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Tag: Moore

Il paradosso di Moore

Chi dice “Io so che p, ma non ci credo” si sta contraddicendo perché se sa che p, allora non può legittimamente non crederci.

Il paradosso di Moore è stato battezzato così da Wittgenstein e dal grande filosofo molto apprezzato perché, secondo lui, mette in luce l’assurdità di non credere ad una proposizione elementare che esprime un fatto, se affermata: “Oggi piove, ma io non ci credo”.

Critica di Moore al naturalismo etico

Le posizioni naturaliste in etica (naturalismo etico) rivendicano l’idea che i termini morali fondamentali, in particolare buono o cattivo, possano essere riscritti all’interno del vocabolario fisicalista. Buono e cattivo sono assunti come identici a piacere e dolore. L’uguaglianza è rivendicata ora come evidente, ora come assunzione teorica. L’idea è che ogni essere umano agisca secondo la ricerca del proprio piacere o della propria utilità e chiama buono tutto ciò che lo conduce ad un guadagno, ad un aumento del proprio piacere o della propria utilità, mentre chiama cattivo tutto ciò che lo conduce ad un maggiore dolore, ad uno svantaggio. L’assunzione (sia in senso affermativo: le persone agiscono in vista del piacere; sia in senso negativo: le persone fuggono dal dolore) è molto forte ma è stata il fondamento di quasi tutte le formulazioni dell’edonismo o dell’utilitarismo. In realtà, tale idea è assunta anche da filosofi volontaristi, come Hobbes.