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Tag: gangster

Roland Barthes e la moda che atrofizza ogni variazione di stile (dal sigillo del “gangster” al nomignolo del ciclista)

Per Barthes, la dimensione del linguaggio (necessariamente codificato sia dalla sintassi sia dalla grammatica) non sosterrebbe mai i sensi d’una qualsivoglia parola. Fra il primo e la seconda, mancherebbe una separazione. Più semplicemente, succede che il linguaggio sia la singola parola. La filosofia di Barthes rientra nel tradizionale strutturalismo. Il senso d’una qualsivoglia parola comunque non sarebbe “nulla”, senza la simultaneità del suo codificarsi, grazie al linguaggio. La grafia testuale oppure la sonorità della voce precisamente si strutturano. Esse non si sostengono sul senso delle parole, perché lo determinano.

Però il linguaggio poetico è diverso, parendo strutturato al rinviare oltre se stesso. Là, tutte le parole hanno un senso “sorretto”. C’è la strutturazione della grammatica e della sintassi, ma verso la propria ristrutturazione d’un simbolismo. Per Barthes, la moda vanterebbe quasi una linguistica “poetica”. Ad esempio, la maglia sarà universalmente “codificata” per “riscaldare” il corpo. Però, quella finisce per diventare “liricamente” mitologica (idealizzandosi). La maglia presto si percepirà in tutto il “calore” della “comodità (praticità) esistenziale”. L’origine strutturalistica della moda col tempo tenderebbe simbolicamente al mitologico. I vestiti quindi si supportano, come accade per le parole poetiche. Sembra che quelli “atrofizzino” idealisticamente il mero funzionalismo alla loro origine. Certo ogni lirismo dovrà “cedere il passo” allo strutturalismo.