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Tag: Epistemologia

A cosa serve la filosofia?

The Adventures of Fallacy Man https://existentialcomics.com/comic/9


Quelle cose che noi desideriamo in vista di qualcos’altro, e senza le quali non è possibile vivere, le chiamiamo necessarie e concause; ciò, invece, che desideriamo per se stesso, anche se non ci procura null’altro, lo chiamiamo bene in senso proprio. (Aristotele, Protreptico) 

Abstract: Domandarsi a cosa serve la filosofia presuppone una risposta filosofica: non si deve filosofare? Allora, ci dice Aristotele, si deve filosofare! Anche questa domanda, come molte altre, trova la sua risposta nella storia del pensiero occidentale, perchè è il pensiero filosofico il luogo entro cui tutte le categorie che hanno caratterizzato l’evolversi della civiltà occidentale sono state elaborate. La filosofia è l’origine del nostro ordinamento politico ed economico, del nostro senso dell’etica e dell’arte, dei nostri scopi e valori. L’avvento della società scientifico-tecnologica ci pone di fronte al problema dell’utilità, proprio perchè essa stessa risulta da un confronto filosofico in cui la certezza viene a coincidere con la prassi, lasciando cadere sullo sfondo la pura ricerca della verità.

1 Lo scopo della critica della ragione e la rivoluzione copernicana

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…Malgrado la grande ricchezza delle nostre lingue, il pensatore si trova sovente in difficoltà quando si tratti di introdurre un’espressione che risponda appieno al suo concetto, in mancanza della quale non riesce a spiegarsi esattamente né con gli altri né con se stesso. Inventare nuove parole significa avanzare la pretesa di dettar legge in materia di linguaggio, cosa che raramente ha successo.

Immanuel Kant

Considerazioni sul concetto di rappresentazione o immagine nel fenomenismo

Abstract
L’articolo mira a mettere in luce con breve sintesi la paradossalità delle teorie epistemologiche che ammettono la tesi fenomenista. In base ad essa, la conoscenza è una mera produzione di rappresentazioni che, in quanto soggettive, rendono dubbio ogni possibile giudizio sul mondo. Esistono teorie alternative, la filosofia dell’organismo di Whitehead ne è un esempio. Essa propone una spiegazione del rapporto tra soggetto ed oggetto che radica in una concezione relazionale della materia, in cui il differenziale tra conoscente e conosciuto si annulla, perché entrambi i poli si istituiscono come elementi costitutivi dell’esistenza dell’altro.


Teorie esterniste della giustificazione in epistemologia


Introduzione

La teoria della giustificazione è un ampio settore dell’epistemologia analitica contemporanea. L’epistemologia indaga la definizione e i fondamenti della conoscenza. Fino ai problemi formulati da Edmund Gettier (Gettier (1963)), gli epistemologi accettavano la definizione tripartita di conoscenza: la conoscenza è credenza vera giustificata. La definizione di conoscenza può essere formulata in modo da distinguere le tre condizioni:

(C) Un soggetto S sa che p, solo se

(a) p è vera,

(b) S crede che p,

(c) la credenza di S in p è giustificata.

Jean Piaget – Il giudizio morale nel fanciullo

Le jugement moral chez l’enfant è il titolo del libro, uscito nel 1932, in cui Jean Piaget, noto psicologo dello sviluppo vissuto nel secolo scorso, presenta le ricerche sul ragionamento morale dei bambini, condotte da lui e dai suoi collaboratori. Si tratta di un autentico classico della psicologia sperimentale. Le riflessioni, le ricerche, e le prospettive teoriche in esso presentate sono ancora oggi, per la psicologia del pensiero, oggetto di piena considerazione. Lo studio sul ragionamento morale condotto da Piaget ha aperto alla psicologia sperimentale un campo di indagine che prima era poco o per nulla frequentato, e proprio per questo, e per la qualità del lavoro stesso, si è imposto come riferimento essenziale per le successive generazioni di psicologi sperimentali impegnati nella comprensione della cognizione morale del bambino.

Internismo della giustificazione e della conoscenza

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Consigliamo – Percorso di Epistemologia


Abstract

L’internismo della giustificazione e della conoscenza è una delle principali posizioni teoriche all’interno dell’epistemologia analitica contemporanea. Gli internisti fondano la loro posizione sull’intuizione forte secondo cui ciò che va considerato come conoscenza e come giustificazione è qualcosa di interno al soggetto. Le due principali teorie interniste, accessibilismo e mentalismo, divengono sulla caratterizzazione del predicato fondamentale ʽessere internoʼ. Secondo gli accessibilisti, semplificando, un soggetto sa che p se il soggetto può avere accesso per riflessione alla base della conoscenza di p, mentre per i mentalisti S sa che p se sussiste un certo stato mentale interno ad S che valga come evidenza a favore di p. Questo articolo ripropone esclusivamente le linee generali delle posizioni, per fornire un quadro, assolutamente parziale, di una delle principali posizioni epistemologiche contemporanee.

Popper – Le fonti della conoscenza

DorianKBandy, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

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Consigliamo – Popper e le fonti della conoscenza di Francesco Margoni


Prima di venire a presentare il contenuto della Conferenza filosofica annuale tenuta da Popper alla British Academy nel 1960, in cui il filosofo discute la sua posizione epistemologica, delineo brevemente le linee essenziali della sua filosofia della scienza.

Tesi centrale della filosofia della scienza di Popper è che la conoscenza (in particolare quella scientifica) si accresce per mezzo dell’individuazione degli errori, ovvero per mezzo della critica, effettuata con gli strumenti della ragione e con gli strumenti di controllo sperimentale, dei tentativi fatti, sovente sbagliati (come dimostra la storia della scienza), per risolvere i problemi. La scienza è certamente fallibile, nondimeno progredisce verso la verità imparando dai suoi errori. Le fasi della progressione della conoscenza sono essenzialmente due: inizialmente si postulano delle congetture, ovvero si tenta di dare soluzione ai problemi formulati in modo tale che siano scientificamente trattabili, per mezzo di supposizioni ingiustificate (e ingiustificabili; ovvero, da una parte sono ipotesi in attesa di controllo, e dunque non ancora possibilmente giustificate, dall’altra sono ingiustificabili perché di fatto la maggior parte degli asserti non può essere giustificata), dopodiché si cerca di confutare tali congetture, ovvero si sottopone la supposizione al controllo della critica. Il massimo a cui può aspirare una teoria è superare tutti i controlli a cui viene sottoposta; una teoria non è mai oggetto di giustificazione positiva, ovvero non si dà mai il caso di una teoria sicuramente vera (Popper assume come valida l’idea della verità oggettiva, nel senso di corrispondenza delle asserzioni vere con i fatti della realtà) o anche probabile. Tutto quello che possiamo fare per procedere nella via della verità è sottoporre le nostre teorie a severi controlli, ed imparare dagli errori che commettiamo. In questo modo siamo in grado di chiarire e penetrare sempre più il problema di cui ricerchiamo la soluzione.

Affidabilismo e il valore della conoscenza.

Considerazioni sul valore della conoscenza:

 E così si dice…

Se conosci il nemico e te stesso…

La vittoria sarà indubbia…

Se conosci la terra e il cielo…

La vittoria sarà totale.[1]

Sun Tzu.

 

La conoscenza debole è credenza vera e la centralità della verità sulla giustificazione.

La conoscenza è credenza vera giustificata. Ogni teoria epistemologicamente rilevante deve trattare del problema della definizione della giustificazione, cioè della terza clausola della definizione di “conoscenza”, giustificazione che è un termine epistemicamente carico, come abbiamo visto. L’Affidabilismo di Alvin Goldman assume che S sa che p solo se S crede che p, p è vera e p è stata prodotta da un processo o da un metodo affidabile. Nel testo principale in cui Goldman propone la sua analisi sul valore della conoscenza, egli riporta la seguente definizione: “According to process reliabilism, a subject S knows that p if and only if (1) p is true, (2) S believes p to be true, (3) S’s belief that p was produce through a reliable process, and (4) a suitable anti-Gettier clause is satisfied”.[2]

Edmund Gettier – La conoscenza è la credenza vera giustificata?

Jared Tarbell, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons

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Consigliamo – Introduzione schematica all’epistemologia di Giangiuseppe Pili


L’articolo di Gettier inizia con una domanda polemica, rispetto a tutte quelle teorie d’epistemologia che fondano le loro analisi nella “definizione tripartita della conoscenza”: la conoscenza è credenza vera giustificata. Egli, infatti, nell’incipit del suo articolo, espone tre versioni autorevoli di definizioni che, d’altra parte, enunciano la definizione secondo tre condizioni: la condizione soggettiva (la credenza), la condizione oggettiva (la proposizione creduta è vera) e la giustificazione. La definizione è un po’ astratta e merita una metafora che, dal senso letterale, ci consenta di passare ad uno allegorico, mantenendo, però, su un piano ideale e concreto lo stesso concetto.