Press "Enter" to skip to content

Tag: Dio

Capitolo 21. Il Signore – l’Essere Supremo vedico

Prarthana1830590, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Iscriviti alla Newsletter!

Consigliamo – Di Francesco Margoni I veda – Capitolo 1


La sezione che ora affronteremo con un serie di pubblicazioni, la quarta del primo capitolo (titolato “Aurora e nascita”), posteriore a il preludio alla nascita dell’essere, la parola e gli elementi, è dedicata alla chiarificazione della figura del Signore per la concezione vedica. “Chi è il Signore per i Veda?” è la domanda a cui cercheremo di fornire una risposta. Con il termine ‘Signore’ s’intende indicare, genericamente, un qualunque potere (divino) superiore al e indipendente dal singolo uomo, ovvero, non un dio particolare ma il concetto stesso di dio considerato nel modo più ampio possibile. I vari dèi vedici rappresentano il Signore, anche se ognuno è come lo vedesse da un angolatura differente: ogni dio racchiude in un simbolo un aspetto di quel potere superiore ed estraneo che è la divinità stessa. Ogni dio è insieme Dio e un aspetto di esso.

Renato Cartesio – Vita e le Meditazioni Metafisiche

Scopri Intelligence & Interview di Scuola Filosofica!

Iscriviti alla Newsletter!


Vita

Nel bruno seicento si insinuava una mente geniale, grande mente, più che un bel corpo. Probabilmente la strada era segnata tanto dalla storia quanto dalla sua vita personale: Cartesio nasce a La Haye in Turenna nel 1596. Non era ancora il periodo della rivoluzione francese, ma esistevano già i parlamenti in Francia. I parlamenti erano degli organi differenti da quelli coi quali noi usualmente indichiamo le assemblee col potere di promulgare leggi. I parlamenti francesi erano organi dediti alla gestione delle tasse e ne esisteva uno per regione. Essi erano offici pubblici accessibili esclusivamente a coloro che avevano un titolo nobiliare. Infatti, solamente dopo qualche tempo, s’iniziò a vendere le cariche pubbliche consentendo una certa, seppure molto parziale, mobilità sociale.

Il paradosso della teologia negativa

https://pixabay.com/it/photos/la-creazione-di-adamo-fresco-in-436007/

Scopri Intelligence & Interview di Scuola Filosofica!

Iscriviti alla Newsletter!

Consigliamo in SF I paradossi dalla A alla Z di Michael Clark


(1) Ogni proposizione in cui Dio è nome, è vera solo se nega qualche proprietà a Dio.

P(x) = falso.

Non P(x) = vero.

P(x) è una qualunque proposizione in cui la proprietà P è predicata a Dio che è l’unico elemento del dominio su cui abbiamo scelto di interpretare la funzione.

Questa è l’assunzione di base della teologia negativa, secondo cui di Dio non si può predicare che il negativo (giacché di Dio non possiamo possedere alcuna conoscenza positiva, in quanto siamo troppo limitati per comprendere in noi l’infinito).

(2) Se (1) è corretto, allora Dio rifiuta la logica del terzo escluso. Infatti:

P(x) e non P(x) = falso

non (P(x) e non P(x)) = vero

Nel caso di proposizioni semplici come P(x) Infatti, nel primo caso abbiamo una proposizione complessa non negata e, dunque, per (1) falsa. Per le proposizioni come P(x), cioè una proposizione semplice del calcolo dei predicati del primo ordine, non abbiamo difficoltà: se compare l’operazione “non” allora è vera, mentre, se non c’è allora è falsa. Per le proposizioni complesse bisogna specificare che saranno vere quelle che hanno “non” come operatore più “forte”, cioè quello i cui valori di verità sono anche quelli dell’intera proposizione.

La causalità deduttiva di Spinoza – Analisi e storia di un concetto

Scopri Intelligence & Interview di Scuola Filosofica!

Iscriviti alla Newsletter!

Consigliamo Libertà, causalità e legge morale Causalità di David Lewis


Iniziamo la nostra analisi a partire dagli assiomi fondamentali della causalità per Spinoza.

3) Da una data causa determinata segue necessariamente un effetto e , al contrario, se non si dà alcuna causa determinata è impossibile che segua un effetto.

4) La conoscenza dell’effetto dipende dalla conoscenza della causa e la implica.

5) Le cose che non hanno tra loro nulla in comune non possono neppure essere comprese l’una per mezzo dell’altra, ossia il concetto dell’una non implica il concetto dell’altra.

Si tenga conto dell’ultima proposizione della prima parte dell’etica, la proposizione 36:

  1. Nulla esiste dalla cui natura non segua un effetto.

Il terzo assioma stabilisce che dato un qualunque evento, definito come causa, non può non seguire un secondo evento, detto effetto. Per qualunque azione in natura esiste una causa precedente ed un effetto susseguente. La catena di eventi non s’interrompe in un punto qualunque, al contrario non esiste alcun evento che non sia inserito nel mezzo tra le sue cause e i suoi effetti.