Archivio Tag: Metaetica

Filosofia Morale: le posizioni di le posizioni di Searle, Leibniz, Hume, Kant, Moore e Frankfurt.

A cura di Giangiuseppe Pili            www.scuolafilosofica.com

La filosofia morale contemporanea tenta di indagare alcuni casi particolari delle azioni umane: le azioni umane definibili volontarie. Le azioni umane volontarie sono quelle in cui il soggetto si trovava nella condizione di poter determinare la propria scelta senza costrizioni e, a seconda di come si interpreti il mondo delle possibilità del soggetto, a seconda delle sue possibilità. In questo senso la filosofia morale si sforza di comprendere il ruolo del soggetto nel momento stesso in cui decide di intraprendere le azioni. In senso ampio, uno dei problemi generali della filosofia morale sta nella determinazioni delle motivazioni che sono dietro ogni scelta: il problema dell’intenzionalità. Continua la lettura

Etica e metaetica.

A cura di Giangiuseppe Pili      www.scuolafilosofica.com

Tutti noi ci poniamo problemi etici, di qualsiasi tipo e in diversissime situazioni. È indiscutibile che questa forma filosofica, perché pur sempre di interpretazione si tratta, sia la più influente nel mondo della vita pubblica e, giacché in questo tutti noi ci specchiamo e viviamo, assume una importanza tutta sua. Parlavamo di interpretazione, personalmente ritengo inutile provare che la mia visione dell’etica sia l’unica e indiscutibile proprio perché tale. E’ opera insensata ed egoistica. Limito a constatare che l’etica proprio per la sua natura pratica ha in sé diverse componenti che trascendono totalmente il piano materiale, dell’accadimento del mondo. Sarebbe sin troppo facile star qui a disquisire sui precetti su cui si dovrebbe basare l’etica quando sarebbe più importante sottolineare quale è la natura propria dell’etica. Per quel che mi riguarda l’etica ha molte facce, facce sovrapposte ma inscindibili e mi limito, qui, ad elencarle: conoscenza, capacità pratica, prassi. L’etica dunque non è solo un singolo aspetto, ma tre. Ma detti così non sembrano piuttosto tre entità vaghissime nelle quali tutto potrebbe entrarvi? In effetti nella conoscenza per esempio è contenuta la ragione, l’esperienza vissuta, il linguaggio. Nella capacità pratica poi compare la nostra immaginazione, la capacità di calcolo e nella prassi c’è la sintesi del soggetto con l’oggetto dove il primo si immagina il secondo e cerca di trovare la mediazione possibile tra il sé e l’altro che si manifesta immediatamente come s-oggetto resistente. Continua la lettura

Il paradosso dell’etica irrazionale.

Di Giangiuseppe Pili                                                  www.scuolafilosofica.com

 

(I) L’etica si fonda sulla ragione V  (II) L’etica si fonda sui sentimenti.

 

(a) L’insieme degli elementi esistenti in natura che abbia la capacità di provare sentimenti è maggiore dell’insieme degli elementi esistenti in natura che sia razionale.

      (a.1) Il termine “sentimento” non viene definito.

      (a.2) Il termine “ragione” non viene definito.

      (a.3) I termini “ragione” e “sentimento” sono assunti come chiari.

      (a.4) Il termine “sentimento” e il termine “emozione” sono considerati identici.

(b) L’insieme di tutti gli elementi capaci di provare sentimenti include gli animali.

      (b.1) Ciò è evidente sia dall’esperienza ed è riconosciuto come vero almeno da Darwin a questa parte.

(c) Se l’etica si fonda sui sentimenti, se l’insieme degli elementi esistenti in natura che abbia capacità di provare sentimenti è maggiore dell’insieme degli elementi esistenti in natura che sia razionale allora l’etica fondata sui sentimenti ha un’estensione maggiore dell’etica fondata sulla ragione.

(d)  Se l’etica fondata sui sentimenti ha un’estensione maggiore dell’etica fondata sulla ragione, se l’insieme degli elementi capaci di provare sentimenti include anche animali allora anche gli animali sono soggetti eticamente definiti così pure i pazzi e tutti gli elementi non-razionali capaci di provare sentimenti.

(e) Dunque, (II) è inaccettabile e (I) è accettabile. Continua la lettura

Teoria dell’errore. L’etica secondo J. Mackie.

A cura Di Pili Giangiuseppe                               www.scuolafilosofica.com

J. Mackie è un autorevole interprete di Hume e la sua filosofia incorpora alcune reminiscenze humeane. Innanzi tutto egli sostiene che non esistano dei fatti intrinsecamente morali che consentano una fondazione dell’oggettività in etica. Se essi ci fossero, allora o sarebbero indagabili dalle teorie scientifiche oppure no. Se no, allora dovremmo avere una facoltà particolare in grado di conoscere le peculiari proprietà morali, il che è molto difficile da accettare. Tale argomento si chiama argomento della stranezza per via del fatto che le proprietà morali sarebbero “strane” rispetto alle normali proprietà fisiche, studiate dalle scienze naturali. In secondo luogo, se la morale si fondasse direttamente su proprietà morali oggettive, allora non darebbe adito a grandi discussioni, viceversa, tali problemi ci sono. Inoltre, Mackie osserva che nella storia non solo ci sono state moltissime varianti di sistemi morali, ma pure all’interno di una stessa società sono stati adottati più codici distinti: in medesime società, in tempi diversi sono stati adottati i più svariati sistemi morali. Inoltre, si potrebbe anche discutere sull’idea che tali codici morali abbiano effettivamente delle regole in comune, universali, giacché alcuni sistemi etici prevedevano il cannibalismo, piuttosto che il sacrificio rituale di animali o uomini. Insomma, la morale non si fonda su proprietà morali distinte da quelle fisiche né consente di pensare ad un linguaggio morale che sia in sé oggettivo. Continua la lettura

L’Etica secondo Max Weber.

A cura di Giangiuseppe Pili                     www.scuolafilosofica.com

 

 

  1. I fatti sono oggetto di conoscenza della scienza naturale.
    1. La scienza è un sistema di costruzione di mezzi.
    2. La scienza, dunque, non costituisce un sistema di fini.
    3. La scienza è neutra rispetto a ciò che conosce.
  2. I valori sono definiti da proprietà e relazioni che non valgono per i fatti.
  3. L’atto valorativo è un atto soggettivo.
  4. I valori sono relativi al soggetto.
    1. Ovvero ogni atto di valutazione è relativo all’individuo che lo compie.
    2. Non ci sono atti di valutazione oggettivi.
  5. Non esistono procedimenti che consentano di dirimere preferenze di valori.
  6. La norma non è determinata da alcun principio oggettivo fondativo.
  7. L’adozione di un’etica è agente-relativa.

Per Max Weber tutto ciò che esiste sono i fatti i quali sono indagati dalla scienza naturale. La scienza, in questo senso, si limita a riportare i legami causali tra fenomeni senza darne una valutazione. L’interesse dello scienziato è l’indagine della realtà per quel che essa è, con il solo fine di giungere alla costruzione di mezzi tali che ci consentano una migliore gestione dell’esistente. La realtà va dominata con gli strumenti della scienza naturale. Continua la lettura

L’intuizionismo contemporaneo.

Giangiuseppe Pili                         www.scuolafilosofica.com

  1. Fondazione epistemologica dell’etica su intuizioni di verità formali oggettive.
  2. Proprietà delle proposizioni intuitive:
    1. Sono proposizioni dal contenuto molto generale e formulate con pretesa di consenso universale.
    2. Le proposizioni intuitive non sono necessarie.
    3. Le proposizioni intuitive sono motivanti per chi le assume.
    4. Le proposizioni intuitive costituiscono l’espressione di una convinzione profonda, rivedibile solo a condizione di sostituirla con una nuova proposizione sostitutiva.
  3. Modalità di conoscenza di proposizioni intuitive:
    1. Le proposizioni intuitive non necessitano di una prova per essere credute.
    2. Le proposizioni intuitive non sono fondate su premesse.
    3. Le proposizioni intuitive devono essere comprese in modo chiaro in ogni parte da chi le assume.
    4. Le proposizioni intuitive si rifanno a intuizioni preteoriche.
  4. I doveri si distinguono i due categorie:
    1. Prima facie,
    2. Generali.

L’intuizionismo di Price e Clarke si fondava sull’adozione di entità intrinsecamente normative. L’oggettività morale si fondava, per Clarke, sui fatti che erano dotati di determinate proprietà morali, indipendentemente da come noi li conosciamo o consideriamo: la natura è di per sé buona. Gli intuizionisti si configurano come dei teorici profondamente critici nei confronti della posizione volontarista che, viceversa, assumeva l’idea che nel mondo naturale non esistono fatti morali e gli agenti si comportano automaticamente in base al principio egoistico dell’utilità. L’intuizionismo di Price si richiamava all’evidenza di proposizioni morali indubbiamente vere, riconosciute come tali dal soggetto morale. Price faceva seguire, da ciò, l’evidenza di alcuni doveri morali, come i doveri verso Dio, verso sé e verso gli altri. Continua la lettura

L’Etica della conoscenza socratico-platonica.

A cura di Pili Giangiuseppe                                    www.scuolafilosofica.com

“So di non sapere”, la frase di Socrate dalla quale prende avvio tutta la sua ricerca. Una frase che lascia aperte alcune questioni: se siamo certi di non sapere, quando è che possiamo, invece, dire di conoscere?, la conoscenza ha implicazioni etiche oppure no. Delle due l’una. Il problema è chiaramente il fondamento ultimo della conoscenza e, contemporaneamente, della vita pratica.

Con il termine “etica” si intendono cose assai diverse. In primo luogo si intende la “morale”, un insieme di regole scritte o non verbali alle quali bisogna aderire, in questo modo “morale” ed “etica” hanno il medesimo significato. Con “etica” si intende anche lo studio dei costumi sociali di una certa popolazione: l’etica degli Stati Uniti è riassunta nel “Self made man”, l’uomo che “si è fatto da solo”. Ma c’è anche un’ulteriore interpretazione possibile della parola “etica”: il comportamento dell’uomo in quanto uomo, ovvero lo studio dell’azione virtuosa. L’etica, in quest’ultimo significato, intende rispondere alla domanda: “come si deve agire?” Continua la lettura

Critica di Moore al naturalismo etico.

Pili Giangiuseppe                              www.scuolafilosofica.com

Le posizioni naturaliste in etica rivendicano l’idea che i termini morali fondamentali, in particolare buono o cattivo, possano essere riscritti all’interno del vocabolario fisicalista. Buono e cattivo sono assunti come identici a piacere e dolore. L’uguaglianza è rivendicata ora come evidente, ora come assunzione teorica. L’idea è che ogni essere umano agisca secondo la ricerca del proprio piacere o della propria utilità e chiama buono tutto ciò che lo conduce ad un guadagno, ad un aumento del proprio piacere o della propria utilità, mentre chiama cattivo tutto ciò che lo conduce ad un maggiore dolore, ad uno svantaggio. L’assunzione (sia in senso affermativo: le persone agiscono in vista del piacere; sia in senso negativo: le persone fuggono dal dolore) è molto forte ma è stata il fondamento di quasi tutte le formulazioni dell’edonismo o dell’utilitarismo. In realtà, tale idea è assunta anche da filosofi volontaristi, come Hobbes. Continua la lettura

Tra la decadenza e l’oltreuomo: la morale secondo Nietzsche.

Di Giangiuseppe Pili                           www.scuolafilosofica.com

Schema dell’articolo.

Introduzione schematica.

Contro Heidegger: Nietzsche come filosofo morale.

La decadenza: l’uomo europeo si è infiacchito.

La morale degli schiavi.

Variazioni sul tema della morale degli schiavi.

La morale degli aristocratici e l’oltreuomo.

Considerazioni finali sulla morale di Nietzsche.

Conclusioni e considerazioni.

Bibliografia.

Introduzione schematica.

Ridurre Nietzsche ad uno schema assiomatico, formalizzato e ben definito sarebbe un atto indebito. Tuttavia potrebbe essere molto utile mettere in chiaro da quali principi generali egli parta per aver sempre in mente il punto di partenza e il punto di arrivo. Continua la lettura

Realismo naturalista in etica.

A cura di Pili G.,            www.scuolafilosofica.com

(1)   Esistono proprietà morali.

  1. Le proprietà morali sono emergenti rispetto a quelle naturali.
  2. Le proprietà morali sono somme complesse di proprietà naturali.

(2)   La conoscenza morale è espressa da giudizi sintetici a posteriori.

(3)   La conoscenza morale offre giustificazioni e motivi per l’azione.

  1. Le motivazioni morali per l’azione funzionano solo nella dimensione contingente.
  2. La moralità è capace di motivare gli agenti solo se ci sono determinate predisposizioni psicologiche.

(4)   La morale è prescrittiva e su questa base si possono operare previsioni di comportamento degli individui.

 

Il realismo naturalista in etica riprende alcuni temi del naturalismo in generale: l’idea è quella di sforzarsi di concepire una morale che non abbia termini non riducibili ad altri incorporati nelle teorie scientifiche. Il naturalismo è una posizione che riduce ogni discorso a quello scientifico, assumendo questo come spiegazione unitaria del mondo. Continua la lettura