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Tag: Orazio

Amleto – William Shakespeare

Amleto è una tragedia di William Shakespeare, considerata tra i suoi massimi capolavori insieme a Macbeth, Re Lear, Otello e Enrico IV. E’ indubbiamente un master pièce del grande bardo di Avon ed è anche una delle tragedie sue più cupe, sia per il tema, sia per lo stile e per il personaggio dominante. In quest’opera Shakespeare indaga i risvolti di un uomo di genio (Amleto) che vive ossessionato dalla morte.

La tragedia si svolge alla corte del re di Danimarca, zio di Amleto (era il fratello del padre) e sposo della madre dello stesso. Il re di Danimarca aveva assassinato il padre di Amleto e ad esso si sostituisce. Per tale ragione, la tragedia non è soltanto l’inscenamento di una complessa relazione tra padre defunto e il figlio, ma anche tra il figlio e una madre presto risposatasi: Amleto è ossessionato tanto dalla morte del padre, quanto dal ritorno della madre ad essere donna indipendente, cioè sessualmente attiva (non più madre-donna ma amante-donna) Infatti, la madre di Amleto si risposa molto presto, giusto due mesi dopo la morte del marito e questa è una delle due principali ragioni della disperazione del figlio. Infatti, da un lato Amleto è distrutto dalla morte del padre ma, allo stesso tempo, dall’incapacità di accettare il recupero del lutto della madre, la quale è “colpevole” di aver subito accettato di risposarsi con il fratello del marito.

Orazio – Vita e opere

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VITA

Orazio è stato uno dei letterati più prolifici di tutta la storia letteraria di Roma. Quinto Orazio Flacco nacque l’8 dicembre del 65 a.C. a Venosa, una colonia militare romana, al confine fra Apulia e Lucania. La sua era una famiglia di liberti e il padre era probabilmente un possidente di una piccola proprietà, da cui forse trasse spunto Orazio in alcune delle sue opere. Nonostante la famiglia non fosse ricca, fu garantita a Orazio la migliore educazione possibile presso Roma, dove frequentò la scuola del grammatico Orbilio. Costui usava elargire nerbate per convincere i suoi scolari a studiare l’Odusia di Livio Andronico.

Orazio quando ormai aveva terminato l’assimilazione della cultura latina, decise di intraprendere un viaggio lontano da Roma e si recò presso Atene, dove approfondì le sue conoscenze filosofiche ascoltando le lezioni di maestri come Cratippo di Pergamo e di Teomnesto. Attratto dagli ideali della libertas, Orazio si arruolò nelle truppe di Bruto, all’epoca rifugiate ad Atene, lontane dalle persecuzioni di Cesare. Ricevette il comando di una legione con il titolo di tribuno militare, fino a quando la rotta di Filippi nel 42 a.C. interruppe la sua breve carriera militare. Come Alceo, Archiloco e Anacreonte dirà di aver abbandonato lo scudo per salvarsi la vita. Tornato a Roma l’anno successivo per potersi guadagnare da vivere divenne uno scriba quaestorius e da questo anno cominciò a scrivere versi e a mettersi in contatto col mondo dei letterati. Nel 38 a.C. Virgilio e Vario lo presentarono a Mecenate e da quest’anno avviò una lunga collaborazione con il consigliere di Ottaviano che gli donerà un podere nella Sabina, garantendogli una tranquillità economica che gli assicurerà la lontananza dagli affanni e dalla scomodità della vita nell’Urbe.

Caratteri letterari del periodo augusteo, 43 a.C. – 17 d.C.

Con “età augustea” gli storici intendono quel periodo che parte dalla morte di Cesare per terminare alla morte di Augusto, o ancora dalla morte di Cicerone alla morte di Ovidio, contemporanee a quelle dei due politici romani. A partire dal 43 a.C. emerge la figura di Gaio Giulio Cesare Ottaviano che si farà nominare Augustus, Augusto, un impegnativo cognomen che assume a partire dal 27 a.C. e non prima.