
Introduzione:
Alla pubblicazione del saggio di René Girard Menzogna romantica e verità romanzesca (1961), si aprirono nuove e affascinanti chiavi di lettura critica delle opere. Il saggio si premurò di sovvertire e scardinare, nella loro completezza, le istanze millantatorie di un desiderio autentico che avevano contraddistinto gli ideali filosofico-morali dell’uomo d’epoca romantica e post-romantica, che pur affondavano profonde radici nella poetica d’amore d’ogni tempo, fin dalla classicità latina. Ponendo in luce la fallacia di una pretesa di desiderio spontaneo, Girard, “intellettuale irregolare”,[1] propose una serie di esempi a supporto della sua tesi dalla schiera dei grandi classici letterari: dapprima nel Don Chisciotte come apogeo del desiderio triangolare, identificando il voto alla cavalleria del Chisciotte come frutto della mediazione di Amadigi, e le mutazioni che subiscono i desideri di Sancho Panza per mediazione del Chisciotte; di seguito con il caso di Emma Bovary nel romanzo di Flaubert, il cui desiderio è mediato dalle mediocri letture giovanili; e ancora con gli eloquenti casi de Il rosso e il nero di Stendhal, e della Recherche proustiana, approdando infine ai molteplici casi degli eroi di Dostoevskij. Una selezione canonistica certamente di prim’ordine, che tuttavia non approda al versante della poesia latina, ancorandosi di fatto da ciò il titolo ben intende, la menzogna romantica e la verità romanzesca. Tentando di sovrapporre le categorie in questione, vale a dire ricercando queste “filigrane girardiane” nella poesia della classicità latina, si scopre – forse non con grande sorpresa – che il risultato non cambia.
Con un contributo di eccelso valore, Gianpiero Rosati (2022: 32-35) ha messo in evidenza la straordinaria anticipazione in Ovidio del meccanismo psicologico girardiano del desiderio, con una considerazione ad ampio spettro che ha abbracciato tanto l’Ovidio elegiaco delle opere giovanili, quanto le Heroides e le Metamorfosi. Il presente lavoro, debitore del contributo del professor Rosati,[2] e sulla scorta di Girard, si pone come obiettivo critico quello di porre in evidenza le tracce significative di un desiderio mediato. Si prenderanno in considerazione i tre principali trattati d’amore Ovidiani in distici elegiaci, vale a dire gli Amores, l’Ars Amatoria e i Remedia amoris,[3] al fine di scovare, nelle relazioni che Ovidio presenta come esemplificazione delle proprie tesi, un desiderio triangolare sotteso quanto normalizzato nel suo essere. Il presente contributo si pone come fine ultimo quello di incrementare il corpus dei passaggi, dalle sopracitate opere, che presentano una peculiare traccia, più o meno evidente, di desiderio mediato.

