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Mese: Dicembre 2013

Arabia Felix – Torkild Hansen

Duecento anni più tardi, quando noi stessi siamo la prova che il calcolo era giusto, non facciamo più programmi a così lungo termine, forse perché, in fondo, non siamo più capaci di credere davvero a una posterità possibile. La minaccia di una distruzione atomica è diventata quasi una specie di pretesto dentro di noi per liberaci del fastidioso pensiero del futuro. Non si cerca più di procurarsi la fama né per sé né per gli altri, ci si attiene al giorno per giorno, rifiutato l’arte e la parte non distruttiva della scienza, e provocando con ciò, nel piccolo, una distruzione pari a quella di cui la bomba è l’immagine su vasta scala. Se, inaspettatamente, il nostro tempo dovesse subire l’opposta sventura di essere ricordato fra duecento anni, lo sarebbe unicamente per quello strano, quasi storico zelo che ha messo nel farsi dimenticare. Il futuro è già cominciato, si dice, ma non è vero. Il futuro è già passato.

 Thorkild Hansen

Arabia felix è un libro difficile da inserire in una categoria, cosa che spesso opprime gli scrittori dei cataloghi librari. Questa è un’opera che resiste ad una sua categorizzazione. Non è un romanzo, perché i personaggi non sono mai considerati dal loro personale punto di vista e il fatto stesso che si offra la ricostruzione di un fatto storico con tale dovizia di particolari è già di per sé un fatto peculiare. Per essere un libro di storia mancano le fonti e l’assetticità degli specialisti, nonostante la mole di studi a cui Hansen fa riferimento direttamente o indirettamente. Non è neppure un libro di sociologia o di storia della sociologia perché porta solo pochi dati. Allo stesso tempo, però, offre spaccati di vita quotidiana, di analisi psicologiche, sociologiche e, soprattutto, storiche. Ma, ancora, potrebbe anche essere un libro di filosofia, perché condensa in sé un’intera visione del mondo e, in particolare, di filosofia della storia. Ma non ci sono argomenti, non ci sono esplicite tesi, ipotesi e deduzioni.

L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera

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Si erano creati a vicenda un inferno, pur volendosi bene. Il fatto che si volevano bene era la dimostrazione che l’errore non era in loro stessi, nel loro comportamento o nel loro sentimento labile, bensì nella loro incompatibilità, poiché lui era forte e lei debole (…). Ma è proprio il debole che deve saper essere forte e andar via, quando il forte è troppo debole per poter fare del male al debole.

 Milan Kundera

L’insostenibile leggerezza dell’essere è un romanzo di Milan Kundera edito nel 1984 e in Italia nel 1986, fu omaggiato da un grande successo di pubblico e di critica. La trama è quasi del tutto inessenziale, per così dire, di una insostenibile leggerezza: quattro personaggi principali, Tomáš, Tereza, Sabina e Franz vivono in un quadrangolo amoroso senza saperlo. Tomáš e Tereza sono una coppia retta su una reciproca condizione di instabilità, Tomáš infedele sistematico fa da contrappeso nella volontà alla debole Tereza, che però bilancia Tomáš per la fedeltà. Si conobbero in un bar perché Tomáš leggeva un libro, chiave segreta del riconoscimento di un sentimento di partecipazione sottopelle per Tereza.

Syria Quello che i media non dicono. Schiavone (a cura di) con Aramu, Khrais, Picasso

Syria Quello che i media non dicono è un lavoro composito che unisce il reportage giornalistico ad analisi di politica internazionale e a considerazioni di natura sociale e culturale. Il libro, pubblicato da Arkadia nel 2013, vuole fornire una panoramica generale su quanto viene taciuto dal sistema mediatico internazionale in generale e dal sistema mediatico italiano in particolare per quanto attiene al più feroce conflitto mediorientale dalla seconda guerra del golfo. L’intento viene conseguito mediante la testimonianza diretta degli autori, coinvolti in termini personali sia in quanto membri dell’associazione Assadakah (Centro Italo-Arabo e del Mediterraneo) che in quanto giornalisti. Gli autori, infatti, riportano la loro personale esperienza, congiuntamente alle loro analisi, su quanto sono in grado di testimoniare per quanto riguarda il conflitto siriano e quanto viene comunicato attraverso i principali media nazionali italiani.

L’importanza della civiltà Micenea nell’ambito della storia greca: le tombe a fossa

La civiltà Micenea si sviluppò nella regione del Peloponneso a partire dal 1600 a.C. circa, laddove un popolo nomade che prende il nome di popolo acheo, si stabilì creando una regione abitata, facendo di Micene il polo unitario del loro territorio: era infatti questa la città più grande da cui la civiltà prende appunto il nome. Altre importanti città fondate dagli achei furono senz’altro Sparta, Tirinto, Pilo e Argo. Come tutte le popolazioni seminomadi (o nomadi del tutto) erano dediti alla pastorizia, alla agricoltura locale, alla caccia e alla pesca. Inoltre intrapresero degli scambi commerciali con i cretesi dai quali impararono l’arte della navigazione. Avevano un’organizzazione militare, spesso le stesse città erano in conflitto fra di loro e inoltre dovevano vigilare contro la minaccia degli ittiti, resilienti nell’attuale territorio turco.

Il termine “miceneo” è stato coniato da uno dei più grandi studiosi e archeologi della storia greca, il tedesco Heinrich Schliemann. Invece Micene veniva descritta da Omero come una città “ricca d’oro” ed era da quel luogo che era partita la spedizione contro Troia con a capo Agamennone. Oggi le rovine di questa città vengono ancora ammirate con stupore tremila anni dopo la loro costruzione, e lo stesso, i viaggiatori che visitavano questa zona nel VIII secolo a.C. la ammiravano come luogo di culto, là dove era nato lo splendore dell’antica Grecia.

Fondamentali cenni sulla storia di Creta fra il 2200 e il 1375 a.C.

La storia di Creta è una storia molto antica. Infatti, popolazioni abitavano l’isola di Creta già a partire dal Neolitico. Per motivi di tempo e importanza partiremo dal 2200 a.C. circa quando i nativi cominciarono a costruire i primi palazzi, in quello stesso periodo in cui i Micenei cimentavano le loro doti nelle arti funerarie. Questo è un periodo molto importante perché segna la cesura fra un momento iniziale in cui si viveva in grossi villaggi dediti all’agricoltura e alla pastorizia, e un altro momento in cui comincia a nascere l’agglomerato urbano. Si crea dunque un architettura pianificata con rete stradale, rete fognaria, acquedotto, fontane e spazi riservati, al cui centro di tutto c’era il palazzo.

Nasce così dunque l’età dei palazzi, a cui probabilmente i cretesi si rifecero come modello alle civiltà del vicino Oriente, anche se gli studiosi non si azzardano a trarre conclusioni definitive a riguardo: sono troppi pochi infatti i riscontri e non abbiamo certezza che la nascita dei palazzi a Creta non sia dato da un’evoluzione delle tecniche native.

La letteratura latina nell’età Giulio-Claudia: i generi minori

Con la dinastia Giulio-Claudia si intende quella serie di imperatori (nell’ordine Augusto, Tiberio, Claudio, Caligola e Nerone) che regnarono dal 14 a.C. fino al 68 d.C.. E’ difficile poter inquadrare in una sola immagine i caratteri della letteratura di questo periodo: infatti, se da un lato nascono figure letterarie celebri come Virgilio, Orazio, Ovidio e Seneca, dall’altro invece nascono generi letterari, considerati minori, con nuove figure di letterati che non riesco a imporsi come punti cardinali di riferimento letterario. Questo è dovuto probabilmente al fatto che tutti gli imperatori di questa dinastia svilupparono dei gusti letterari particolari e distinti l’uno dall’altro e anche al fatto che non stilarono un progetto culturale importante come quello che aveva ideato Augusto.

Fanteria dello spazio – Starship Troopers Heinlein R. A.

Fanteria dello spazio è un libro di fantascienza edito nel 1962 dello scrittore Robert Heinlein. La trama è piuttosto lineare: il soldato Juan Rico, noto Johnny, è un soldato della fanteria mobile. Il romanzo, scritto con un narratore in prima persona, riporta le esperienze del soldato Johnny (il soldato par excellere americano) che da recluta “per caso” arriva a ricoprire il ruolo di comandante.

Fuori fuoco L’arte della guerra e il suo racconto – Maddalena Oliva

Fuori fuoco L’arte della guerra e il suo racconto è un saggio di Maddalena Oliva nel quale viene spiegato il rapporto tra l’immagine della guerra veicolata nei media attuali e l’evento militare. Il saggio si articola in sei parti.

Nell’Introduzione Visioni incrociate tra l’arte della guerra e il suo racconto vengono presentati tre nuclei tematici ricorrenti: (1) il sistema geopolitico attuale è causa (efficiente) o effetto (nei modi) di uno stato di “guerra globale permanente” in cui i termini di “pace” e “guerra” tendono a fondersi e diventare sostanzialmente irriconoscibili:

L’ultima di queste è, a seconda delle definizioni, “la guerra totale permanente” – formula banale ma che nota una dimensione pervasiva, continuamente protratta nel tempo e nello spazio – che apre uno scenario in cui tutti i termini e le distinzioni tradizionali sembrano girare a vuoto (dalla cancellazione dei limiti fra pace e guerra, interno e esterno, civile e militare, stati in grado di “dichiarare la guerra” e stati che possono “firmare la pace”, alla redistribuzione al di là di ogni dimensione stabile dell’asse amico/nemico).[1]

Seneca – Vita e opere

Vita

Lucio Anneo Seneca nacque a Cordova in Spagna molto probabilmente il 4 a.C. da una famiglia equestre benestante: il padre era Seneca il Vecchio. Ebbe modo di crescere in un ambiente stimolante e fu predisposto allo studio. Cordova era una città di tradizioni repubblicane: si era infatti schierata al fianco di Pompeo al tempo delle guerre civili ed era infatti terra di asilo per molti repubblicani ostili alla dittatura di Caio Giulio Cesare. In vista della carriera politica e retorica che avrebbe sostenuto, la famiglia si trasferì presto in Roma, così da poter essere educato nelle migliori scuole di retorica: i suoi maestri di matrice stoica furono Attalo e Papirio Fabiano.

Prima di iniziare l’attività forense nel 31 d.C. intraprese diversi viaggi per ampliare le sue conoscenze, specialmente in Egitto, dove seguì uno zio prefetto.

Dotato di grandi capacità oratorie, Caligola, geloso di queste, decretò la sua condanna a morte: venne però salvato probabilmente da un amante dell’imperatore stesso. Più avanti, però, durante il principato di Claudio, venne esiliato nel 41 d.C. con l’accusa di adulterio con la connivenza di Giulia Livilla sorella di Caligola e figlia di Germanico: naturalmente era tutta una messinscena. Seneca venne allontanato per le sue doti propagandistiche e oratorie che portavano in minoranza l’imperatore.

Il problema delle origini: gli albori della civiltà greca attraverso le fonti archeologiche mediate dalle fonti linguistiche

In Introduzione alla storiografia greca: Erodoto, Tucidide, Polibio e le figure minori abbiamo analizzato le varie figure di storici e letterati antichi che ci hanno tramandato fondamentali nozioni per la strutturazione di una cronologia credibile. Naturalmente senza un buon supporto delle fonti (reperti) archeologiche portate alla luce da archeologi come Heinrich Schliemann e di Wilhelm Dorpfeld, fautore fra l’altro del metodo scientifico riguardante uno scavo archeologico, sarebbe impensabile riuscire a ricostruire precisamente ampi tratti del periodo storico considerato.

La fondamentale differenza fra le fonti archeologiche e quelle scritte, è che le prime sono considerate delle fonti “mute” come per esempio possono essere reperti e tracce che l’uomo ha lasciato nel suo cammino involontariamente. Ancora le fonti archeologiche sono suddivise in fonti materialistiche, fonti epigrafiche e numismatiche e ancora le già considerate fonti letterarie. Il lavoro di un archeologo grecista è riuscire a differenziare il “greco” dal “barbarico”, quest’ultimo inteso come ciò che viene dall’esterno: infatti, spesso durante uno scavo potevano/possono essere rinvenuti elementi totalmente estranei alla storia greca, arrivati in quel punto per caso; questi sono dei cosiddetti “elementi intrusivi” giunti magari attraverso le devastazioni locali. Questo problema, già caro agli storici greci, ad esempio ad Ecateo di Mileto citato da fonti di Strabone, che supponeva che nel passato arcaico la Grecia fosse stata abitata da barbari e ancora anche Erodoto considerava certa l’esistenza di popoli pre-ellenici e ipotizzava che i più antichi abitanti dell’Attica fossero in realtà i Pelasgi, popolazione successivamente ellenizzata.