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Tag: Tebe

Gli albori della civiltà greca attraverso le fonti archeologiche mediate dalle fonti linguistiche

Gary Todd from Xinzheng, China, CC0, via Wikimedia Commons

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In Introduzione alla storiografia greca: Erodoto, Tucidide, Polibio e le figure minori abbiamo analizzato le varie figure di storici e letterati antichi che ci hanno tramandato fondamentali nozioni per la strutturazione di una cronologia credibile. Naturalmente senza un buon supporto delle fonti (reperti) archeologiche portate alla luce da archeologi come Heinrich Schliemann e di Wilhelm Dorpfeld, fautore fra l’altro del metodo scientifico riguardante uno scavo archeologico, sarebbe impensabile riuscire a ricostruire precisamente ampi tratti del periodo storico considerato.

La fondamentale differenza fra le fonti archeologiche e quelle scritte, è che le prime sono considerate delle fonti “mute” come per esempio possono essere reperti e tracce che l’uomo ha lasciato nel suo cammino involontariamente. Ancora le fonti archeologiche sono suddivise in fonti materialistiche, fonti epigrafiche e numismatiche e ancora le già considerate fonti letterarie. Il lavoro di un archeologo grecista è riuscire a differenziare il “greco” dal “barbarico”, quest’ultimo inteso come ciò che viene dall’esterno: infatti, spesso durante uno scavo potevano/possono essere rinvenuti elementi totalmente estranei alla storia greca, arrivati in quel punto per caso; questi sono dei cosiddetti “elementi intrusivi” giunti magari attraverso le devastazioni locali. Questo problema, già caro agli storici greci, ad esempio ad Ecateo di Mileto citato da fonti di Strabone, che supponeva che nel passato arcaico la Grecia fosse stata abitata da barbari e ancora anche Erodoto considerava certa l’esistenza di popoli pre-ellenici e ipotizzava che i più antichi abitanti dell’Attica fossero in realtà i Pelasgi, popolazione successivamente ellenizzata.