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Prometeo (1868) di Gustave Moreau (1826-1898, Parigi) profezia epocale dell’Uomo di Colosse che uccide la Morte

“Prometeo” (1868) di Gustave Moreau (1826-1898, Parigi). Olio su tela, 205 x 122 cm. Parigi, Musée Gustave Moreau. Foto wikipedia di pubblico dominio

L’impostazione di questo tema ha per scopo la conferma di una vecchia profezia, «l’Uomo di Colosse» del monaco profeta russo Basilio nato a Mosca il 1468. Questa conferma si determina attraverso tre opere pittoriche di Gustave Moreau, la prima Il Prometeo (1868), la seconda I pretendenti (1852-1898) e la terza L’Apparizione (1875), nelle quali la critica letteraria non ravvisa la profezia dell’«Uomo di Colosse». Di conseguenza ho preferito riportare le descrizioni delle tre critiche letterarie, e poi mostrare le mie ragioni per dimostrare in che modo si capisce che i tre dipinti di Gustave Moreau profetizzano l’avvento dell’«Uomo di Colosse».

La descrizione di Charlotte Girardet, novembre 2001

<< Incatenato a una cima rocciosa e a un altare dedicato a un’antica divinità, Prometeo sopporta il suo tormento. L’aquila del mito è stata sostituita da un avvoltoio, un animale che si ritiene si nutra di carogne, e questo uccello ha dovuto volteggiare attorno a Prometeo da dietro per prendere un pezzo del suo fegato, che sta masticando. Le sue grandi ali sono completamente spiegate, come se l’animale si stesse lanciando sulla sua preda. Gustave Moreau dipinge una scena davvero drammatica: tutto è costituito da picchi rocciosi, privi di vegetazione e privi di una vasta gamma di colori (ocra sfumata, prevalentemente scura, con giallo chiaro e blu). Inoltre, un avvoltoio giace morto ai piedi dell’uomo. Gustave Moreau mostra quanto sia dura e irreversibile la punizione: mentre i rapaci muoiono (e sono soggetti a una fine), Prometeo è condannato al martirio eterno, poiché gli uccelli vengono irrevocabilmente sostituiti alla loro morte… Ma concentriamoci sulla figura di Prometeo, che è l’unico a irradiare luce: nessuna sofferenza è visibile sul suo bel volto o sul suo corpo meravigliosamente anatomico. La sua testa è alta, fissa all’orizzonte; una fiamma arde sopra di lui: è il fuoco rubato! Prometeo possiede una strana solennità e sembra concentrato, proiettato in un altro regno. Ary Renan, contemporaneo di Gustave Moreau, lo spiega così: il cristianesimo ha fatto di Prometeo un precursore, e Gustave Moreau ha quindi ripreso questo mito per creare una sorta di “immagine religiosa e filosofica”. Quest’uomo sereno contempla l’alba (gli occhi fissi sulle tonalità azzurre di un nuovo giorno, la mente rivolta all’alba di una nuova era con la fine del suo tormento) e attende la caduta dell’Olimpo: “Un liberatore si avvicina, e 30.000 anni di tormento non significano nulla per chi prevede la caduta dell’Olimpo”.

Quindi, quest’opera, che a prima vista sembra un dipinto riferito al periodo classico, viene illuminata a un esame più attento da questa analisi giudaico-cristiana, che sembra del tutto plausibile. Gustave Moreau era appassionato di antichità, ma era anche credente e creò numerose composizioni sulla religione cristiana. Inoltre, se esaminiamo le opere dell’artista, notiamo che queste figure maschili sono tutte, o quasi tutte, giovani efebi imberbi. Eppure, qui abbiamo chiaramente un uomo maturo e barbuto: la somiglianza con Cristo è ancora più impressionante! >>[1]

 

Il Prometeo (1868) di Gustave Moreau aurico non raffigura Cristo ma il suo successore, «L’Uomo di Colosse» del monaco profeta russo Basilio

L’opera grafica apposta sulla foto è dell’autore.

Il segmento AC della Sezione Aurea indica l’auricità dell’Uomo, che con i due ceppi dimostra di essere nato con la croce sulle spalle e così i suoi familiari. Egli impersona «l’Uomo di Colosse» del monaco profeta russo Basilio. Vi consegue che la sua possente statura interiore, unita alla cieca obbedienza di quella esteriore riesce a dominare gli eventi contrari della vita fino a giungere a ottenere la corona aurica di un potere supremo simboleggiato dalla lancia aurica DEF.

Il monaco Basilio, noto profeta russo, visse durante il regno di Pietro I il Grande.
Nato a Mosca nel 1660, Basilio abbandonò la famiglia e ogni prospettiva di carriera per dedicarsi interamente alla vita religiosa, ritirandosi nel convento ortodosso di Kalnin.

Qui si distinse per la sua umiltà e generosità, offrendo pane e conforto ai poveri, e per le sue frequenti preghiere presso la cattedrale del Beato Basilio, situata poco fuori dal Cremlino. Durante queste sessioni di preghiera e contemplazione, Basilio iniziò a sperimentare visioni profetiche che trascrisse in prosa. Sorprendentemente, molte delle sue predizioni si sono già avverate.

Tra le profezie più suggestive di Basilio spiccano quelle relative alla fine dei tempi e al mondo che verrà e si rivela fondamentale per il credente. Importa leggerlo perché costituisce il tema su cui si incentra la tematica di questo scritto.

 

L’Uomo di Colosse unira’ i frammenti del mondo

“Vedrete sorgere l’alba quando comparirà sulla

terra della Santa Madre l’uomo di Colosse

che non riconoscerete dal corpo,

ma dallo spirito, perché non sarà

un gigante del corpo, ma dell’anima.

Il suo nome ricorderà l’animale mansueto,

le sue parole i santi vangeli,

ma non sarà un uomo di chiesa.

Sarà però un uomo inviato da Dio

per unire i frammenti del mondo

e aprire le porte d’un tempo nuovo,

dove lo spirito occuperà il primo posto.

L’uomo di Colosse s’impegnerà in una tremenda

guerra contro le legioni sataniche, perché,

quando giungerà sulla terra, il dominio di Satana

sarà assoluto. I giusti seguiranno lui che proviene

dalla terra gelata, chiusa tra due fiumi.

Egli verrà per cambiare tutto, per insegnare

che il giorno si chiama notte e la notte si chiama

giorno; ma verrà soprattutto per insegnare

all’uomo la grande legge che da molto

ha dimenticato: quella dell’amore.

Egli sarà l’avanguardia del Governo Universale.

Nel passato sono state le leggi dell’uomo

ad amministrare il mondo e la storia del mondo

è finita in tragedia: d’ora in poi saranno

le leggi dell’Eterno a dominare il mondo

e la storia dell’uomo sarà un cantico di gioia.

L’uomo nuovo sarà squadrato con l’accetta.

Il primo uomo è stato modellato con la creta,

il secondo verrà scolpito nel tronco della pianta,

perché tutto è uno e uno è tutto.”[2]

Nel leggerlo si è presi come in un vortice per la straordinaria attrazione del tema in prosa di questa profezia dei tempi nuovi che neanche si poteva profilare ai tempi del profeta Basilio. Ma siamo nel tempo di oggi in cui la terra stessa, che manifesta chiari segni di degrado, e l’uomo incapace di fronteggiarvi a causa del necessità di un vivere agiato, e smarrendo l’amore

per i suoi simili nella miseria più grave, senza contare la catastrofiche guerre che stanno distruggendo il nostro pianeta.

Per tutto ciò, senza dubbi, l’attenzione è rivolta tutta all’avvento dell’uomo di Colosse, il solo che può fronteggiare la scura fine vitale del nostro pianeta.

Cosa poté indurre il monaco Basilio a chiamarlo l’Uomo di Colosse?

 

Il miracolo di San Michele arcangelo a Chonai, ovvero a Colosse

Il monaco Basilio conosceva molto bene le sacre scritture e in particolare il Nuovo Testamento in cui spicca la “Lettera ai Colossesi” che si riferisce appunto a Colosse o Colossi, un’antica città della Frigia sulle rive del fiume Lico, un affluente del fiume Meandro. Era situata a meno di venti chilometri da Laodicea presso la grande strada che conduceva da Efeso all’Eufrate.

La città di Colossi, decadde (forse per causa di un terremoto) e presso le sue rovine sorse la città bizantina di Chonai. In questa città era vivo il culto di San Michele Arcangelo (Archistratega) correlato con la difesa delle acque, che aveva l’origine orientale ed era già diffuso dal III secolo in Asia minore, sulle coste e le isole di Grecia. In Asia Minore Sant’Arcangelo era appunto patrono delle acque curative. Inizialmente tutti i santuari micaeliti avevano sorgenti prodigiose.

Scrittore e agiografo bizantino del X secolo Simone Metafraste descriveva l’apparizione dell’Arcangelo a Cheretopa in Frigia che ha fatto sgorgare l’acqua miracolosa e che risale al I secolo.

Il tema del Miracolo dell’arcangelo Michele a Chonai (Τὸἐν Χωναῖς/Χῶναις Θαῦμα τοῦ Ἀρχαγγέλου Μιχαήλ) aveva notevole rilievo nella spiritualità orientale. Secondo la tradizione, il miracolo di San Michele a Chonai avvenne nel santuario a lui dedicato, dove i pagani volevano distruggerlo, deviando il fiume contro di esso. L’asceta Archippo di Erotopo con un grande fervore pregò l’Arcangelo San Michele che intervenne, spaccando con un fulmine la roccia e dando così all’acqua che sgorgava un nuovo corso. Così mise in salvo la chiesa, santificando per sempre anche l’acqua della sorgente.

La figura di Sant’Archippo personificava la forza della preghiera eremitica, capace di resistere al male e al vizio.[3]

 

L’Uomo di Colosse che uccide la Morte è la seconda profezia di Gustave Moreau con l’ultimo suo dipinto, I pretendenti (1852-1898)

“I Predententi” di Gustave Moreau (risale al 1852), olio su tela, 205x122cm. Collezione Museo Gustave Moreau. Foto wikipedia di pubblico dominio.

<< Il progetto per I Pretendenti [I Proci] risale al 1852, ma Gustave Moreau vi lavorò principalmente dopo il suo ritorno dall’Italia alla fine del 1859. Il dipinto, mai completato, raggiunse le sue dimensioni definitive solo nel 1882, quando furono aggiunte strisce di tela verticali e orizzontali, le cui giunture sono ancora visibili. Per il suo formato monumentale e la composizione generale, fu spesso paragonato ai Romani della Decadenza di Thomas Couture (Parigi, Musée d’Orsay, Inv. 3451) del 1847. Affascinava Jean Lorrain, che lo menziona nel capitolo 31 del suo romanzo Il Signor di Foca, pubblicato nel 1901. Il soggetto è tratto dal libro XXII dell’Odissea.

Ulisse, al suo ritorno a Itaca, massacra i giovani principi che avevano corteggiato la moglie Penelope durante la sua assenza. È raffigurato sullo sfondo del dipinto con l’arco in mano, con una civetta in testa, attributo animale di Minerva. La dea appare, torreggiante su questa scena di carneficina, con il corpo circondato da un’aureola, come un Cristo al Giudizio Universale. In questa profusione di corpi, spiccano diverse figure: a destra, la figura androgina di un giovane vestito di blu (ispirata a una scultura classica del dio Atys, copiata alla Galleria degli Uffizi di Firenze nel 1858); al centro, la figura del principe-poeta inginocchiato e appoggiato a una lira, personificazione di Femio, l’aedo (cantore della poesia epica), che Ulisse risparmiò su richiesta del figlio Telemaco.

Per Moreau: “questa figura, ansiosa ma imperterrita dal suo sogno poetico, [personifica] la giovane e bella Grecia, madre delle arti e delle idee, che disprezza la morte e sfida il fato”. A sinistra, due efebi attendono stoicamente la morte: uno in ginocchio abbraccia una cerva, l’altro, seduto, con la lancia in mano, porta una coppa alle labbra. Il pittore spiega così la loro presenza: “Gli artisti classici spesso collocavano queste figure calme nei loro dipinti più drammatici per riposare lo spirito e gli occhi. […] esse richiamano lo spettatore a una bellezza puramente plastica, tanto più bella in quanto calma. Queste belle persone, tiranniche con la loro aria di inopportunità, attirano indivisamente lo sguardo e l’attenzione e costringono lo spirito a preferire l’immobilità.[4] >>

 

La raffigurazione aurica di I Pretendenti profetizza l’uccisione della Morte e l’avvento dell’Uomo di Colosse

L’opera grafica apposta sulla foto è dell’autore.

I Proci rappresentano il Serpente della Morte che Ulisse uccide.

Altra opera di Gustave Moreau, “L’apparizione” (1875): la testa di Giovanni Battista ispira la Sezione Aurea

L’Apparizione (1875) di Gustave Moreau. Un acquerello 106×72,2 cm esposto nel Museo d’Orsay di Parigi. Foto wikipedia di pubblico dominio.

<< Questo dipinto del 1875, riproduce l’iconografia del celebre acquerello omonimo (Museo del Louvre, Dipartimento di Arti Grafiche, collezione del Musée d’Orsay), che ispirò J.-K. Huysmans per alcuni splendidi passaggi del suo romanzo Contro Natura.

Illustra un episodio del capitolo XIV del Vangelo di Matteo. Giovanni Battista, per aver denunciato l’unione illegittima tra Erodiade e il re Erode, fu imprigionato. Per liberarsi da questa vessazione, la regina, al termine di una danza eseguita dalla figlia Salomè davanti al re, lo esorta a chiedere la testa di Giovanni Battista come ricompensa. Questo breve racconto ha dato origine a numerose opere incentrate sulla figura di Salomè, che non è tuttavia l’istigatrice del crimine. Questa principessa ebrea avrebbe acceso l’immaginazione dei pittori, diventando l’archetipo della femme fatale.

Gustave Moreau si colloca così all’interno di una tradizione che sovverte inventando questa apparizione fantastica della testa aureolata del precursore, grondante di sangue, davanti all’orripilata Salomè. In questo dipinto, possiamo distinguere: a sinistra, Erode in trono, ieratico accanto alla moglie; a destra, il boia impassibile, con la spada in mano; sullo sfondo scuro, una rete di linee delinea una strana e inquietante architettura intrecciata con figure di divinità pagane e motivi decorativi medievali.

Questa ricca decorazione ornamentale, caratteristica dell’arte del pittore, mutuata dai secoli più remoti e dalle civiltà più lontane, rende questa scena difficile da collocare nello spazio e nel tempo e ne accresce il carattere enigmatico. Gustave Moreau trasforma questo episodio biblico in una favola, un poema dipinto il cui scopo è al tempo stesso edificante e pretesto per la fantasticheria. >>[5]

L’opera grafica apposta sulla foto è dell’autore.

Esaminando il quadro di “L’Apparizione” di Gustave Moreau in modo matematico con la regola della Sezione Aurea, appare lo Scettro della Sezione Aurea. Il pretesto della «fantasticheria» che la grafica matematica invece esalta: non si tratta di concezioni del pensiero.

 

La spiegazione della “fantasticheria” delle tre  opere di Gustave Moreau è solo con l’alchimia

La prima opera di Gustave Moreau, “Prometeo” rappresenta il Re che completa l’opera alchemica al nero, la Nigredo e sposa la Regina, Ulisse, che uccidendo i Proci uccide la Morte.

È la fine dell’opera al nero, la Nigredo.

Sono i due contrari alchemici che così hanno modo di unirsi, con il matrimonio, detto per questa ragione “coniunctio oppositorum“. Questo avviene nel mondo “Aurico“, cioè della Sezione Aurea dove questa contrarietà non nuoce. Di qui dall’amore fra i due “Monarchi Aurici” nasce il “Reuccio” che prima era San Giovanni Battista e ora, possiede lo scettro della Sezione Aurea nella sua mano sinistra.

È una sorta di “Primavera” che ad un certo punto attende uno dei tanti alchimisti, l’esperto e paziente Leo, in trepido ascolto, in “Avviamento all’Esperienza del Corpo Sottile[6]:

«Noi dobbiamo cercare di avvertire accanto ad ogni impressione sensoria una impressione che la accompagna sempre, che è di genere del tutto diverso risonanza in noi della natura intima, sovrasensibile delle cose e che ci penetra dentro silenziosamente.»

E cosicché lo Spirito Universale sovrasensibile si rispecchia nella sensorialità umana ed è così che, accanto a quella abituale, verrà a crearsi un nuovo tipo di sensazione. Fino a quel momento, vi sarà il fervore occulto del prepararsi alla rinascita: ci si troverà in una situazione analoga a quella dei  primi incerti giorni  successivi  all’equinozio,  nei  quali  la  natura  sembra,  pur  operosamente,  ancora  in  “Attesa  di Primavera”.[7]

Ma per l’uomo che impersona Prometeo, cioè “l’Uomo di Colosse” è di più di un “Avviamento all’Esperienza del Corpo Sottile”, è “l’esperienza del corpo fisico“.

Brescia, 25 dicembre 2025

 

 

[1]   https://www.arretetonchar.fr/wp-content/uploads/2013/IMG/html/promethhtml-02b5.html

[2]https://www.famigliafideus.com  ›  wp-content  ›  uploads  ›  2016  ›  11  ›  LE-PROFEZIE-DEL-MONACO-BASI

[3], https://www.ukr-parafia-roma.it/it/articoli-2/1514-il-miracolo-di-san-michele-a-chonai-6-19-settembre.html

    https://ucrainistica.blogspot.com/2020/09/il-miracolo-di-san-michele-chonai-6-19.html

[4]  https://musee-moreau.fr/en/collection/objet/suitors-les-pretendants

[5]   https://musee-moreau.fr/fr/collection/objet/lapparition

[6]Introduzione alla Magia, a cura del Gruppo di UR, vol. I, cap. III, pag. 72, Edizioni Mediterranee.

[7]Fonte: https://www.liberaconoscenza.it/zpdf-doc/articoli/nolli/cda%20-%20commenti%20versetto%2051.pdf


Gaetano Barbella

Diploma tecnico, innata predisposizione per il disegno, capacità e inventiva nel campo della meccanica delle macchine, interessi culturali a tutto campo: su queste premesse Gaetano Barbella coltiva da autodidatta il suo interesse per la matematica, con lo spirito, la genialità, la curiosità di un dilettante di talento. Dedicatosi in particolare allo studio di problemi di geometria, di esoterismo, di egittologia e di arte, è uno scrittore esperto di geometria occulta, ricercatore del mistero e dell'insolito. Vive a Brescia con la famiglia sin dal 1969.

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