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Tag: Paradosso

Il paradosso dell’asino di Buridano – Soluzione e Buridano’s revenge

Un asino affamato e assetato è accovacciato esattamente tra due mucchi di fieno con, vicino ad ognuno, un secchio d’acqua, ma non c’è niente che lo determini ad andare da una parte piuttosto che dall’altra. Perciò, resta fermo, e muore! Ma immaginiamo che uno di noi si trovi in una situazione analoga, tra due tavoli pieni di cibo e bevande[1]. Non ci dirigeremo forse subito verso uno dei due tavoli?”[2]

Per comprendere questo paradosso, è molto bene esplicitarne le premesse di fondo, cosa che non fa l’autore del libro da cui abbiamo tratto la seguente formulazione dell’antico rovello.

Il poligono di Cusano

Cusano suggerisce l’idea che la conoscenza umana sia limitata e non possa mai giungere all’infinito. La natura è infinita, dunque la comprensione dell’uomo non  raggiungerà mai la pienezza della natura, sia del cosmo che del divino.

Questa concezione prende forma in una celebre immagine: il poligono inscritto in una circonferenza. Prendiamo che al principio ci sia un triangolo inscritto in una circonferenza, triangolo non perché il più perfetto delle spezzate chiuse quanto perché è la più piccola dei poligoni pensabili.

Immaginiamo di aggiungere un lato al triangolo: esso diventa un quadrilatero. Il perimetro del quadrilatero inscritto nella circonferenza è minore della circonferenza stessa.

Per una critica all’economia neoclassica.

Di Giangiuseppe Pili         www.scuolafilosofica.com

Breve discussione della metodologia di analisi.

5.631 Il soggetto che pensa, che immagina, non v’è.

Wittgenstein

L’economia neoclassica è una teoria che ha assunto un’importanza fondamentale all’interno del nostro sistema economico e sociale: molte politiche seguono i suoi dettami e grazie all’influenza indiretta sulla cultura, siamo tutti convinti che solo dall’egoismo collettivo possa nascere una società felice. L’economia neoclassica gode della fiducia che è scaturita per difetto: non essendoci nulla di meglio a cui credere, ci teniamo stretti ciò che pensiamo.

Il problema della felicità: commento ad un articolo di S. Cahn.

Di Margoni F., con un commento di Pili G.,  www.scuolafilosofica.com

Commento all’articolo The Happy Immoralist di Steven M. Cahn apparso sul Journal of Social Philosophy, Vol. 35 No. 1, nella primavera del 2004.

Cahn offre un controesempio alla caratterizzazione della ‘felicità’ offerta dalla filosofa Philippa Foot.[1]

Secondo la Foot la ‘vera felicità’ (traduco così l’inglese ‘great happiness’), a differenza del piacere o dell’euforia, deve provenire da qualcosa che è fondamentale nella vita dell’uomo, e che è in relazione a ciò che è profondo nella natura umana. Tutto ciò è necessariamente vago, ché la felicità è un concetto intrattabile.