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L’apogeo della cultura cristiana: la patristica

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Gli anni che vanno dalla metà del secolo IV d.C. fino al sacco di Roma da parte di Odoacre (476 d.C.) sono gli anni di massima fioritura del pensiero cristiano delle origini: è il cosiddetto secolo d’oro per la produzione di testi sacri, che distanziano gli altri sia per la qualità formale dell’opera sia per la loro ricchezza contenutistica. Oltretutto si faranno carico di un grande compito: divulgare con semplicità il messaggio religioso cristiano. I Padri della Chiesa, così chiamati gli scrittori cristiani di questo periodo, furono in diversi ma Ambrogio, Girolamo, Agostino furono gli autori maggiormente significativi. Ci sono poi due minori (Rufino e Sulpicio Severo).

Ambrogio nacque fra il 339 e il 340 d.C. a Treviri, una delle principali città della regione germanica, nella quale il padre risiedeva per occupare la carica di prefetto del pretorio della Gallia. Ambrogio era quindi di famiglia più che agiata e venne da subito indirizzato verso studi segnati dalla riflessione cristianesimo (la famiglia era infatti già convertita alla sua nascita), andando a frequentare le migliori scuole di Roma. Nel 370 d.C. raggiunta una certa maturità intellettuale, venne inviato nell’Italia settentrionale come console, guadagnandosi stima e affetto dei cittadini, in un momento comunque molto difficile per l’Impero Romano: le incursioni delle popolazioni barbare si intensificarono e divennero presto ingestibili dall’orma scompaginata macchina imperiale romana. Ambrogio morì nel 397 d.C. dopo aver tenuto per oltre vent’anni un ruolo fondamentale all’interno dell’Impero romano, in qualità di uomo politico, e all’interno della Chiesa romana, in qualità di teorizzatore. Fu inoltre il principale personaggio che dibatté a sfavore della dottrina ariana e condannò Simmaco nel concilio di Aquileia del 381 d.C.; ancora intervenne sui problemi della chiesa orientale, preannunciando già di fatto, la separazione che sarebbe avvenuta qualche decennio più avanti e inoltre aveva un grande potere influenzante sugli imperatori. Di Ambrogio scrittore ricordiamo gli Inni : l’Aeterne rerum conditori, Iam surgit hora tertia, Deus creator omnium, Veni redemptor gentium, questi sono i titoli degli Inni più riconosciuti di Ambrogio. Sulla scia di Prudenzio, scrisse dunque degli inni sacri musicati: Ambrogio riteneva infatti il canto un buon sistema capace di aiutare un buon cristiano nel ricordare gli insegnamenti religiosi. Un’altra opera assai efficace è l’Epistolario che alterna lettere ufficiali a lettere familiari: qui scrive degli importanti dialoghi riguardanti la storia romana e, fra i temi ricorrenti, ci sono gli scontri contro gli ariani, ma anche la battaglia contro il paganesimo. Ambrogio scrisse le lettere quando ormai era vescovo da lunga data e la sua autorità era indiscussa. Dedicò un’intera opera a ai doveri spirituali e temporali della diocesi e della Chiesa: il De officis ministrorum (che rinvia al De officiis di Cicerone) è un trattato in cui Ambrogio cerca ritrovare delle ragioni culturali per conservare almeno una parte rilevante della tradizione classica. Ambrogio vedeva nella cultura classica una tradizione capace di fondare il pensiero religioso cristiano non ancora giunto a piena maturazione filosofica e teologica. L’opera più nota, tratta da delle omelie composte per la settimana santa, è l’Hexameron, che come spiega il titolo stesso, rimanda ai sei giorni della creazione del mondo. In quest’opera Ambrogio si concentra nella forma scrittoria e riprende il tema della ricchezza e della proprietà privata, temi concepiti in chiave polemica da Ambrogio, in quanto critico delle differenze fra ricchi e poveri.

Girolamo nacque a Stridone in Dalmazia attorno al 347 d.C.. Nel 354 d.C. si trasferì a Roma con la famiglia, che lo indirizzò verso studi di grammatica sotto la guida di Mario Vittorino ed Elio Donato. Viaggiò molto, in particolare in Oriente, in cui apprese il greco e dove venne consacrato sacerdote: nel deserto della Calcide passò tre anni in un monastero. Nel 382 d.C. tornò a Roma sotto richiesta del papa Damaso che lo volle come segretario, ma morto il papa, Girolamo cadde in disgrazia per via delle sue idee ascetiche ed è per questo che decise di autoesiliarsi in Oriente, dove fondò svariati conventi sia maschili che femminili. Morì a Betlemme nel 419-420 d.C.. La Vulgata, ovvero la traduzione della bibbia dall’originale ebraico al latino, è l’opera principale di Girolamo. Senz’altro la Vulgata è stata una delle novità assolute del IV secolo che ha portato una maggiore diffusione del messaggio cristiano all’interno dell’impero romano. La traduzione della Bibbia venne comandata da parte del papa Damaso. Il successo della Vulgata non fu tuttavia immediato, infatti ci furono problemi logistici come la diffusione del manuale vero e proprio; sacerdoti conservatori preferivano ancora la vecchia Bibbia e molti pensatori, fra cui Agostino, intravedevano in questa versione della Bibbia un significativo allontanamento fra Oriente e Occidente. La Vulgata costituì un fondamentale momento di concentrazione sociale attorno ad un nucleo di pensiero laddove l’Occidente era completamente disgregato di fronte all’avanzata dei barbari e delle culture altre rispetto a quella greco-romana. Il Chronicon è la diretta traduzione della Cronaca di Eusebio, un importante descrizione del mondo orientale. Nel De viris illustribus, stila delle importante biografie di autori cristiani.

Aurelio Agostino nacque a Tagaste, una cittadina dell’Africa settentrionale, nella regione numida, nel 354 d.C.. Sua madre era una fervente cristiana e sebbene all’inizio anche Agostino era indirizzato nel credere fortemente nei precetti del cristianesimo, nel mezzo dei suoi studi lesse l’Hortensius di Cicerone per cui entrò in una profonda crisi spirituale, che lo portò ad accostarsi alla dottrina manichea. Fu maestro prima nella sua città natale, poi a Cartagine e infine a Roma. A Milano, grazie all’aiuto di Simmaco, insegnerà retorica (384 d.C.). La positiva influenza dei discorsi di Ambrogio e il riavvicinarsi alla madre, lo portarono alla definitiva conversione alla religione cristiana e, ricevuto il battesimo nel 387 d.C., tornò nella sua terra natia dove dedicò la sua vita all’interno di un monastero, fino alla nomina prima di prete e poi di vescovo nel 395-396 d.C.. Come capo della diocesi si trovò di fronte ad una situazione difficile, per via delle eresie e movimenti settari presenti. Agostino morì nel 430 d.C. ad Ippona, durante l’assedio dei Vandali guidati da Genserico.

Agostino fu uno scrittore molto prolifico: il discepolo Possidio racconta che Agostino fu autore di oltre mille scritti, non tutti pervenuti. Scrisse dunque opere autobiografiche, filosofiche, apologetiche, dogmatiche, polemiche, morali, esegetiche, lettere, sermoni e opere poetiche.

Le Confessioni è l’opera più nota di Agostino, composta di tredici libri. La confessione viene vista in questo senso come lode verso Dio e non come atto di penitenza: le Confessioni furono scritte fra il 397 d.C. e il 400 d.C.. Si tratta di un’opera nella quale le argomentazione filosofiche agostiniane emergono in modo elegante e stilisticamente prezioso. Le numerose argomentazioni sul destino, sulla grazia divina, sul peccato originale e sul libero arbitrio, rendono quest’opera particolarmente rilevante per il pensiero cristiano. Le confessioni restituisce la ricerca della via verso Dio da parte dell’autore, che ripercorre i dubbi, i travagli e le vicissitudini di un animo tormentato dai dubbi della fede. Le confessioni di Agostino presentano anche degli aspetti del tutto innovativi nella letteratura latina: si tratta infatti di uno scritto in cui il protagonista non è un personaggio sovraumano, ma si presenta come un comune peccatore, che cerca la redenzione grazie alla volontà di Dio per ritrovare la strada della salvezza. Le confessioni sono anche il primo libro a carattere eminentemente autobiografico, che ha dato vita ad un nuovo genere letterario sconosciuto nell’antichità classica.

L’altra opera fondamentale di Agostino è La città di Dio (De civitate Dei). La storia del mondo viene riletta sulla base della nuova filosofica cristiana: la storia non deve essere concepita sulla storia degli imperi, tema antitetico rispetto alla canonica posizione latina, ma piuttosto deve essere guidata dalla storia dell’umanità retta, vista come motore e promotore dell’edificazione del mondo di Dio seguendo la sua volontà. Il De civitate Dei è stata scritta tra il 413 d.C. e il 425 d.C. in ventidue libri, nell’età matura di Agostino. LIBRO I-V: si condannano i culti eretici e i culti idolatrici, che non giovano né alla felicità terrena né a quella dell’eternità. LIBRI VI-IX: critica del paganesimo e discussione riguardo lo stoicismo e il neoplatonismo. LIBRI X-XII: esaltazione di Cristo, visto come l’intermediario fra l’uomo e il Divino; è qui presente anche la storia degli angeli. LIBRI XIII-XXII: confronto delle due città, quella di Dio e non, e la storia delle varie religioni, della chiesa e l’epilogo della città celeste.

Queste due opere analizzate parallelamente ci mostrano come Agostino cercasse di fornire spiegazioni razionali e filosofiche ai nuovi problemi della coscienza cristiana rispetto ai problemi che emergono dal vivere quotidiano della fede.

Bibliografia essenziale

Conte G.B., Profilo storico della letteratura latina, Le Monnier università, Firenze, 2004.

Pili G., Il cristianesimo da Agostino a Bonaventura, www.scuolafilosofica.com, 2011.

Pili G., Le confessioni e la Città di Dio, www.scuolafilosofica.com, 2011.

www.treccani.it


Wolfgang Francesco Pili

Sono nato a Cagliari nell’aprile del 1991. Ho da sempre avuto nelle mie passioni, la vita all'aria aperta, al mare o in montagna. Non disdegno fare bei trekking e belle pagaiate in kayak. Nel 2010 mi diplomo in un liceo classico di Cagliari, per poi laurearmi in Lettere Moderne con indirizzo storico sardo all'Università degli studi di Cagliari con un'avvincente tesi sulle colonie penali in Sardegna. Nel bimestre Ottobre-Dicembre 2014 ho svolto un Master in TourismQuality Management presso la Uninform di Milano, che mi ha aperto le porte del lavoro nel mondo del turismo e dell'accoglienza. Ho lavorato in hotel di città, come Genova e Cagliari, e in villaggi turistici di montagna e di mare. Oggi la mia vita è decisamente cambiata: sono un piccolo imprenditore che cerca di portare lavoro in questo paese. Sono proprietario, fondatore e titolare della pizzeria l'Ancora di Carloforte. Spero di poter sviluppare un brand, con filiali in tutto il mondo, in stile Subway. Sono stato scout, giocatore di rugby, teatrante e sono sopratutto collaboratore e social media manager di questo blog dal 2009... non poca roba! Buona lettura

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