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Percorso di epistemologia analitica

L’epistemologia analitica è la branca della filosofia analitica contemporanea che investiga su diverse tematiche ma, in generale, tratta i problemi attinenti alla conoscenza. L’epistemologia analitica si differenzia dagli approcci epistemologici classici (Cartesio, Spinoza di cui è presente anche una critica, Hobbes, Locke, Berkeley, Hume, Kant il cui dibattito si era incentrato, tra le altre tematiche, sul delicato rapporto tra qualità primarie e secondarie) che si fanno iniziare con Cartesio e la sua riflessione sul cogito in base a ragioni di natura metafilosofica: è la tipologia di analisi offerta, più che nella natura delle risposte, a segnare una importante cesura tra l’epistemologia analitica e la ricerca epistemologica classica o continentale. L’epistemologia analitica sorge sulla base di alcune analisi particolarmente rilevanti di Alfred Ayer e Roderick Chisholm ma anche i lavori di uno dei padri della filosofia analitica, Bertrand Russell, sono stati importanti. Dalla filosofia analitica classica elaborata principalmente attorno alle tre figure cardine di Frege, Russell e Wittgenstein, l’epistemologia analitica si concentra sulla definizione della conoscenza proposizionale, più che sulla conoscenza competenziale, oggettivale o diretta, sulla cui distinzione abbiamo un articolo. Anche il paradosso di Moore ha una sua importanza all’interno del problema del delicato rapporto tra la semplice credenza vera e la distinzione di essa con la conoscenza. Ma il vero momento chiave dello sviluppo delle teorie epistemologiche analitiche si ha con l’articolo di Edmund Gettier, su cui abbiamo speso alcune pagine. La riflessione di Popper (Popper e la crescita della conoscenza, Popper e le fonti della conoscenza), riguarda l’epistemologia, anche se essa ha avuto un peso decisamente maggiore rispetto alla filosofia della scienza.

L’epistemologia analitica indaga le condizioni a priori per cui un soggetto cognitivo può dire di sapere qualcosa. In questo senso, tutto ciò che riguarda gli errori, l’ignoranza, l’informazione, la giustificazione e stati di evidenza sono di pertinenza dell’epistemologia analitica. In tal senso, il primo obiettivo dell’epistemologia è quello di trovare le condizioni necessarie e sufficienti per definire la conoscenza. Il problema viene fatto risalire sino a Platone (il primo che si chiede esplicitamente la differenza tra la conoscenza e la sola credenza vera), il quale trovava la sua risposta nella teoria delle idee. Oggi il platonismo epistemologico è sostanzialmente assente dal panorama del main stream, mentre è ancora vivo in filosofia della matematica. Per farsi una prima idea di cosa è l’epistemologia analitica e di quali sono le sue aree di interesse rimandiamo all’introduzione schematica.

Nella definizione di conoscenza compare tra le condizioni quella della giustificazione. Gran parte dell’epistemologia analitica “classica”, cioè quella in cui i più autorevoli filosofi hanno dedicato il loro lavoro, si è incentrata sul problema della giustificazione. Le posizioni in merito sono diverse e diversificate sia in generale sia rispetto ai vari filosofi. In generale, possiamo distinguere due possibili atteggiamenti filosofici generici riguardo alla teoria della giustificazione (che potremmo genericamente intendere ciò che conferisce razionalità epistemica ad una certa credenza, da non confondere con altri generi di razionalità, come emerge bene dalla scommessa di Pascal): una riguarda chi pensa che la conoscenza dipenda dagli stati di evidenza interni ad un soggetto rispetto ad una sua credenza, una seconda ritiene maggiormente importante stabilire la natura del collegamento tra fatti e credenze, inteso generalmente come rapporto di natura causale. Gli internisti della giustificazione e della conoscenza fanno parte della prima categoria, gli esternisti della giustificazione e della conoscenza appartengono alla seconda. Sull’internismo abbiamo un intero articolo che specifica le differenze tra il mentalismo (mentalism) e l’accessibilismo (accessibilism).

Una posizione esternista è quella di Robert Nozich, la Track Theory. La principale teoria epistemologica esternista è l’affidabilismo di Alvin Goldman, uno dei massimi epistemologi del XX-XXI secolo. Egli avvia la sua ricerca con la teoria causale, considerata come plausibile risposta ai problemi di Gettier. A seguito di alcuni problemi, egli riformulerà in più circostanze la teoria affidabilista, la quale, tuttavia, continua ad avere alcune questioni aperte, come le teorie filosofiche più promettenti. Sull’affidabilismo la letteratura è sterminata e considera i problemi relativi a nuovi ambiti di ricerca, come il problema del valore della conoscenza rispetto alla sola credenza vera. Ernest Sosa, eminente filosofo ed epistemologo, ha formulato i problemi epistemologici in termini di vizi e virtù epistemiche generando così un ampio dibattito sulla natura della Virtue Epistemology.

Un’altra strada battuta dall’epistemologia analitica è stata quella sostenuta dal progetto riformatore del “grande naturalizzatore”, Willard Van Orman Quine. Secondo Quine, in particolare in un suo autorevole scritto Epistemology Naturalized su cui abbiamo scritto una introduzione, il problema filosofico della conoscenza deve risolversi nell’annullamento stesso del problema: o deve essere ricondotto a formulazioni trattabili dalla scienza naturale (una strategia proposta da Russell e, almeno parzialmente, da Wittgenstein) oppure deve essere considerato insolubile. Non è facile, tuttavia, comprendere fino in fondo quanto la naturalizzazione vada intesa in senso forte (e che quindi arrivi addirittura ad escludere l’indagine filosofica sulla conoscenza), tuttavia è possibile rintracciare un quadro della posizione quineana. Oggi molti filosofi accettano una versione moderata del naturalismo quineano e sono pochissimi quelli che se discostano del tutto. Esiste attualmente un nuovo approccio filosofico che tende a dare maggiormente spazio alla parte empirica della ricerca, l’experimental philosophy. La valenza di questa nuova branca filosofica non esclusiva dell’epistemologia ma ci sentiamo caldamente di leggere il buon articolo di Francesco Margoni.

In fine ci sentiamo di consigliare il lettore di dare uno sguardo all’insieme dei problemi aperti attualmente più dibattuti o in generale più considerati all’interno di questa disciplina che continua ad essere una delle principali branche dell’infinita filosofia analitica contemporanea. In questo articolo il lettore può trovare anche i rimandi dei problemi considerati e così costruirsi un suo percorso.

L’epistemologia analitica si è recentemente divisa in due filoni di ricerca: l’epistemologia individuale e l’epistemologia sociale. L’epistemologia sociale indaga principalmente i modi attraverso cui la conoscenza si diffonde nello spazio sociale, il ruolo delle strutture sociali all’interno della formazione e diffusione della conoscenza e, in generale, tutto ciò che riguarda la conoscenza in ambito sociale. In particolare, poi, si è sentita l’esigenza di elaborare nuove forme argomentative meno impegnate da un punto di vista analitico e che, dunque, lasciavano al di fuori molto di ciò che i filosofi dovrebbero considerare, esigenza che si era ritrovata anche in alcuni filosofi della virtue epistemology. L’epistemologia sociale di Alvin Goldman è senza dubbio una teoria classica nel settore. L’epistemologia sociale, indagando la natura della razionalità epistemica in contesti sociali, risulta una disciplina non solo normativa ma anche applicativa, laddove essa ritiene di poter considerare singoli ambiti sociali per valutare se una società è epistemicamente virtuosa o meno. Su questo abbiamo considerato il rapporto tra guerra ed epistemologia sociale.

Chiudiamo il percorso sull’epistemologia analitica consigliando al lettore di considerare la bibliografia presente nella pagina apposita e di aiutarsi consultando le voci della SEP e della IEP, eccellenti sempre come basi per la propria ricerca. Mi sento di aggiungere che gli articoli devono essere considerati come materiale di studio per la propria ricerca autonoma, non essendo essi (non tutti) sufficienti a trattare gli argomenti considerati in modo esaustivo. Tuttavia, il lettore potrà farsi perlomeno una sua idea su una branca filosofica difficile da poter studiare in lingua italiana e che, tuttavia, va assumendo un’importanza preponderante anche considerando il peso sempre crescente del ruolo della conoscenza all’interno del mondo produttivo e sociale contemporaneo.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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