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Tag: Il negro del narciso

Uno scrittore singolare: Joseph Conrad

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Il mare si stendeva lontano, immenso e caliginoso, come l’immagine

della vita,con la superficie scintillante e le profondità senza luce”.

                                                                                                                 J. Conrad

Introduzione

Fino alla prima metà del Novecento Conrad era considerato uno scrittore di storie di mare, sotto il segno dell’ esotismo e del pittoresco. Veniva visto sotto l’etichetta riduttiva di un “Kipling dei mari del Sud”, mentre oggi è riconosciuta la complessa problematica della narrativa conradiana.

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Caso più unico che raro, Joseph Conrad diventa un maestro della letteratura inglese, scrivendo in una lingua non sua, appresa quando era già adulto. Il suo tema fondamentale è la solitudine dell’individuo, in balìa dei colpi ciechi del caso, di cui il mare è spesso eletto a simbolo. I suoi personaggi sono spesso collocati in situazioni isolate o confinate. L’eroe solitario di Conrad è quasi sempre un fuggiasco o un reietto, segnato dalla sventura o dal rimorso, stretto parente dell’angelo caduto caro ai romantici, che conquista la sua identità affrontando con stoicismo le prove che il destino gli riserva. Conrad ha scritto romanzi e novelle dove è rappresentata la lotta dello spirito umano in un universo indifferente, con una prosa originale che introduce nella letteratura inglese una tragica sensibilità di tipo non inglese.

Il negro del Narciso – Joseph Conrad

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James Wait s’imbarca nel Narciso. Wait è un marinaio di colore che si porta dietro un oscuro mistero che, ben presto, coinvolgerà tutto l’equipaggio. Gli uomini del Narciso sono una combinazione di varia umanità, dal capitano Allistoun al vecchio lupo di mare, Singleton. Ma tutti sono indispensabili, tutti concorrono alla vita della nave, compreso il fanatico cuoco, che spesso va in preda di possessioni oracolari sulla fine della nave e sulle fiamme dell’inferno. La traversata del Narciso inizia tranquilla, ma subito James manifesta il suo oscuro mistero: egli ha una malattia terminale ai polmoni che lo rende del tutto incapace di lavorare. Pesanti colpi di tosse e assenza di forze lo costringono ad un riposo forzato e reiterato nella sua cuccetta. Tutti i membri del Narciso gli vogliono bene e nessuno manifesta sentimenti di razzismo o di odio nei suoi confronti, tutti si prendono cura di James Wait. Il mare si volge in tempesta ben presto e per lunghi giorni il Narciso sarà trasportato dalla furia violenta di un mare che non intende concedergli nemmeno un attimo di respiro. Il vento freddo sferza la tolda e i sibili delle sartie risuonano come tristi echi di un terrore antico e gelido. I mariani vengono costretti a turni senza tregua, lavoro incessante, condizionato ulteriormente dalla decisione del comandante Allistoun di non tagliare i pennoni per non rovinare la nave. Più di una volta i marosi invadono il ponte con le loro murate d’acqua che entrano dentro la nave che, nonostante tutto, non può essere interamente impermeabile.