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Mese: Febbraio 2026

VENERE IN CORNICE – Uno sposalizio del fiume per lo pneumatico a passeggio / A marriage of the river about walking the tyre

Gustave Flaubert immagina che si dileguino il rotolio dei carri, il chiasso delle voci ed il latrato dei cani, dalla città, mentre la donna si slaccia il cappello, alla miniatura simbolistica per l’approdo in un’isola tranquilla. Ines ha posato per uno scatto al bianconero, con la risoluzione grafica che si percepisce sgranata. Lei passeggia sulla riva d’un fiume. Dall’outfit, interamente al bianco, emergerebbe un cappello logoro, in sostituzione d’uno pneumatico abbandonato, che sarebbe stato pescato utilizzando un ramo tagliato dalla pianta, e trattenuto con le mani. Uno sposalizio del fiume risplenderebbe di meno, se comparato allo sposalizio del mare, anche laddove l’acqua indicasse un percorso (simbolicamente di vita), contro la temuta perdita nel bosco. Qui Ines rimpiazzerebbe il cane a passeggio sull’argine, allenandolo a raccogliere il bastone lanciato per lui. Certamente l’uomo deve rispettare la natura, evitando d’inquinare.

LA “CARMEN” DI BIZET: LO SCANDALO DI SENSUALITÀ E REALISMO

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Come ben si esprime Casini nella sua “Storia della Musica”[1], Bizet, nella sua breve carriera, andò sempre cercando di creare l’opera “giusta”, cosa che, dopo molte prove, spesso da lui ritenute fallimentari, gli riuscì, infine, con la composizione di Carmen (1875).

Nato a Parigi nel 1838 in una famiglia di musicisti, di cui ereditò il talento che in lui si manifestò eccezionale e precoce, Georges Bizet vi morì giovanissimo, a trentasei anni, proprio nel 1875, lo stesso anno in cui il suo capolavoro debuttava a teatro con grande clamore.

Nonostante in quel periodo il teatro francese stesse virando verso l’opéra-lyrique, Bizet andava, invece, verso la direzione dell’opéra-comique[2]. La Carmen nasce quasi contemporaneamente all’Impressionismo pittorico, la cui prima esposizione avviene nel 1874, nello studio del fotografo Nadar[3], in una Parigi che si sta riprendendo dalle ferite della guerra contro la Prussia e dall’esperienza destabilizzante della Comune, per i cui cittadini tutto ciò che è tedesco non soltanto non è più di moda, ma va anche trattato con ostilità e disprezzo. Bizet è francese, ma quando la Carmen viene rappresentata per la prima volta all’Opéra – Comique, il pubblico ne rimane scandalizzato. Lo scandalo “[è] più di ordine morale o moralistico, che strettamente musicale, per la procacità del personaggio, per la volgarità veristica dei suoi atteggiamenti, per il finale tragico e sanguigno, estraneo alla tradizione dell’opéra-comique…”[4] La Carmen, quindi, suscita scalpore perché la sua protagonista è provocante, disinibita, sfacciata e, soprattutto, realisticamente tratteggiata nei suoi comportamenti. Seguiamo ancora Testi: a turbare i bigotti benpensanti “… sono la concentrazione del linguaggio, l’immediatezza impudente dei motivi, l’inedito taglio dato alla fisionomia dell’opéra-comique, ancora ferma a modelli mediocri e collaudati.”[5]

Prometeo (1868) di Gustave Moreau (1826-1898, Parigi) profezia epocale dell’Uomo di Colosse che uccide la Morte

“Prometeo” (1868) di Gustave Moreau (1826-1898, Parigi). Olio su tela, 205 x 122 cm. Parigi, Musée Gustave Moreau. Foto wikipedia di pubblico dominio

L’impostazione di questo tema ha per scopo la conferma di una vecchia profezia, «l’Uomo di Colosse» del monaco profeta russo Basilio nato a Mosca il 1468. Questa conferma si determina attraverso tre opere pittoriche di Gustave Moreau, la prima Il Prometeo (1868), la seconda I pretendenti (1852-1898) e la terza L’Apparizione (1875), nelle quali la critica letteraria non ravvisa la profezia dell’«Uomo di Colosse». Di conseguenza ho preferito riportare le descrizioni delle tre critiche letterarie, e poi mostrare le mie ragioni per dimostrare in che modo si capisce che i tre dipinti di Gustave Moreau profetizzano l’avvento dell’«Uomo di Colosse».