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Tag: Canova

VENERE IN CORNICE – Un “cric” del braccio dentro la piscina d’un ventaglio / A “jack” of the arm inside the pool of a fan

Leggiamo un haiku di Yamaguchi Seishi: < La pistola, sulla dura superficie della piscina, risuona >. C’è la connessione fra la sicura ed il tappo. Ovviamente lo sparo si percepisce inquietante perché non attutisce, come la superficie d’acqua. Brana ha posato per uno scatto al bianconero. Precisamente, lei si trova sul bordo d’una piscina. Il corpo sdraiato dal fianco sinistro s’alza, grazie al “cric” del braccio. Sembra una posa che aggiunge plasticità marmorea alla piscina: ci basta menzionare la scultura al neoclassicismo Paolina Borghese, di Antonio Canova. Più in generale, Brana si mimetizzerebbe fra l’art nouveau della balaustra o del patio. Sullo sfondo, c’è tanta vegetazione. Qualcuno immaginerà che gli arti di Brana si dispongano “a pistola”. Allora, lo “sparo” avrebbe colpito una colonna quadrata, da una balaustra: c’è un cerchio nero.

We read a haiku of Yamaguchi Seishi: < The gun, on the hard surface of the pool, resounds >. There is the connection between the safety lock and the plug. Of course the gunshot is perceived disquieting because it does not cushion, like a water surface. Brana posed for a shot in black and white. Precisely, she is at the poolside. The body lying down from the left side is raised, through a “jack” of the arm. It seems a pose which adds marmoreal plasticity to the pool: it’s enough for us to mention the sculpture of the neoclassicism Paolina Borghese, by Antonio Canova. More in general, Brana would camouflage herself between the art nouveau of the balustrade or of the patio. On the background, there is many vegetation. Somebody will imagine that the Brana’s limbs are arranged “as a gun”. So, the “gunshot” would have hit a square column, from a balustrade: there is a black circle.

La “Via della Seta” per cui Venere nasce da un sole di stracci

Alla Biennale di Venezia 2024, presso la sezione dell’Arsenale è visitabile il Padiglione Nazionale dell’Uzbekistan, avente gli allestimenti dell’artista Aziza Kadyri. Esteticamente, a lei preme una dialettica fra l’appartenenza ad un segnale (secondo la teoria) ed il condizionamento da una guida (secondo la prassi). Ad esempio: quanto una cultura nazionale potrà essere interpretata liberamente? A livello sociale la mitologia sviluppa l’appartenenza, mentre a livello individuale l’identità sviluppa il condizionamento. Va ricordato che nei Paesi dell’Asia Centrale (come l’Uzbekistan) c’è la tradizione della migrazione, dal nomadismo della tenda (chiamata yurta). Nell’allestimento di Aziza Kadyri accade che l’abitabilità ha una teatralità. Le donne subirebbero il pregiudizio culturale d’un confino al < tutta casa e chiesa >. Loro, lavorando sul tessuto (chiamato suzani) porterebbero virtualmente in dote un sipario dei capelli. Questo condizionerebbe anche il visitatore della mostra, quantunque preservandogli il diritto all’indipendenza fra l’entrata e l’uscita. C’è un allestimento a gioco di specchi. Il visitatore ha anche una guida nascosta, giacché ripreso da una telecamera. Il suo volto è sovrapposto ad una rielaborazione del suzani, da parte dell’intelligenza artificiale. I pregiudizi culturali diventano teatrali al condizionamento delle aspirazioni private. Ad esempio s’imporrà alla donna di lavorare a casa per allontanarla dall’emancipazione politica: se lei la ottenesse, i suoi diritti si rinnoverebbero per “corredo” esponenziale. Il visitatore è libero, ma anche circuito dai segnali a causa del turismo, tramite cui la pubblicità migra. Dormendo nella yurta, si percepirà un esproprio al < tutto casa e museo >. Pertanto gli allestimenti di Aziza Kadyri coordinano il ricamo affinché questo condizioni dallo specchio. I pregiudizi culturali circuiscono anche negativamente, instillando il dubbio che una loro critica non possa mai attecchire. In filosofia politica, il radicalismo decostruisce l’appartenenza alla nazionalità. Se il nomade gira, rispetto a lui l’antropologo girerebbe… a vuoto, identificandosi come un giudice imparziale. Ma nell’allestimento di Aziza Kadyri la novità dell’intelligenza artificiale non sarà soltanto da consultare. Essa ricombina parecchio: ad esempio perché il volto umano ha i “ricami” dell’indole, fra la schiettezza e l’ipocrisia.