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Le confessioni e La città di Dio di Agostino.

 Le confessioni

Le confessioni sono il testo centrale della riflessione di Agostino nella fase successiva la conversione e durante la polemica con i manichei, filosofia dualista a cui il pensatore cristiano aveva aderito per nove anni.

Il testo viene scritto lungo l’arco di quattro anni, 387-401, quando Agostino era ormai quarantenne, e quando il teologo era già tornato in Africa ed investito della carica di Vescovo di Ippona.

Le confessiones è un testo rivoluzionario non solo per i suoi contenuti filosofici ma anche per le sue stesse caratteristiche eterogenee della sua struttura letteraria. Si tratta innanzi tutto di un componimento autobiografico: nella storia della letteratura precedente non è presente alcun modello o precursore di tale genere. L’autore parla ai lettori di sé e più direttamente della sua vita e delle sue esperienze. Anche il soggetto è unico nel suo genere: l’autore non si propone come uomo portatore di grandi valori morali ma si pone come persona sofferente e peccatrice.

Lo stile ricalca non solo la partecipazione emotiva che il pensatore infonde al testo ma anche la grande abilità retorica che egli, con una prosa precisa, aveva acquisito durante l’arco della sua vita, sia grazie agli studi di retorica ma anche grazie alla grande quantità di esperienze nell’ambito culturale e la partecipazione alle diatribe filosofiche.

Importante è anche l’aspetto del titolo: Agostino non vuole solo mostrarsi come uomo peccatore e quindi farsi umile e prostrarsi di fronte a Dio ma anche ringraziare Dio stesso come essere dotato di infinita bontà, l’unico essere capace di perdonare tanto male. La doppia valenza del testo rende possibile sia la possibilità di un discorso personale e di ricerca della assoluzione dai propri peccati ma anche quella del discorso filosofico.

Gli ultimi quattro libri parlano dell’esegesi della bibbia, dei libri della genesi.

Nelle confessiones vengono proposti tutti i temi centrali della riflessione agostiniana: l’importanza della memoria, il valore del tempo, la imperscrutabilità della provvidenza, l’infinita bontà di Dio. Tutti i temi sono di estrema importanza non solo per il filosofo ma sono il centro della riflessione a lui contemporanea e che saranno i problemi cardine del medioevo.

Dei temi, estremamente vasti, si farà solo un brevissimo accenno: Dio è l’essere primo, indicibile nella sua infinita natura. L’uomo non è in grado di conoscerlo a partire dall’esperienza esteriore, infatti la natura non è altro che il mondo del contingente e della finitezza. Gli enti implicano in se stessi sia la natura positiva della divinità, gli enti sono, ma anche la natura della limitazione, gli enti sono loro stessi ma non sono qualcosa altro. Quindi la natura è sia positiva che negativa. L’uomo però ha in sé la possibilità di conoscere la verità: la ricerca interiore e il coglimento di sé nella memoria. Se Dio è l’essere primo allora è presente precedentemente alle nostre esperienze le quali sono percepite a partire dalla nostra coscienza che è ciò che unifica il tempo nella suo esser percepito come passato, presente e futuro. Fondamentale risulta il concetto di tempo il quale è imprescindibile perché è in esso che il cristiano ha la possibilità di salvare la propria anima con la conoscenza di Dio. La natura dell’uomo è quindi dotata di male necessariamente e solo Dio può salvarlo da questo tramite il dono della grazia. Ciò però non significa, come voleva il pelagianesimo, che l’uomo che si adopera arriva necessariamente alla conoscenza di Dio, ma è da Dio stesso che parte il principio di salvezza. L’uomo però ha la responsabilità di accogliere in sé l’offerta divina. Il progetto divino, presente nella natura, procede per il bene di tutti gli esseri per quanto questo sia imperscrutabile.

La fortuna delle confessiones è immensa: un testo imprescindibile per la successiva storia del pensiero. Nel medioevo è assunto a cardine dei testi fondanti e la sua rilettura del platonismo risulta essere di importanza capitale per la ripresa di tutti i pensatori successivi. Il genere letterario inaugurato non morirà mai e tutt’oggi continuiamo a produrre testi autobiografici. In fine, la grande forza spirituale e intellettuale delle Confessiones fanno sì che il testo sia perfettamente leggibile e apprezzabile ancora oggi, e non risulti essere una lettura spiacevole o datata.

La città di Dio

Il periodo storico in cui vive Agostino è dall’instabilità che provocherà la caduta dell’impero romano d’occidente. L’evento che rimarrà impresso dentro la coscienza di tutto il popolo dell’ormai decaduto impero e in particolare del teologo di Ippona, è il sacco di Roma del 410, per mano dei goti guidati da Alarico.

L’evento va compreso in tutta la sua portata: la roccaforte del mondo latino, dei valori e della cultura è stata messa in ginocchio da una popolazione di barbari incolti e rozzi. Gli intellettuali più superficiali asserirono che la colpa fosse da attribuire ai cristiani; questi, con le loro idee rivoluzionarie e non latine, avrebbero portato quella instabilità necessaria al favorire l’entrata degli invasori.

L’opera si compone di ventidue libri composta dal 413 e il 426.

Agostino prende atto sia della sua realtà storica e della reazione del mondo pagano e scrive la città di Dio con un chiaro intento polemico ma anche propositivo dell’interpretazione cristiana della storia. Si tratta del primo vero testo di analisi storica che chiarifichi le cause e gli effetti di queste. Non bisogna però pensare che sia una storia critica, Agostino rimane un autore del mondo antico, infatti si tratta di una spiegazione degli eventi come voluti dalla provvidenza.

Il mondo è diviso in due realtà etiche distinte: la città terrena e la città di Dio. Il primo è costituito da persone pagane, non curanti dell’amore verso Dio ma semplicemente nate per assecondare i propri bisogni materiali. L’amore per la fisicità, il gusto per il contingente, l’importanza assoluta dell’economia, la prevalenza dell’avere che dell’essere sono tutti i caratteri fondanti del mondo terreno. Questo vede l’uomo come oppositore dell’altro uomo, una continuo e costante prevaricare delle persone sulle altre. La condizione del peccato è evidente e la corruzione è ineliminabile. Poi si ha la città di Dio: tutti coloro che sono dotati della grazia divina sono anche parte della città di Dio.

Non bisogna però immaginarsi che le due realtà etiche siano anche due entità fisiche, infatti in tutte le civiltà esistono uomini appartenenti all’una o all’altra civiltà. Quindi sarebbe altrettanto erroneo interpretare la città di Dio come la chiesa e la città terrena come l’impero.

Si passa poi ad interpretare la caduta dell’impero romano: questa faceva parte del progetto divino che prevedeva la presenza di Roma come ciò che consentisse la giusta e possibile diffusione del cristianesimo ma nello stesso tempo era anche destinata a crollare perché il mondo latino non si fondava sui valori cristiani e quindi era destinato ad avere una conclusione. L’impero comunque sarebbe crollato. Il disegno divino è interpretato a partire dalla genesi, Dio ha seguito sei passi: il primo periodo è dato dalla presenza di Abele e Caino, il periodo secondo da Adamo a Noè, il terzo fino a Daniele, il quarto fino all’esilio a Babilonia e la quinta la venuta di Cristo. L’epoca attuale sarebbe il periodo di affermazione del cristianesimo, il periodo per la salvezza del mondo e l’accettazione della figura Cristo. Si  vedono due improprietà storiche inevitabili per un pensatore antico come Agostino: l’interpretazione della storia non a partire dai fatti ma a partire dal testo sacro, l’uso delle “figure” storiche per sancire i periodi storici.

Come per le Confessiones ci troviamo di fronte ad un testo rivoluzionario perché si tratta del primo testo di interpretazione storica che l’uomo abbia mai formulato: in precedenza abbiamo solo l’uso della storia come la presentazione di uomini straordinari mostrati come modelli da imitare ma non abbiamo mai l’esposizione compiuta dell’evento storico. La tradizione di Cesare-Livio-Tacito si interrompe e questo è dovuto al diverso valore attribuito al tempo: questo è una successione lineare e progressiva degli eventi, non un costante ritorno al principio. Il tempo ciclico tipico di tutta la filosofia precristiana è ormai superato. Solo un pensatore cristiano poteva elaborare un’idea della storia come percorso in progressione verso una fine la quale sarà sicuramente meglio del punto di partenza. L’idea di salvezza nel tempo, della grazia divina, l’idea del progetto universale di Dio nel mondo, il concetto del progetto imperscrutabile ed infinitamente positivo sono i concetti cardine dell’opera la quale si colloca come una pietra miliare di tutto il pensiero occidentale fino ai giorni nostri. Infatti l’idea della storia come evento progressivo nel tempo è una concezione tutt’ora condivisibile e degna di discussione.

 


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' attualmente assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione.

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