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Anassimene – Vita e opere

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Consigliamo – Parmenide – a cura di Giangiuseppe Pili e l’intervista al Professor Tagliagambe


Vita

Anassimene nacque a Mileto nel 585 a.C. e lì morì nel 528 a.C.. Della sua vita si sa poco o niente, se non fosse che fu un ascoltatore dei discorsi tenuti dal suo concittadino Anassimandro, ma pure di ciò non ci può esser certezza.

 Opere

Ci è giunto un solo frammento della sua opera “Sulla natura”.

 

Schema di ragionamento

Ipotesi A(nassimene) 1: tutto ciò che esiste è generato da un unico principio, l’arché.

Ipotesi A2: l’arché è l’aria.

Specifica: l’arché è origine delle cose, nel senso che è ciò da cui esse traggono origine, sia la fonte di vita delle cose stesse. Per “fonte di vita” non dobbiamo intendere che i filosofi presocratici avessero in mente una sorta di vitalismo, di slancio vitale di tutto l’essere. Semplicemente “fonte di vita” va intesa come “fonte del movimento”. Il movimento infatti per i greci è ( causa del ) cambiamento sia qualitativo che quantitativo: è a causa della disgregazione-attrazione che le cose si associano o si dissociano per dare origine alle altre cose. La vita è semplicemente questo continuo mutare delle cose nello spazio e nel tempo, secondo un principio sottostante che regola questo cambiamento.

Se tutto ciò che esiste è generato da un unico principio, l’arché, se l’arché è l’aria, se l’arché è tanto “origine del movimento” che “fonte di vita” allora l’aria è tanto “origine del movimento” che “fonte di vita”.

Tesi AI: dunque l’aria è “origine del movimento” che “fonte di vita” di tutte le cose.

Ipotesi A3: la realtà è composta di quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco.

Se la realtà è composta di quattro elementi, aria, acqua, terra e fuoco, se l’arché è origine di tutte le cose, se l’arché è l’aria allora l’aria è origine dei quattro elementi.

Tesi AII: dunque l’aria è l’origine dei quattro elementi.

Specifica: i quattro elementi, ovvero gli altri tre, sono composti dall’aria secondo un principio aggregante, quando si uniscono, e secondo un principio disgregante quando si scindono. In questo senso, è dalla composizione di composti a partire dall’aria che si determina tutta la realtà: il fuoco, l’acqua e la terra sono differenziati non dalla loro natura ( essenza ), che è l’aria, ma dalla “percentuale” di aria dalla quale sono costituiti: se la terra è ciò che c’è di più pesante, il fuoco è ciò che c’è di più leggero dopo l’aria. Dunque, la condensazione-evaporazione è il principio che determina tutto l’essere nel suo divenire.

 

Filosofia

Se si può dubitare che Anassimene ascoltò i discorsi di Anassimandro, è fuor di dubbio che riprese alcuni punti della riflessione anassimandrea e tematiche della filosofia del suo tempo: il problema della determinazione del principio primo, della problematicità del divenire, dell’idea della physis ( natura ) come spazio di vita delle forme esistenti.

Anassimene pone come principio, l’arché, l’aria. L’aria anche per i greci era una “sostanza” ma per capire il significato del concetto in questo contesto è da intendersi non come principio materiale ma come metafora: ciò che vive, respira.

All’idea dell’aria come origine va sommata la capacità dell’aria di generare cose più complesse: ciò che si genera si può ricondurre ad un processo di condensazione. Così l’aria è principio del mondo e del suo divenire: tutta la molteplicità si sviluppa secondo i due motivi dominanti della condensazione e della rarefazione, principio opposto che spiega la dispersione dell’essere.

Come altri presocratici tra cui i suoi precedenti, Anassimene è un ilozoista ( la parola, coniata da un inglese nel seicento e ripresa da Kant nella critica del giudizio, quindi da qui è passata alla tradizione della storia della filosofia successiva, significa che il principio vitale di tutte le cose è insito nella materia stessa. La materia, cioè, si muove per motivo interno e non esterno a sé ).

La natura si ordina secondo una “scala di condensazione”: il fuoco, l’acqua, la terra sono posti in ordine di densità crescente e secondo il processo di rarefazione-condensazione, gli elementi si generano dall’unico principio e divengono da quel che sono in quel momento a qualcos’altro.

Questo ragionamento può esser suggerito dalla condensazione dell’aria e dalla sua evaporazione, oppure dal fatto che un uomo che esala l’ultimo respiro smette di vivere proprio in quel momento: nell’atto della respirazione, l’espirazione è sempre l’ultima azione. Tutto ciò può essere stato di auto al ragionamento di Anassimene.

Il filosofo ha scritto un trattato “Sulla natura” del quale c’è giunto un solo frammento. Egli fu l’ultimo importante pensatore della scuola milesiana perché la città, situata nelle coste dell’attuale Turchia, fu invasa e conquistata dai persiani e così perse la sua indipendenza e molti si trovarono ad emigrare in Grecia.

 

Riferimenti

Qualsiasi manuale di storia della filosofia dovrebbe andar bene, ma consigliamo piuttosto la garzantina che offre chiarezza essenziale. Altrimenti si può comprare l’immenso tomo dove sono presenti tutti i frammenti dei presocratici con tanto di testo a fronte.

 

«Come l’anima nostra, che è aria, domina noi così, anche soffio e aria contengono tutto il cosmo».

 

Spunti di riflessione

Sembrerebbe una visione estremamente rozza e limitata quella dei presocratici: come già faceva notare Aristotele, essi non riuscirono a fare un passo nell’astrazione e trovare il principio primo di tutte le cose in qualcosa che non fosse in una certa misura legato alla “realtà bruta” (dal termine inglese: “brute fact”).

Anassimene non riesce a elaborare un concetto che sia al di là della realtà che osserva e, per ciò, ne deduce che il principio primo delle cose è un altro elemento, un che di materiale che non poteva piacere né ad Aristotele né a molti filosofi successivi. Anche perché, nell’evoluzione filosofica, fino a date recentissime (rispetto all’età intera della filosofia), la materia è sempre stata concepita come qualcosa di dannoso e negativo, il principio stesso della corruzione dei corpi e la causa dell’imperfezioni: non dalla causa materiale ma da quella formale si perviene tanto alla verità che alla compiutezza.

Per capire invece adeguatamente Anassimene, così come tutti gli altri presocratici ilozoisti (parola da usare il meno possibile…) bisogna fare lo sforzo di comprendere senza pregiudizio: il pregiudizio infatti è informazione parziale che ci fa da lente distorcente del messaggio.

Quale è il punto della filosofia di Anassimene? Il punto è che la realtà diviene incessantemente nonostante gli sforzi degli esseri umani a controllarla. Questa realtà dunque sembrerebbe un caos incessante. Ciò spaventa gli uomini in quanto, quello stesso caos, è ciò che sprigiona le forze possenti della natura di fronte alle quali non si può che stare a guardare. Maremoti, epidemie, frane e fulmini sono solo le manifestazioni più palesi della natura.

Di fronte a questa paura dell’ignoto, giacché il caos non è certo oggetto di predizione, l’uomo ha spesso reagito con approccio religioso: esso anteponeva all’effetto una causa più o meno plausibile solo perché, quando vedeva poi l’ignoto manifestarsi, non fosse così terribile come poteva sembrare senza causa. Da una disamina della natura umana si vede questo: che egli preferisce soffrire con un motivo piuttosto che senza e per vivere ha bisogno di certezze. Ed ecco la nascita della religione.

Come si è spesso detto, i greci concepivano il mondo come “pieno di dei” in quanto vedevano in tutto una natura divina. Divino era predicato di ciò che sembrava compiuto e sfuggente alla mano tremolante dell’uomo. La religione era una possibile spiegazione di fenomeni incomprensibili: ma era una spiegazione inadeguata in quanto essa anteponeva una possibilità remota ad un effetto reale tale che, la causa, non riuscisse quasi mai a spiegare l’effetto. E non è un caso che, quando gli uomini potevano fare a meno, nelle loro spiegazioni, degli dei, essi effettivamente rinunciavano alle spiegazioni religiose. E oggi tale tendenza è arrivata alle sue estreme conseguenze, mostrando ciò con eccezionale chiarezza: i più non è che sanno poi molto di più di quanto sapessero i greci, solo che sanno che non c’è proprio bisogno di alcun dio per capire la realtà. Basta “la scienza”. Di Dio, molti si ricordano, alla morte, quell’unico ignoto al quale mai potremmo sottrarci e al quale dobbiamo guardare solo come misura di paragone delle nostre azioni.

Ad ogni modo, è evidente una cosa: Anassimene fa a meno dell’approccio religioso, egli non tira in ballo dei o cose simili. Il filosofo guarda con ragione il mondo e sostiene che tutte le cose, in fondo, sono regolate e non sono incomprensibili. Il mondo, dunque, è effettivamente una realtà determinata da un principio universale e necessario tale che poi tutte le cose divengano a partire da quello. Viviamo dentro la natura e la natura non necessita, per esser capita, di dei o cose simili.

Ci pare dunque che, per quanto, senz’altro, la spiegazione di Anassimene sia stata “rozza”, solo nel senso che egli, forse, non ha sviluppato alcun principio più universale che una cosa concreta, sia senz’altro stata guidata da un approccio razionale.

Ci domandiamo a questo punto: cosa significa avere un “approccio razionale” verso la realtà?

Perché le persone credono agli oroscopi?

Perché molte persone necessitano degli oroscopi, pur spesso sapendo benissimo che sta molto alla loro immaginazione la credibilità di quelli?

Da dove nasce la necessità di spiegare l’ignoto?

La distinzione tra l’uomo e l’animale non sta tanto nella percezione che l’uomo ha della morte e della sua consapevolezza di fronte ad essa: prendete un povero ratto, rinchiudetelo in una stanza e mettetelo contro un cane affamato e vedrete che egli scapperà.

Se il ratto non sapesse che, se si ferma, sarà spacciato, certamente non scapperebbe. E ciò infatti spiega come mai gli animali esotici, che non avevano mai visto gli effetti delle armi da fuoco, venivano facilmente ammazzati prima di riuscire a elaborare un’istintiva paura nei confronti dei fucili. L’animale sa benissimo che può morire.

Non solo, ma ho avuto un’esperienza molto triste, forse comuni a molti “padroni” ( che mai propriamente lo sono ) di gatti o cani. Quando il cane o il gatto si rendono conto che la loro ora sta giungendo, non si mettono a fuggire, a latrare o ad avere convulsioni dettate dal panico: semplicemente, per istinto plurimillenario, si dirigono verso un pezzettino di terra che possa accettarli nel loro viaggio verso ciò da cui nessun vivente può sfuggire. Loro lo sentono, non ne hanno paura, sono deboli ma pacifici. Sanno che devono morire.

Se non è nella percezione della morte che animale e uomo si distinguono, in cosa invece c’è la distinzione e perché l’uomo ha tanto paura di “ciò di cui non si può sapere se invece che il più terribile dei mali stia invece il maggiore dei beni?”

Perché la parola “ilozoismo”, per quanto ormai passata alla tradizione filosofica, ha un significato dubbio?

 

Concetti/parole chiave

Arché, aria, rarefazione-condensazione, ilozoismo, divenire e apparenza, physis.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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