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Scuolafilosofica Posts

Five Myths About Nuclear Weapons – Ward Wilson

Wilson, Ward (2013), Five Myths About Nuclear Weapons, Mariner Books, New York.


Five Myths About Nuclear Weapons è un saggio di Ward Wilson, edito dalla Mariner Books di New York nel 2013 ma ancora e più che mai attuale. War Wilson è senior fellow al British American Security Information Council (BASIC), esperto di armamenti atomici e perspicace ricercatore. Questo libro è senza dubbio uno dei migliori lavori usciti su questo argomento, in cui domina una sorta di pensiero unico, formato dalle riflessioni di esperti della teoria dei giochi che hanno poi applicato la logica astratta alla deterrenza nucleare (per esempio Kahn e Shelling). Proprio per le cinque tesi (i cinque miti) di cui parla il titolo, il libro si pone come obiettivo una sana critica concettuale e logica di alcuni assunti fondamentali che ancora guidano il pensiero degli analisti sulla deterrenza nucleare. Va da sé che in questi ultimi mesi, in cui si è a lungo riparlato di armi atomiche e termonucleari, questo libro, naturalmente non tradotto in italiano, risulta salutare e davvero illuminante.

Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

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In uno stato non chiaramente identificato, in una grande città senza nome, Montag svolge il suo lavoro come ogni giorno. Con il suo elmetto numerato “451” porta in giro il fuoco distruttore della cultura. La società senza nome si regge sul fatto che i suoi cittadini non possano leggere libri. Tutta la cultura è cultura di massa, il cui unico scopo è creare una costante rete di anestetici intellettuali, qualsiasi cosa purché “la massa” sia sempre indistinta e incapace di pensare. Completamente prona al destino massificante e massificatore è la moglie di Montag, Mildred. Mildred non solo mastica pillole come se fossero cioccolatini, ma sostanzialmente vive conversando con la sua televisione, diventata perfettamente interattiva e quasi quadrimensionale.

Montag è descritto in modo nitido nella prima pagina come uno “stolido” e poi come una sorta di fanatico dell’ordine costituito. Ma assai presto egli si trasforma prima in critico passivo e poi attivo. Ma in realtà questa “fase critica” del pensiero di Montag doveva avere le radici in un qualche passato perché effettivamente si scopre più avanti che egli ruba almeno alcuni libri che doveva bruciare. E non solo ne ruba diversi, ma pure li nasconde. Ma da principio, il narratore lascia intendere che la rivoluzione interiore di questo sedicente uomo della massa nasce dal contatto ripetuto con una ragazzina “stramba”, Clarisse McClellan, che naturalmente fa una brutta fine, morendo ufficialmente in un modo così poco convincente che uno scaltrito Montag, pur essendoci stato prima descritto come stolido, rimane dubbioso. Ad ogni modo, Clarisse parla a Montag della rugiada e della bellezza di “farsi accarezzare la lingua dalla pioggia”. Quante esperienze ci sono nel mondo capaci di alterare la narrativa dell’unica società senza nome… I fili d’erba nei prati e le mani che toccano cose… Tutto un rischio di rivoluzione politica passa dalle aiuole, a tal punto che viene da chiedersi come mai questo “mostro sociale” non abbia cementificato tutto il possibile, che poi non è causa neppure né di difficile né di molto lavoro.

Itinerario turistico in una delle zone più povere d’Italia – Carloforte e Isola di San Pietro

Secondo Giorno

Carloforte ha i suoi ritmi. Svegliatevi con calma e fate colazione: a base di focacce e pizza, o a base delle famose bombe alla crema, preparatevi a visitare un’isola con tante opportunità e attività. L’isola per estensione è la seconda più grande in Sardegna (la 75° nel Mediterraneo): le coste sono a nord alte e rocciose, ricche di falesie e insenature dove nidificano il falco della regina e il gabbiano corso, mentre nella zona meridionale sono basse con delle piccole spiagge adatte alla balneazione.

Carloforte è l’unico centro abitato dell’isola e fu fondato da Carlo Emanuele III, da una colonia di pescatori liguri di Pegli, migrati a loro volta dall’isola di tunisina di Tabarka: ecco perché a Carloforte c’è un vero e proprio melting pot di tradizioni, liguri, sarde e tunisine (quest’ultime si ripercuotono soprattutto nella gastronomia con il famoso cascà vale a dire il cous cous carlofortino). Oggi Carloforte è una vivace meta turistica soprattutto nei mesi estivi, quando il borgo si anima delle folle di turisti, soprattutto italiani.

Itinerario turistico in una delle zone più povere d’Italia – il Sulcis Iglesiente (parte I)

Il territorio italiano è ricco di patrimoni naturali e architettonici spesso non valorizzati al meglio, a volte per motivi economici e politici, altre volte per carenze strutturali legate comunque al primo punto. Tuttavia ci sono eccellenze che non risentono di questa crisi e di questa mancata valorizzazione: si prenda come esempio la bellissima zona attorno ai grandi laghi lombardi, veneti e piemontesi, o si pensi ancora alla Toscana e alle terre brune attorno a Siena.

Sono zone geografiche in cui negli anni si è saputo creare, oltre ad un tessuto produttivo che ha favorito l’economia, anche un sistema turistico che ha potenziato e dato risorse ad una regione già ricca di suo. Come da incipit però, ci sono regioni e provincie, in cui complice un sistema economico secondario e terziario sottosviluppato, il sistema turistico non si è sviluppato al meglio: si pensi alla Sicilia, terra bellissima, ma ancora ben lontana rispetto alle regioni del nord; o ancora, alla Calabria e alla Puglia, terre ricche di patrimoni artistici e di tradizioni immutate nel tempo, ma che a causa di un’arretratezza economica storica, non trova nel turismo le forze sufficienti per risollevarsi. In conclusione, un territorio di vocazione turistica non è sufficiente a far sì che una determinata regione possa vivere solo di quel settore.

La svastica sul sole – Philip Dick

Dick, Philip, (1962), La svastica sul sole, Fanucci, Roma.


La svastica sul sole è un romanzo di fantascienza di Philip K. Dick, uscito per la prima volta nel 1962. Si tratta di uno dei libri che meglio incarna l’archetipo del genere in cui il mondo possibile descritto è estremamente vicino al nostro e varia da questo solamente per poche caratteristiche per quanto, naturalmente, decisive.

La trama de La svastica sul sole si riassume relativamente in poco. Siamo nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Diversi personaggi vivono all’interno degli Stati Uniti, sconfitti dal Giappone a ovest e dalla Germania nazista ad est. I due stati totalitari vincitori si contendono il mondo, tra operazioni spaziali, voli di razzi e operazioni di pulizia etnica su base addirittura continentale. Gli Stati Uniti non sono stati totalmente occupati, ma sono uno stato cuscinetto tra la zona ad ovest, sotto controllo de facto del Giappone imperiale, e la zona ad est, sotto l’influenza della Germania nazista. Il libro vede avvicendarsi diversi personaggi, nessuno più importante di un altro, ma tutti concorrono a mettere in mostra un particolare del modo di vivere in questo mondo dominato dalle due potenze totalitarie. In particolare, le storie si intrecciano su un libro La cavalletta non si alzerà più, che si scoprirà dischiudere la verità sullo stato reale politico del mondo, verità che era solo ipotizzata e non conosciuta neppure dallo scrittore. Sarà Il libro dei mutamenti, l’I Ching, divenuto guida di tutto il mondo sotto l’influenza giapponese, a dischiudere infine la chiave di lettura per l’ultima verità.

Team of Teams e la riflessione del gen. Stanley McChrystal

McChrystal, Stanley, (2015), Team of Teams, Penguin, New York.


…even the best technology and the finest intelligence cannot tell you exactly what to expect.

what worked in the twentieth century could not hold forever.

Stanley McChrystal

 Team of Teams è un libro scritto dal (ret.) generale Stanley McChrystal, insieme ad altri tre autori (Tantum Collins, David Silverman e Chris Fussell). Il libro è edito dalla Penguin di New York nel 2015. Si tratta indubbiamente di un lavoro estremamente originale, intelligente e, soprattutto, molto utile.

Team of Teams è un’opera ampiamente multidisciplinare, in cui si intersecano i principi dell’arte della guerra con il management scientifico, l’ingegneria e l’intelligence. Il lettore potrebbe essere sorpreso dal fatto che il libro probabilmente più citato non è il Von Krieg di Carl Von Clausewitz, né tanto meno L’arte della guerra di Sun Tzu o altri lavori del pensiero militare e strategico. Invece è il The principles of scientific management (1911) di Frederick Taylor, l’ideatore e l’inventore della catena di montaggio. Infatti, Team of Teams nasce dall’intersezione dell’arte militare con l’arte del management e il risultato è sorprendente.

La guerra fredda – Stanislas Jeannesson

La guerra fredda è un libro di Stanislas Jeannesson edito per Donzelli nel 2002. Si tratta di una sintesi estrema della storia del conflitto tra il blocco occidentale, guidato dagli USA, e il blocco sovietico, a cui capo era l’URSS. Il libro non ha alcuna pretesa esaustiva ed è piuttosto stringato, nelle sue 124 pagine di contenuti, in una edizione piuttosto comoda da leggere per la grandezza del carattere e per la dimensione dei margini. Considerando che la guerra fredda è durata circa cinquant’anni, ogni pagina più o meno tratta quattro mesi. Se poi si aggiunge che quasi la metà del libro è spesa per ricostruire i primi anni, pur fondamentali, dell’avvio della guerra (cioè dai primi incontri di Teheran e Jalta al 1953, data della morte di Stalin), possiamo comprendere quanto stringato sia questo volume.

Intervista a Volfango Rizzi sulla conferenza di scacchi a Voghera il 7 ottobre

Il giorno 7 ottobre alle ore 16.00 si terrà a Voghera una conferenza nazionale sugli scacchi dal titolo estremamente interessante e affascinante: “Scacchi, mente e letteratura”. La conferenza ha un programma piuttosto ricco sia di contenuti che di interventi. Per fornire un quadro esaustivo abbiamo intervistato Volfango Rizzi, organizzatore dell’evento (qui la locandina: Scacchi, Mente e Letteratura):

 

(a) Caro Volfango Rizzi, presidente dell’ASE960 (Associazione Scacchi960 e Scacchi Eterodossi), quale è stata la motivazione che ha guidato alla scelta del tema “scacchi, mente e letteratura”?

Mi dedico molto agli scacchi giovanili e studenteschi e trovo personalmente interessante il tema dei possibili benefici sulla mente da parte di questa disciplina. So che vi sono state delle recenti ricerche, anche nel nostro paese, sull’argomento dei benefici dell’insegnamento degli scacchi ai fanciulli. Ritengo quindi che sia interessante sviluppare questa tematica sotto molteplici aspetti: medico, psicologico e pedagogico. Ritengo però stimolante allargare l’orizzonte e trattare anche i rapporti tra il mondo degli scacchi e letteratura, matematica, storia e filosofia.

A Savage War of Peace – Algeria 1954-1962. Alistair Horne

 

A Savage War of Peace narra le vicende della guerra di Algeria, combattuta tra la Francia e tra i diversi gruppi di liberazione nazionale, tra cui FLN (Fronte di Liberazione Nazionale). Si tratta di una delle guerre più ignorate dall’Europa Occidentale, perché la sua cattiva coscienza viene semplicemente messa a nudo.

(1) E’ stata una guerra durata di fatto più di otto anni, in un territorio da sempre mira del controllo delle potenze dell’Europa (dall’impero romano in poi) per ragioni che oggi diremmo “geopolitiche”, ruggente parola di moda che si applica sempre volentieri, come il silicone Saratoga, utilissimo per appiccicare qualsiasi cosa. (2) La guerra in Algeria è iniziata quasi subito dopo la seconda guerra mondiale: egli europei pacifici, gente saggia. (3) I francesi non hanno risparmiato nessun mezzo a loro disponibile pur di ottenere la vittoria (mancata), compresa la tortura, l’uso dell’air power, il napalm e le catastrofiche rappresaglie più o meno spontanee sulla popolazione civile chiamate in modi irripetibili, tra cui ratonnade e varianti che anche un lettore digiuno della lingua della diplomazia estinta come me sa benissimo comprendere nel suo pieno senso derogatorio. (4) I risultati della guerra sono stati catastrofici per la Francia, che ha rischiato il colpo di stato militare, la guerra civile e che ha visto il termine della quarta repubblica.

La peste – Albert Camus

Un libro di intensità simile? La pelle di Curzio Malaparte!

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Questo genere d’evidenza o di timore, in ogni caso, manteneva nei nostri concittadini il senso dell’esilio e della separazione. Al riguardo, il narratore sa perfettamente quanto sia increscioso non poter qui nulla riferire che sia veramente spettacolare, come a esempio di qualche edificante eroe o di qualche straordinario gesto, simili a quelli che si trovano nei vecchi racconti. Gli è che nulla è meno spettacolare d’un flagello e, per la loro stessa durata, le grandi sciagure sono monotone. Nel ricordo di coloro che le hanno vissute, le terribili giornate della peste non figurano come grandi fiamme interminabili e crudeli, ma piuttosto come un ininterrotto calpestio che tutto schiacciava al suo passaggio.

Albert Camus

La peste è un romanzo di Albert Camus, edito nel 1947. Si tratta di un libro intelligente, ovvero la cui costruzione è frutto di un’idea molto semplice ma da cui tutto si dipana: come sarebbe il mondo di una città di medie dimensioni se, all’improvviso, arrivasse il flagello più terribile che l’umanità abbia conosciuto per secoli? Già solo per questa semplice intuizione, il libro meriterebbe una sua storia e sicuramente una sua lettura. Esso può essere accostato facilmente ad un’opera di fantascienza, in cui tutto si gioca ideando un mondo alternativo ben poco diverso dal nostro, magari alterando, appunto, un semplice dettaglio. Il “dettaglio” qui è la peste.

La storia è ambientata ad Orano, città dell’Algeria francese. Non si potrebbe avere una ambientazione più ideale per l’inscenamento di una grande tragedia. Infatti, la tragedia nasce quando il tessuto ordinario della vita quotidiana viene stravolto, ovvero quando non c’è uno sfondo eroico, grandioso a sostenere il dramma ma la semplice vita attesa che si svolge esattamente come solitamente avviene. Il risultato non è, allora, la rivoluzione o il cambiamento subitaneo di Orano. Al principio nessuno ci crede, poi qualcuno ne inizia a parlare con circospezione, dopo un po’ si ammette e non si ammette il problema e infine le autorità timidamente reagiscono. Ma poi la tragedia non si può più negare e tutti agiscono come possono alla morte che entra nelle case, in un modo atroce ed orribile. Alla fine ben pochi sopravvivranno al flagello ma non tutti moriranno.