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Mese: Febbraio 2014

Storia del fascismo italiano – 1919 al 1932

seier+seier / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)

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Il fascismo occupa un posto di rilievo nella storia italiana. Il fascismo riguarda un movimento politico che ha determinato rivolgimenti sociali e politici di grande rilevanza, con cui la coscienza italiana deve continuamente confrontarsi per non ripeterne le follie.

Il fascismo ha alla base dei presupposti storici fondamentali: era idea corrente e comune alla maggioranza degli italiani che il risorgimento fosse rimasto incompiuto e che l’unità nazionale non fosse stata raggiunta. Ciò era alla base dello scontento generale. Appena terminata la prima guerra mondiale si avvertì l’insoddisfazione globale per “una vittoria mutilata“: troppe vittime erano cadute, troppi soldi erano stati spesi e troppi sacrifici erano stati sobbarcati dai nuclei familiari. Per non parlare delle querelle diplomatiche neppure oggi ancora del tutto sopite. Quindi la debolezza statale, la questione di una vittoria mutilata e la situazione rivoluzionaria dovuta al cosiddetto biennio rosso (1919-1920) portarono all’emergere di una figura e di un movimento, che ben avevano compreso i bisogni degli italiani. Senz’altro sia il movimento fascista prima, che quello nazista dopo, furono le espressioni dell’espansione della borghesia e del suo desiderio di giungere a una società organizzata che, appunto, fondasse le basi su questa classe sociale nonostante che entrambi i movimenti avessero una veste profondamente antiborghese e un’ideologia di avanguardia che tendeva a riconsiderare molto criticamente i valori della borghesia.

L’apogeo della cultura cristiana: la patristica

Gli anni che vanno dalla metà del secolo IV d.C. fino al sacco di Roma da parte di Odoacre (476 d.C.) sono gli anni di massima fioritura del pensiero cristiano delle origini: è il cosiddetto secolo d’oro per la produzione di testi sacri, che distanziano gli altri sia per la qualità formale dell’opera sia per la loro ricchezza contenutistica. Oltretutto si faranno carico di un grande compito: divulgare con semplicità il messaggio religioso cristiano. I Padri della Chiesa, così chiamati gli scrittori cristiani di questo periodo, furono in diversi ma Ambrogio, Girolamo, Agostino furono gli autori maggiormente significativi. Ci sono poi due minori (Rufino e Sulpicio Severo).

Ambrogio nacque fra il 339 e il 340 d.C. a Treviri, una delle principali città della regione germanica, nella quale il padre risiedeva per occupare la carica di prefetto del pretorio della Gallia.

Appunti di Glottologia: linguistica storica. Il mutamento: tipologia e proprietà. Etimologia popolare e il tabù linguistico

2.0.1  Il mutamento: foni e fonemi

Come detto nel capitolo precedente, la linguistica storica è quella branca della linguistica che si occupa più direttamente del fenomeno denominato mutamento. Abbiamo affermato nel capitolo precedente che se le lingue non entrassero in contatto con altri elementi linguistici, rimarrebbero in uno stato di mutevolezza pur senza cambiare mai. Quando invece esse si sono incontrate con altre lingue hanno evidenziato il fenomeno del mutamento.

Andremo ad analizzare i mutamenti a livello fonetico e a livello fonologico, ma dobbiamo prima analizzare la base di due livelli, i foni e i fonemi. Infatti il livello fonetico riguarda tutto ciò che concerne i foni e che concerne, quindi, la produzioni di suoni: questi cosiddetti “suoni” vengono tecnicamente chiamati foni e vengono analizzati e schematizzati tramite la modalità di produzione (apparato fonatorio e organi articolatori). I foni vengono trascritti tra parentesi quadre. Il livello fonologico invece, riguarda quei particolari foni che una particolare lingua valorizzati dalle singole lingue, questi portano la minima entità di significante: per distinguerli dai foni, li chiameremo fonemi e vengono trascritti attraverso le barre oblique “/mar/”. Il fonema ha anche un’altra importante definizione: esso è l’unità distintiva minima, cioè è dunque l’unità fonica più elementare che di per sé non ha un particolare significato, ma tuttavia permette di distinguere due lessemi diversi. Esempio: bare dare. Perché?

Recensione di Scheler, M. Pudore e sentimento del pudore

Di Scheler, quello pubblicato l’anno scorso da Mimesis, tradotto in italiano a cura di Maria Teresa Pansera, col titolo Pudore e sentimento del pudore, è uno scritto che apparve postumo nel 1933. Siamo comunque di fronte al miglior Scheler, filosofo che seppe con intuizione prodigiosa e massima capacità analitica indagare attorno alla vita emotiva e mentale dell’uomo.
Pudore e sentimento del pudore è un’organica raccolta di scritti che compongono lo svolgimento di un’indagine sottile, condotta con mirabile ingegno analitico, attorno al tema dell’essenza del pudore, del sentimento del pudore, ma, in definitiva, dell’uomo e delle sue relazioni amorose.

Dai Severi a Diocleziano (193 – 305 d.C.): l’affermarsi del Cristianesimo

Il III secolo d.C. è un momento travagliato della storia romana: l’assassinio di Commodo giunse al culmine di una profonda crisi: il prefetto pretorio Leto nel 192 d.C. diede il potere ad Elnio Pertinace, un senatore che si era contraddistinto come generale. La crisi investiva in campo politico il senato che si trovo esautorato a vantaggio dei militari, mentre in campo fiscale la svalutazione della moneta impoveriva i ceti medi, portando con sé la decadenza economia delle città ed una profonda crisi morale dovuta alla sfiducia nei confronti dei valori tradizionali. Altri problemi erano legati al fatto che i barbari spingevano sempre di più lungo le frontiere e ancora all’interno delle città, in cui sorgevano le prime strutture primitive della Chiesa, che portavano confusione sul piano dei costumi sociali. Inoltre è alla sempre più preponderante importanza politica dell’esercito che si deve la trasformazione dell’ideologia imperiale verso forme sempre più assolutistiche. Cambia anche il rapporto fra princeps e senato: a quest’ultimo viene riconosciuto solo la funzione di organismo burocratico soggetto all’autorità assoluta dell’Imperatore, termine finale di un lungo processo storico. La situazione confusa dopo l’uccisione di Commodo portò ad anni di governi effimeri: da prima Pertinace, poi Didio Giuliano e Pescennio Nigro. Come nella crisi del 68-69 d.C. anche in questa situazione ci fu uno scontro fra legioni e generali e alla fine di questi combattimenti si imposero uno dopo l’altro diversi imperatori: Settimio Severo, Caracalla. Successivamente ci furono altri tre imperatori che seguirono da un periodo di anarchia militare, fino alla presa del potere da parte di Diocleziano.

La guerra come attività culturale

Abstract

La guerra è un’attività culturale in tutti i suoi aspetti e, per questa ragione, essa va analizzata nei suoi molteplici aspetti con una prospettiva attenta alla molteplicità di prospettive che la guerra implica. La comprensione dell’attività militare, come parte integrante delle attività sociali di un popolo, conduce a riconsiderare la guerra non soltanto come un’attività di stati ma come una particolare modalità di vita. In questo articolo cercheremo di mostrare le plurime ragioni per cui la guerra è e deve essere considerata una particolare way of life e di come, in definitiva, il complesso delle società occidentali siano sostanzialmente un insieme discreto di società guerriere variamente integrate. (Chiunque desideri scaricare il pdf. dell’articolo: può farlo da qui).


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Dedalus Ritratto dell’artista da giovane – James Joyce

Si era cacciato, vagabondando, in un labirinto di viuzze strette e sudice. Dai vicoli osceni sentiva scoppi di rauco tumulto, di risse e la canzone strascicata di ubriachi. Continuò ad avanzare, non scosso, domandandosi se era venuto a finire nel quartiere degli ebrei. Donne e ragazze vestite di lunghi abiti vistosi attraversavano la via da una casa all’altra. Passavano con indolenza, profumate. Lo prese un tremito e gli si offuscarono gli occhi. Sorgevano al suo sguardo agitato le fiamme a gas, gialle contro il cielo nebbioso, e bruciavano come davanti a un altare. Dietro le porte e nei corridoi illuminati c’erano gruppi, addobbati come per un rito. Era in un altro mondo: si era svegliato da un letargo di secoli.

 James Joyce

Dedalus Ritratto dell’artista da giovane è un romanzo autobiografico di James Joyce, tradotto con grande perizia da Cesare Pavese. La storia di Stephen Dedalus è quella di un giovane irlandese cresciuto all’interno della cultura propria dell’isola, così divisa tra un cattolicesimo ortodosso e l’amore rinascente verso le radici celtiche che sfociarono in un rinnovato e forte senso nazionalista, pur estraneo alla sensibilità di Stephen.

Il libro può essere diviso idealmente in cinque parti, scandite anche da vistose differenze nello stile. La prima parte racconta l’infanzia di Stephen, vissuta tra la casa e la scuola, periodo durante il quale Stephen già sembra possedere una coscienza introversa, schiva ma anche profondamente sensibile alla realtà e al dovere. La seconda parte narra l’esperienza di Stephen all’interno del collegio dublinese dei gesuiti, dopo che i genitori si erano trasferiti a Dublino. La terza considera il mutamento adolescenziale nel duplice aspetto della presa di consapevolezza di una nuova prorompente sessualità e dei tumulti di una coscienza sensibile e divisa tra le nuove passioni e il senso religioso propriamente cattolico, in cui la passione fatica a trovare una cornice coerente all’interno della vita dell’individuo rispetto all’esaltazione stessa dell’ascesi e del mistico. La quarta segna il momento di passaggio tra la coscienza prostrata di Stephen tra la passione e la religione, tra il sentimento ascetico e quello carnale in cui la svolta non stravolge la necessità razionale e passionale di Stephen ma la conduce verso l’esperienza estetica priva del sostrato religioso. L’ultima parte segna il completamento della maturazione del processo di liberazione di Stephen dalla religione all’arte, che sostituisce l’esigenza di purezza all’interno della sua coscienza inquieta.

Kafka. Crumb R. con testi di Mairowitz

Il volumetto Kafka è un grafic novel sulla vita e sulle opere di Franz Kafka, uno dei più grandi geni della letteratura del XX secolo. Il volume, non particolarmente lungo o impegnativo, ripercorre la vita di Kafka all’interno della quale vengono considerate le principali opere del praghese: Il processo, Il castello, America, Le metamorfosi e la celebre La colonia penale. Oltre alle vicissitudini biografiche, il lavoro cerca di rievocare la complessa relazione di Kafka con la famiglia, in particolare con il padre, il cui ruolo ha avuto un peso decisivo nella formazione di quella coscienza inquieta che pervase Franz sin da subito e sino alla fine.

Federigo Tozzi: le novelle della sezione “Giovani”, tematiche e aspetti salienti della sua opera

Struttura dell’articolo

1. La figura di Federigo Tozzi: vita e contesto storico e sociale dell’autore

2. Federigo Tozzi come esponente del letterato nel periodo Giolittiano. Il pessimismo materialistico: il nichilismo e il cosiddetto “Secolo dell’angoscia”

3. Federigo Tozzi: le novelle e analisi della Sezione “Giovani” novella per novella sotto forma di riassunto. I temi principali e la psicologia delle novelle tozziane

3.1 Le novelle

4. l complesso di Prometeo e l’importanza della figura del padre nella narrativa di Federigo Tozzi.

5. Il complesso di Edipo e l’importanza della figura della madre nella narrativa di Federigo Tozzi


1. La figura di Federigo Tozzi: vita e contesto storico e sociale dell’autore

Considerato uno dei maggiori esponenti della narrativa italiana del Novecento, Federigo Tozzi è stato un importante scrittore. Nato a Siena il 1883, il padre era un importante commerciante della cittadina toscana, nonché gestore di una trattoria in pieno centro. La figura del padre, come vedremo in seguito, fu molto importante nella narrativa tozziana: il padre di Federigo era un uomo dalla corporatura molto grossa e massiccia, dotato di una forza impressionante, molto autoritario, capace di grande fascino sulle donne. La madre, figura anch’essa importante nella narrativa di Tozzi, era gracile, debole e cedevole nel fisico. Federigo Tozzi ereditò la corporatura più da quest’ultima che dal padre.

Federigo Tozzi crebbe dunque fra due personalità opposte e ne uscì introverso e taciturno, in perenne fuga dalla figura paterna (tema che ritorna continuamente nelle sue opere). Compì studi irregolari senza conseguire alcun diploma. Entrato in un circolo socialista per trovare sfogo alle sue ire represse nella militanza politica, tentò anche di riacquisire la stima da parte del padre cercando di sfondare nel campo del giornalismo senza però avere alcun successo. Riuscì a vincere un concorso come addetto ferroviario nel 1907, per poi mollare lo stesso lavoro nel 1908 in seguito alla morte del padre: vendette la trattoria e visse di rendita per il resto della vita.