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Mese: gennaio 2012

Austin J.

Vita.

John L. Austin nasce a Lancaster il 26 marzo del 1911 e muore a Oxford nel 1960. Egli fu uno studioso di Aristotele, di cui tradusse opere in inglese. Fu traduttore di testi filosofici importanti, come I fondamenti dell’aritmetica di Frege. Tenne diversi cicli di conferenze, di cui uno ad Harward e da cui fu tratto il libro Come fare cose con le parole.

Opere.

Are there a priori concepts? (1959)

Other minds (1946).

Truth (1950).

Il negro del Narciso. Conrad J.

James Wait s’imbarca nel Narciso. Wait è un marinaio di colore che si porta dietro un oscuro mistero che, ben presto, coinvolgerà tutto l’equipaggio. Gli uomini del Narciso sono una combinazione di varia umanità, dal capitano Allistoun al vecchio lupo di mare, Singleton. Ma tutti sono indispensabili, tutti concorrono alla vita della nave, compreso il fanatico cuoco, che spesso va in preda di possessioni oracolari sulla fine della nave e sulle fiamme dell’inferno. La traversata del Narciso inizia tranquilla, ma subito James manifesta il suo oscuro mistero: egli ha una malattia terminale ai polmoni che lo rende del tutto incapace di lavorare. Pesanti colpi di tosse e assenza di forze lo costringono ad un riposo forzato e reiterato nella sua cuccetta. Tutti i membri del Narciso gli vogliono bene e nessuno manifesta sentimenti di razzismo o di odio nei suoi confronti, tutti si prendono cura di James Wait. Il mare si volge in tempesta ben presto e per lunghi giorni il Narciso sarà trasportato dalla furia violenta di un mare che non intende concedergli nemmeno un attimo di respiro. Il vento freddo sferza la tolda e i sibili delle sartie risuonano come tristi echi di un terrore antico e gelido. I mariani vengono costretti a turni senza tregua, lavoro incessante, condizionato ulteriormente dalla decisione del comandante Allistoun di non tagliare i pennoni per non rovinare la nave. Più di una volta i marosi invadono il ponte con le loro murate d’acqua che entrano dentro la nave che, nonostante tutto, non può essere interamente impermeabile.

La crocera dello snark. London J.

Dopo quarant’anni Jack London aveva raggiunto grandi livelli di stima in tutta l’America e fu scrittore e giornalista affermato; aveva lavorato inoltre come lavandaio, raccoglitore di ostriche, spalatore di carbone, cercatore d’oro nel Klondhike, lavoratore come operaio e altri piccoli impieghi, che tra l’altro sono quasi tutti rintracciabili nel capolavoro Martin Eden. Dopo aver messo in piedi una fattoria di circa seicento ettari che gli garantì una certa e aggiuntiva tranquillità economica, London decise di coronare un sogno di coppia, insieme a sua moglie Charmian: fare il giro del mondo a bordo di un lussuoso ketch, lo “Snark”.

Zanna bianca. London J.

Nel 1903 Jack London scrisse il romanzo breve intitolato The call of the wild, per gli italianofili, Il richiamo della foresta. In questo romanzo il protagonista Buck, un cane da pastore, riscopre l’essenza selvaggia e primordiale che c’è in lui; ne godrà fino alla morte e alla più grande eternità con la nascita dei suoi figli. Il romanzo ebbe un gran successo in tutta l’America subito dopo la sua uscita e celebrò London nella piramide dei più grandi scrittori contemporanei americani.
Memore del successo del tema e del personaggio nel 1906 Jack London si concentra nella stesura di un nuovo romanzo White Fang, la cui traduzione è Zanna Bianca, in cui non cambia i temi del precedente romanzo: l’animale selvaggio come metafora dell’uomo, di una sua rieducazione. A differenza che nel precedente, qui “semplicemente” mischia le argomentazioni in un climax ascendente: se nel Richiamo della foresta Buck conoscerà la sua indole primordiale attraverso un viaggio il cui culmine è l’ululato maschio e feroce, in Zanna bianca invece dall’ululato del branco passerà alla comoda vita borghese di una tenuta di campagna.

I rapporti tra Stato Italiano e Chiesa: evoluzione o immobilismo?

Questo lavoro vuole risolvere, attraverso un’argomentazione storica, il problema se si possa veramente parlare di evoluzione sostanziale dei rapporti tra Stato Italiano e Chiesa, così dei rapporti tra Chiesa e cittadino italiano.

Non è possibile risolvere in modo netto il problema. Dobbiamo distinguere due elementi nella questione.

Da una parte non c’è un sostanziale mutamento di atteggiamento da parte della Chiesa nei confronti del cittadino, se non quello imposto necessariamente dalla storia dello Stato. Considerando globalmente gli avvenimenti storici riguardanti l’Italia e la Chiesa, avvenuti negli ultimi centocinquanta anni, si può concludere che la Chiesa si apre al cambiamento quando, ormai, non può più fare altrimenti, e che, dunque, si pone costantemente come forza reazionaria, salvo poi, di fronte all’oggettiva impossibilità di cambiare la realtà, in primis con lo scopo nemmeno troppo dissimulato di tutelare i propri interessi, si adatta ai cambiamenti avvenuti. Dall’altra parte sì, i rapporti tra Stato e Chiesa, come quelli tra Chiesa e cittadino, e quelli tra Chiesa e sistema politico italiano, cambiano senz’altro negli ultimi centocinquanta anni, ma non certo nella direzione voluta dalla Chiesa. Molte conquiste laiche dello Stato, come il divorzio e l’aborto, si sono di fatto ottenute nonostante la contrarietà esplicita e influente della Chiesa. Quello che però va detto è che c’è questa contrarietà, e che è costante durante tutta la storia del nostro paese, determinando un rallentamento nel cammino laico e liberale del paese, di ieri e di oggi.

Critiche alla teoria affidabilista della conoscenza

L’affidabilismo è una teoria della conoscenza il cui nucleo fondamentale consiste nell’idea che la giustificazione scaturisca dal fatto che una certa credenza P sia prodotta da un processo cognitivo affidabile M. Se la credenza in P è prodotta da un processo cognitivo affidabile, allora è giustificata. Un sistema cognitivo M è una catena causale che connette un fatto ad una particolare credenza, in modo tale che la credenza sia, di fatto, fondata sul fatto stesso. La differenza tra l’affidabilismo e la teoria causale della conoscenza consiste proprio nella distinzione tra semplice connessione causale tra la credenza e il fatto (teoria causale) e l’idea che il sistema adibito alla formazione di credenze funzioni in modo efficiente. Di conseguenza, l’affidabilismo incorpora, in parte, la teoria causale della conoscenza, precisando a quali condizioni le catene causali possano definirsi condizioni necessarie e sufficienti per giustificare una determinata credenza in un fatto da parte di un soggetto.

La posta di Pascal, ovvero la scommessa di Pascal.

Se Dio non esiste, non perderemo nulla nel credere in Lui, mentre se Lui esiste, avremmo molto da perdere dal non crederci.

PASCALUna buona strada per evidenziare la distinzione tra la credenza razionale e una particolare credenza epistemicamente razionale è considerare la posta di Pascal, chiamata così dopo il filosofo Francese, Blaise Pascal (1623-1662). Il devoto Pascal voleva mostrare che la credenza in Dio fosse razionale. Per questo fine, lui propose l’argomento che nessuno ha niente da perdere, ma solo da guadagnare, dalla credenza in Dio, così che la credenza in Dio è la cosa giusta in cui credere.

Napoleone nella letteratura ottocentesca.

Uomo politico e generale di indiscusso valore, uomo che non esitava ad andare avanti d’innanzi al pericolo: Napoleone in pochi anni, dalla rivoluzione francese, riuscì a passare dal grado di generale di un battaglione delle forze armate, a imperatore di un territorio sempre più vasto grazie alle sue vincenti campagne militari. I letterati e gli artisti i quell’epoca, ma anche di quella successiva, non rimasero indifferenti di fronte a questo tema e quest’uomo: da Antonio Canova ad Hegel, da Ugo Foscolo ad Alessandro Manzoni, da Madame de Staël a Jack Louis David.

Il paradosso dell’asino di Buridano. Soluzione e Buridano’s revenge

Un asino affamato e assetato è accovacciato esattamente tra due mucchi di fieno con, vicino ad ognuno, un secchio d’acqua, ma non c’è niente che lo determini ad andare da una parte piuttosto che dall’altra. Perciò, resta fermo, e muore! Ma immaginiamo che uno di noi si trovi in una situazione analoga, tra due tavoli pieni di cibo e bevande[1]. Non ci dirigeremo forse subito verso uno dei due tavoli?”[2]

Per comprendere questo paradosso, è molto bene esplicitarne le premesse di fondo, cosa che non fa l’autore del libro da cui abbiamo tratto la seguente formulazione dell’antico rovello.