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Tag: Wolfgang F. Pili

Un sito ovvero come l’abbiamo fatto noi! La storia di Scuola Filosofica

Struttura dell’articolo

1 Introduzione

2 I prodromi e la nascita di SF1.0 (2007-2009)

3 Ascesa e caduta di SF1.0 (2010-2011)

4 Il decollo e l’assestamento (2012-2013)

5 La grande razionalizzazione: tra studi, modifiche e revisioni, l’ascesa di SF (2014-2015)

6 Uno sguardo al futuro

7 Disamina delle fonti


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Introduzione

20160708_095329“I have a dream” o per meglio dire “I have two, three or four dreams”: uno sarebbe quello di pubblicare qualcosa, ma è un “trip” più che un “dream”, almeno per il momento. Però un altro sogno potrebbe essere molto meno “sogno” di quanto non sia: fare un bel sito di filosofia.

Giangiuseppe Pili, da Lettera a Stefano Sabatini – 25.01.2008 –

Scrivere la storia di un sito internet è qualcosa di estremamente difficile, se non addirittura impossibile. Un sito internet non è solamente un fatto disincarnato, che vive di vita propria, in una sorta di mondo platonico delle idee. Un sito internet è il risultato dell’utilizzo di software che agiscono sul web e che hanno una natura materiale, come tutte le altre cose. Inoltre, un sito internet ha moltissime proprietà distinte che non attengono esclusivamente al web. Esso è come una mano: può essere usata per toccare, per provare piacere, per scrivere etc.. Non c’è scritto nel manuale di istruzioni cosa un sito è perché un sito internet è una cosa con infinite possibilità di interpretazione, lettura ed utilizzo. Inoltre, proprio per questo, come insegnano tutti i manuali di cyber security, ogni piattaforma sul web prevede e richiede una equivalente trasposizione nel mondo: un insieme di persone organizzate per produrre uno scopo comune.

Il popolo degli abissi – Jack London

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Consigliamo – Martin Eden a cura di Francesco W. Pili– e Filosofia e letteratura di Chiara Cozzi


Nella prefazione della Robin Edizioni vien detto che il Popolo degli abissi risulta un’opera dimenticata. Altrove, in rare recensioni su internet, ci si imbatte nelle parole “opera sconosciuta”, “opera misconosciuta”. Insomma del Popolo degli abissi dell’intramontabile London, il lettore italiano, ne sa veramente poco. È per questo che mi son voluto cimentare nella lettura di questo libro, che nasce come reportage, si sviluppa come reportage, ma che, soppesata la natura dello stile, non mi sbaglio a definire ‘romanzo’. Romanzo d’inchiesta, volendo dare un appellativo al genere in modo più stringente.

L’importanza di ragnarsi Ernesto. Di Pili W.

Wolfgang F. Pili                  www.scuolafilosofica.com

C’era una volta, nel Regno degli Arachidi, sulle sponde del mar più Morto che Vivo, un ragno, anzi un ragnone, un ragnebreo, il quale regnava e ragnava al suo popolo una pura alimentazione kasher.

Questo ragno era un’icona per tutto il popolo e si chiamava Ernesto piede destro di Varisto primo ministro sinistro.

Eravamo circa nel quinto ragnello dopo Isacco e ormai il popolo ragnoide non accettava più le ingiustizie di Ernesto: infatti, dopo un po’ di tempo, Varisto primo ministro, convocò i  “Ragni generali” che proclamarono sciopero generale fino a nuovo ordine.

Ernesto era da un po’ di tempo rinchiuso nel suo palazzo e, stufo e stressato, decise di evadere in una notte buia in cui, dopo aver tracannato litri di ragnonau di Rogliastra e Ragnentinu del Rampidano, si prese una cotta.