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Tag: rappresentazione

SCHOPENHAUER E LA MUSICA

Opera dell’autrice

Arthur Schopenhauer come filosofo si è occupato molto anche di musica, alla quale, nel suo straordinario impianto concettuale, attribuisce un ruolo significativo, o meglio, essenziale. A differenza delle altre arti, infatti, che Schopenhauer considera alla stregua di imitazioni del mondo fenomenico, la musica rappresenta per il filosofo di Danzica l’accesso privilegiato e diretto al noumeno, all’essenza stessa della realtà. Egli sviluppa questa tesi originale, nel suo capolavoro “Il mondo come volontà e rappresentazione”, che segna uno dei momenti più influenti dell’estetica moderna e che anticipa anche molte riflessioni novecentesche sulla dimensione metafisica del suono (Schopenhauer, 1819). Per la piena comprensione del significato che la musica viene a rivestire nel complesso pensiero schopenhaueriano bisogna partire dalla distinzione fondamentale che il filosofo pone tra “rappresentazione” e “volontà”. Il mondo che percepiamo attraverso i nostri sensi e con il quale interagiamo quotidianamente non è altro che rappresentazione, ordinata secondo le forme dello spazio, del tempo e della causalità già individuate da Kant (Schopenhauer, 1819). È dietro quest’apparenza, questo velo di Maya[1], che si cela il noumeno, l’essenza della realtà, che è volontà, cioè una forza cieca, irrazionale che si autoalimenta e che costituisce l’essenza di tutto ciò che esiste, esseri umani inclusi (Schopenhauer, 1819). In specifico, l’uomo sperimenta la volontà come desiderio, brama che anela soddisfazione: ogni bisogno, ogni desiderio soddisfatto lascia, però, immediatamente spazio a un nuovo insopprimibile desiderio, generando una condizione permanente di sofferenza e inquietudine (Schopenhauer, 1819), un circolo da cui non sembra possibile liberarsi.  Vivere, allora, è sinonimo di bisogno mai soddisfatto, quindi, di dolore e incessante ricerca di un appagamento che sfugge continuamente (Schopenhauer, 1819).

Considerazioni sul concetto di rappresentazione o immagine nel fenomenismo

Abstract
L’articolo mira a mettere in luce con breve sintesi la paradossalità delle teorie epistemologiche che ammettono la tesi fenomenista. In base ad essa, la conoscenza è una mera produzione di rappresentazioni che, in quanto soggettive, rendono dubbio ogni possibile giudizio sul mondo. Esistono teorie alternative, la filosofia dell’organismo di Whitehead ne è un esempio. Essa propone una spiegazione del rapporto tra soggetto ed oggetto che radica in una concezione relazionale della materia, in cui il differenziale tra conoscente e conosciuto si annulla, perché entrambi i poli si istituiscono come elementi costitutivi dell’esistenza dell’altro.