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Tag: Libri di Scacchi

Secondo me è tutta una questione linguistica. Analisi del linguaggio degli scacchi.

Era una questione personale. Tutto negli scacchi diventa una questione personale, il fatto e il non fatto, il detto a parole e soprattutto il non detto in alcun modo. In fin dei conti la madre di tutte le superstizioni è l’immaginazione, la volontà recondita di trovare cause sbagliate per eventi veri. Uno sguardo sbagliato si tramuta spesso in infinite interpretazioni: gli scacchisti sono sempre in bilico tra la verità e l’assurdo.

Nella casa del grande maestro lettone, Aron Nimzowitsch, si disputava una partita importante per nessuno tranne che per lui e per il geniale Capablanca, suo sfidante. Era ormai patta quando Aron lascia un pezzo in presa e così finisce la partita: una beffa. L’ironia alla dea invisibile degli scacchi non manca e si diverte spesso a vedere saltare i nervi. Ma, nonostante la provocazione divina, Nimzowitsch sembra essere tranquillo: fallace apparenza.

Aron, perché hai giocato quella mossa? Quattro cause per una partita di scacchi.

Pili G., www.scuolafilosofica.com

“Il cavallo? Cavallo in h1! E’ chiaramente impazzito… Mossa 18 ) Ch1”.

Penso tra me quando vedo la mossa del mio avversario. E’ un peccato che non si possa parlare, ogni tanto in una partita a scacchi viene di sbottare qualche cosa, un insulto magari o una domanda. In effetti, le domande e gli insulti per tanti hanno lo stesso sapore, ma per me, giocatore di scacchi incallito, sono indispensabili.

Ragioniamo, allora, il cavallo in h1 difende i punti g3 e soprattutto il pedone debole in f2, dunque il cavallo l’ha piazzato là con uno scopo difensivo. No, forse no. E’ più probabile che abbia considerato che il cavallo in h1 fosse in grado di occupare poi una posizione vantaggiosa: portandosi in h1 può portarsi in f2. Forse la motivazione riguardava la proprietà del cavallo di muoversi ad elle…

Accidenti, il Tempo! [Temi: Teoria della semplicità e definizione del “Tempo”.]

Pili G.               www.scuolafilosofica.com


 Ernesto guardò stupito Evaristo, dopo l’ultima dichiarazione. La loro teoria sembrava avere i requisiti giusti per essere accettabile, ma prim’ancora di sottoporla a verifica con posizioni concrete, Evaristo pronunciò una frase profetica: “Secondo me, abbiamo trascurato un dettaglio: il tempo!”

Ernesto non riusciva a capire. Ma non volle prender per pazzo l’amico. Se avesse avuto un attacco improvviso di follia, ci sarebbe stato qualche altro dettaglio a manifestarlo. Preferì ricapitolare dentro di sé la loro teoria per vedere se avessero trascurato qualcosa:

Siamo tutti una stessa gente. Scacchi e carcere.

Di Pili G.             www.scuolafilosofica.com

Il dodici dicembre di quest’anno era una domenica qualunque. A Milano faceva un freddo pungente, sebbene senza i picchi dei momenti peggiori. Eppure per nove scacchisti non fu una giornata come tutte le altre: stavano per andare in carcere, a Bollate. Si trattava di andare a sfidare alcuni ragazzi che avevano seguito un corso grazie agli istruttori dell’Accademia di Scacchi di Milano: Elia Mariano, Andrea Bracci e Francesco Gervasio.

Questa non era una manifestazione estemporanea e non era neppure un’iniziativa rapsodica, sebbene pur sempre importante. L’Accademia, infatti, ha stretto una collaborazione con l’organizzazione carceraria fin dal 2008 e si va consolidando nel tempo. Tutto iniziò da una richiesta di un giudice in pensione, Franco Cecconi, ex socio dell’Accademia. Egli faceva volontariato nel carcere tenendo lo sportello giuridico. Egli lavorava proprio nelle carceri e aveva sostenuto, non senza qualche fondamento, che se per mestiere aveva fatto di tutto per tenere i delinquenti al fresco, aveva, adesso, l’esigenza di fare qualcosa di buono per loro e, magari, di tirarli fuori.

Scacchi e filosofia Per una introduzione alla filosofia degli scacchi

da “Noumenologia” di Emanuele Franz (Bastogi Editrice, luglio 2004)

Per avere maggiori informazioni su Emanuele Franz e la sua casa editrice: www.audaxeditrice.com.

Il gioco degli scacchi nel corso della storia è stato preso in esame sotto diversi punti di vista ed è stato analizzato sotto molteplici prospettive. La storia, la psicologia e la tecnica del gioco hanno un influenza veramente determinante nella bibliografia scacchistica esistente. Le discipline più disparate hanno avuto pregio di accostarsi a questo secolare gioco. Ma per quanto questo gioco possa aver contribuito allo sviluppo di una concezione del mondo, a un modo di intendere la vita e l’universo, difficile mi è pensare che in passato si sia data forma ad una vera e propria filosofia degli scacchi.

Natura simbolica degli scacchi – Mario Leoncini


Grazie a Mario Leoncini questo testo è diventato la nuova prefazione del suo bellissimo libro!


Gli scacchi non sono solo un gioco ma un veicolo di comunicazione della cultura. Tra i pochi divertimenti e piaceri superstiti ad ogni variazioni di gusto, degli usi e costumi sociali, sebbene sempre visti in modo ambiguo, gli scacchi sono tutt’altro che un gioco sterile e incapace catturare la sfera inconscia dell’io. Attorno al nobile gioco ruotano l’ammirazione del profano, la fantasia del bambino, l’ansia da prestazione, la voglia di vincere, la paura della scelta e della morte. Tutti gli scacchisti vivono emozioni forti, se giocano. Ma l’arte degli scacchi non coincide con gli scacchi nell’arte: essi pretendono uno spazio più universale proprio perché parte integrante della nostra stessa cultura occidentale. Non può essere un caso che siano stati messi alla prova dell’Intelligenza Artificiale, come ambito privilegiato e ristretto attraverso cui elaborare una forma di pensiero non umano. La Natura simbolica degli scacchi è un’indagine sulle varie simbologie nate e cresciute attorno agli scacchi, in modo sempre clamorosamente fascinoso, proficuo e profondo. Leoncini si sposta tra vari quadri simbolici e culturali con grande maestria: dalla relazione del gioco con le varie ideologie politiche, tra dittature, totalitarismi e democrazia; dalla relazione con le fedi religiose cristiane e islamiche per finire alla relazione che gli scacchi hanno avuto con l’arte.

Chi ha ucciso il campione del mondo? Scacchi e crimine. Lotti – Leoncini

Un grande K esce misteriosamente dalla scena dello scacchismo internazionale a seguito di un omicidio terribile. Ritrovato con tutti i pezzi in bocca e due alfieri al posto degli occhi, rimane avvolto dal mistero. Un grande torneo nel circolo di scacchi CRAL di Siena, un panorama medioevale per un lutto che nulla ha di meno rispetto alle pene inflitte dalla sacra inquisizione. Potrebbe essere uno dei grandi campioni che giocavano al torneo. Tutti avevano un loro motivo per uccidere. Tra tresche amorose improbabili, tra padri afflitti, invidie e rivincite sperate tutti sono sospettati. Tanzini è un poliziotto in pensione, richiamato dalla procura per il suo fiuto impareggiabile. Questa volta il compito potrebbe essere al di là delle sue possibilità. Tutti e nessuno, questo il problema.

Il libro è già nel titolo doppio: da un lato il romanzo breve (o racconto lungo di Fabio Lotti) dall’altro una serie di piccoli saggi (di Mario Leoncini). Iniziamo dal racconto.

2001, Filosofia negli scacchi. Pili G..

A cura di Giangiuseppe Pili (con l’introduzione di Mario Leoncini). www.scuolafilosofica.com.

Dieci capitoli per dieci partite, diversi interessanti quesiti, più stili per più rappresentazioni molteplici ma tutte con un unico fine: illuminare gli scacchi con la luce della filosofia oppure ragionare di filosofia con una scacchiera e trentadue pezzi di colore opposto. Al lettore il compito di interpretare meglio i suoi stessi gusti giacché l’opera si presta bene a più interpretazioni tutte lecite.

Un misterioso omicidio nella grande città e due investigatori d’eccezione, l’infernale Quinlan e il sergente Mcmanus; l’intera storia degli scacchi dalla “preistoria” ai giorni nostri; discussioni tra Nimzowitsch, Capablanca e Rubinstein; un racconto introspettivo; un finale che mette in relazione gli scacchi con l’assoluto.

Scaccopoli – Mario Leoncini

Gli scacchi sono un gioco di società, un piacere per la mente, un’occasione pacifica per distrarsi dalla realtà della vita. Ma gli uomini riescono a mettere in mezzo anche i divertimenti innocenti al centro delle loro controversie. Scacchi e politica. Due categorie diverse. Gli scacchi, una frivolezza della vita. La politica, il fondamento dell’esistenza umana. Nessun punto di contatto. Eppure, forse non c’è mai stato un gioco a cui la politica è stata così legata e così interessata.

La scacchiera – John Brunner

Il signor Haklyut è il miglior esperto di viabilità stradale la cui reputazione si è fondata su lavori appaltati nelle più difficili situazioni del globo: dagli Stati Uniti all’India. Egli è uno di quei pochi professionisti che, oltre a possedere un’indiscutibile abilità, è anche dotato di uno stile individuale, una peculiarità di pochissimi. Egli è stato scelto per un lavoro molto delicato e difficile: la riprogettazione della viabilità di alcune zone della città di Vados, capitale dello Stato dell’Aguazul, uno Stato immaginario del sud America. Sebbene il lavoro di Haklyut sia, apparentemente, una faccenda d’ordinaria amministrazione, in realtà, verranno presto a galla questioni molto delicate: Vados è la città ideale per gli ingegneri, un agglomerato urbano quasi perfetto, se non fosse per la presenza di quartieri slum e baraccopoli, abitati dal popolo delle campagne giunto subitaneamente nella nuova grande città, voluta dal presidente Juan Sebastian Vados.