
Introduzione:
Alla pubblicazione del saggio di René Girard Menzogna romantica e verità romanzesca (1961), si aprirono nuove e affascinanti chiavi di lettura critica delle opere. Il saggio si premurò di sovvertire e scardinare, nella loro completezza, le istanze millantatorie di un desiderio autentico che avevano contraddistinto gli ideali filosofico-morali dell’uomo d’epoca romantica e post-romantica, che pur affondavano profonde radici nella poetica d’amore d’ogni tempo, fin dalla classicità latina. Ponendo in luce la fallacia di una pretesa di desiderio spontaneo, Girard, “intellettuale irregolare”,[1] propose una serie di esempi a supporto della sua tesi dalla schiera dei grandi classici letterari: dapprima nel Don Chisciotte come apogeo del desiderio triangolare, identificando il voto alla cavalleria del Chisciotte come frutto della mediazione di Amadigi, e le mutazioni che subiscono i desideri di Sancho Panza per mediazione del Chisciotte; di seguito con il caso di Emma Bovary nel romanzo di Flaubert, il cui desiderio è mediato dalle mediocri letture giovanili; e ancora con gli eloquenti casi de Il rosso e il nero di Stendhal, e della Recherche proustiana, approdando infine ai molteplici casi degli eroi di Dostoevskij. Una selezione canonistica certamente di prim’ordine, che tuttavia non approda al versante della poesia latina, ancorandosi di fatto da ciò il titolo ben intende, la menzogna romantica e la verità romanzesca. Tentando di sovrapporre le categorie in questione, vale a dire ricercando queste “filigrane girardiane” nella poesia della classicità latina, si scopre – forse non con grande sorpresa – che il risultato non cambia.
Con un contributo di eccelso valore, Gianpiero Rosati (2022: 32-35) ha messo in evidenza la straordinaria anticipazione in Ovidio del meccanismo psicologico girardiano del desiderio, con una considerazione ad ampio spettro che ha abbracciato tanto l’Ovidio elegiaco delle opere giovanili, quanto le Heroides e le Metamorfosi. Il presente lavoro, debitore del contributo del professor Rosati,[2] e sulla scorta di Girard, si pone come obiettivo critico quello di porre in evidenza le tracce significative di un desiderio mediato. Si prenderanno in considerazione i tre principali trattati d’amore Ovidiani in distici elegiaci, vale a dire gli Amores, l’Ars Amatoria e i Remedia amoris,[3] al fine di scovare, nelle relazioni che Ovidio presenta come esemplificazione delle proprie tesi, un desiderio triangolare sotteso quanto normalizzato nel suo essere. Il presente contributo si pone come fine ultimo quello di incrementare il corpus dei passaggi, dalle sopracitate opere, che presentano una peculiare traccia, più o meno evidente, di desiderio mediato.
Brevissimo profilo biografico e letterario di Ovidio:[4]
Nato a Sulmona nel 43 a.C., compì studi di retorica a Roma, entrando in contatto con i maggiori poeti del panorama. Il quadro bibliografico di Ovidio è piuttosto complesso da tracciare in termini filologici: concentrandosi sulle opere di interesse del presente lavoro, sicuramente una redazione degli Amores, in cinque libri e a noi non pervenuta, vide la luce poco dopo il 20 a.C., mentre la redazione ridotta a tre libri è databile forse all’1 d.C. Sempre attorno a questa data si colloca il ciclo poetico cosiddetto erotico-didascalico, che comprende l’Ars Amatoria, in tre libri, e i Remedia amoris, nonché i Medicamina faciei feminae, circa i cosmetici impiegati dalle donne, opera giunta a noi in forma gravemente mutila. Tra le altre opere sono sicuramente degne di menzione le Heroides, lettere poetiche in metro di distico elegiaco; la Medea, tragedia di grande successo; le Metamorfosi, ritenuta l’opera più celebre di Ovidio, un imponente poema epico in quindici libri; i Fasti, sempre in distico elegiaco. Nell’8 , in circostanze non del tutto chiare, l’imperatore Augusto gli comminò un esilio a Tomi (odierna Costanza), sul Mar Nero, dove, tra le varie opere, videro la luce i Trsitia e le Epistulae ex Ponto. Morirà in esilio nel 17 o 18.
La poetica di Ovidio, collocandosi ai margini dell’età augustea, assorbe le istanze di rinnovamento e modernizzazione che cominciavano ad aleggiare nel settore: ciò si traduce nell’adozione di nuovi moduli poetici e rinnovate concezioni della vita quotidiana romana che si discostano dalla stagione sanguinosa delle guerre civili, chiaramente con un riflesso anche stilistico e linguistico. L’adesione al modulo dell’elegia erotica avviene sulla scorta di un movimento poetico che si era instaurato con particolare rilevanza sulla scorta di Cornelio Gallo, Albio Tibullo e Sesto Properzio, con l’adozione di una serie di topoi, tra cui il pianto per la scomparsa della donna amata, che rimandano a un sostrato culturale greco del poeta e retore Antimaco di Colofone e giungono fino al teatro romano di Plauto e Terenzio (cfr. Ruden 2014: 11).
L’esordio poetico avviene con gli Amores, composti dapprima, secondo una linea critico-filologica condivisa anche da Munari (1959), nella loro prima redazione in cinque libri (a noi non sopraggiunta, se non in testimonianza indiretta dagli stessi versi incipitari di Ovidio), attorno al 16 a.C., mentre la redazione in tre libri sarebbe stata pubblicata attorno all’1 a.C. Si tratta di una raccolta di quarantanove elegie su tre libri che, sulla scorta dei grandi poeti novi ed elegiaci, come Catullo (a sua volta sulla scorta di Saffo), Tibullo e Properzio, trattano le tematiche tipiche di questo genere, narrando poeticamente anche di incontri notturni fugaci e furtivi, momenti di gelosia, reazioni ai tradimenti ecc. Sottolinea giustamente Conte che l’inventiva di Ovidio ben si esprime in particolare nella scelta di non porre una figura femminile dettagliatamente definita, attorno a cui far ruotare i propri sentimenti e le proprie azioni espressive d’amore, quanto una figura relativamente sfumata, quella di Corinna, «una figura tenue, dalla presenza intermittente e limitata, che si sospetta non avesse nemmeno una sua esistenza reale». La relativa evanescenza della figura dell’amata, conclude Conte, non è tuttavia discrimine per la realizzazione dell’innovativo modulo poetico del servitium amoris, una «totale dedizione dell’amante all’amata, ai suoi voleri e ai suoi capricci» (Conte 2012: 580-81).
A seguire, tanto in termini cronologici quanto tematico-stilistici, fu l’Ars amatoria: eloquente già nel titolo, l’opera, composta tra l’1 a.C. e l’1 d.C., è suddivisa in tre libri di trattatistica circa seduzione, conservazione dell’amore, e seduzione dell’uomo dal fronte femminile. Conte pone in luce, come ponte di collegamento con gli Amores, la funzione didascalica, rarefatta nella prima opera, e adottata come prospettiva generale nella seconda: il poeta nell’Ars si eclissa da amante e servo d’amore per la sua donna, divenendo precettore e magister amoris nei confronti dei suoi lettori, tramite un’opera che assume tutti i tratti connotativi di un poema didascalico, sulla scorta di Lucrezio e Virgilio.
A chiudere il trittico, di natura ciclica, dell’operistica didascalico-amorosa sono i Remedia amoris, opera in tre libri, composta tra il 2 a.C. e il 2 d.C., finalizzata a proporre un rimedio al giogo d’Amore, e dalla morsa della passione che appariva all’innamorato pressoché inscindibile, una vera e propria guarigione, a tratti anche estremizzata, un rimedio estremo a un male che lo è altrettanto.
Tralasciando l’aspetto puramente filologico circa i manoscritti di attestazione,[5] la cui complessità, dettata dall’elevato numerosi di testimoni, spinge il presente lavoro a delegare l’arduo compito alla già ben nutrita bibliografia esistente,[6] si intende mettere qui in risalto, secondo una prospettiva letteraria, le evidenti tracce di desiderio triangolare, secondo le teorizzazioni di Girard, anche piuttosto evidenti nella trattazione d’amore ovidiana. Adottando il medesimo ordine seguito da Kenney (19621, cfr. Nota 2), si va di seguito a presentare, con opportuni rimandi ai versi delle opere, le affascinanti tracce che caratterizzano e connotano in direzione fondamentalmente triangolare l’ideale di desiderio sentimentale nell’immaginario ovidiano. [7]
Tracce di desiderio mediato negli Amores:[8]
Traccia di desiderio mediato si ha nell’elegia ottava, libro primo, con l’espressione della teoria per cui l’amore risulta effimero se viene meno la componente di ostilità tra rivali, un contezioso per l’oggetto del desiderio che si rivela essere quanto maggiormente alimenta la passione:
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“Ne securus amet nullo rivale, caveto: Non bene, si tollas proelia, durat amor.” (I, 8, 95-97) |
“Evita che egli si senta sicuro nel suo amore per mancanza di rivali: l’amore non dura a lungo, se ne togli le lotte”
Munari 1959: 129-139 |
Nuova traccia di desiderio mediato si ha nell’elegia diciannovesima del libro secondo, di cui è peraltro explicit. L’elegia si configura come un trionfo dell’amore mediato: Ovidio esprime dei precetti destinati a ritorcerglisi contro, ma che per onestà intellettuale non può tacere riguardo la realtà d’Amore. Secondo la concezione espressa, il poeta desidera maggiormente una donna quando questa è sorvegliata dal legittimo marito: vale a dire, un amore illecito come quello di Ovidio per la sua amante, ben più si alimenta quando si frappone tra lui e l’oggetto del desiderio un mediatore che impedisce, o quantomeno ostacola, il raggiungimento del piacere lussurioso:
| Si tibi non opus est servata, stulte, puella,
at mihi fac serves, quo magis ipse velim. Quot licet, ingratum est; quod non licet, acrius urit” (II, 19, 1-3) |
Se non hai bisogno per te stesso, o stolto, di sorvegliare la tua donna, almeno sorvegliala per me, in modo ch’io la desideri maggiormente. Quel che è concesso, non dà piacere; quel che non è concesso, infiamma più acutamente
Munari 1959: 178 |
Tuttavia, a differenza del concetto girardiano che, sulla scorta di Stendhal, esemplifica come tale frapposizione altro non porti che odio, Ovidio teorizza che invece questo ostacolo sia cagione di ancor maggior desiderio, ed anzi sia l’imprescindibile requisito perché la passione illecita non si spenga, una concezione relativamente prossima a quella espressa in I, 8 (cfr. punto 1). Al contrario, l’amore facile e lecito diviene per lui ben presto noia:
| Pinguis amor nimiumque patens in taedia nobis
vertitur et, stomacho dulcis ut esca, nocet (II, 19, 25-26) |
L’amore sazio e troppo facile mi si muta in noia e mi fa male, come un cibo dolce allo stomaco
Munari 1959: 179 |
I precetti presentati da Ovidio si scagliano, con una sottile e pungente ironia provocatoria, contro ciò che è lecito in amore, un’ode alla lussuria che soddisfa realmente, a differenza di un insensibile amore lecito, il che potrebbe avere un riscontro socio-psicologico anche pressoché accurato se si considera l’alto numero di matrimoni combinati, e seppur leciti non certo dettati dalla flamma amoris, presenti nell’antica Roma:
| Quod licet et facile est quisquis cupit, arbore
frondis / carpat et e magno flumine potet aquam. Siqua volet regnare diu, deludat amantem! (II, 19, 31-33) |
Chiunque desidera ciò che è lecito e facile, colga foglie dagli alberi e beva acqua da un grande fiume! Se una donna vorrà regnare a lungo, si faccia beffe dell’amante!
Munari 1959: 179 |
L’elegia si conclude con quella che è un’apostrofe diretta al legittimo marito della donna, un’apostrofe ironica e beffarda a un marito che, oltre che ingenuo, appare per certi versi persino non curante dell’infedeltà della moglie, Ovidio si prende gioco della sua ingenuità e lo invita a prestar più attenzione ai rumori che, nella notte, lui (Ovidio) fa quando viene a visitare sua moglie:
| Me tibi rivalem si iuvat esse, veta!
(II, 19, 60) |
Se ti piace che io sia tuo rivale, vietamelo!
Munari 1959: 180 |
Ovidio ritorna sul tema dell’amore mediato nell’elegia quarta del libro terzo, includendo anche una questione sociologica, tristemente attuale, circa la possibilità dell’uomo di tenere sotto chiave la propria donna, e l’effetto contrario che questo proibizionismo produce. Si dice infatti che la donna non può essere tenuta prigioniera per gelosia del marito, fatte salve le donne di razza straniera (vale a dire, le schiave e le affrancate), in quanto una donna che non è libera di tradire fisicamente, tradisce con l’anima. Ovidio insiste sull’inutilità di questi divieti, delle misure preventive, poiché sia l’animo della donna che si vede costretta nella situazione, sia il cuore dell’uomo, tentato da queste condizioni, produrranno un tradimento per certo. Quanto si vuole asserire, mutatis mutandis con sorprendente attualità, è che il proibizionismo non porta a un rispetto rigoroso dei limiti imposti, una mediazione così aggressiva che si frappone fra la donna, oggetto del desiderio, e l’uomo che desidera, causa solamente un aumento esponenziale del livello di desiderio. Così invece Penelope, pur tentata da innumerevoli proci alla sua corte, ha atteso per vent’anni il marito.
Il consiglio che dunque il poeta da all’uomo è di far cadere la maschera di carceriere e di essere indulgente con la donna, poiché solo rischierebbe, altrimenti, di ottenere l’effetto contrario:
| Cui peccare licet, peccat minus; ipsa potestas semina nequitiae languidiora facit
(III, 4, 9-10) |
Chi può peccare, pecca meno; la possibilità stessa rende più debole l’impulso a far male
Munari 1959: 191 |
| Nitimur in vetitum semper cupimusque negata
(III, 4, 17) |
Noi tendiamo sempre al proibito e desideriamo quel che ci è negato
Munari 1959: 191 |
| Nec facie placet illa sua, sed amore mariti
(III, 4, 27) |
Né la donna piace per la sua bellezza, ma per l’amore del marito
Munari 1959: 191 |
Tracce di desiderio mediato nell’Ars amatoria:[9]
Dal primo libro, nel presentare come caso esemplare il mito di Pasife e il toro, il desiderio profilato nella narrazione del mito appare mediato. Su Pasife, moglie di Minosse, e il toro, dal cui rapporto adultero nacque poi il Minotauro, la mediazione è attuata dalle giovenche, per cui nutre odio viscerale in quanto predilette amanti agli occhi del toro, si sente minacciata e sovrastata da loro, tanto da decidere di farle morire:
| «Paelicibus quotiens placavit numina caesis
atque ait exta tenens: «ite, placete meo!»» (I, 321-322) |
«[…] E di rivali quante
ne trascinò agli altari degli dei per trovare la pace, e quante volte, quei visceri stringendo, urlò “Andate, piacere a lui che io amo!» […]» Barelli 2023: 123 |
Ovidio propone poi un passaggio dal tono proverbiale per indicare la potenza del desiderio mediato e furtivo:
| Sed cur fallaris, cum sit nova grata voluptas,
et capiant animos plus aliena suis? Fertilior seges est alienis semper in agris (I, 347-349) |
E poi non fallirai: fa troppa voglia
ogni nuovo piacere, e ciò ch’è d’altri afferra il cuore più di ciò che è proprio; nel campo altrui la messe è assai più bella Barelli 2023: 125 |
Ed è pur vero che l’erba del vicino è sempre più verde, ma non è la rigogliosità dell’oggetto in questione a suscitare un desiderio così forte: in questo passaggio la mediazione è attuata invece dal mediatore, l’altro, il possessore della messe più fertile. La sua mediazione fa nascere nel soggetto un desiderio che altrimenti giacerebbe muto.
Ovidio sviluppa la questione triangolare giocando sulla situazionalità di inganno al marito dell’amata, e lo fa con un tono fortemente proverbiale:
| Sint etiam tua vota viro placuisse puellae
(I, 577) |
Cerca poi di piacere a suo marito
Barelli 2023: 145 |
| Tuta frequensque via est; per amici fallere nomen;
Tuta frequensque licet sit via, crimen habet (I, 583-584) |
È vecchia strada e spesso la più certa
tradire altrui fingendosi amico: strada battuta e certa, anche se strada lastricata di colpa […] Barelli 2023: 147 |
Ovidio riprende qui un concetto già ampiamente sviscerato, ossia quello dell’adulterio (cfr. §3, 2), adducendovi inoltre il consiglio di giocare sull’ingenuità del mediatore del desiderio, instaurandovi un rapporto di amicizia. Questo rapporto di vicinanza tra soggetto e mediatore non è contemplata in maniera così rilevante nella trattazione girardiana, ma è indubbio che qui Ovidio raggiunge uno stadio ulteriore della triangolarità e del desiderio mediato.
Con un rovesciamento rispetto a quanto presentato negli Amores, l’odio per il marito-mediatore, nella relazione adultera, è qui completamente scomparso, soppiantato, come sopradetto, da amicizia, per quanto falsa, e una blanda e ipocrita pietà. In generale, Ovidio dimostra sempre di provare quasi un sentimento di pietà per l’ingenuità del mediatore che, con un capovolgimento teorico, passa dall’essere la figura principale, quella che esercita il fascino, ad essere la vittima dell’adulterio. Magnificamente Ovidio gioca su questo carattere di falsa pietà, non tralasciando mai di spingere i suoi lettori a soggiogare il mediatore ingenuo.
Ugualmente, nella narrazione ovidiana, un desiderio triangolare può nascere anche tra sinceri amici, è dunque necessario che l’amante sia prudente a non infiammare la passione nell’amico descrivendogli la sua donna:
| Ei mihi! Non totum est, quod ames, laudare sodali. Cum tibi laudanti credidit, ipse subit
(I, 739-740) |
[…] Ahimè, non è prudente
che tu all’amico lodi la tua donna: se crede alle tue lodi, ti soppianta. Barelli 2023: 159 |
La questione è poi rafforzata da un canone di esempi mitologici di desideri plausibilmente triangolari tra amici: Patroclo, l’Attoride (nipote di Attore), nei confronti di Achille, Pritoo verso Fedra, moglie dell’amico Teseo; Pilade per Ermione, amante dell’amico Oreste.
Passando in rassegna i versi del liber secundus, tra i consigli che Ovidio fornisce all’amante per coltivare l’arte di amare vi è anche quello di risvegliare la passione non lasciando che il cuore si impigrisca in un “amore sicuro”:
| Sunt quibus ingrate timida indulgentia servit
Et, si nulla subest aemula, languet amor (II, 435-436) |
Vi sono donne per cui l’indulgenza
non serve a nulla; se non han rivale, l’amore in loro langue. […] Barelli 2023: 203 |
| Sic, ubi pigra situ securaque pectora torpent,
Acribus est stimulis eliciendus amor. Fac timeat de te tepidamque recalface mentem (II, 443-445) |
Così impigrisce in un sicuro amore
il cuore e si fa lento: va eccitato con stimolo frequente. La tua donna fa’ che sempre per te senta paura; riaccendile il cuore intiepidito; Barelli 2023: 203 |
È questa, in fondo, una ripresa e riformulazione di quanto già si diceva in Amores III, 4, 17 (cfr. paragrafo 3, 3), secondo cui si tende a desiderare ciò che è proibito, concetto che vedrà ulteriori riprese.
Nel libro terzo dell’Ars, rivolto alle donne libere con consigli su come ottenere e mantenere l’amore, l’amore viene presentato come un gioco che si mantiene ben più saldamente quando è mediato da un elemento che ne faccia accrescere il vigore, in questo caso la mediazione che interviene è quella di un terzo che, di quando in quando, separa marito e moglie così da far rinverdire il desiderio:
| Quod datur ex facili, longum male nutrit amorem
(III, 579) |
Amore troppo facile, a fatica
si gode a lungo. […] Barelli 2023: 285 |
| Hoc est, uxores quod non patiatur amari;
Conveniunt illas, cum voluere, viri; Adde forem et duro dicat tibi iniator ore «Non potes»; exclusum te quoque tanget amor. (III, 585-588) |
Per questo amor di moglie è cosa assurda:
perché il marito l’ha, quando lo vuole. Poni una porta tra di loro, dica crudele portinaio: «Oggi non puoi!». Respinto, in lui ritornerà l’amore. Barelli 2023: 285 |
Ovidio esplicita poi come l’Amore solo si mantenga ben vivo quando alimentato, come un fuoco, da una soggiacente triangolarità del desiderio e della passione, l’esercizio di quest’ars solo si rivela efficace quando l’amante è stimolato dalla consapevolezza di avere un rivale:
| Postmodo rialem partitaque foedera lecti
Sentiat. Has artes tolle; senescit amor (III, 593-594) |
[…] Solamente dopo
s’accorga dei rivali, e infine sappia di doverti dividere con loro. Senza quest’arte, Amore invecchierà presto Barelli 2023: 285 |
Seguitamente, Ovidio stesso, con un cenno di autobiografismo, si inserisce nella narrazione elegiaca e propone, a riprova della tesi di desiderio triangolare sopra esposta, il suo personale punto di vista, concorde con l’efficacia del desiderio quando mediato:
| Quamlibet extinctos iniuria suscitat ignes;
En ego confiteor, non nisi laesus amo. (III, 597-598) |
Per quanto estinto, questo fuoco è tale
che un affronto vi suscita la fiamma. Per me, ve lo confesso, amo soltanto quando sono tradito. […] Barelli 2023: 285 |
Tracce di desiderio mediato nei Remedia amoris:[10]
Il primo esempio che si propone non presenta in realtà una triangolarità, non si assiste a un desiderio mediato, quanto all’attuazione di uno dei comportamenti che Girard ha individuato negli amanti, ossia la repressione del desiderio e l’attuazione di una strategia di negazione dello stesso agli altri in luogo della più semplice ammissione, e ciò in ripetizione, con una frequenza tale da lasciare intendere che la negazione del desiderio è in realtà la spia maggiormente eloquente della vitalità dello stesso:
| Qui nimium multis «non amo» dicit, amat
v. 648 |
Chi dice troppe volte «non amo», ama
Rimell, Paduano 2022: 57 |
Estrapolando l’esametro dal contesto in cui è inserito si corre il rischio di interpretarlo in maniera forzosa, e in tal senso è provvidenziale la precisazione che Victoria Rimell ha fatto nella sua introduzione, ritenendo che «Ovidio sviluppa questa analogia per sostenere la tesi che gli amanti che vogliono districarsi dall’amor[11] possono semplicemente fingere una mancanza di interesse: col passare del tempo, quello che prima deve essere simulato può divenire genuino» (Rimell 2022: XL). È dunque indubbio che l’esametro sia da interpretare come un suggerimento all’amante che vuole liberarsi dal giogo d’Amore, propriamente un antidoto al “morbo” sopracitato. È tuttavia peculiare la scelta di Rimell di proporre anche una citazione esterna che sembra suggerire una chiave di lettura quantomeno collaterale e addizionale, se non completamente diversa: «Come riassume Alison Sharrock «The rejection of love is part of the discourse of love – it is love»[12] (Ibidem).
Discostandosi momentaneamente da una lettura girardiana, questo esametro, e le argomentazioni teoriche che vi gravitano attorno, complicano meravigliosamente la trattazione critica, aprendo a uno scenario incredibilmente affascinante, vale a dire una lettura psicocritica dell’esametro stesso. Il verso è un classico esempio di negazione freudiana, concetto dapprima introdotto da Sigmund Freud in un saggio del 1925[13] e con il quale presenta una concezione innovativa del concetto di negazione: “La negazione va cioè secondo Freud in realtà interpretata, ricondotta ad altro da sé, sostanzialmente capovolta, come intenzione inconscia di manifestare l’opposto.” (Masini 2015). Il concetto trova sterminati esempi di applicazione letteraria.[14] Non è pertanto da declassare a illazione una lettura psicocritica dell’esametro in questione, in piena coscienza degli intenti ovidiani fondamentali nella stesura, si può ben ritenere, anche a fronte della congrua citazione di Sharrock, che una manifestazione di negazione freudiana sia sottesa nel verso di Ovidio.
Secondo esempio, ben più eloquente, di desiderio mediato, si trova nella parte finale dell’opera, tra i vv. 771-776, in cui Ovidio propone due casi esemplari tratti dalla mitologia eroica greca, in particolare con un forte sostrato omerico, in cui il desiderio è mediato, e fortemente alimentato, dall’inserimento di un mediatore-rivale in una relazione altrimenti perfettamente lineare.
| Acrius Hermionen ideo dilexit Orestes,
esse quod alterius coeperat illa uiri. Quid, Menelae, doles? Ibas sine coniuge Creten, Et poteras nupta lentus abesse tua. Ut Paris hanc rapuit, nunc demum uxore carere Non potes: alterius creuit amore tuus vv. 771-776
|
Oreste amò Ermione più fortemente
perché aveva cominciato ad essere di un altro uomo. Perché soffri, Menelao? Andavi a Creta senza la moglie, e potevi tranquillamente restare lontano da lei. Quando Paride l’ha rapita allora sì che non puoi fare a meno di lei: il tuo amore è cresciuto per quello di un altro Rimell, Paduano 2022: 67 |
Il primo caso riguarda l’alimentarsi dell’amore di Oreste per Ermione, figlia di Menelao ed Elena, promessa in sposa sia a Oreste dal nonno materno Tindaro, sia a Neottolemo, figlio di Achille. Oreste arriverà poi ad uccidere Neottolemo al momento della sua fuga con Ermione. Il secondo riguarda invece il modo in cui il sentimento di Menelao per Elena, del tutto assopito durante il suo in solitaria a Creta, sia effettivamente rinato nel momento in cui lei è stata rapida da Paride.[15] La situazione che si configura in questi esempi è dunque perfettamente “girardiana”, si assiste all’alimentazione di un desiderio sentimentale tramite l’intervento di un mediatore interposto tra il soggetto e l’oggetto del desiderio, e ciò è particolarmente vero per il secondo caso esemplare, il caso di Menelao ed Elena, in quanto Oreste nutriva già un sincero sentimento per Ermione quando gli fu promessa in sposa.
Conclusione:
L’elegia ovidiana offre un terreno ben fertile per un’analisi in chiave girardiana: i testi sono ricchi di giochi e mediazioni che rispondono proprio all’idea di desiderio triangolare. In Ovidio, il desiderio mediato è universale, un paradigma che riguarda chiunque sia preso da amore. Buona norma è, come sempre quando si ha a che fare con la classicità letteraria, quella di evitare ideologismi e anacronistiche interpretazioni nelle formulazioni critiche, in quanto una rilettura ex post, secondo una nuova e più affascinante chiave critica d’interpretazione, potrebbe portare a perdere la bussola.
Ritengo dunque, o tuttavia, di poter definire questo mio tentativo di lettura critica delle elegie di Ovidio in chiave girardiana come un’interpretazione e applicazione di un concetto certo molto ampio, e che ben si presta a diversi sfondi letterari – e lo dimostra l’applicazione che Girard ne fece in ambito romantico – non a voler suggerire che Ovidio avesse in mente di costruire un fitto gioco di intermediazioni e triangolazioni del desiderio, quanto più a ritenere che questa potesse essere, nello sfondo culturale augusteo, una chiave di interpretazione delle relazioni romantiche, ancor più quando queste formano parte del tessuto culturale mitopoietico di una civiltà. Certamente, amori mitologici avvolti nel mistero, e pertanto protetti e ugualmente mutati, si prestano in maniera eccellente a una formulazione del genere, e vanno a giocare sugli amori per i virtuosismi poetici che erano propri degli elegiaci di I sec.
In fondo, “nel mondo classico […] c’era un’infinita e più salutare accettazione del mondo così com’è”[16], per quanto la letteratura ci abbia consegnato innumerevoli sfumature, chiavi di letture alternative, specole da cui guardare al mondo e a chi lo popola, il che non è necessariamente una complicazione della realtà. Mutatis mutandis, veniamo a scoprire che l’effetto fortemente persuasivo ed emotivo di un mediatore nei rapporti d’amore era quanto più vivo all’epoca, e forse è una caratteristica propria dell’essere umano e del mondo così com’è.
BIBLIOGRAFIA
Letteratura primaria:
Ovidio, Amores (Munari) = Publio Ovidio Nasone, Amores, a cura di Franco Munari, Firenze, «La Nuova Italia» Editrice, 1959.
Ovidio, Ars Amatoria (Barelli) = Publio Ovidio Nasone, L’arte d’amare (or. Ars Amatoria), a cura di Ettore Barelli, con un saggio di Scevola Mariotti, Milano, BUR Rizzoli, 2023.
Ovidio, Ars Amatoria (Ørberg) = Publio Ovidio Nasone, Ars Amatoria, a cura di Hans Henning Ørberg (Ad usum discipulorum edidit), s.l., Domus Latina, 2010.
Ovidio, Remedia Amoris (Rimell) = Publio Ovidio Nasone, Remedia Amoris, a cura di Victoria Rimell, traduzione di Guido Paduano, Milano, Mondadori, Fondazione Lorenzo Valla, 2022.
Letteratura secondaria:
Alfano 2022 = Giancarlo Alfano, L’opera e la psicanalisi, in Laura Neri, Giuseppe Carrara, Teoria della letteratura. Campi, problemi, strumenti, Roma, Carocci, 2022, pp. .
Barelli 2023 = Publio Ovidio Nasone, Ettore Barelli (curatela di), L’arte d’amare, con un saggio di Scevola Mariotti, Milano, BUR Rizzoli, 2023.
Boyd 2002 = Barbara Weiden Boyd (edito da), Brill’s companion to Ovid, Leiden (Nl), Koninklijke Brill NV, 2002.
Conte 2012 = Gian Biagio Conte, Letteratura latina. Dall’alta repubblica all’età di Augusto, Milano, Mondadori, Le Monnier Università, pp. 575-605.
Della Corte 1981 = Della Corte F., La filologia latina dalle origini a Varrone, 2° edizione riveduta, Firenze, La Nuova Italia, 1981.
Freud, La negazione (Radice) = Sigmund Freud, La negazione (or. Die Verneinung), a cura di Davide Radice, Sacile, Polimnia Digital Editions, 2019.
Girard 2020 = René Girard, Verdi-Vighetti L. (traduzione di), Menzogna romantica e verità romanzesca. Le mediazioni del desiderio nella letteratura e nella vita, Bompiani, Firenze, 2020.
Krisak 2014 = Ovid, Ovid, Len Krisak and Sarah Ruden. 2014. Ovid’s Erotic Poems : Amores and Ars Amatoria. Philadelphia: University of Pennsylvania Press.
Mariotti 1957 = Scevola Mariotti, La carriera poetica di Ovidio, prima pubblicazione in Belfagor, a. XII, fasc. 6, Firenze, casa editrice Leo S. Olschki, 30 novembre 1957, p. 609, ripubblicato con note e traduzioni in Publio Ovidio Nasone, Ettore Barelli (curatela di), L’arte d’amare, Milano, BUR Rizzoli, 2023, pp. 5-42.
Masini 2015 = Paolo Masini, Negazioni (seconda variazione): Freud (prima parte), 21 gennaio 2015, Prismi – Pensieri Filosofici, https://prismi.wordpress.com/2015/01/21/7561/, https://prismi.wordpress.com/.
Munari 1959 = Franco Munari, Introduzione, 1959, pp. IX-XXXIX, in Publio Ovidio Nasone, Franco Munari (curatela di), Amores. Testo, introduzione, traduzione e note di Franco Munari, 3° edizione, Firenze, La Nuova Italia, 1959.
Munari 1959 = Publio Ovidio Nasone, Franco Munari (curatela di), Amores. Testo, introduzione, traduzione e note di Franco Munari, 3° edizione, Firenze, La Nuova Italia, 1959.
Munari 1965 = Franco Munari, Il codice Hamilton 471 di Ovidio, Note e Discussioni Erudite, a cura di Augusto Campana, vol.9, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1965.
Oliensis 2019 = Oliensis E., Loving Writing/Ovid’s Amores, Cambridge, Cambridge University Press, 2019.
Orlando 1993 = Francesco Orlando, Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura. Rovine, reliquie, rarità, robaccia, luoghi inabitati e tesori nascosti, Torino, Einaudi, 1993.
Rimell 2022 = Victoria Rimell, Commento, 2022, trad. di Guido Paduano, pp. 73-362, in Victoria Rimell (curatela di), Guido Paduano (traduzione di), Ovidio. Rimedi contro l’amore, Milano, Mondadori, Fondazione Lorenzo Valla, 2022.
Rimell 2022 = Victoria Rimell, Introduzione, 2022, pp. XII-XCI, in Victoria Rimell (curatela di), Guido Paduano (traduzione di), Ovidio. Rimedi contro l’amore, Milano, Mondadori, Fondazione Lorenzo Valla, 2022.
Rimell, Paduano 2022 = Victoria Rimell (curatela di), Guido Paduano (traduzione di), Ovidio. Rimedi contro l’amore, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori, Milano, 2022.
Rosati 1979 = Gianpietro Rosati, L’esistenza letteraria. Ovidio e l’autocoscienza della poesia, in Materiali e discussioni per l’analisi dei testi classici, Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 1979, n. 2, pp. 101-136.
Rosati 1992 = Gianpiero Rosati, L’elegia al femminile: le Heroides di Ovidio (e altre tre heroides), in Materiali e discussioni per l’analisi dei testi classici, Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 1992, n. 29, pp. 71-94.
Rosati 2001 = Gianpiero Rosati, Mito e potere nell’epica di Ovidio, in Materiali e discussioni per l’analisi dei testi classici, Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 2001, n. 46, pp. 39-61.
Rosati 2022 = Gianpiero Rosati, Ovidio e il teatro del piacere. Il corpo, lo sguardo, il desiderio, Roma, Carocci, 2022.
Ruden 2014 = Sarah Ruden, Introduction, 2014, pp. 1-16, in Ovid, Ovid, Len Krisak and Sarah Ruden. 2014. Ovid’s Erotic Poems : Amores and Ars Amatoria. Philadelphia: University of Pennsylvania Press.
Scivoletto 2000 = Nino Scivoletto, Santini C. (curatela di), Zurli L. (curatela di), Filologia e cultura latina, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 2000.
Sharrock 1994 = Alison Sharrock, Seduction and repetition in Ovid’s Ars Amatoria II, Oxford 1994.
Sharrock 2002 = Alison Sharrock, Ovid and the discourse of love: the amatory works, in Hardie (ed.), The Cambridge companion to Ovid, Cambridge, 2002, pp. 150-162.
Simonini 2008 = Laura Simonini (traduzione di), La letteratura latina della Cambridge University. Volume secondo. Da Ovidio all’epilogo, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2008.
Stampini 1917 = Ettore Stampini, Studi di letteratura e filologia latina: con una appendice di iscrizioni ed altri scritti in lingua latina, Torino, F.lli Bocca, 1917.
Ullman 1965 = Berthold L. Ullman, Pontano’s Marginalia in Berlin, Hamilton 471, 1965, PP.73-78, in Franco Munari, Il codice Hamilton 471 di Ovidio, Note e Discussioni Erudite, a cura di Augusto Campana, vol.9, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1965.
[1] La definizione è tratta dalla sezione riassuntiva dell’autore nel contro-frontespizio dell’edizione Bompiani 2020.
[2] Il presente contributo non menziona alcuno dei passaggi già posti in evidenza dal lavoro del professor Rosati, ma si premura di ampliare il corpus dei passaggi esaminati sotto questa prospettiva.
[3] La scelta di escludere le Heroides è dettata dalla peculiarità della forma epistolare, che di per sé merita e necessita valutazioni proprie, destinando l’analisi di quest’opera a uno sforzo di ricerca futuro.
[4] Le informazioni su Ovidio riproposte tramite rielaborazione, così come le citazioni inserite tra virgolette e da me corsivate, sono tratte da Conte 2012. Per un’introduzione sinottica agli Amores e ai Remedia si rimanda inoltre rispettivamente alle introduzioni di Munari 1959 e Rimell 2022. Per un’eccellente lettura compendiale sulla figura di Ovidio, cfr. anche Wolfgang Pili, Ovidio – La figura di Ovidio nella letteratura latina, per Scuola Filosofica, 5 novembre 2013, consultabile online all’url <https://www.scuolafilosofica.com/3293/ovidio-la-figura-di-ovidio-nella-letteratura-latina>.
[5] Sicuramente meritevole di menzione in questa sede è il manoscritto Berlino, Stadtsbibliothek, Hamilton 471, contenente le tre opere d’amore principali di Ovidio, nell’ordine seguente: Ars Amatoria alle c.1r-28r; Remedia amoris alle c.28r-38r; Amores alle c.38r-69r. Questo ordinamento non rappresenta il corrispettivo cronologico, che è stato seguito da Kenney (1962) nella sua strutturazione critica come Amores, Ars Amatoria, Remedia amoris (cfr. Munari 1965: 57). Il codice in questione risulta particolarmente interessante in quanto, oltre ad essere una notevole testimonianza delle opere di Ovidio, presenta delle marginalia contenenti annotazioni e correzioni del celebre umanista, esperto in materia di filologia classica, Giovanni Pontano (cfr. Ullman 1965: 73-78).
[6]Per un compendio di filologia delle letterature latine, in cui figurano chiaramente lavori sulla materia ovidiana, si vedano i lavori di Ettore Stampini (1917), Francesco Della Corte (1981) e Nino Scivoletto (2000). Per una prospettiva incontrata sulle specifiche opere, si vedano le introduzioni rispettivamente agli Amores nell’edizione a cura di Franco Munari (1959), all’Ars amatoria nell’edizione a cura di Ettore Barelli (2023), e ai Remedia amoris nell’edizione a cura di Victoria Rimell e traduzione di Guido Paduano (2022).
[7] Nella strutturazione dell’articolo si segue la progressione diacronica delle opere.
[8] Si adotta il testo latino dell’edizione di Franco Munari (1959); tutte le traduzioni sono a cura di Franco Munari.
[9] Il testo latino è tratto dall’edizione di Ettore Barelli (2023). Tutte le traduzioni proposte sono ad opera di Ettore Barelli.
[10] Il testo latino è tratto dall’edizione curata da Victoria Rimell (2022). Tutte le traduzioni proposte sono ad opera di Guido Paduano (medesima edizione).
[11] Il corsivo è nell’edizione.
[12] Si riportano i rimandi che Rimell propone in nota (cfr. Introduzione, Nota 1, p. XL): Sharrock 1994, pp. 62-3. Cfr. Sharrock 2002, pp. 160-1.
[13] Cfr. Freud, La negazione.
[14] Delle implicazioni letterarie del concetto si è occupato egregiamente Francesco Orlando, cfr. Orlando 1993. Cfr. anche Alfano 2022.
[15] Per un commento maggiormente puntuale, cfr. Rimell (2022), Commento, trad. di Guido Paduano, pp. 348-350.
[16] La riflessione mi è stata proposta, in fase di redazione del presente lavoro, dal dr. Giangiuseppe Pili: una riflessione accuratamente calibrata e che si inserisce perfettamente nel quadro di una rilettura di Ovidio da una specola moderna.



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