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Mese: Aprile 2026

Un mezzogiorno fertile: la geopolitica italiana alla “sentinella” del Mediterraneo

(Conferenza di filosofia estetica in applicazione alla geopolitica, da un convegno a Rionero in Vulture, il Sabato 21 Marzo 2026, per iniziativa del Centro Studi Leone XIII)

Alla buona politica noi demandiamo il compito d’evitare il tradizionale isolamento della Basilicata. Questa si ferma rispetto alle direttrici per la Puglia (ad est) e per la Calabria (ad ovest). Ma noi immaginiamo una mezzaluna fertile per le argille, tramite la calorosità riposante del Monte Vulture come “amaca”, alle sere d’estate col cielo ventilato. Si tratta di valorizzare il turismo montano, se il Sud-Italia tradizionalmente già attira con quello balneare. Il patrimonio artistico per le rovine delle civiltà passate funge da nonluogo (con Augé) ad antidoto di sostenibilità contro le speculazioni edilizie. Conviene appoggiarsi alla sensibilità “volonterosa” dell’associazionismo. Noi possiamo menzionare le eterotopie, da Foucault, in qualità di utopie realizzatesi mediante le istituzioni. Così è emblematica la nave (col Sud-Italia assai bagnato dai mari), che nella storia umana sia confina sia esplora. Modernamente l’industrializzazione sfrutta i porti, alla novità d’un aumento per gli scambi commerciali con l’Oriente. L’agricoltura rimarrà fedele alle grandi tradizioni (come quella delle fragole, in Basilicata). Nei popoli europei è immediata la percezione per cui il Mar Mediterraneo funge da oasi, di sostentamento e di crescita, rispetto alla mezzaluna fertile per gli albori della civiltà (dove il deserto induceva al nomadismo). Il Sud-Italia ha sempre sofferto lo spreco per improduttività del latifondo. Questo costituì un problema cardinale per diversi governi, orientati dal sole “inarrivabile” del Mezzogiorno. Modernamente, in Basilicata converrebbe che s’offrissero ai turisti una serie di pacchetti. Là gli spostamenti rimangono tortuosi. Il riposo contagerebbe addirittura il divertimento, fra le attrazioni naturalistiche che si sparpagliano isolate, e pungolando, dalle rocce pseudo-lunari, ad una meditazione. Genericamente, il Sud-Italia è apprezzato per l’ospitalità delle sue genti. Lì i paesi isolati abbondano, e soffrono le forzature “colonialiste” degli ecomostri. Bisogna preservare la natura selvaggia. Ad esempio, con le piste ciclabili è possibile riappropriarsi d’un paesaggio, esteticamente. Senza più subire lo stress della guida automobilistica, noi riposiamo divertendoci a cogliere i dettagli assai nascosti d’un panorama. Questo offre un insegnamento etico, poiché al di là del Mar Mediterraneo vivono altre etnie. Il Sud-Italia attesta che la storia umana ha un suo “sguardo”: dai corsi ai ricorsi (con Vico). A fine Ottocento drammaticamente iniziarono le migrazioni (in specie verso le Americhe); a fine Novecento iniziarono le immigrazioni (per l’appunto dal bacino del Mediterraneo). Una curiosità estetica dovrà progredire mediante l’accoglienza etica. Geograficamente, la Basilicata permette un coast to coast da esplorare (coi mari assai distanti l’uno dall’altro). Nei piccoli paesi del Sud-Italia, il turista è percepito dai residenti tramite una curiosità, da dichiarare spontaneamente: così vale la cordialità. Si può offrire un vassoio di frutta, oppure una messa in posa per la fotografia… Diversamente, nel Nord-Italia i quartieri residenziali perderebbero il grigiore tramite la “tendina epidermica” del pettegolezzo: dal dirimpettaio, che non si frequenta mai. Un turista s’incuriosisce quando gli si offre un pacchetto di visite, oltre le sue preferenze (essendosi informato da solo, inevitabilmente sulle mete classiche). Nel Centro-Nord-Italia, il convincersi di deviare verso Ferrara o Ravenna, lungo la direttrice inflazionata da Venezia a Roma che passa per Firenze, diventa relativamente facile. Addirittura non occorrerà coinvolgere il riposo balneare. Il Mare Adriatico ha un fondale basso fino ad Ancona, laddove le lagune del Triveneto appena “dubbiosamente” rinfrescherebbero i calanchi (con l’Abruzzo ad anticipare la Basilicata). Nel Sud-Italia, le distanze fra le città aumentano, complice la mancanza d’una pianura interregionale. Dunque ogni rete di pacchetti per le visite si renderà contorta. Ad esempio una direttrice tra Napoli e Bari, passante per Matera, sembra più di nicchia che sostenibile per il tour operator. Però si può favorire la salvaguardia delle peculiarità in un paesaggio selvaggio, se l’industrializzazione non deve speculare sullo sfruttamento d’una risorsa.

VENERE IN CORNICE – Il crociere fa l’agente immobiliare sul parquet degli strobili / The red crossbill acts as estate agent on a parquet of the strobili

Per Mario Rigoni Stern, il crociere si ferma sulla cima del peccio, a desquamare gli strobili, grazie al forte becco dalle punte incrociate. Così le “onde” della neve sottostante si farebbero a torsoli. Sara è stata inquadrata in piedi. In alta montagna, fra la neve d’un ameno paese, il suo outfit permette lo sci: dal maglione, dai leggings e dagli scarponi. Sulla sinistra c’è un albero di Natale. Ma quanto l’indaco del maglione e dei leggings si percepirà alla “discesa libera” del sole verso i “muri” delle palle decorative, superando l’oscurità degli aghi come “porte”? Il braccio destro è in posa “a becco”, triangolandosi grazie al gomito. Là il maglione avrebbe le “squame”, dal ricamo per le lettere d’una parola.

According to Mario Rigoni Stern, the red crossbill stops on the top of a spruce, to desquamate the strobili, through the strong beak with the intersected points. So the “waves” of the underlying snow would be made by cores. Sara was framed standing. In high mountain, between the snow of a pleasant town, her outfit allows the ski: from the sweater, from the leggings and from the boots. On the left there is a Christmas tree. But how much will the indigo, of the sweater and of the leggings, be perceived at the “downhill skiing” of the sun into the “steep slopes” of the decorative balls, overtaking the darkness of the needles as “gates”? The right arm has the pose of a “beak”, for its triangulation through the elbow. There the sweater would have the “scales”, from an embroidery for the letters of a word.

(courtesy to Sara Savino)

L’importanza delle variazioni nella musica classica

[Originariamente pubblicato in data 24 ottobre 2015]

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Beethoven.jpg#/media/File:Beethoven.jpg

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Variazioni sul tema di Handel


Nelle discussioni sulla musica classica e recente è sorto un luogo comune: l’idea che la musica classica sinfonica sia qualcosa di simile ad un trattato di logica matematica, cioè qualcosa di sostanzialmente immutabile, definitivo, scritto e pensato per essere immutabile e definitivo. Nonostante l’inevitabile continua possibilità di reinterpretare continuamente il significato della musica classica, motivo per il quale essa mantiene tutto il suo senso ancora oggi, rimane il fatto che la gran parte della musica classica, cioè quella che termina agli inizi del XX secolo, per trasformarsi in musica “colta”, viene per lo più intesa come qualcosa di monolitico e unilaterale. Vale a dire un testo rigido e privo di sfumature, intrinsecamente legato ad un’interpretazione che può variare, ma solo in minima parte. L’idea comune è, dunque, che la musica classica sia un monolito. La realtà è ovviamente molto diversa, va da sé, ma vale la pena mostrare quanto questo luogo comune sia falso. Cercheremo di mostrare l’infondatezza del luogo comune utilizzando una produzione pervasiva, sebbene minore, della musica classica: le variazioni su un tema.

E’ ben noto che Johan Sebastian Bach e Ludwig Van Beethoven fossero degli eccezionali improvvisatori. L’arte dell’improvvisare musica a comando, sulla base di una variazione su un tema, non è certo figlia del jazz, che l’ha istituzionalizzata a forma principale di composizione. La musica jazz semplicemente ha potuto conservarsi principalmente grazie alle incisioni su supporti materiali esterni ai fogli di carta con pentagrammi. Per tale ragione, essa ha potuto continuare ad evolversi molto più sulla base delle variazioni che sulla selezione dei temi. La musica classica, per come la conosciamo oggi, è sostanzialmente il risultato di ciò che siamo stati in grado di conservare nella cultura della musica scritta e trascritta, perché quello era sostanzialmente l’unico strumento a disposizione per poter conservare la musica. Questo non significa che Bach, Mozart o Beethoven fossero semplicemente dei filosofi trasposti in musica, capaci di dedicarsi esclusivamente alle composizioni scritte sulla carta perché quanto più vicino ai massimi sistemi, già propri della cultura classica tedesca. Quello che vorrei mostrarvi qui è una selezione di opere di grandi della musica, i quali hanno conservato una serie di variazioni su un tema. Le variazioni su un tema non sono certamente il frutto di un’improvvisazione. Al contrario, quello che proporrò sono per lo più tra le opere più ragionate che conosca in termini musicali, ma il concetto dell’arte dell’improvvisazione è quello che fonda le variazioni e le dà un senso. Sicché sarebbe ora di rivedere le opinioni comuni su quello che è “il monolito uniforme” della musica classica. 

Il concetto della Verginità eterica in un singolare matrimonio mistico nel 1561, unico nella Chiesa: Vescovo, vuoi prendere la Badessa come tua sposa?

Prospettiva del dipinto “Nozze mistiche di Pistoia” di Kristian Zahrtmann. Il quadro è di pubblico dominio.

Kristian Zahrtmann (1843-1917), con quest’opera, raffigura tra il 1893 e il 1894 lo svolgimento di un antico rito religioso riguardante l’insediamento del nuovo vescovo nella diocesi locale. Quest’opera è conservata nel museo Bornholms Kunstmuseum a Gudhjem importante località in Danimarca.

La cerimonia comportava una sorta di unione mistica tra il nuovo presule e la chiesa pistoiese, rappresentata dalla badessa del monastero benedettino di San Pier Maggiore.

Le nozze mistiche, secondo le fonti storiche del 1561, avvenivano addirittura su di un letto all’interno della chiesa, e si protrassero fino alla fine del Cinquecento.

Accompagnato dal clero e dalle famiglie della nobiltà pistoiese, il nuovo vescovo entrato in città da Porta Lucchese, raggiungeva solennemente il sagrato di San Pier Maggiore, dove avveniva, su due scranni e di fronte agli occhi dell’intera cittadinanza, lo scambio di anelli con la badessa. Capolavori dell’architettura e scultura toscana facevano da sfondo della scena ecclesiale, citati e rielaborati in modo fantastico in base ai canoni che allora armonizzavano i principî di un gusto in piena affermazione.