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Mese: Dicembre 2012

Sun Tzu: uno studio sull’arte della guerra

Abstract

L’arte della guerra è un testo fondamentale sia da un punto di vista storico che individuale. La sua analisi costituisce un’importante occasione per studiare più a fondo le leggi stesse del conflitto e di come queste siano la base della stessa realtà quotidiana. Il saggio si divide in due parti: la prima tratta degli aspetti più astratti e filosofici che Sun Tzu considera esplicitamente o implicitamente. La seconda parte tratta del contenuto dei singoli capitoli. Nonostante l’attenzione per la lettera del testo, proponiamo continui riferimenti in merito alla quotidianità, al punto di vista individuale e al punto di vista storico.


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Struttura del’articolo

1.  Parte 1. La struttura: ontologia, figure centrali, epistemologia.

Capitolo 1: Ontologia

Capitolo 2: Figure centrali

Capitolo 3: Epistemologia

Capitolo 4: I tre generi di analisi di Sun Tzu: analisi descrittiva, normativa e prescrittiva

Capitolo 5: Sun Tzu come Maestro di vita



Capitolo 1

Ontologia

Sun Tzu non è un filosofo in senso stretto, ma egli lascia passare un’intera visione del mondo. Per questo è possibile soffermarsi sui fondamenti del suo pensiero e ciò che egli può intendere come assolutamente primitivo, rispondendo a domande filosofiche fondamentali come “cosa c’è?” e “in cosa consista la conoscenza?” In questo capitolo risponderemo alla prima domanda.

L’arte della guerra è un testo dominato da alcune tesi ontologiche di fondo estremamente importanti e profonde. Esse costituiscono la base sottostante ad ogni considerazione di natura strategica e tattica, giacché Sun Tzu ritiene che ogni decisione nell’arte del conflitto sia subordinata alla conoscenza degli elementi ultimi della realtà nelle loro configurazioni contingenti.

Capitolo 11. Agre – Principio

Passiamo a discutere alcuni passi delle Upanisad, che trattano, al pari dei testi vedici visti in precedenza, del tema del «principio», anche se lo fanno con una maggiore attenzione rivolta verso i problemi e le conseguenze relative al principio dell’essere in quanto principio ontologico dell’uomo, piuttosto che principio di formazione storica o mitologica, ovvero nell’ottica dello sviluppo dell’autocoscienza individuale come analogo allo sviluppo di creazione di tutte le cose viventi. Ci riferiamo ai sei passi seguenti: Brhadaranyaka-upanisad (I,2,1; I,4,1-5 e 17), Aitareya-upanisad (I,1,1-4), Taittiriya-upanisad (II,6,7), Svetasvatara-upanisad (IV,18), Mundaka-upanisad (I,1,6-7).

Amalgrab ovvero lo specchio delle brame

Ma chi è, che cosa è, “Amalgrab”? Forse un anagramma o una sciarada nella lingua di Bela Lugosi o comunque balcanica, una crittografia transilvanica che fa sudacchiare sangue grasso e appiccicoso anche ai lettori più che abili che guardano le figure – un libro con le figure, come una fiaba antica, di mezza stagione, un cappuccetto rosso che pasteggia insieme col lupo e poi gli massaggia le gengive doloranti, quadri di Francis Bacon e di Dalì, la memoria persistente, o di Lucien Freud, ogni segno un sogno o un incubo, masturbazioni perversioni pedofile di Balthus – affascinati, i lettori, intontiti, ammaliati dal linguaggio stregonesco: volevano o non volevano, specialmente i più che abili, sentire live la vera “voce” di una strega, o forse è una bella donna dai canini eburnei ingordi di sangue o una seducente adolescente che sa tutto quello che c’è oltre uno specchio o in mezzo alle coltri di un piumino caldo?

Capitolo 10. Il sacrificio di Prajapati

Siamo ancora nel regno del Nonessere, prima dell’inizio, ancora privi di spazio e tempo, se mai è possibile col pensiero avvicinarsi ad un’idea (chiara) di ciò. Degli “avvenimenti accaduti” in questi tempi non tempi, ed in particolare dell’atto con cui Prajapati inizia la creazione mediante il sacrificio di sé stesso, ci parlano anche i Brahmana, in diversi luoghi (Satapatha-brahmana II,2,4,1; XI,1,6,1; XI,1,6,17; XIII,7,1,1; III,9,1,1; X,4,2,2; VI,1,2,12-13; Taittiriya-brahmana II,3,6,1).

In principio, in verità, il Signore delle creature era Uno solo. Egli meditò «Come posso propagarmi?» Egli infiammò il proprio ardore con fervore […] In principio, in verità, questo mondo era acqua […] Le acque desiderarono «Come possiamo propagarci?» Esse infiammarono il proprio ardore con fervore …

Il distacco dall’Occidente. Amselle J-L.

Ce n’è per tutti in questa sorta di storia contemporanea della antropologia (e filosofia) postcoloniale che è il libro del famoso e autorevole professore francese Jean-Loup Amselle “Il distacco dall’Occidente”, pubblicato in Italia dalla “specialista” (e in questo benemerita) Meltemi, che si distingue per battere il ferro sui temi della colonizzazione, della immigrazione, dell’identità, delle culture “altre” e di quelli che una volta erano chiamati i paesi del “terzo mondo” o “sottosviluppati”. Chi, che cosa e come deve distaccarsi dall’Occidente, oppure ha ancora senso farlo oggi, oppure è proprio corretta una prospettiva di rivendicazione di identità pre-coloniale o di autostima postcoloniale?

Capitolo 9. Purusa – l’Uomo Cosmico

Sempre dal Rg-veda (X,90), uno dei passi più interessanti incontrati fin’ora, riguardante l’Uomo Cosmico e la creazione dell’universo per mezzo del sacrificio di esso. Il Purusa o Uomo Cosmico è sia il concetto di uomo esteso all’intero cosmo esistente e agli dei, sia il concetto del cosmo, o in generale della totalità dell’esistente, inteso con le categorie proprie dell’uomo. Forse è più semplice definire l’Uomo Cosmico attraverso la chiarificazione del suo ruolo all’interno del processo creativo della realtà. Egli, attraverso il sacrificio di se stesso, dà la possibilità alla realtà di essere e divenire; il suo corpo è smembrato e dilaniato di modo che la molteplicità degli esseri possa sussistere – e questo significa, per converso, che la molteplicità degli esseri partecipa di un solo Essere, appunto l’Uomo Cosmico. Ma vediamo cosa ci dice con esattezza il passo X,90 del Rg-veda.

Mille teste ha l’Uomo / mille occhi, mille piedi; / cingendo la Terra da ogni lato, / la superò per l’ampiezza di dieci dita.

Capitolo 8. Hiranyagarbha – preghiera e lode al dio della creazione

Il passo è preso dal Rg-veda (X,121), ed è in sostanza una preghiera e un inno di lode e glorificazione al dio primo, responsabile della creazione (Signore delle creature = Prajāpati). A questo dio, l’unico a pervadere (paternamente) tutto ciò che è vivente (il che sta a dire che esso è la fondamentale condizione necessaria delle forme viventi), viene chiesto di esaudire i propri desideri, così da venire in possesso di molti doni (rayi, tesori; la cui sostanza non viene comunque esplicitata).

Il mistero dei calzini spaiati

Odd Socks Day

E’ possibile spiegare perché i calzini sono spesso spaiati? Noi abbiamo, forse, trovato la risposta.

Ho scoperto che in molte famiglie (la mia inclusa) si vive un annoso problema casalingo: i calzini sono spesso spaiati.

Perché?
La domanda non sarebbe, di per sé, particolarmente divertente, se non fosse che sembra al quanto innaturale avere i calzini spaiati. Dopo tutto, essi sono sempre venduti a coppie identiche, sicché al massimo, non si dovrebbe avere che un calzino singolo, qualora se ne perda fortuitamente uno. Ma allora perché sono così spesso spaiati? I rimedi sono generalmente tre: comprare le calze tutte uguali, abituarsi a usare calzini spaiati come se non lo fossero, oppure quello di enumerare prima e dopo il lavaggio le coppie.

Capitolo 7. Skambha – il pilastro del cosmo

Il presente passo, tratto dall’Atharva-veda (X,7), ragiona attorno al concetto di sostegno, colonna, pilastro del tutto (ovvero di skambha). Esso si divide in due parti; nella prima viene fornita indirettamente, attraverso domande che chiedono dell’identità dello skambha, una descrizione del sostegno del cosmo, nella seconda ne viene fornita una descrizione diretta, per mezzo dell’elencazione di proprietà.

Giovanni Maria Mastei Ferretti alias Pio IX (Senigallia 1792 – Roma 1878)

Giovanni Maria Mastei Ferretti nacque nel 1792 nelle terre marchigiane di Senigallia da una famiglia appartenente alla piccola nobiltà. Indirizzato verso studi teologici, fin da piccolo, nel 1819 riceve gli ordini sacerdotali. Si distinse negli anni come buon sacerdote e abile diplomatico e convinto sostenitore del Regno di Sardegna in quello che era all’epoca lo stato della Chiesa.

Morto il papa Gregorio XVI nel 1846, venne eletto nel giugno dello stesso anno, il cardinale Ferretti (non disponiamo di fonti per descrivere la sua elezione cardinalizzia), dopo essere stato cardinale per un breve periodo, divenne papa col nome di Pio IX. Il suo predecessore si era distinto come un papa conservatore e inadatto alla nuova ondata di liberalismo presente nell’Europa e in Italia nel periodo. Proprio su questo tipo di ideologia politica Pio IX si doveva soffermare, ovvero nel cercare di appoggiare la massa di liberali presenti in Roma, ma anche nel Regno di Sardegna capeggiato da Cavour: fu quindi il primo papa ad aprirsi verso i governi italici, tanto che venne insignito del soprannome di “papa liberale”.