
Kristian Zahrtmann (1843-1917), con quest’opera, raffigura tra il 1893 e il 1894 lo svolgimento di un antico rito religioso riguardante l’insediamento del nuovo vescovo nella diocesi locale. Quest’opera è conservata nel museo Bornholms Kunstmuseum a Gudhjem importante località in Danimarca.
La cerimonia comportava una sorta di unione mistica tra il nuovo presule e la chiesa pistoiese, rappresentata dalla badessa del monastero benedettino di San Pier Maggiore.
Le nozze mistiche, secondo le fonti storiche del 1561, avvenivano addirittura su di un letto all’interno della chiesa, e si protrassero fino alla fine del Cinquecento.
Accompagnato dal clero e dalle famiglie della nobiltà pistoiese, il nuovo vescovo entrato in città da Porta Lucchese, raggiungeva solennemente il sagrato di San Pier Maggiore, dove avveniva, su due scranni e di fronte agli occhi dell’intera cittadinanza, lo scambio di anelli con la badessa. Capolavori dell’architettura e scultura toscana facevano da sfondo della scena ecclesiale, citati e rielaborati in modo fantastico in base ai canoni che allora armonizzavano i principî di un gusto in piena affermazione.

Il pittore danese Kristian Zahrtmann, che divenne maestro e riferimento per una generazione d’artisti ispirati alle esperienze del simbolismo europeo, giunse in Italia negli anni Ottanta dell’Ottocento attirato, come i tanti artisti dal fascino del ricco e allora inviolato patrimonio artistico dei centri minori italiani. Giunse a Pistoia, snodo ferroviario fondamentale dell’epoca e già nota nelle guide turistiche per la ricca dotazione di chiese e sculture medievali. Egli restò suggestionato dall’immagine della chiesa di San Pietro al punto di sceglierla come ambientazione di un dipinto di genere storico, che in una vendita all’asta del 1918 risultò il quadro più costoso della Danimarca.
< La chiesa di San Pier Maggiore a Pistoia, oggi, non aperta al pubblico, è stata sconsacrata forse per abbandono del culto, o forse perché si è voluto “dimenticare” l’inusuale rituale cristiano che si svolgeva dentro queste mura.
Secondo un documento del 1561, in questa chiesa avveniva periodicamente il matrimonio mistico tra il nuovo vescovo della diocesi di Pistoia e la badessa del convento di San Pietro.
Perché una chiesa così ricca di simboli e misteri è stata sconsacrata e abbandonata a tal punto da aver avuto serie difficoltà nel visitarla e documentarla, nonostante all’estero sia molto conosciuta? Un errore delle istituzioni dei beni culturali italiani o un intento voluto? Mette forse paura l’immagine dell’unione tra uomo e donna? Nulla di più semplice e naturale, questo è ciò che ha dato origine ad ogni forma di culto ed è ciò in cui crediamo ancora oggi e a cui diamo, per fortuna, ancora un valore sacro. >[1]
Kristian Zahrtmann, in seguito alla visita alla città nel 1893, sicuramente se fosse vissuto all’epoca ne avrebbe scattato una personale fotografia mentale, ma la sua interpretazione è talmente fedele a ciò che accadeva quel giorno del matrimonio, che è sufficiente contemplarlo per sentirci presenti anche noi, tra i fedeli, ad assistere alla giornata.
Il matrimonio mistico di Pistoia del 1561 visto dall’autore di questo scritto

Kristian Zahrtmann ha ritratto fedelmente lo scenario del matrimonio davanti alla chiesa di San Pier Maggiore a Pistoia, così come lui l’ha immaginata, ma si nota visibilmente una divisione del quadro in due scenari chiaramente evidenti secondo la linea della Sezione Aurea. L’immagine del quadro ce li mostra.

”È evidente che nella parte “b” è come se fossero ritratti personaggi visti da vicino, mentre gli altri, della parte della sezione “a”, lontani, mettiamo di un’altra epoca passata. Di qui nasce l’idea che le teste dei personaggi della parte “b” che sporgono, siano il figli ideali del matrimonio fra il Vescovo e la Badessa che vanno visti come esseri umani destinati ad un’altra epoca futura. Sì Tratta di un misticismo che si allinea ai concetti alchemici con la realizzazione del matrimonio ermetico del Re (il Vescovo) con la Regina (la Badessa).
É una concezione di una realtà che si dispone nella mente e nel cuore di Kristian Zahrtmann, egli vede il suo passato in tutti coloro che sono inginocchiati nel dipinto in esame. Le sua nuova realtà è in coloro che sono chiaramente all’impiedi estranei alla funzione religiosa.
Kristian Zahrtmann in questa nuova concezione vitale è preso come in un sogno che lo avvolge e ne perde conoscenza, ma se potesse ricordare, lui si vedrebbe come un alchimista che gli rivela segreti misteriosi.
I segreti dell’alchimista di Kristian Zahrtmann

Bourges. Palazzo Lallemant. Leggenda di San Cristoforo. Immagine tratta dal libro “il mistero delle cattedrali” di Fulcanelli. La cintura di San Cristoforo è tessita con chiari intrecci a losanghe. Opera dell’autore.
Alle pagg. 150-156 del libro “Il Mistero delle Cattedrali” di Fulcanelli, Edizioni Mediterranee, è posta in evidenza tutta una tematica ermetica incentrata su una cintura tessuta secondo linee incrociate, nell’intento di rappresentare la superficie del solvente mercuriale quando è stato preparato canonicamente. La suddetta figura (nel libro è la tav. XLII) mostra questa cintura indossata da San Cristoforo che porta sulle spalle il Bambino-Re secondo la nota leggenda della quale riporto la parte saliente che riguarda il segreto riposto nella cintura.
< La cintura di Offerus, il nome pagano di san Cristoforo ancor prima di essere santo, secondo la leggenda, «è trapunta secondo linee incrociate, simili a quelle che si vedono sulla superficie del solvente quando è stato preparato canonicamente. Questo è il segno, che tutti i Filosofi riconoscono per indicare, esteriormente, la virtù, la perfezione e l’estrema purezza intrinseche della loro sostanza mercuriale. […] Questo segno, gli autori l’hanno chiamato Sigillo di Hermes, Sale dei Saggi, ‒ cosa questa che getta la confusione nello spirito dei ricercatori, ‒ segno e impronta dell’Onnipotente, ed anche sua firma, ed ancora Stella dei Magi, Stella polare, ecc. Questa disposizione geometrica sussiste ed appare con maggiore definizione quando si è messo a sciogliere l’oro nel mercurio, per portarlo al suo stadio primitivo, quello di oro giovane o ringiovanito, in una parola di oro bambino. Per questa ragione, il mercurio, ‒ fedele servitore e Scel della terra, ‒ è chiamato Fontana di giovinezza.» >[2]
< Quindi i Filosofi si esprimono chiaramente quando insegnano che il mercurio, una volta effettuata la soluzione, porta il bambino, il Figlio del Sole, il Piccolo Re (Reuccio), come una vera e propria madre (la Regina), perché, in effetti, l’oro, nel suo seno, rinasce. «Il vento, – cioè il Mercurio alato e volatile, – lo ha portato nel proprio ventre », ci dice Ermes nella sua Tavola Smeraldina. […]. » >[3]
Si capisce che il “vento” è il Sigillo di Hermes, la rete per pescare il Piccolo Re.
Notare che alcune iconografie del bambino Gesù ermetico sono fatte come classiche ceste di vimini intrecciati dove è adagiato appena nato.

Un altro caso di opera pittorica che permette di accettare ermeticamente il concetto del sigillo di Hermes, Sale dei Saggi e altri nomi, è l’opera di Albrecht Dűrer, Melencolia I. Ho evidenziato nella figura di quest’opera, la cintura in discussione colorandola in giallo.
Ma non manca il riferimento al Vangelo secondo Luca 12:35-40 CEI 2020
< I vostri fianchi siano cinti e le vostre lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando tornerà dalle nozze, per aprirgli subito, appena giungerà e busserà. Beati quei servitori che il padrone, arrivando, troverà vigilanti! In verità io vi dico che egli si cingerà, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. Se giungerà alla seconda o alla terza vigilia e li troverà così, beati loro! Sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a che ora verrà il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi siate pronti, perché nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà >.
Il Sigillo di Hermes nel «Matrimonio mistico di Pistoia» di Kristian Zahrtmann

Alla superficie del Mare Filosofico (= il Bagno di Mercurio Comune) si è formata l’Isola di Delo (dove nascono Apollo e Diana – il giovanotto col pugnale B e la donna H). Questa sostanza, chiamata Echineis, Ichtus o Remora, è lo stesso Zolfo Filosofico ormai unito indissolubilmente col Mercurio Comune in una sostanza ermafrodita, che costituisce l’Embrione metallico, il germe della futura Pietra Filosofale.
Nella figura del «Matrimonio mistico di Pistoia» di Kristian Zahrtmann, la rete a losanghe quadre del sigillo di Hermes, concepito dal pugnale, segnato con B, del giovanotto, ha pescato l’Ichtus, la croce del Cristo segnata dalla linea blu C e la linea verticale in E (della rete). Proseguendo, questa linea passa per C: la testa della statua del santo della Chiesa e G del Vescovo. Inoltre le losanghe perfettamente quadrate pescano i quadrati blu della Chiesa che segnano la Terra e, in relazione all’uomo, segnano il corpo fisico. Come immaginare una “pesca” miracolosa.
Il riferimento della pesca miracolosa secondo il vangelo di Giovanni 21, 4:8 CEI 2008:
< Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Gli risposero: “No”. Allora egli disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “È il Signore!”. Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito (si mise la cintura), e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. >
E c’è di più perché viene pescata anche la Regina in H con la Sezione Aurea per generare il bambino ermafrodito, il Figlio del Sole. La Vergine dell’Eros incontaminata.
La spalla segnata con H della sposa, la Regina, la Vergine dell’Eros incontaminato con un post di una dottoressa psicologa e psicoterapeuta
Nessuno guarda.
Sta lì.
Sta ferma.
Lei non combatte e non attacca,
ma protegge e difende.
È la spalla dello scudo.
Quella che si mette in mezzo,
che prende il colpo per te, che ti copre il cuore mentre crolli.
Nell’antico esercito spartano, fianco a fianco gli opliti, i famosi guerrieri non combattevano da soli.
Combattevano con lo scudo sul braccio sinistro, a proteggere il compagno alla loro sinistra. Quanta fiducia eh?
La sinistra è sempre stata considerata sbagliata.
Oscura. Minore.
Non si dà la mano sinistra, non si scrive con quella, non si porge. Anzi, si nasconde.
“Che cosa sinistra” quando non capisci, non è chiaro.
Ma è proprio lì che sta la cura.
La parte che resta.
Quella con cui custodisci il tuo bambino mentre allatti.
Quella che contiene, che accoglie, che si piega per tenere.
Il femminile, tutto il suo stare.
È il braccio dell’amore silenzioso.
Della madre che non dorme.
Della sorella che aspetta.
Del padre che non dice. Seduto al tavolo della cucina lui rimugina davanti alle bollette da pagare e si alliscia la barba rada con la Sinistra.
Lì c’è Demetra. Che nutre e nutre, senza mai chiedere nulla.
C’è Persefone, scesa nel buio timorosa e ora è diventata Regina.
C’è Estia, che tiene acceso il fuoco per tutti.
La spalla sinistra non si lamenta, ma quando tutti chiedono presenza, quando hai accanto un uomo troppo bambino, o una donna troppo distratta lei pensa. Si congela. Si blocca
Insomma si irrigidisce ecco, se ti chiedono troppo.
Oltre quello che umanamente può sopportare, puoi sostenere.
È quando reggi cose che non ti appartengono.
È quando il corpo vuole andarsene ma tu resti.
Forse lo fai per amore.
Tornare soli fa paura lo so, fa paura.
Il dovere poi ti chiama, il senso di lui o di colpa.
Allora stringe. Tende. Il sovraspinoso piange e tira. Urla senza voce.
“Arrivo fino ai 90 gradi, micidiale il movimento di allacciare il reggiseno”
È dentro brucia.
Brucia come tutte le volte che hai dovuto stare zitta, o zitto, non fa distinzioni di genere.
Quando non ti sei potuto appoggiare a nessuno. Perché nessuno c’era da quella parte.
Ne i tuoi genitori, né il tuo partner.
Quando hai trattenuto le lacrime perché “i maschi non piangono”.
E hai sorretto tua madre, tuo padre, la casa.
Hai lavato loro la schiena e cambiato loro le mutande o il pannolone.
E lei, la spalla sinistra, ha continuato a tenere.
Con forza e tenacia senza lasciar che accadesse.
Ostinandoti ad andare avanti.
A portare su di te il sacco
Anche quando volevi mollare.
È lì che si incarna la tua fedeltà alla vita. Al ruolo o alla maschera.
L’ostinazione del mulo, del capricorno, dell’ariete, il fuoco del leone.
È lì che giace silente la tua forza nascosta.
Quella che non hai mai chiamato forza, perché era solo “normale”. Da sempre così,
Cosa c’è di speciale?
Ma non è normale.
È sacra.
È sacra questa spalla che sostiene e non si lamenta. È sacro il gesto di chi resta, che tiene, che non si vede ma salva.
Se la studi ti diranno: “È solo un’articolazione, è mobilità, non c’è nulla di tutto questo.”
Io l’ho studiata e la vedo ogni giorno.
La spalla sinistra è gesto d’amore.
È il luogo della tenerezza che accarezza la nuca dell’amante.
È il braccio che abbraccia lo sposo invisibile.
E ogni volta che ti concedi riposo, che ti appoggi, che dici “ho bisogno”,
la spalla sinistra respira.
Ogni volta che smetti di reggere tutto da sola, lei si scioglie.
E dice Grazie.
Onora la spalla che ha sempre tenuto.
Benedici la parte di te che ha sempre detto sì.
“Io ci sono”
Onora la spalla sinistra.
È il tuo scudiero silenzioso con lo scudo. >
Post della Dott.ssa Lucia Guidi[4]
Si comprende chiaramente il potere della Verginità eterica (e non fisica) che permette all’Eros di svincolarsi dalla gravità e renderlo immortale con una “pesca miracolosa”.
La Forza Verde

Della linea della rete del Vitriol alchemico, del quale uno del suoi nomi molto noti è il Leone verde, abbiamo conoscenza della Forza Verde tramite Adolfo Rol (Torino, 20 giugno 1903 – Torino, 22 settembre 1994). La sua traccia indelebile, la sua fama di sensitivo, deve aver potuto fare l’analoga cosa, attraverso il suo spirito che gli ha permesso tanti prodigi. Quello spirito che gli fece dire:
« Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla! ».
Fu un anno critico per Rol a causa di questa scoperta, con molti problemi di salute.
Ma in cambio intuì che questa forza, che lui chiamò “verde“, poteva transitare per una “porta” nell’uomo per mettere in comunicazione il suo spirito con la materia fisica del corpo. Di qui si adoperò con gli studi per acquisire talenti e pratica per acquisire in lui quella forza utilizzando i tre canali percettivi più comuni dell’uomo (visivo, uditivo e cinestesico).
Ho legato il concetto di Verginità della donna posta in risalto nella figura del Sigillo di Hermes del «Matrimonio mistico di Pistoia» di Kristian Zahrtmann. È la rete del Mercurio Filosofale che la inquadra e questo fa capire che questo segno è legato strettamente a quello della sua Verginità Eterica e non fisica. Anche Rol riuscì con il suo cuore a questo intento per compiere i prodigi che sappiamo.
Il verde, la quinta musicale e il calore
Il verde (la vista), situato al centro dello spettro visibile, è uno dei colori percepibili dall’occhio umano misurabile tramite onde elettromagnetiche. Nelle pratiche meditative, il colore verde è spesso visualizzato ed è posto fra i tre inferiori (dell’istinto e materia) e quelli superiori (spirito e piani sottili esistenziali) e funge da legante.
La quinta musicale (l’udito). L’intervallo di quinta, particolarmente significativo, rappresenta la distanza di sette semitoni tra due note nella scala musicale, corrispondente a tre toni e un semitono. La corrispondenza di queste due note con questa distanza crea una consonanza perfetta piacevole all’orecchio, e genera un senso di armonia.
Il calore (il corpo) è ciò che si genera con il legame delle vibrazioni del verde con la quinta musicale. È la sua influenza sulla nostra immaginazione e lo stato fisico. Questo calore fa da legame piacevole e armonioso fra spirito e materia. È un meraviglioso ponte fra due mondi di una realtà tridimensionale.
Kristian Zahrtmann era anche un alchimista oltre che pittore?
Se è accennato all’inizio ma parliamone ancora.
E‘ stato ricordato il suo forte rapporto con Civita d’Antino, di cui fu cittadino onorario, mecenate e benefattore dei poveri del paese. Era intimamente legato al piccolo paese, tanto da voler estrosamente denominare “Casa d’Antino” la sua nuova casa a Copenhagen, fatta costruire dopo essere diventato un pittore di successo, come ricorda una targa all’esterno, ancora oggi visibile. Molte le persone presenti al convegno rimaste affascinate dalla storia di Zahrtmann, le quali si chiedevano come era stato possibile che una vicenda così significativa fosse rimasta così a lungo ignorata.
Nell’occasione è stata presentata una cartolina commemorativa che riproduce un quadro di Johannes Wilhjelm, in cui l’artista è ripreso mentre dipinge nell’affollata piazza di Civita d’Antino. Nella seconda foto le sezioni auree coronano il talento di Kristian Zahrtmann con la rettitudine del braccio e la mente.
Lo storico dell’arte Marco Nocca ha così commentato l’opera: “Il quadro di Wilhjelm del 1905 esprime in sintesi mirabile l’esperienza della comunità d’artisti nordici in Abruzzo. Al centro del dipinto Zahrtmann, infaticabile caposcuola, è al lavoro al tramonto sulla piazza di Civita d’Antino, su cui si staglia l’infiammata mole del palazzo Ferrante: nel gesto di dipingere “en plein air”, in piena libertà. E’ evidente la stessa ferrea volontà che aveva animato gli Impressionisti francesi, di avvicinarsi alla verità del reale senza mediazioni. Intorno al maestro, concentrato sul suo cavalletto, una comunità ammirata e incuriosita: lo circondano incalzanti i popolani, a spiare il miracolo della creazione artistica, e, a più rispettosa distanza, i colleghi nordici e i notabili del luogo. Sullo sfondo la vita del borgo che continua a scorrere, quasi incurante di ciò che accade, la natura selvaggia dell’Abruzzo: le montagne, paesaggio insolito, di cui gli artisti scandinavi hanno cercato la lingua segreta, cornice dei riti contadini della comunità, e il cielo, di un blu fresco di colore, fondale solenne della vita di tutti i giorni, nella luce dell’Italia“.[5]
Ecco così era Kristian Zahrtmann e non altri. Apparentamente non poteva essere un vero “alchimista”. Meglio dire non poteva essere un “bugiardo pittore” che si cela in un rimpianto, con l’idea di poter rinascere da vero uomo solo con l’alchimia. Anche se il dipinto «Il Matrimonio mistico di Pistoia» che egli fece, si differenzia dal resto della sua produzione pittorica quasi smascherandosi, per intravedersi nel giovanotto eretto col pugnale, nell’intento della creazione umana iniziale e successiva da venire. Così era lo scopo del suo creatore ma poi, per necessità, dovette farli chinare come tutti coloro che assistevano nel rito del «Matrimonio mistico di Pistoia» e il fatto di Pistoia sembra un’isola lontana, lontanissima ─ mettiamo ─, dai dipinti del suo mondo di Civita d’Antino d’Abruzzo, il mondo degli “uomini eretti“. Infatti il Genius loci incorona Kristian Zahrtmann di incoronarlo con la sezione aurea. L’abbiamo visto in precedenza nelle due foto come un uomo nuovo della rettitudine del braccio e la mente.
Abbiamo visto all’inizio Zahrtmann che fa sorgere idee nuove da un quadro, singolarmente misteriose, conformi a questa lettera che lui scrisse a F. Hendriksen, 22/06/1883, in cui fa nascere effettivamente l’idea che quel giorno particolare egli fosse un “alchimista”, un termine noto per definire uomini dalla doppia vita, “uomini del mistero”. Ma a Civita D’Antino Zahrtmann è quel giovanotto eretto col pugnale del «Matrimonio mistico di Pistoia» e lo usa come pennello per dipingere.
< Sono innamorato della montagna e del carattere che dona alla gente che l’abita – . Dovresti vedere i giovani lavoratori tornare dai campi. Con le zappe in spalla, canticchiando allegri le loro melodie del Saltarello. Avresti detto con me che in nessun teatro s’era mai sentito un coro più bello. Questo perché tutti cantano di cuore, così che la loro gioia sale dritto nell’aria come una bolla scintillante >.
E poi la Lettera alla madre, Civita d’Antino – 06.05.1889.
< La vita a Civita è come una lunga festa. Tutti si fanno in quattro per noi. Tengo una giovane coppia come modelli. Sono veramente belli, uno accanto all’altra. Dalle 8 e 30 alle 11 e 30 dipingo all’aperto tre ragazze che salgono la scalinata; una quarta ragazza le fa “rigare dritte”. E’ divertente lavorare con loro. >

Ma Kristian Zahrtmann è il bel giovanotto col pugnale del «Matrimonio mistico di Pistoia», questa è la verità. Egli si sentiva legato alla Vergine (l’Antigravità) nella donna segnata dal Mercurio Filosofale. Ed ecco l’uomo nuovo non più mortale. Il pugnale non è una spada ma è il pungolo dell’antigravità.
Votato al realismo e al naturalismo, Zahrtmann arrivò per la prima volta in Abruzzo nel 1883 giungendo da Sora. Questo paesaggio dai colori eccezionale, dalla natura incontaminata il pittore trovò lo scenario perfetto per animare le sue produzioni. L’ospitalità della popolazione fecero ereggere l’artista per indirlo ben presto a fondare nel piccolo borgo una scuola estiva per giovani pittori scandinavi. Zahrtmann aveva rotto i rapporti con l’Accademia di Copenaghen in cui egli stesso si era formato anni prima.
La possibile spiegazione del mistero del «Matrimonio mistico di Pistoia» fa capire che Kristian Zahrtmann si sia trovato in una condizione psichica particolare per stimolare la sua interiorità al punto di indurre il suo Io a rivelarsi in modo diverso. Meglio dire che un nuovo Io ─ con la I maiuscola ─ ha preso il posto del vecchio io: l’uomo si evolve, manifestandosi giusto come un alchimista, disposto a diffondere una concezione superiore.
Un modo occulto di manipolare, beneficamente il genere umano.
L’opera d’arte, nella sua duplicità, è una sorta di Giano bifronte che ha la sua influenza sulla società umana, al pari di un certo farmaco che diffonde la salute, la guarigione e nei malvagi, al contrario il morbo, il malanno.
Nel passato era molto seguita la teoria del Genius loci come una sorte di Io di influenza, in questo caso nelle opere d’arte. La venuta di Kristian Zahrtmann a Civita Civita d’Antino d’Abruzzo il Genius loci di questa località è quell’Io che si era innamorato del suo Eros.
Brescia, 16 marzo 2026
[1]https://www.viaggivacanze.info/newsite/2013/05/a-pistoia-l%E2%80%99unico-posto-al-mondo-dove-avveniva-il-matrimonio-tra-vescovo-e-badessa/
[2] “Il Mistero delle Cattedrali” di Fulcanelli, pagg. 150-156. Edizioni Mediterranee.
[3]Ibidem 2.
[4]https://www.facebook.com/dott.ssaluciaguidi/posts/la-spalla-sinistrac%C3%A8-la-spalla-che-nessuno-guardasta-l%C3%ACsta-ferma-lei-non-combatt/1318462523403541/
[5]http://www.voxmilitiae.it/2017/09/litalia-non-dimentica-kristian-zahrtmann-a-cento-anni-dalla-scomparsa-il-pittore-danese-e-stato-ricordato-a-civita-dantino-paese-che-elesse-a-sua-seconda-patria/





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