dell’interpretazione –

Abstract :
Il senso è una realtà difficile e degna di una profonda riflessione, sfuggente e difficilmente definibile. Non è una cosa che sta lì, che va cercata in qualche luogo, che è data nei simboli, o nelle cose. Non è affatto un oggetto, e non è nemmeno qualcosa che si attribuisce alle parole. Come esprimerlo infatti se non è già nominato? Lo scopo dell’articolo è esporre alcune tra le diverse configurazioni esplicative del senso nel suo prodursi, considerandole non come teorie concorrenti, ma come livelli funzionalmente distinti di uno stesso fenomeno, ciascuno dei quali risponde a una specifica esigenza descrittiva. Con ciò si vuole delineare con dei cenni, il concetto di scientificità in quell’aspetto controverso delle scienze umane o scienze dello spirito, che è l’interpretazione, e le condizioni da cui tali discipline traggono rigore metodologico.

VENERE IN CORNICE – Il glamour del carrello monospalla / The glamour of an one shoulder cart

Cormac McCarthy ci descrive la distopia d’una società apocalittica in cui si rimane in possesso unicamente d’un carrello della spesa, e per strada. Il consumismo non ci abitua mai al peggio, ossia all’inedia. Né da quello dovrebbe ricominciare la civiltà, forse. Anastasia ha posato per una fotografia unicamente al bianconero. Lei è stata inquadrata sulla sedia, dal modello classicamente spartano. Nello sguardo, noi tendiamo a percepire una fierezza mista alla malinconia. C’è l’abbandono delle mani, col contraltare della cintura dove gli oblò potrebbero ondeggiare verso una riva lontana. Noi immaginiamo una configurazione a “carrello della spesa” per il top monospalla. Anastasia cavalca la sedia in modo innaturale, quasi “consumandola”. Esteticamente, la fotografia si percepisce all’esistenzialismo del bohemien. Le gambe sarebbero state tagliate lasciando un lembo di pelle come rotella, per un carrello rispetto alla sedia.

Cormac McCarthy describes for us the dystopia of an apocalyptic society where we remain in possession only of a shopping cart, and on the road. The consumerism never gets us used for the worst, namely to the starvation. Neither from that a civilization should restart, maybe. Anastasia posed for a photography only in black and white. She was framed in the chair, with a model classically spartan. In the gaze, we tend to perceive a pride mixed with a melancholy. There is the abandonment of the hands, with the counterbalance of a belt where the portholes could ripple into a distant shore. We imagine a configuration as “shopping cart” for the one shoulder top. Anastasia rides the chair in unnatural way, almost “consuming” it. Aesthetically, the photography is perceived at the existentialism of the Bohemian. The legs would have been cut leaving a flap of skin as small wheel, for a cart compared to a chair.