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Scuolafilosofica Posts

Affidabilismo e il valore della conoscenza.

Considerazioni sul valore della conoscenza:

 E così si dice…

Se conosci il nemico e te stesso…

La vittoria sarà indubbia…

Se conosci la terra e il cielo…

La vittoria sarà totale.[1]

Sun Tzu.

 

La conoscenza debole è credenza vera e la centralità della verità sulla giustificazione.

La conoscenza è credenza vera giustificata. Ogni teoria epistemologicamente rilevante deve trattare del problema della definizione della giustificazione, cioè della terza clausola della definizione di “conoscenza”, giustificazione che è un termine epistemicamente carico, come abbiamo visto. L’Affidabilismo di Alvin Goldman assume che S sa che p solo se S crede che p, p è vera e p è stata prodotta da un processo o da un metodo affidabile. Nel testo principale in cui Goldman propone la sua analisi sul valore della conoscenza, egli riporta la seguente definizione: “According to process reliabilism, a subject S knows that p if and only if (1) p is true, (2) S believes p to be true, (3) S’s belief that p was produce through a reliable process, and (4) a suitable anti-Gettier clause is satisfied”.[2]

L’Epistemologia Sociale di Alvin Goldman. Una presentazione essenziale.

I. Approccio generale dell’Epistemologia e l’Epistemologia sociale.

La ricerca di un’adeguata definizione dei termini epistemologicamente fondamentali, come quello di giustificazione, certezza, evidenza sono stati alla base di un’impostazione che ha privilegiato la mente, come cosa pensante, come ultimo fondamento soggettivo alla base della conoscenza: “Epistemology has had a strongly individualist orientation, at least since Descartes”.[1] Cartesio parlava di cogito così come la tradizione empirista parlava di un “centro di percezioni”, Leibniz parlava di “appercezione” mentre Kant parlava di “soggetto conoscente” ma tutta la tradizione moderna ha fondato la teoria della conoscenza direttamente sul soggetto e su sue particolari attitudini nel retto pensiero. La conoscenza, sia essa pensata nei termini empiristi o razionalisti, si fondava sulle capacità “cognitive” del soggetto conoscente tali per cui la certezza e l’evidenza sono caratteristiche di determinate idee, idee che sono parte del contenuto della mente. Un’impostazione meno legata alla presenza di un soggetto individuale conoscente, come unico centro della conoscenza, è quella del successivo pensiero idealista, con il pieno e consapevole vertice di Hegel, per il quale la conoscenza è un fatto di conflitto di opposti e superamento, superamento che è, però, un fatto della storia dello Spirito, e non semplicemente dei singoli individui.

L’imponderabile leggerezza del calcolo

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Socrate si fece serio serio: «Io», cominciò «non so che una cosa sola …» «È un po’ poco» osservò il professore, rabbuiandosi e scambiando occhiate espressive coi colleghi di commissione, «comunque diccela.» «So», proseguì Socrate con grande serenità, «di nulla sapere.» «È una bella nozione» disse tra i denti uno dei professori che assistevano.[1]

Achille Campanile

Sono stato accusato in vari modi di tante di quelle cose che, se anche solo la metà fossero vere, non avrei una buona opinione di me stesso. In genere si tratta di quei giudizi affrettati di chi non ti conosce e che si inserisce nel gran numero di quelli che giudica, pur non volendo essere a sua volta giudicato. Molte persone illuminate mi dicono che faccio male ad ascoltare tutti, ma proprio tutti, specialmente quelli che “non meritano ascolto”. Potrei essere d’accordo, ma chi non merita ascolto? Come distinguerli? Molto spesso si annidano dietro belle parole e ti ingannano sulla loro vera natura. Ebbene, l’unico rimedio che ho trovato, valido per me, è quello di ascoltare tutti, indistintamente e giudicare a posteriori.  

Racconti Matematici

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I commentatori usano questo sistema, i punti più ovvi sono spiegati e discussi ad libitum, i passi oscuri dei quali si amerebbe saper qualcosa, vengono saltati col silenzio della più pura ignoranza.[1]

Huxley

Racconti matematici è una raccolta di racconti il cui massimo comune divisore è l’espressione di un certo “concetto matematico”: ogni singolo racconto opera su un peculiare motivo astratto di origine matematica, motivo analogo ad un tema musicale, orchestrato attraverso una forma letteraria. Per ragioni di spazio, parleremo solo dei racconti più rimarchevoli.

Gottfried Wilhelm von Leibniz – Vita e opere

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Vita

La vita

Gottfried Wilhelm von Leibniz nasce il 16 luglio 1646. Studia a Lipsia e consegue eccellenti risultati fin dall’inizio dei suoi studi, nel 1661, all’età di soli quindici anni, va all’università con tutto che le università tedesche dell’epoca non erano centri d’eccellenza. Studia filosofia e legge sia i classici che i contemporanei: Bacone, Campanella, Keplero, Galileo e Hobbes. Come si vede dalle sue letture del periodo, fu attento anche alle questioni inerenti alla nascita della scienza. Nel 1663 diventa bacelliere di filosofia, nel 1666 si reca a Jena per studiare matematica. A Norimberca incontra un barone che lo introduce alla corte dell’elettore di Magonza, Giovanni Filippo. Fu investito della carica di diplomatico, e in questa nuova veste di diplomatico di corte ebbe modo di portare avanti idee filosofiche e politiche importanti, tra cui si annovera la proposta di riunificare i protestanti e i cattolici, idea che non ebbe, com’era ovvio, molto successo. Partecipò a importanti discussioni e sfruttò bene i vantaggi derivanti dalla sua posizione, ciò si intuisce dal fatto che non si ha notizia di contrasti con il mondo politico dell’epoca, fatto sempre degno di nota e di interesse. Riprese a viaggiare nel 1672. Andò a Parigi ed è in questo periodo che egli elabora il calcolo infinitesimale e, così, è pure di questi tempi l’animata discussione sul primato della scoperta con Newton. Nel 1676 ritorna in Germania. Nel 1676 diventa bibliotecario ad Hannover e si dirige in Olanda per conoscere Spinoza. Si dice che tra i due ci fu un incontro, ma si dibatte sulla sua effettività. Nel 1687 viaggia in Francia, Germania e in Italia fino al 1690. Nel 1670 aveva fondato l’Accademia delle belle arti a Berlino. Muore nel 1716.

Un anno sull’Altipiano – Emilio Lussu

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Un anno sull’altipiano (1945) tratta delle vicende di un battaglione di fanteria coinvolto nei combattimenti montani nella prima guerra mondiale, da cui trae ragione il titolo. Il libro è, secondo le intenzioni dell’autore, niente più di una raccolta asistematica dei ricordi di guerra. Per tale ragione, non si tratta di un romanzo in senso stretto, con una trama chiara che si dipana nello svolgersi delle azioni dei protagonisti; si tratta di un flusso narrativo imperniato sulle annotazioni di una coscienza.

William James – Il praticalismo

Di Notman Studios (photographer) – [1]MS Am 1092 (1185), Series II, 23, Houghton Library, Harvard University, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=16250941

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Di seguito si propone un sunto, ragionato ma fedele, del discorso Concetti filosofici e risultati pratici, tenuto da James nel 1898 all’Unione Filosofica dell’Università di California. Il testo del discorso, pubblicato nel 1904 con il titolo The Pragmatic Method, secondo una visione diffusa «sancisce ufficialmente la nascita del pragmatismo» (Vimercati, 2000).[1]

In via introduttiva è utile chiarire quale sia la posizione di James nei confronti del pragmatismo di Peirce. Posto che, come afferma Peirce, il significato di una concezione (metafisica, ad esempio) è chiaribile solo attraverso la comprensione della condotta (o dell’abito) che essa ispira o comunque che da essa discende, per James è naturale allora prendere in esame, nella considerazione e di fronte ai dilemmi metafisici o più in generale filosofici, la condotta pratica, ovvero propriamente la vita, piuttosto che la logica. In sostanza, James si propone di ampliare il messaggio e il metodo di Peirce; dove Peirce intende il pragmatismo come un metodo sperimentale non tanto volto a stabilire verità, quanto piuttosto a chiarire concetti e dissolvere problemi, mostrandone l’inconsistenza, James opera uno spostamento di obbiettivo: il praticalismo o pragmatismo, o meglio, la massima pragmatica di Peirce, servirebbe a chiarire e distinguere il vero dal falso. Di fronte al dilemma, il filosofo deve stabilire quali siano le condotte che discendono da entrambi i corni, e stabilirne le differenze, per poi operare una scelta in favore della concezione che implica per noi la condotta più conveniente e a noi più consona: e questo corno del dilemma sarà quello vero, dal momento che la nozione di verità è chiarita nei termini delle conseguenze pratiche sensibilmente apprezzabili prodotte dalla teoria. Ma vediamo con maggior chiarezza come si delinea, nello scritto, questa visione ed evoluzione del pensiero di Peirce.[2]

La sposa lucana. Enrico Pili

Di Enrico Pili

Reportage dal Sud.

Non più di dieci chili nel bagaglio a mano del volo low cost. A malapena l’abito per la cerimonia che, pazienza, si stropiccerà un po’, le camicie, due cravatte, intimo in abbondanza, non si sa mai diceva la madre, fanatica delle pulizie e del chiodo fisso, più angoscioso della morte, di trovarsi pronta per l’ultimo viaggio: che vergogna essere impreparati per tale evenienza, con le mutande di due giorni o i calzini che puzzano. Un viaggio di sola andata, low cost, l’ultimo e il più importante, pretende una biancheria fresca di bucato e più linda dell’anima.

I banditi – Il banditismo sociale nell’età moderna – Eric Hobsbawn

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Difficile ammettere il fatto che quanto più un bandito si avvicina all’ideale popolare del fuorilegge gentiluomo, e cioè il difensore socialmente consapevole dei diritti dei diseredati, tanto meno l’autorità è disposta ad aprirgli le braccia. Anzi è molto più pronta a trattarlo come un rivoluzionario sociale e a dargli una caccia spietata, fino all’eliminazione.

E’ evidente, comunque, che si tratta di qualcosa di più di un’esplosione di crudeltà manifestatamente gratuita. Si possono dare due spiegazioni possibili, se pure con una certa esitazione, perché la psicologia sociale è una giungla dove solo un insensato può avventurarsi cautamente.

Hobsbawn

I banditi. Il banditismo sociale nell’età moderna è un libro di difficile collocazione di genere. Esso attinge alla storia sociale dell’età moderna per dipingere il quadro di una figura difficile da fissare, così si avvale di riflessioni antropologiche, economiche e sociali.